Cos'è L'influenza di H.P.Lovecraft sul mondo ludico?
Un breve saggio, che esplora i punti di contatto tra la mitologia mostruosa e fantastica creata dal Solitario di Providence e il mondo dei giochi, attraverso quattro sezioni dedicate ai giochi di ruolo, da tavolo, di carte e videogames. Conclude il tutto un'articolo di Pietro Guarriello "H.P.Lovecraft - Il personaggio che nacque dopo la sua morte".
Come già fatto nel libro, devo ringraziare alcune persone che hanno contribuito a questo lavoro. In ordine cronologico: Alessio Valsecchi che lo ha fatto pubblicare sulla rivista Necro nel lontano 2006, il gentilissimo Andrea Bonazzi sempre disponibile con consigli e suggerimenti, Pietro Guarriello che, oltre all'aver accettato il lavoro per Studi Lovecraftiani, ha contribuito con un pezzo su Lovecraft, Davide Mana, che ha tradotto il saggio in inglese, cosa che mi ha permesso di contattare niente meno che S.T.Joshi (il quale lo sta valutando per Lovecraft Annual 2011, cross the tentacles!).
Perché distribuirlo gratis e farlo anche stampare in POD? Perché a qualcuno piace caldo la carta e magari non ha un eReader e su un eReader un PDF con immagini e didascalie non si vede proprio benissimo (no, non parlo di te con un iPad da 600€!) e comunque chi vuole si scarica il PDF gratuito e ha una misura di quello che troverebbe acquistando la versione cartacea.
L‘influenza di H.P.Lovecraft sul mondo ludico
62 pagine in b/n
copertina morbida
6.50€ Acquista sul sito di Lulu.
Questo weekend (sabato sicuramente fino a notte inoltrata, domenica si vedrà) sarò in quel di Porcia, per la terza edizione del Notturno in villa, suggestivo raduno di artisti con pittura, musica, scultura, sia laboratorio che esposizione.
E ovviamente l'immancabile angolo dedicato all'enogastronomia. Volete mettere assistere alla creazione di una scultura in legno, un dipinto su tela, in un parco nel verde mentre sorseggi birra gelata o ti gusti un piatto di frico?
Il tutto, come si usa dire, nella splendida cornice della Villa Correr Dolfin.
Draghi e Cthulhu, due mie grandi passioni fin da quand'ero bambino (e si capiscono tante cose). Facessero un film in stile Asylum, Mega Dragon vs The Great Old Cthuhlu potrei morire felice. Purtroppo le pellicole draconiche meritevoli sono poche, con idee abbastanza sprecate come in Reign of Fire (2002), classici in attesa di remake come il disneyano Dragonslayer (1981), lo sdolcinato Dragon Heart (1996) o versioni animate come il recente How to train a Dragon? (2010) per non citare fantasy ancor più terrificanti come i film tratti dal brand di Dungeons & Dragons. Ogni volta spero riescano a dare a queste potenti creazioni dell'inconscio collettivo la dimensione che si meritano; sarà questa la volta buona?
In a medieval realm where Captain Ahab and crew hunt dragons for the vitriol that powers their world, Ishmael, a charismatic harpooner, joins their quest. Ahab's adopted daughter Rachel, beautiful and tough, runs the hunting vessel. Ahab's obsession to seek revenge on a great "White Dragon" that slaughtered his family when he was young and left his body scarred and mauled drives the crew deeper into the heart of darkness. In the White Dragon's lair, Ahab's secrets are revealed and Rachel must choose between following him on his dark quest or escaping to a new life with Ishmael.
Per ora ci dobbiamo accontentare del primo trailer di Age of Dragons (precedentemente noto come Dragon Fire) che riprende il capolavoro di Melville con la sua bestia immortale e il capitano folle che l'insegue per i sette mari e lo ripropone in salsa med-fantasy.
Il regista di questa nuova pellicola di draghi è Ryan Little, che ha fatto incetta di premi nel 2003 per il bellico Saints and Soldiers. L'ossessionato e folle Captain Ahab sarà interpretato da Danny Glover che nel 2010 appare in una dozzina di pellicole. E io che pensavo se ne fossero dimenticati. La fantasy girl che si denuda o quasi (non dite che non l'avete notata) è l'esordiente Sofia Pernas.
Del film in giro si trova poco altro, anche perché Age of Dragons è il nome di un ancestrale MUD (Multi User Dungeon, gioco di ruolo testuale, roba da vecchi, anzi, da Antichi) e il film era noto fino a ieri col nome di Dragon Fire, non originalissimo e appartenente a un distopico action movie anni '90.
Quella che segue doveva essere l'introduzione di un post che, a questo punto, slitta a più tardi o a domani. La logorrea ha vinto, come sempre. Così vi beccate il pippozzo su lavori in arrivo, anticipazioni, spoiler e altro ancora. Sincronico con quello di McNab, tra l'altro.
Anyway. Ultima settimana di agosto e, per quanto mi riguarda, ultimi giorni dedicati a sistemare cose già fatte e finite, con una serie di post su materiale disponibile già da un po' sul sito, del quale però non avevo ancora parlato qua.
Questa settimana sarà dedicata alle versioni in formato eBook (PDF) delle mie vecchie fanzine (Memorie dal Buio e The Arkham/Greyhill Gazette) e alle recensioni degli ultimi volumi affrontati, con due belle storie completamente italiane: Il qvinto cilindro di Paolo Agaraff e IV° Reich (Sine Requie) di Matteo Cortini e Leonardo Moretti. Chiuderà il giro la presentazione del volume saggistico su Lovecraft, disponibile già da qualche settimana in eBook gratuito e in print-on-demand, la cui versione inglese curata dal buon Davide Mana ha già fatto il grande salto e si sta diffondendo oltre oceano.
Smaltite le storie vecchie è tempo di iniziare a pensare a quelle nuove (che in realtà potrebbe voler dire storie ancora più vecchie, anzi... antiche, ma è un altro discorso). Tra queste, a breve, la partecipazione al concorso Nella Tela, per il quale sto scrivendo due racconti nuovi di zecca. In cantiere anche l'ebook di un racconto lungo fanta-horror sul 2012 (roba da far invidia a Giacobbo, opzionato anche altrove, vediamo come andrà) con una copertina inedita realizzata da un pittore triestino. Inoltre ho molti, troppi libri a casa su un preciso argomento "di zona", che potrebbero essere la fonte per un nuovo progetto, completamente diverso da quanto fatto fino a ora. Ma ve ne parlerò più avanti.
Sul fronte servizi editoriali non dovrebbe farsi attendere l'uscita del secondo volume antologico di narrativa che più Corta non si può di Edizioni XII ed è in partenza (almeno) una nuova collaborazione con Alessandro Girola e l'universo alternativo di Prometeo e la Guerra.
Per i prossimi mesi è tutto. A tra poco con la presentazione delle fanzine...
Avete mai letto Orrore a Crouch End di Stephen King? È un racconto apparso nella raccolta Incubi e deliri e nell'antologia omonima, curata da Ramsey Campbell e pubblicata in Italia della Fanucci (1990), composta da omaggi alla mitologia creata da Howard Phillips Lovecraft. Ricordo che tra tutti emergeva, surclassando anche il Re, Il pozzo numero 47 (Shaft Number 247) di Basil Copper.
Lasciando ora da parte il terrore (giustificato?) per ciò che si cela oltre il Pozzo, era del racconto di King che volevo parlare, usandolo come introduzione a questa notizia. Il legame è semplice: a un certo punto Doris, la protagonista, che col marito sta cercando l'abitazione di un amico a Londra nella zona di Crouch End Towen, legge la locandina di un giornale locale che recita sixty lost in underground horror. È solo un vago indizio di quello che succederà da lì a poco, tra bambini diabolici e orrori cosmici intrappolati nella terra, ma è sufficiente a farci alzare lo sguardo dal libro per controllare che, almeno qui, sia tutto normale.
Quando ho letto di queste fotografie, realizzate da Alexey Andreev, ho ripensato al racconto, a quella notizia inquietante. Terrore nella metropolitana. Sessanta dispersi. L'orrore sotterraneo.
Andreev estrae elementi provenienti da panorami diversi (il bozzolo, le pinze, le torce) e crea una disturbante versione di ambienti comuni che, da sempre, toccano le paure primeve dell'uomo. Le gallerie, il sottosuolo, lì dove si celano le tenebre. Alexey Andreev ha visto l'orrore nella metropolitana, e come un moderno Pickman l'ha fotografato per raccontarcelo.
Come accennavo alcuni post fa sto iniziando a occuparmi più seriamente di impaginazione e tutte quelle attività che ho messo sul blog e sul mio sito alla voce "servizi editoriali".
Europa, 1936: dopo gli incidenti dell'anno precedente, gli Imperi Centrali sono sull'orlo della guerra. Questa volta Germania e Austro-Ungheria rischiano di scontrarsi come nemici, tanto che nuove, azzardate alleanze si profilano all'orizzonte. Da una parte gli inglesi, governati dal fascista sir Mosley, si offrono di difendere il trono d'Asburgo, in cambio di un loro ritorno sulla scena europea. Dall'altra il Kaiser appoggia le pretese del principe usurpatore, leader del Fronte Patriottico, e desideroso di porsi al comando dell'Impero Austro-Ungarico. Le armate tedesche hanno però la fama di essere invincibili, potentissime. Nemmeno gli Assemblati creati nel 1918 dal barone Von Frankenstein possono più tenere testa ai carri armati e ai caccia del Kaiser. Ma un semisconosciuto ingegnere, nel cuore del retrogrado Regno d'Italia, ha forse le chiavi per la creazione di una nuova arma che potrà ribaltare gli equilibri in campo, dando una speranza di vittoria all'asse Anglo-Asburgico.
Ma non pensiate che i lavori si fermino qui. Nell'attesa dell'ultima parte, 1937, ci sarà un certo 'making of' da dare alle stampe, e la versione cartacea di 1936.
Prometeo e la guerra – 1936 ebook gratuito PDF formato A5 204 pagine (5.7 MB circa) L'ebook Prometeo e la guerra - 1936 di Alessandro Girola è scaricabile gratuitamente da questo link.
Ultimamente Lovecraft e i suoi mostri stanno tornando a farsi vivi (!) da queste parti. Sarà l'influenza del saggio tentacolare o l'autunno incombente, che porta con sé la voglia di qualche partitona serale ad Arkham Horror o Munchkin Cthulhu (il gdr cthuloide qua non ha mai trovato terreno fertile, sigh).
Con uno stile ironico (anche se la voce narrante è leggermente troppo acuta per i miei timpani) ecco una versione a dir poco riassunta del celebre romanzo The Call of Cthulhu di Howard Phillips Lovecraft, a cura di The Brothers Grim & Grimy.
Il blog ha il nuovo look ormai da un mesetto, poteva il mio sito Memorie dal Buio essere da meno?
Ovviamente no!
MdB con questa raggiunge credo quota sei versioni, dalla prima, quando lo credevo destinato a diventare l'ennesimo portale horror, alle ultime dedicate solamente ai miei lavori.
Cosa cambia?
- La sezione ebook ora raccoglie tutta la mia piccola produzione in PDF, quindi non solo gli ultimi lavori ma anche giochi di carte, moduli per Call of Cthuhlu e libri game.
- Sotto la nuova sezione Servizi Editoriali trovate le collaborazioni che da qualche tempo mi stanno impegnando nella realizzazione di libri e ebook, principalmente per l'allegra brigata delle Edizioni XII e per il dieselpunkettaro Alessandro Girola.
- La mia biobibliografia diventa sempre più breve! In controtendenza, più anni passano e più le cose che ho fatto in mi sembrano insignificanti, tra pubblicazioni insensate, voci come "segnalato al concorso" e altre amenità del genere.
Le novità non finiscono però qui, e cercando sul sito già potreste imbattervi nei nuovi ebook gratuiti dei quali vi parlerò nei prossimi giorni.
Non che io abbia letto Bukowsi, è uno di quei libri perennemente sullo scaffale, una di quelle idee che non si decide a staccarsi e divenire voglia. Ma suggeritomi da un bianco magister in un gruppo di gente scura mi è piaciuta, moderna in questo tempo di lotte con scrittori a pagamento, scrittori solo digitali, e via scrivendo, la attacco qua, un post-it in questi giorni di umide ferie, prima di tornare a lavorare veramente.
"C'è un solo problema, con gli scrittori. Se quello che scrivono viene pubblicato e vende molte, molte copie, pensano di essere grandi. Se quello che scrivono viene pubblicato e vende un buon numero di copie, pensano di essere grandi. Se quello che scrivono viene pubblicato e vende pochissime copie, pensano di essere grandi. Se quello che scrivono non viene pubblicato e non hanno i soldi per farlo pubblicare a loro spese, allora pensano di essere veramente il massimo."
Rapidissima segnalazione per questa iniziativa promossa e curata da Paolo Franchini, intesa a raccogliere 365 storie per un antologia a scopo benefico a favore di A.I.S.EA. Onlus.
Cosa bisogna fare? Scrivere una storia cattiva di 365 parole, qualsiasi genere, e inviarla entro il 31 ottobre assieme alla liberatoria allo stesso curatore.
Dead Moon Luis Royo Rizzoli Lizard, 2009 ISBN: 9788817033978
Un ultimo post prima di una lunga settimana di pausa. Non di ferie eh, figuriamoci (quindi no, non ve lo faccio il post sulle valigie, che ultimamente va tanto di moda!). Ce n'è da lavorare, e ci sarebbe anche da raccontarvi di alcune novità, almeno tre progetti conclusi, dei quali forse, se bazzicate in giro, avete già sentito parlare. Io aspetto di tornare dal prossimo bivacco (sperando nella clemenza del Signore delle Nubi) ed entrare nella quarta frazione di agosto, per raccontarvi un po' cosa è finito e cosa sta per iniziare. Chiudo, dicevo, con questa mini recensione o, più del solito, montagnola di impressioni su un libro che tocca campi dell'arte nei quali non sono affatto competente.
Ho conosciuto l'arte del pittore spagnolo Luis Royo come il 90% delle persone con passioni come le mie (giochi di ruolo, fantasy,... che pensavate?). Senza menarcela tanto: donne guerriere, sterminati campi di morte su cui regnano valchirie sanguinanti, conciliaboli di streghe discinte e demoni tra i quali seguono mostruosi accoppiamenti contro natura, come si fa a non apprezzarlo?
Eppure, nonostante ci abbia lasciato le pupille su alcune pagine, dopo anni anche la sua arte mi è venuta a noia ed era un bel po' che non seguivo le nuove pubblicazioni. Con Dead Moon c'era l'intento dichiarato di aggiungere alla pura immagine una componente narrativa, una storia drammatica, sfruttando uno scenario di matrice orientale, che consentisse lo sviluppo di ambientazioni e personaggi diversi da quanto sviluppato fino a ora.
Purtroppo però staccarsi dai propri canoni artistici è cosa difficile e in Dead Moon lo si nota pesantemente. Luna, la protagonista, possiede in alcune illustrazioni le caratteristiche somatiche "giuste", quelle che anche la copertina ostenta, e inspiegabilmente le perde qualche pagina dopo. In alcune immagini le donne sembrano omaggiare perfino il nostro Manara, con corpi e visi del tutto fuori luogo. Lo stesso vale per Marte, che dovrebbe incarnare l'uomo e la morte, distrutto dai dubbi e dalla passione. Troppo vicino allo stereotipo dell'eroe fantastico nostrano e troppo statico.
Il feeling estetico è annacquato e quel poco di erotismo presente sembra spinto a forza (ehm) per soddisfare le aspettative dei fan di Royo. L'artista si salva invece in alcune tavole significative e intense, distanti dalla sua produzione più classica (la principessa alla finestra, su tutte).
La struttura narrativa, nella quale sono incastonate le tavole, è purtroppo ancor più cigolante, basata sul contrasto classico (e piuttosto banale) tra il desiderio e la morte. Royo ha deciso, non si sa bene su quali basi, che sapeva anche scrivere, oltre che disegnare e in questo ha decisamente sbagliato. Frasi come "Quando l'orizzonte si copriva di nubi, sapevano che era il pene di Marte il raggio che ringhiava disperato nel tentativo di entrare tra le colline argentate di Luna" fanno sorridere e spezzano qualsiasi flebile sospensione d'incredulità che si era faticosamente costruito il lettore.
Come il lupo Eraldo Baldini Einaudi, 2006 235 pag. ISBN: 9788806175337
Ho comprato questo libro parecchio tempo fa, perché in copertina c’era il lupo e la trama conteneva la vita fredda e difficile delle valli montane, antiche leggende e morti misteriose. Non sapevo chi fosse Baldini né cosa avesse scritto prima (e dopo, visto che questo romanzo è vecchio di qualche anno ormai).
Al solito lo tsunami dei libri in arrivo ha sommerso alcuni titoli tra i quali questo romanzo, che è rimasto ad attendere il momento giusto.
Baldini è specializzato in antropologia culturale ed etnografia, una di quelle cose che scatenano l’invidia dell’ingegnere elettronico che mi contiene.
E l’antropologo - etnografo, in questo libro, si sente tutto. Non è solo la nozione in sé, rivelata al lettore, quanto la capacità di inserirla in maniera credibile nel contesto narrativo. Quando parla della vita nelle valli, dei primi approcci alle città, o alla televisione che si va diffondendo tra la gente comune, sembra di essere lì seduti al bar ad ascoltare un dialogo reale tra persone reali, non uno scambio di informazioni tra personaggi di un libro.
La storia parte nel 1600, ci rimane brevemente aggrappata, il tempo di porre il mattone fondamentale della costruzione, e poi approda agli anni ’50 del nostro paese e lì rimane fino alla conclusione del romanzo.
Nelle descrizioni e nelle parole c’è l’intento, riuscito, di creare un contrasto tra il caos nel mondo “fuori” (i movimenti politici di quegli anni, le manifestazioni di protesta, una delle quali alla fonte del dramma che dà l’avvio all’intera vicenda), e la quiete della montagna, dei paesi che si vanno spopolando, della neve, della semplice vita dei lupi (non semplice come facile ma semplice in quanto naturale).
Questo avvicinarsi, dall’esterno verso l’interno, non è continuo, ma alternato e lento lungo una spirale che tocca la vita di più personaggi e scivola verso il fulcro centrale, piantato saldamente, secoli prima, nella ricca terra della Valchiusa.
Il linguaggio del romanzo è semplice (allo stesso modo della vita dei lupi, beninteso) e riesce a evocare le immagini di quei luoghi e a costruire un personaggio principale interessante, più spesso della pagina che lo contiene, diviso tra ciò in cui crede e il bisogno di uscire da un doloroso stallo familiare nella propria vita.
Un consiglio a chi lo trova in giro è di non leggere la quarta di copertina. Sappiamo quanto spesso siano fuorvianti e a me ‘sta volta ha fuorviato parecchio. Senza entrare troppo nel merito, che altrimenti vi spoilero la fine e non leggete più il blog, posso dirvi solo che spesso, durante la lettura, ero indotto a credere ci fosse un certo tipo di fenomeni, alla base della storia, e ogni volta ero riportato su una strada diversa dal Baldini.
Il romanzo non è esente da qualche difetto, che non riesce però a minare la bellezza dell’immergersi nella sua lettura. Alcune descrizioni, alcuni paragrafi iniziali, sono troppo lunghi, frasi composte che sfiatano e addossano troppe immagini, togliendo chiarezza a quegli stessi paesaggi che sta cercando di costruire.
Licantropi: realtà o fantasia? Creature ancestrali o fantasie malate partorite dalle menti di pochi pazzi? A Bella e ai suoi compagni di caccia, radunati dal professor Bernabei, toccherà dare una risposta a questi interrogativi. Anche a costo della loro vita.
Spin off del romanzo di successo "Uomini e lupi" (questo il link all'ebook), può essere letto indipendentemente da esso.
Vi segnalo che è (a sorpresa!) disponibile un nuovo capitolo, spin-off, delle licantropesche avventure narrate da Alessandro Girola, autore che spesso è comparso da queste parti con ebook gratuiti, storie che mescolano orrore, fantascienza e guerra, e una inesauribile spinta alla rivoluzione digitale in corso nel mondo dell'editoria.
Questo ebook è anche il primo risultato di una collaborazione artistica con Alessandro, che mi vede nelle vesti di fornitore di servizi editoriali (terminologia suggeritami da un altro Alex, a cui devo diversi barili di birra ormai). Progetto grafico del libro, impaginazione e cose così. Fatemi sapere che ne pensate del risultato, ok?
Ma la collaborazione con Alessandro non termina certamente qua! È quasi ultimata la prossima uscita: 1936, seconda parte della saga ucronica Prometeo e la guerra (di cui 1935 è il capitolo iniziale), che conterrà qualche sorpresa al suo interno per i lettori.
Post domenicale, decisamente domenicale. Lo metto online ora, una di notte, che state ubriachi o con gli amici in qualche ristorante o comunque non al pc a controllare i fid. E domani, mentre sarete tutti al mare a mostrar le chiappe chiare (L'orrore! citando Kurtz) si diffonderà questa semirece per un film i.m.p.e.r.d.i.b.i.l.e!
Partenza... Una causa non chiarissima (qualche tipo di esperimento militare che non si deve fare ma i militari che sono cattivi li fanno lo stesso) fa scongelare un calamaro dall'occhio subdolo e uno squalo volante, vivi abbracciati vicini vicini, rimasti dalla preistoria imprigionati nei ghiacci artici.
Dopo aver tentato ogni tentativo tentabile, i governi mondiali, sempre diabolici, guidati questa volta da un astutoLorenzo Lamas, si mettono nelle mani di un incredibile trio di scienziati multi etnici: un libidinoso vecchietto irlandese, un giovane gigolò giapponese e una ninfomane americana (Debbie Gibson eh, mica una qualsiasi, cioè dico Debbie, la cantante, dai Debbie... ma Debbie chi? Ah, questa Debbie!).
Attraverso l'uso di incredibili pozioni che manco a Hogwarts ne fanno così, create in un laboratorio senza sedie, costretti dal budget risicato a lavorare inginocchiati a terra, dimostreranno le loro incredibili doti, tra le quali capire che un dente è un dente, senza doverlo guardare.
Il buon (mah) vecchio (eh, ormai) Lorenzo Lamas, per le mie lettrici... (sì sì anche tu che parli sempre di mutande!)
Il vecchio maniaco è un genio del Male e sa il vero motivo per il quale solo i feromoni potranno funzionare sui mostri: "dopo essere rimasto imprigionato nel ghiaccio per milioni di anni, lei non sarebbe un po' arrapato?" chiede (testualmente) al comandante Lamas, che ammutolisce dinanzi a cotanta scienza.
Il Mega Shark per due ore dimostra appetiti davvero particolari: ponti, aerei in volo,...
La bionda ninfomane sorride a tutto e tutti, sprezzante o paralizzata a livello facciale, una capacità dimostrata da pochi attori viventi e attribuita fino a oggi solo al rigor mortis. Nei pochi sprazzi energici cerca di sedurre qualsiasi maschio normodotato le capiti attorno, riuscendo a trascinare per una "passeggiata" il giappo in uno stanzino e farlo innamorare di sé. Alla faccia del terzo appuntamento dopo solo qualche ora sono già che copulano. Potenza del feromone di Hogwarts?
Debbie Gibson versione '80 (eh, Elgraeco, la conosci?) quando "era famosa"!
Il giappo è evidentemente inutile e doveva morire. Poi la produzione deve aver deciso che non voleva inimicarsi il mercato asiatico e lo ha lasciato vivere. Degne di nota le sequenza in cui esulta per i missili che colpiscono lo squalo, roba tirata fuori direttamente da qualche anime di Lupen III.
Il polipo cerca di piegare un sottomarino. Alla fine non ci riesce (non avevano i soldi per l'effetto esplosione subacquea!) e lo getta via stizzito.
Su tutti trionfano, titaneggiano, gigioneggiando gigantemente, le bestie preistoriche. Enormi quanto lo permetteva lo schermo 800x600 usato per il rendering tridimensionale, tranciano fasci di luci sottomarine ripetendo per l'intero film sempre gli stessi movimenti. Ci rimangono le scene cult: l'assalto alla piattaforma marina che serve a far vedere l'occhio del calamaro (degno riferimento all'occhio della madre di Potemkiana memoria) e la nuova incredibile versione del "salto dello squalo" (se non la capite non avete mai visto Fonzie in Happy Days!). Lo squalo e il calamaro. Due creature che donano al film quel carisma che il titolo smaccatamente videogiocoso toglieva a una pellicola imperdibile, due archetipi del terrore marino, due vittime, trascinate in una trappola mortale tesa loro da una biondina arrapata e qualche manciata di ormoni. Sociologicamente parlando, una metafora della storia di ogni uomo.