venerdì 8 luglio 2011

Recensione: The Troll Hunter (Trolljegeren)


Eh lo so, due recensioni di cinema in "pochissimo" tempo. A Nick verrà un colpo apoplettico mi sa. Che vi posso dire, ultimamente la voglia di scrivere latita, mi devo sforzare perfino per rispondere alle mail. E quando mi capita di aver voglia di fare due chiacchiere preferisco metodi più "offline", che il buon vecchio blog.
Però ieri mi son visto 'sto film norvegese, che so lo conoscete già tutti o quasi, che se non lo avete proprio visto ne avete sentito parlare e quindi è utile che vi dico pure io che ne penso? Probabilmente no. E io invece ve lo dico lo stesso perché non riesco a dormire per la tosse e quindi per passare il tempo recensisco.

Troll Hunter, che ve lo racconto a fare, parla di cacciatori di troll. Anzi no, cacciatorE, uno, che il titolo è singolare e il cacciatore vero è uno solo nel film, interpretato da Otto Jespersen che ha proprio l'aria di quello che passa la vita nelle foreste a dare la caccia a giganti brutti e parecchio irascibili.
Però io ve lo dico così e voi pensate che questo è come una sorta di Rambo che parla norvegese, sgancia napalm sui troll, e ne esce col ghigno soddisfatto di un Bruce Willis.
Ecco no, Hans, professional troll hunter, è parecchio silenzioso e "comune". Un uomo qualsiasi pagato dallo stato per contenere e controllare il diffondersi di un animale.
Sa come fare il suo lavoro, lo fa bene e viene pagato troppo poco.
Insomma, una storia ordinaria.

Hans viene seguito a sua insaputa da un gruppo di studenti che vogliono scoprire di cosa si occupa nottetempo. Studenti norvegesi, quindi né nerd, né cover girl da urlo, né sfigati afro asiatici da far morire entro il primo tempo. Tre persone "comuni" il cui unico difetto (di sceneggiatura) è davvero essere poco caratterizzate. Sinceramente a me questo non è sembrato granché un difetto, tanto io volevo vedere i troll e vedere Hans che pietrifica i troll con la luce e sentire in una taverna del luogo le sue storie su "quelli con tre teste" e le altre specie di bestioni. Dei tre universitari e della cassetta ritrovata importava poco, era solo "il mezzo" per la storia vera.
I ragazzi infatti servono a poco più di questo, corrono con la videocamera sempre accesa e portano in giro noi spettatori, a conoscere foreste infestate e altopiani innevati, fino ad ammirare i giganti crollare su se stessi una volta uccisi.

Non è che vi racconto tutta la trama eh, anche perché di "trama", in questo finto documentario (mocumentary scrivono quelli che ne sanno) non ce n'è.
Quello che c'è e colpisce è l'uso del folklore locale, mai spiegato come troppo spesso ormai accade, che sia con la scienza o la religione.
I troll ci sono. E' un fatto.
Annusano dalla distanza i cristiani. E' così, fine, nessuno si pone la domanda sul come e sul perché, non ci sono lunghe dissertazioni su strane onde emesse dai Veri Credenti (anche perché poi bisognerebbe definire i credenti etc etc).
E' folklore che si materializza, e nel momento che lo fa diventa pericoloso come solo la vera leggenda sa fare (siano fate che rapiscono, orchi in cerca di bambini, Gigiàt malefici,...) e induce semplicemente a scappare o cercare di difendersi con i pochi mezzi messi a disposizione da quelle stesse leggende. In questo ancora il film segna un punto. Niente interventi di aerei che bombardano o uso sfrenato di potenti armi da fuoco (non ce ne sono proprio).
E la solida semplicità con cui Hans, una volta pietrificato il troll, lo fa crollare con la mazzetta per poi darci di martello pneumatico è quasi kafkiana. Di fronte a orrori alti decine di metri usciti dalle storie dei nonni, niente può sorprendere come la tranquillità di trasformarne la caccia in un lavoro ordinario.

Troll Hunter non è un capolavoro, a tratti anzi è piuttosto noiosetto e (in?)volontariamente comico (il tipo che "copre" gli incidenti dei troll, mi ricordava in piccolo il Tom Manning del BPRD, mentre il dialogo alla centrale elettrica sulla corrente che "non va da nessuna parte" è davvero surreale), e l'effetto camera a mano può infastidire (anche se qua l'ho trovato ben dosato, senza eccessivi ondeggiamenti da nausea). Il budget risicato non permette effetti speciali da Hollywood, il che non mi è apparso un male, onestamente.
E' un film curioso, che segue una direzione (quella del mocumentary appunto) già ben segnata, portandosi qualche punto per l'originalità (le varie specie dei troll, le note sul loro comportamento, in genere la mitologia di fondo sfruttata bene e mai urlata allo spettatore).

In giro sulle altre recensioni ho trovato il solito cappello introduttivo o nota dolente finale sul cinema italiano, su come "anche in Norvegia" facciano i film sui mostri e da noi invece si va avanti con i soliti film "impegnati" o commedie demenziali.
Insomma "il sistema culturale italiano" non funziona e cose così.
Io sono convinto che non funzioni (cinema, letteratura, altri campi li conosco poco) perché agli italiani di queste storie non gliene frega un benemerito.
Credo che nei cinema la scelta c'è sempre stata e gli italiani (come in altri campi ben più dannosi) hanno sempre fatto la loro, di scelta.
Credo che sono (siamo?) tutti più curiosi di vedere e sentire altre storie, più semplici, più "fracassone", più "realistiche" soprattutto.

Dei troll, delle leggende, della fantasia e della meraviglia in fin dei conti (e aggiungeteci quanti purtroppo volete) importa davvero poco, a troppo pochi.
Questo è un film per quei pochi.




PS - arrivato alla fine, per quanto malinconica, della rece, ho pensato che scrivere fa sempre bene... mi sa che devo tornare a farlo più spesso...

9 commenti:

Nick ha detto...

Oddio! Il cuore. NOOOOOOOOOOOOOOOOOOO, Addio mondo crudele.LOL :)
E a parte gli scherzi dovresti tornare a scrivere un pò più spesso che fa sempre bene.;)
Sulla vexata quaestio del pperchè in Italia non si facciano più questo tipo di film, che dire?
Non so se ai nostri compatrioti questo tipo di storie non interessino o meno; quello che so io è che fino a qualche tempo fa interessavano eccome.
Interessante sarebbe capire il perchè hanno smesso d'interessare.
Ciao bro.

Gloutchov ha detto...

Questo film mi incuriosisce, lo ammetto. Però non è che non ci dormo la notte dall'ansia.
Quanto alle solite polemiche tra cinema italiano e non... ammetto che mi hanno un po' stancato.

Matteo Poropat ha detto...

@Nick: noooo nun te ne annà!!! :P

Io comunque non faccio polemica eh, odio la polemica. Ma pongo il problema e, come Nick, magari sollevo l'interrogativo.
Perché una risposta sensata potrebbe far bene se non a noi, alle prossime generazioni.
Magari ci aiuterebbe a capire come educare i nostri figli perché tornino a cercare la "meraviglia", così come abbiamo fatto e facciamo noi.

elgraeco ha detto...

E allora noi, che ci interessiamo a queste cose, siamo alieni.
Ammettiamolo.
Rettiliani o cosa?
Comunque non italiani.

A me gli effetti speciali son piaciuti. La scena che ho trovato ben fatta è quella del ponticello, dove il Cacciatore indossa l'armatura. È gestita bene. :)

Matteo Poropat ha detto...

Siamo mutanti :)

In quella scena il povero Hans lo davo per spacciato. Bella la manata che gli rifila il troll, realistica e d'impatto (ahahahahah).

Eddy ha detto...

Bella recensione, complimenti!
Io l'ho trovato troppo "povero". Quando parli di folklore hai ragione ma mancano tutta una serie di fattori che nei momenti di sonno del film si sarebbero potuti affrontare (magia, miti, leggende...).
Inoltre il film non è a così basso budget come si è voluto far credere...
Quello che mi ha infastidito di più è stata la mancanza totale di trama... che viene "coperta" dall'effetto mockumentary.

Per quanto riguarda il cinema fantastico italiano, credo che sia nostro dovere sottolineare questa mancanza e non essere così fatalisti!
Scusa per il mio intervento "scanzonato", non è mia intenzione costruire polemiche, anzi! Vorrei un giorno uscire di casa e avere la possibilità di scegliere. Solo questo... IMHO ;)

Simone Corà ha detto...

Ci sono troppe recensioni in questo blog, non lo seguo più! XD

Però Troll Hunter non l'ho ancora visto ed è ora di recuperarlo.

Alex McNab Girola ha detto...

Sulla recensione non ci metto becco perché il film non l'ho ancora visto, anche se ho letto in giro (e tu me lo confermi) che è davvero meritevole.

Sull'interrogativo che ti poni a fondo articolo devo dissentire, almeno in parte.
Credo che non esista un DNA che caratterizza certi popoli come appassionati di fantastico e altri no.
Tutto è conseguenziale a ciò che passa il convento. L'eterna faccenda della domanda e dell'offerta.
Negli anni '60-'70 e in parte anche '80 eravamo noi a produrre film fantastici che hanno fatto scuola in tutto il mondo.
Poi ci siamo fermati, abbiamo disabituato la gente a queste belle cose, e nel frattempo tutto lo spazio vacante se lo sono presi i Carabinieri, gli Amici di Maria e Capri.
Comunque vada questi prodotti, per brutti che siano, vendono (anche se occorrerebbe fare un discorso di età... non a caso la nostra TV è geriatrica!), quindi è duro trovare finanziatori per progetti diversi.

In tutto questo no, non mi sento dire che gli italiani sanno "fantasticare" meno dei norvegesi, dei francesi o degli spagnoli.
Semplicemente ci hanno disabituati a farlo.

Aurora ha detto...

Ci hanno disabituato a farlo, concordo. Un po' come ci hanno disabituati alla tv come mezzo di cultura e l'han trasformata in spazzatura... Ma ci sarà un modo per tornare indietro, no? :/

Bella rece. Devo ancora vedere questo film, e lo farò a breve!