Questa non è Cefalonia, ma rende l'idea di come voglio passare la prossima settimana
E quest'anno si va in Grecia, prima volta per me.
Destinazione Cefalonia.
Il Kit del turista comprende in questo caso:
- maschera & tubo: sono anni che non ne uso una, sarà un ritorno all'infanzia o quelle cose lì
- kodak subacquea: nemmeno ai pesci vogliamo lasciar sfuggire l'occasione di essere fotografati
- reflex: se oggi tutto va bene la Pentax affronterà la sua ultima vacanza, pronta per essere sostituita da una nuova fiammante, che vi presenterò al mio ritorno
- The Last Days: the apocryphon of Joe Panther, iniziato in questi giorni si presenta come una bella sfida al mio inglese, quindi dizionario (sull'iPod) alla mano, ci sarà da lavorare
- Kindle: un centinaio circa di eBook, prima gita dell'eReader di Amazon
- iPod: come dizionario di inglese, musica giusta per i momenti giusti
- tutto quello che mi serve e ho dimenticato
Dopo la settimana in Grecia ce ne sarà un'altra tra monti, piste ciclabili e laghi, tanto per ricominciare a mettersi in forma.
Si torna al 16 agosto e ho già lavoro da fare, tra il prossimo numero di NeXT, alcuni scrittori tutti da "impaginare" e il nuovo sito/blog.
Eh già, il 2011 vedrà, se non la chiusura, sicuramente il cambiamento di Shamanic Journey da com'è ora.
Qualcuno in giro già sa cosa intendo, qualcuno ha già visto le prove (e qualcuno ha già pure commentato! ma siete rapidissimi!).
Quanto può essere creativa la realizzazione di uno spot pubblicitario? Moltissimo, a guardare questo cortometraggio di Seth Worley, prodotto da Aharon Rabinowitz. Quasi dieci minuti per mostrare tutte le potenzialità di Magic Bullet 11 una suite software per filmaker, realizzata dalla Red Giant.
Un ragazzo acquista su Amazon un dispositivo misterioso, che lo catapulterà in una serie di realtà alternative, tra astronavi, zombie e altro ancora. Riuscirà il protagonista a tornare indietro, al suo mondo?
A guardarlo mi ha colpito per la qualità degli effetti. Scene e trama sono volutamente cliché dei vari generi, ma la qualità dell'immagine, se veramente realizzata completamente col programma di cui sopra, è eccellente.
Ricordo i tempi in cui con 3D Studio e Sony Vegas, rigorosamente originali, cercavo con altri amici di metter su qualche cortometraggio horror o di fantascienza. Quando con la telecamera analogia già l'interrompere, far sparire cose e riprendere a girare sembrava un truccone e qualche flare alla Star Trek era già fantascienza.
Erano anche i tempi in cui mi introducevo in caseggiati industriali abbandonati per scattare fotografie.
Ho smesso eh... certo che ho smesso...
Non fa caldo, quindi non posso dire che è il caldo, che non fa, che mi fa fare questi post.
Forse è la vicinanza delle vacanze, quei dieci giorni che mi separano dall'isola greca di Cefalonia.
Essì perché 'sta estate me ne vado in Grecia, non ci sono mai stato ed è da più tempo di quanto possa ricordare che ne sento parlare. E siccome sono uno che viaggerebbe ovunque (tranne forse dove mi fanno fare l'antimalarica per forza che quella ecco mi fa un po' impressione) l'isola che dista qualche minuto da Itaca, va benissimo. Mi aspetto giorni di mare e buon cibo (anche se ultimamente mangio pure qualche cosa con le pinne sono di brutto un carnivoro, e mi stanno simpatici 'sti greci che sulla costa non ti tirano fuori branzini da due chili ma gyros, mussaca e altri piatti tipicamente estivi), con l'occasione di scattare foto come un ninja impazzito girando per l'isola, rilassarmi (ci provo eh, prometto che ci provo) e leggere.
Eh già, il libro, le vacanze, la lettura sotto l'ombrellone.
Cosa portare? Innanzitutto prima vacanza col Kindle, che dovesse andarmi a fuoco il bagaglio ho di che passare il tempo per anni. Considerando che tutti gli eBook che ho impaginato quest'anno non l'ho letto, solo di Survival Blog ho un bel po' di pagine (virtuali).
Conto di finire L'ombra del vento di Zafon prima di partire (bel libro anche se poteva essere lungo 1/3 in meno e non ci perdeva nulla) e poi dedicarmi a qualcosa di diverso (pensavo Progenie di Guillelmo Del Toro). Ho anche la mezza idea di smettere per un po' di leggere in italiano. L'inglese mi manca e vedo che ho delle lacune ctonie nel mio vocabolario (per non parlare della pronuncia, lasciamo stare) e ho in attesa un affascinante The Last Days: the apocryphon of Joe Panther di Andrew Masterson.
Dopo la Grecia ci saranno ancora sette giorni circa di ferie friulane, tra monti e giri in bici, hardware che ho recentemente riportato alla vita con un po' di olio e il nuovo computerino per misurare le mie performance da ciclista occasionale, libro nello zaino e via, che leggere all'ombra di qualche faggeto, al fresco, su una panchina in legno consunta dal tempo, è sempre esperienza appagante.
Tutto questo però io non lo volevo scrivere.
Cioè non che non voglia condividere eh, però ero partito da una foto scattata ieri sulle scale di casa mia, mentre all'aperto mi godevo il sacro momento vinello + sigaretta + libro.
Mi sono accorto dopo giorni di lettura all'aperto, trasferte e il classico "lo lascio sotto la brandina", delle condizioni del volume che sto leggendo.
Da ciò il titolo del post, che lascio completare al buon Ferruccio (vediamo se 'sto record lo riesci a scoprire!).
Ecco, mi chiedevo, voi che tipi da libro siete?
Come certi collezionisti di fumetti li tenete in buste ermetiche, leggete solo in ambienti asettici e non li prestate a nessuno che non abbia passato un accurato test comportamentale?
O apprezzate "i segni della lettura"? Li conoscete, le gocce di pioggia assorbite nella fuga dalla spiaggia quel giorno che tutti ve lo dicevano sarebbe cambiato il tempo ma voi no, proprio no (e magari mica è pioggia eh, siete sensibili, c'era quella scena drammatica...), le pagine piegate a mo' di segnalibro quando quest'ultimo manca, la copertina segnata, magari quelle due sottolineature perché certe frasi eh, non avevo dove scrivermele e non volevo dimenticarle...
A voi, il bicchiere sul libro e la sigaretta accesa lasciata lì mentre parlavo al telefono, hanno dato un brivido di repulsione? O vi siete riconosciuti in un rapporto diverso con l'oggetto libro?
Ditemelo, nel frattempo infilo i libri nella valigia...
Lo so, avevo detto che non ci avrei più messo mano. E invece circa tre mesi fa, dopo un lungo giro in bici tra i campi roverediani ho risolto un paio di bug. Niente di più.
E perché?
Perché mi è stato chiesto un aiuto per poter usare il programma in una scuola, dove gli alunni hanno scritto dei racconti interattivi in formato testo e volevano importarli in LGC.
La cosa mi ha fatto un certo effetto: esistono in Italia scuole (maestri) in cui agli alunni fanno scrivere racconti interattivi e usano software gratuiti trovati sul web per manipolarli.
Non bastasse ciò ci sono di mezzo verbi quali insegnare, imparare, giocare e sarà che insegnavo (e prima o poi vorrei tornare a farlo), adoro imparare e ritengo il giocare una delle principali perdite dell'essere adulto civilizzato (giocare in ogni senso, con le parole, con le idee, giocare come approccio non distruttivo alle cose, giocare come sinonimo di leggerezza ma non superficialità, giocare come metodo di insegnamento,...).
Quindi non ho proprio potuto resistere e ho fatto la modifica.
Purtroppo qua finisce la parte "esaltante".
Le persone che mi avevano chiesto la modifica (in fretta, perché c'è sempre fretta) non hanno più risposto ad alcuna mia email, per dirmi che fine aveva fatto il loro progetto.
A oggi non ne so nulla.
Tralascio i vari miei commenti su questa situazione, che riverbera troppo spesso nei rapporti lavorativi, in campi dei quali è meglio non parlare. Il rispetto sembra essere sempre l'ultimo dei valori di questo mondo. (Eh... lo so, avranno avuto i loro cazzi come tutti. E poi minchia insomma io son difficile da contattare, mica ho cellulare, indirizzi email, skype, facebook, twitter e che altro ne so, tutto sul web, no eh).
Va beh (grossa respirazione buddista...) la versione 2.0.2 di Libro Game Creator è online, al solito scaricabile gratuitamente.
Fatene quello che volete, sinceramente me ne sono pure un po' rotto i cosiddetti.
Quando ho guardato la classifica non ci volevo credere.
Come poteva essere successo?
Eppure era lì, chiaro come l'alba velenosa su Altair 4. Sporcizia, di Luigi Musolino, ha superato in click gli eBook di Alessandro Girola, autore che dominava da quando ho creato il servizio per la pubblicazione di eBook e Book.
Che dire, dominano gli eBook gratuiti e domina ancora il buon Alex, con quasi metà classifica. Però il grande Gigi ha due eBook su due, questo mese, e potrebbe dargli filo da torcere. Inoltre un survivalista, Daniele Imperi, è balzato subito in 5a posizione, segno che il Survival Blog tira sempre.
Scopro che non l'ho letto e che è il racconto alla base del film The Thing, soprattutto versione carpenteriana e prossimo prequel dei quali parlavamo nel post precedente.
Scopro che è leggibile sul web, però me lo devo scaricare perché a monitor non leggo, poi metterlo sull'eBook reader. E okay, ma tanto vale dargli un'impaginata decente no?
Però è ancora presto per andare a dormire, perché non fargli una cover decente, così nelle mie collection del Kindle non stona? (odio le cover text only autogenerate da Calibre)
Insomma, ve l'avevo promesso - almeno a chi mi segue su facebook - ed eccovelo qua, Who Goes There di John W. Campbell, in formato ePub, assolutamente gratuito, per chi volesse scoprire da cosa è nata la cosa.
Correva il 1982 e correva veloce, visto che ne sono passati già 29 di anni. Allora avevo 8 anni e di cose che piombavano da altri mondi non ne sapevo nulla. Se è vero che uno dei primi libri che ricordo di aver letto è IT di King, so di averlo fatto almeno 4 anni più tardi, quando mi toccava rubarlo dai posti impensabili in cui i miei lo nascondevano, per evitare di alimentare la mia passione per l'horror.
Ovviamente hanno fallito, e tra IT e Dylan Dog vari, tra la copia ingiallita de L'Esorcista, pescata a casa della nonna e i vecchi Zio Tibia nascosti dietro romanzi noiosi, nell'ultimo ripiano dell'armadio in soggiorno, il mio sentiero tra i mostri era ben che tracciato.
Dei primi film "horror" che vidi non saprei dire molto. Ma so quali non ho mai dimenticato, ho visto e rivisto. Quei film così. Che se torni a casa tardi la sera e mentre ti prepari per andare a letto scopri che ne danno uno, in terza serata in tv, bestemmi e ti metti a guardarlo perché non puoi non farlo. E mentre ti siedi sul divano ti ricordi di tutte le altre volte che lo hai visto e ti dici che lo conosci a memoria e che ti addormenterai riguardandolo.
Ma è già troppo tardi.
Sei dentro.
Uno di questi, per me, è La Cosa, di John Carpenter.
Il gelo del Polo Sud, la base isolata, che ha sempre un suo innegabile fascino. Il bianco della neve eterna, il buio dei corridoi metallici. Il silenzio, che cresce come il parassita alieno, tra i componenti della spedizione. La paura e il sospetto, virulenti, contagiosi, inevitabili. E ovviamente Kurt Russell con la barba più folta di sempre e il mutaforma ragnesco, l'imita-umani al quale non viene data alcuna voce, alcuno scopo. E per questo fa ancora più paura.
La Cosa l'ho visto e l'ho pure giocato, mi sono visto l'adattamento precedente (The thing from another world di Howard Hawks), mi manca solo il racconto da cui tutto è partito, Who Goes There? di John W. Campbell.
Ecco perché attendo il prequel.
Oggi ho visto la prima locandina e da questa è nata la voglia di scrivere il post.
Cosa ci possiamo attendere, noi fan della Cosa?
Meglio non pensarci, viste le ultime produzioni.
Intanto mi guardo il poster, un omaggio al secondo film, direi, anche se meno coraggioso e d'impatto.
E magari metto su il DVD, giusto per vedermi una scena...
una sola, magari quella del test del sangue...
una sola, prometto, poi vado a dormire...
Dopo tante peripezie la versione inglese del mio saggio sui giochi lovecraftiani è finalmente disponibile. Con la traduzione del buon Davide Mana, la revisione di Andrea Bonazzi (per la versione italiana) e di Roberta Grubelli (per la versione inglese) e con Germano e Alessandro come tester.
L'eBook, in formato ePub e MobiPocket, è acquistabile online.
Come altri prima di me ho deciso che, visto il lavoro svolto per realizzarlo (ricerca, impaginazione, correzione,...) questo eBook poteva valere qualche euro.
Essendo un saggio breve, che misura immagini comprese sulle 60 pagine, ho optato per il classico prezzo politico inferiore all'euro, cioè 0.99€.
Meno del solito caffè, molto meno di un litro di benzina, per conoscere i giochi ispirati al pantheon di orripilanti divinità lovecraftiane, siano essi videogame, giochi da tavolo o giochi di ruolo.
Il titolo originale (L'influenza di H.P. Lovecraft sul mondo ludico) l'ho cambiato (anzi l'ha cambiato Davide, thanks!) in:
Playing with Lovecraft Tentacular influences in popular games
spero vi piaccia come e più di quello italiano (che è più serioso, diciamocelo).
Bene, se siete arrivati qua magari vi interessano due cose: come ho fatto a metterlo in vendita e dove potete acquistarlo.
La prima è stata la parte più difficile, in quanto tra store esteri, ISBN, limitazioni varie, ho finito per metterlo in più posti e, ahimé, a prezzi diversi. Quanto prima stilerò una "guida alla vendita di eBook all'estero" che riassume le mie scelte e una pagina statica del blog, in inglese, con l'elenco degli store online.
Nel caso decidiate di leggerlo sul vostro eBook Reader in lingua inglese, buona lettura!
NOTA: il prezzo maggiore per la versione USA non è dovuto a un maldestro tentativo di arricchirmi alle spalle dei grassi capitalisti nerd americani, ma al fatto che a 1$ di eBook loro sommano, non avendo io il codice per la tassazione americana, una marea di tasse.
Un'immagine rubata al "making of" del saggio
I dati:
Playing with Lovecraft. Tentacular influences in popular games
Matteo Poropat
Traduzione a cura di Davide Mana
Editore Narcissus Self Publishing
ISBN 9788863691276
Nessun DRM (ovviamente, direi)
Eh lo so, due recensioni di cinema in "pochissimo" tempo. A Nick verrà un colpo apoplettico mi sa. Che vi posso dire, ultimamente la voglia di scrivere latita, mi devo sforzare perfino per rispondere alle mail. E quando mi capita di aver voglia di fare due chiacchiere preferisco metodi più "offline", che il buon vecchio blog.
Però ieri mi son visto 'sto film norvegese, che so lo conoscete già tutti o quasi, che se non lo avete proprio visto ne avete sentito parlare e quindi è utile che vi dico pure io che ne penso? Probabilmente no. E io invece ve lo dico lo stesso perché non riesco a dormire per la tosse e quindi per passare il tempo recensisco.
Troll Hunter, che ve lo racconto a fare, parla di cacciatori di troll. Anzi no, cacciatorE, uno, che il titolo è singolare e il cacciatore vero è uno solo nel film, interpretato da Otto Jespersen che ha proprio l'aria di quello che passa la vita nelle foreste a dare la caccia a giganti brutti e parecchio irascibili.
Però io ve lo dico così e voi pensate che questo è come una sorta di Rambo che parla norvegese, sgancia napalm sui troll, e ne esce col ghigno soddisfatto di un Bruce Willis.
Ecco no, Hans, professional troll hunter, è parecchio silenzioso e "comune". Un uomo qualsiasi pagato dallo stato per contenere e controllare il diffondersi di un animale.
Sa come fare il suo lavoro, lo fa bene e viene pagato troppo poco.
Insomma, una storia ordinaria.
Hans viene seguito a sua insaputa da un gruppo di studenti che vogliono scoprire di cosa si occupa nottetempo. Studenti norvegesi, quindi né nerd, né cover girl da urlo, né sfigati afro asiatici da far morire entro il primo tempo. Tre persone "comuni" il cui unico difetto (di sceneggiatura) è davvero essere poco caratterizzate. Sinceramente a me questo non è sembrato granché un difetto, tanto io volevo vedere i troll e vedere Hans che pietrifica i troll con la luce e sentire in una taverna del luogo le sue storie su "quelli con tre teste" e le altre specie di bestioni. Dei tre universitari e della cassetta ritrovata importava poco, era solo "il mezzo" per la storia vera.
I ragazzi infatti servono a poco più di questo, corrono con la videocamera sempre accesa e portano in giro noi spettatori, a conoscere foreste infestate e altopiani innevati, fino ad ammirare i giganti crollare su se stessi una volta uccisi.
Non è che vi racconto tutta la trama eh, anche perché di "trama", in questo finto documentario (mocumentary scrivono quelli che ne sanno) non ce n'è.
Quello che c'è e colpisce è l'uso del folklore locale, mai spiegato come troppo spesso ormai accade, che sia con la scienza o la religione. I troll ci sono. E' un fatto.
Annusano dalla distanza i cristiani. E' così, fine, nessuno si pone la domanda sul come e sul perché, non ci sono lunghe dissertazioni su strane onde emesse dai Veri Credenti (anche perché poi bisognerebbe definire i credenti etc etc).
E' folklore che si materializza, e nel momento che lo fa diventa pericoloso come solo la vera leggenda sa fare (siano fate che rapiscono, orchi in cerca di bambini, Gigiàt malefici,...) e induce semplicemente a scappare o cercare di difendersi con i pochi mezzi messi a disposizione da quelle stesse leggende. In questo ancora il film segna un punto. Niente interventi di aerei che bombardano o uso sfrenato di potenti armi da fuoco (non ce ne sono proprio).
E la solida semplicità con cui Hans, una volta pietrificato il troll, lo fa crollare con la mazzetta per poi darci di martello pneumatico è quasi kafkiana. Di fronte a orrori alti decine di metri usciti dalle storie dei nonni, niente può sorprendere come la tranquillità di trasformarne la caccia in un lavoro ordinario.
Troll Hunter non è un capolavoro, a tratti anzi è piuttosto noiosetto e (in?)volontariamente comico (il tipo che "copre" gli incidenti dei troll, mi ricordava in piccolo il Tom Manning del BPRD, mentre il dialogo alla centrale elettrica sulla corrente che "non va da nessuna parte" è davvero surreale), e l'effetto camera a mano può infastidire (anche se qua l'ho trovato ben dosato, senza eccessivi ondeggiamenti da nausea). Il budget risicato non permette effetti speciali da Hollywood, il che non mi è apparso un male, onestamente.
E' un film curioso, che segue una direzione (quella del mocumentary appunto) già ben segnata, portandosi qualche punto per l'originalità (le varie specie dei troll, le note sul loro comportamento, in genere la mitologia di fondo sfruttata bene e mai urlata allo spettatore).
In giro sulle altre recensioni ho trovato il solito cappello introduttivo o nota dolente finale sul cinema italiano, su come "anche in Norvegia" facciano i film sui mostri e da noi invece si va avanti con i soliti film "impegnati" o commedie demenziali.
Insomma "il sistema culturale italiano" non funziona e cose così.
Io sono convinto che non funzioni (cinema, letteratura, altri campi li conosco poco) perché agli italiani di queste storie non gliene frega un benemerito.
Credo che nei cinema la scelta c'è sempre stata e gli italiani (come in altri campi ben più dannosi) hanno sempre fatto la loro, di scelta.
Credo che sono (siamo?) tutti più curiosi di vedere e sentire altre storie, più semplici, più "fracassone", più "realistiche" soprattutto.
Dei troll, delle leggende, della fantasia e della meraviglia in fin dei conti (e aggiungeteci quanti purtroppo volete) importa davvero poco, a troppo pochi.
Questo è un film per quei pochi.
PS - arrivato alla fine, per quanto malinconica, della rece, ho pensato che scrivere fa sempre bene... mi sa che devo tornare a farlo più spesso...