venerdì 25 giugno 2010

Circo Massimo - sedicesimi di finale

Sono quasi in ferie, la giornata più lunga, avrete tutti presente. Da domani conto di vedere il pc solo per emergenze, e di passare invece molto molto tempo in giro (se vi chiedete dove, ma tanto ve lo dico lo stesso, tra i laghi di Plitvice in Croazia e su un bivacco in Val Resia).

Salta quindi l'attesissimo post delle statistiche semestrali dello sciamano e vi lascio invece qualche riga sul primo turno della competizione estiva organizzata da Edizioni XII: il Circo Massimo.
La scorsa edizione mi ha visto finire in pasto al leone che ripulisce l'Arena agli ottavi, con un raccontino che però mi ha dato diverse soddisfazioni (e a breve dovrebbe uscire in un'antologia). Questa volta avevo due gladiatori usciti dai turni della Royal Rumble de La Tela Nera.

Non credo sia un segreto quanto io apprezzi questo tipo di concorsi e il CM in particolare. Si possono leggere i racconti con cui ci si scontra, i voti sono pubblici, ci si può commentare e insultare o apprezzare a vicenda. A me, che dopo un inizio in cui puntavo alla gloria e alla ricchezza, di premi e commemorazioni al merito non me ne sbatte, il confronto è rimasto l'unico vero motivo di partecipazione.
E come sempre un bel pacchetto fa la sua figura, e personalmente 'sta cosa delle gif animate, del tabellone, della gestione a eliminazione con ripescaggi, insomma la gestione tecnico organizzativa dell'evento mediatico al quale sottende il concorso, piace assai.
Ieri ero in giro a ubriacarmi per dimenticare una trasferta lavorativa devastante e non potendo assistere avevo chiesto a chi di dovere un servizio informativo su sms dei risultati.
L'adrenalina dei giorni di risultati del CM è sempre elevata!

Tornando ai risultati: passate le selezioni eccoci ai sedicesimi di finale. Ho avuto l'onore di scontrarmi col buon Luigi Musolino, che dopo avermi piallato 5 a 0 gli taglierò di nascosto la barba, che non si dica però che sono rancoroso eh! e con la Regina dei Corti, la Valchiria, sulla quale ho avuto la meglio per poco.

Di seguito le immagini degli scontri e i link ai racconti.

Se vi fa piacere leggeteli e magari magari ditemi che ne pensate, amici del blogg'ho!

Polvere siete vs Sa reina di Luigi Musolino (cioè dico guardatelo, il mio gladiatore non ha mosso un muscolo! cavolo fai, alzati, combatti! niente... dormiva forse...)



L'acqua ricorda di Valchiria Pagani vs Un vestito nuovo

venerdì 18 giugno 2010

Il contrario di uno - Erri De Luca

il contrario di uno erri de luca
Il contrario di uno
Erri De Luca
2003, 120 pag.
Feltrinelli
Ci sono libri che fatichi a leggere.
Alle volte fatichi perché sono brutti, dove per brutto può starci pesante, inutile, noioso. Altre volte fatichi perché sono diversi dal solito mondo delle tue letture e hanno bisogno di essere capiti per diventare comodi. Come nuovi divani, dove accomodare pensieri e emozioni, questi libri, questi autori, necessitano di un paziente e piacevole rodaggio.
Dopo Il peso della farfalla è ancora il turno dello scrittore Erri De Luca.

Due. Contrapposti, congiunti, distanti o vicini.
Due come gli emisferi del cervello e le parti in cui si spezza il cuore, due come il concetto alla base della stessa esistenza dell'uomo, sempre binaria, sospesa.
Due come contrario di uno. Ed è l'uno che racconta (ma si è in due, quando si legge) di quel momento sempre breve, sempre doloroso e intenso, durante il quale ha percepito, vissuto e spesso perso, il contrario di sé.

Contrario come l’avversario oltre la trincea, come il poliziotto col manganello per sedare i dimostranti.
Contrario come la vetta da raggiungere per potersi staccare da quell'uno lasciato a valle.
E sospesi, tra uno e uno, il manganello che ferisce, l'arma che uccide, la corda che lega, unisce all'altro, alla roccia e a sé stessi.
Diciotto racconti. Diciotto momenti spesso vicini alla poesia. Uno stile che macella le emozioni ripulendole dalle parti inutili, proponendo una miscela di parti vissute e inventate, impossibili da scindere.

Queste credo siano storie main-stream, o come si dice, quando non c’è un genere definito.
Semplicemente storie.
Attraverso i protagonisti riviviamo (immagino) parte della vita dello stesso De Luca, la sua città, la fuga da essa e la ricerca. Si sentono il desiderio e l’irrequietezza, e ogni momento di condivisione del sé con l’altro ha una sua conclusione, vista da un futuro dove quel momento di completezza, percezione del contrario dell’uno, è qualcosa di cui si comprende appieno il sapore.
Quanta vita, vera, sporca, di sangue o del fango dei monti.
È zeppo di vita Il contrario di uno, di amore per la vita, dal viscerale bisogno di sopravvivere di chi sta morendo, alla scelta di tentare, con una scalata, di rinunciare al proprio proposito suicida.
Ecco un dettaglio non da poco, che la lettura di questo libro mi ha fatto notare: com’è la vita attraverso le parole, e quanto spesso essa manchi di spessore nelle storie che leggo, così distanti, finte.

Vorrei poter trovare difetti a una scrittura così, per dire a me stesso che l’ho compresa e sviscerata al punto da intravvederne le debolezze. Ma non ci riesco.
Coinvolto dalle storie e affascinato dallo stile posso solo dire (ma credo l’aveste già capito) che non sono racconti da buttare giù con la fretta di un attimo o da ingoiare come pastiglie.
La mia lettura è durata mesi, nei giorni giusti o che sentivo tali.
E aver chiuso con i suoi racconti sulla montagna dopo un bivacco di due giorni credo sia stata la conclusione migliore.
Da lassù ho potuto vedere come la natura segue la semplice, cruda struttura delle sue storie.
O, forse, il contrario.

giovedì 17 giugno 2010

In eBook gratuito la demo del saggio Garth Ennis - Nessuna pietà agli eroi

Di questo volume vi avevo già parlato qualche settimana fa, in un post che non si era filato nessuno. Così pigramente ora lo riciclo, tanto chi se ne accorge?

Come forse saprete da qualche mese sono entrato in più stretto contatto con gli uomini nella sala dei bottoni di Edizioni XII. Ho avuto modo di iniziare una collaborazione che ha come primo risultato il volume del quale vi parlo, sia nella versione cartacea che nel demo, per i quali ho dato il meglio di me come impaginatore.

Non vi dirò nulla di ovvio sulla qualità di questo saggio sul celebre autore britannico, la cui arte viene sviscerata in queste trecento pagine da Cristiana Astori, Ivan Baio, Alessandro Bottero, Sergio Calvaruso, Simone Corà, Marcello Durante, Max Favatano, Davide Morando, Giuseppe Palmentieri, Paolo Parachini, Antonio Rubinetti, Elvezio Sciallis e Luigi Siviero. Non vi dico nulla perché io di fumetti non ne capisco granché e Garth Ennis sapevo a malapena chi fosse. Almeno prima di lavorare su questo saggio e leggerlo mentre lo impaginavo e scoprire che eh, ma quei numeri di Darkness sono suoi? Magdalena? Preacher? cavolo ma pure Ghost Rider! e insomma sì, con la memoria da cercopiteco che mi contraddistingue non me ne ricordavo ma Ennis lo conosco da anni!

Quindi qualche informazione sul saggio ve l'ho data. Conoscete gli autori, a chi rivolgervi se qualche immagine sarà male allineata e come ciliegina sul mucchio di cadaveri lasciati dal Punitore c'è una gallery a fondo volume, a cura di smoky man, con tavole di autori italiani come Vincenzo Acunzo, Francesco Biagini, Mirko Benotto, Giancarlo Caracuzzo, Massimo Dall'Oglio, Dany & Dany, Werther Dell'Edera, Carmine Di Giandomenico, Luca Enoch, Francesco Francavilla, Alberto Lingua, Gianluca Maconi, Alberto Pagliaro, Armando Rossi e Claudio Stassi.

Se già avete l'acquolina in bocca e non vedete l'ora di conoscere i retroscena dell'arte di Garth Ennis o siete solo curiosi, non dovete fare altro che scaricare il file contenente il demo di Garth Ennis - Nessuna pietà agli eroi

lunedì 14 giugno 2010

Intervista a Andrea Giusto

andrea giusti hypnosDopo Luigi Musolino, navigando nelle torbide acque del weird, ho incontrato per La Tela Nera Andrea Giusto, col quale si è parlato della fanzine Hypnos e di nuovi interessanti progetti.

Parliamo di Hypnos, la tua fanzine, cominciando con una certa curiosità sul nome, che lego sicuramente a un racconto di H.P. Lovecraft, non tra i più conosciuti, Hypnos appunto. Cosa ti ha spinto a sceglierlo per la tua pubblicazione?

In realtà la scelta del nome non è legata direttamente al racconto di Lovecraft, che pure ho incluso nel primo numero, bensì al fascino che il mondo onirico ha sempre suscitato nei miei confronti. Un mondo con delle leggi proprie, altrettanto reale del mondo della veglia, un po’ come il fantastico e il weird, che sono qualcosa di più di un semplice genere letterario, ma un modo diverso di sperimentare la realtà (non a caso la dicitura è "rivista di letteratura e fantastico"). Poi da amante della cultura e della lingua greca, la scelta del nome non poteva essere altrimenti.

Continua a leggere l'intervista ad Andrea Giusto su La Tela Nera.

venerdì 11 giugno 2010

Serial di stagione (III)

Ultime due mini recensioni dei serial di stagione. Doveva esserci anche quella di Lie to me, in realtà ancora in corso, conclusa per me dopo che il personaggio di Tim Roth e l'idea dell'analisi dei micro movimenti facciali hanno perso di interesse, diventando noiosa routine.
In memoria del mio passato da fantasy addicted ho tentato un episodio de La spada della verità, prodotta da Raimi e tratta dai romanzi di Terry Goodkind. Dopo aver sentito parole come "prescelto" e "spada magica" ho chiuso preso da convulsioni. Stranamente la serie è stata anch'essa chiusa dopo solo due stagioni. Strano.
Finiamo con una contrapposizione notevole: da una parte Californication, dimostrazione di quanto l'allungare il brodo possa peggiorare un prodotto piacevole, e Dexter, una serie che con qualche piccolo cedimento è riuscita a riprendersi in una quarta serie sceneggiata e realizzata con ottimo mestiere.

dexterTitolo: Dexter
Serie conclusa: quarta
Giudizio: John Lithgow vs Dexter Morgan, lotta tra psicopatici padri di famiglia (con un finale da urlo, letteralmente).
Dopo una terza serie non all'altezza delle precedenti e un personaggio particolare come l'assassino/giustiziere Dexter era lecito temere per il prosieguo delle sue avventure. Ma gli sceneggiatori dietro questo show hanno deciso di fare le cose in grande, a partire dalla scelta di Lithgow per interpretare Arthur, antagonista/specchio del nostro serial killer preferito. Per tutti i 12 episodi assistiamo a un confronto disturbante, per quanto i due siano a livelli diversi del percorso da mostro a padre di famiglia. Impossibile non vedere in Arthur uno dei possibili futuri di Dexter, che per alimentare la propria pulsione, il proprio dark passenger, è costretto dalla vita matrimoniale a ricorrere a incredibili sotterfugi.
Anche questa volta Dexter riuscirà a (credere di) vincere, portando però a casa una sconfitta che più amara era impossibile da concepire, con quell'ultima terrificante scena che chiude il cerchio sulla sua doppia vita di padre e assassino e rimane impressa nella mente di chiunque abbia seguito le serie di uno tra i migliori serial degli ultimi anni.
Nota: Pochi mesi fa a Michael C. Hall era stato diagnosticato un cancro al sistema linfatico, per fortuna in stato di regressione. È stata quindi confermata la quinta serie, che inizierà in autunno riprendendo esattamente da dove eravamo rimasti.

californicationTitolo: Californication
Serie conclusa: terza
Giudizio: perché, ma perché?
Bastava una serie per raccontare la storia, su questo credo siamo tutti d'accordo.
Perché già la seconda riusciva fastidiosa, complicava i personaggi nel tentativo di renderli interessanti (e riuscendo solo ad aumentare il livello di grottesco) e introduceva motivazioni poco logiche per rimettere in moto la vita sessuale dello scrittore Hank Moody ormai a rischio monogamia.
E quel poco di poesia rock che c'era, diluita nella seconda serie, viene distrutta nella terza da una sceneggiatura inesistente, che trasforma i personaggi in macchiette noiose e ripetitive, con tentativi di gag al limite del sopportabile.
Non oso nemmeno immaginare cosa diventerà la vita di Hank nella quarta serie che inizia a settembre.

giovedì 10 giugno 2010

Lo schifo dilaga più degli zombi


Posso saltare la solita premessa per cui voi che siete scafati, navigatori esperti e disillusi, etc etc insomma le cose che dite già lo sapete poi c'è la retorica, okay, però a me girano le balle e lo dico lo stesso, che ogni tanto ci sta bene e oggi per vari motivi è proprio la giornata giusta.

Non si capisce 'na mazza vero?
Bene.

Mi riferisco a questa notizia direttamente dal blog del buon Alex Girola (Gìrola, Giròla, non so mai come pronunciarlo nella testa...).

Letto?
Bene.

Insomma c'era da fare un'antologia di racconti horror, da mettere sul web, da diffondere, far leggere.
Siamo in pace sulle premesse?
Non era una di quelle iniziative "dai mettiamo assieme dei racconti nostri e sfondiamo pubblicando un'antologia con la Mondadori".
No.
Era, almeno per me
- far quello che mi piace, scrivere
- fare una delle cose che più a senso (per me) con gli scritti, condividerli
- trovarmi in un gruppetto di persone in gamba (di cui ero felice di far parte) e tirarne fuori qualcosa di interessante
- magari(1) finire in un ebook fatto bene, per una volta; magari(2) si convinceva pure Cyberluke a farci una copertina figa delle sue e non finire con una delle solite "tanto è un ebook"
Fine.

Insomma non sembrava una missione così impossible.

Invece, citando Alex "Epurando dunque i pazzoidi, gli egotici, i fissati e [...] quelli che pretendevano un contratto, quelli che “disinteressatamente” consigliavano di rivolgermi a un loro amico editore, rimane poco materiale utile per fare un'antologia vera e propria."

Nei commenti c'è giustamente chi dice "succede, pazienza".
È vero, succede. Pazienza. Succede che la gente invasa dal sacro fuoco della creazione si senta giustificata a non condividerlo se non in cambio di qualcosa. Succede che in tanti di noi si cela un piccolo King e proprio quel racconto l'avrebbe fatto salire sul gradino più alto di qualche podio, scoperta fatta dopo aver mandato via il racconto. Succede, come i concorsi farsa, le pubblicazioni a pagamento e una maggioranza di compaesani che usa i libri solo per tenere su il tavolo.

Succede.
A volte mi sembra proprio che facciamo di tutto per dimostrare che ce lo meritiamo. Che succeda.

Sfogo (inutile) a parte.
I racconti di quelli non defenestrati per le ragioni di cui sopra usciranno periodicamente sul blog di Alex, che gentilmente si offre a far da vetrina.
L'invito è quello di farci una visita ogni tanto, se già non lo fate, perché così, oltre a leggere notizie interessanti e gli aggiornamenti sui lavori di Alex, avrete occasione per dire quello che veramente pensate delle storie.
Io dovrei esserci, e mi farebbe piacere essere macellato.
Cosa volete di più?

Vortex: voci dal vortice

alberto cecon voci dal vorticeOggi due news, di cui una subito e una più tardi, una bella e una brutta e parecchio incazzata.
Ma partiamo con le cose belle.

Segnalo con piacere questo concorso dell'amico e ispiratore Alberto Cecon (la colpa dietro le mie pubblicazioni amatoriali, è sua e del suo Fantastique!).

Voci dal vortice è aperto a testi, immagini e ipertesti, è gratuito e ha una strana modalità di partecipazione che coinvolge il cercare parole segrete.
Il concorso scade alla mezzanotte del 20 luglio, quindi non avete molto tempo!

Il bando completo lo trovate sul sito ufficiale, http://alastor.xoom.it/vortex.

mercoledì 9 giugno 2010

Notizie dalla rete (I)

Sono troppo pigro per decidere ogni volta dei titoli fighi (vengo pure bacchettato da "chi sa" su come metto i link nei post! che vita dura quella del bloggher) quindi se c'è un po' di roba da segnalare tutta assieme la chiamo così e la numero progressivamente. Insomma uno di quei post che non commenta un cazzo di nessuno e cancellate il feed appena lo vedete.


Nella Tela 2010

L'anno scorso ha vinto gelostellato, quindi capite subito che tipo di concorso è. Io sono arrivato niente male, qualcosa come settimo a parimerito con altre 12 persone.

È un concorso gestito da gente con le palle, cosa non comune nel nostro paese, e si vincono soldi veri, niente gettoni o pubblicazioni in antologie di estratti dei primi 150 finalisti.
200€ per un racconto, se siete bravi. E se vincete tutte le categorie (Novelle per i logorroici che hanno 10.000 caratteri in più dell'anno scorso, Racconti per chi si sa contenere e 666 passi nel delirio per i sintetici) portate a casa 600€.

Tutto quello che vorreste sapere sul concorso e vi vergognate a chiedere lo trovate su La Tela Nera.


È morto Splattergramma

Arrivo tardi con questa che ormai è una old news, ma mi sembrava giusto dirlo.
Perché all'inizio ho dato il mio piccolo contributo, perché ci collaborava gente figa (okay, a parte quello con le matite fino al cervello) e faceva un ottimo lavoro che non è stato apprezzato. Sul motivo per il quale gli appassionati italiani di horror non lo abbiano nemmeno frequentato a sufficienza non sto a sindacare.
Io me lo son letto finché è durato, ho rubato notizie, ho scoperto libri, film e giochi, e pure qualche anomalia mutante in giro per il pianeta, grazie ai tanti post giornalieri.

Sono contento che si parli già di nuovi progetti all'orizzonte, segno che questi li pieghi (chi più chi meno, vista l'età media) ma non li spezzi. Segno che c'è ancora chi è disposto a fare ricerca & sviluppo, tentare strade diverse e magari beccarsi la legnata nei denti per poi dire ci abbiamo provato, questo è rimasto di buono, ripartiamo per altre strade. Ovviamente l'augurio è di avere miglior sorte alla prossima avventura!


L'invasione dei ragni assassini

Altro che ragni zingari (non li conoscete? male, male, male), questi sono sedentari, e hanno scelto come campo base le scale di casa mia.

Non arriva quindi dalla rete, ma da una delle vie di Trieste, questa bella foto del mio nuovo cucciolo, che non vedo l'ora di presentare a tutti gli amici che verranno a trovarmi.

È una Tegenaria domestica, a quanto dice l'amico entomologo che ho interpellato (fondamentale assieme agli amici avvocato, meccanico e dentista) ed è innocua. Non morde, ma viste le dimensioni se ti becca ti gonfia come una zampogna.

Venite a trovarmi prossimamente, amici del blog?

lunedì 7 giugno 2010

Ritorno alle Colline Infernali

Steve Jackson's Sorcery! The Shamutanti HillsSteve Jackson's Sorcery! The Shamutanti Hills è il titolo originale di questa applicazione, che porta sui dispositivi di casa Apple il primo capitolo della saga interattiva Sorcery, del grande Steve Jackson.

Tradotta da noi negli anni '80 dalla casa editrice EL, Sortilegio è stata la prima serie di libri game che ho giocato e ne conservo un bellissimo ricordo. Fantasy allo stato puro e difficoltà elevata (soprattutto nel finale), un background affascinante, un sistema di magie con nomi da imparare a memoria e personaggi bizzarri e inquietanti, ricreati molto bene dalla mano di John Blanche e riprodotti a colori nella versione digitale.

Dopo la conversione di Warlock of Firetop Mountain e Deathtrap Dungeon (entrambi capitoli della lunga e bella serie Fighting Fantasy) l'originale An Assassin in Orlandes e l'imminente The Siege of the Necromancer, sembra che i libri gioco abbiano trovato una seconda vita sui sistemi touch della Apple.

Il primo titolo della Tin Man Games (An Assassin in Orlandes) l'ho già recensito, molto positivamente, visti anche gli usi intelligenti della nuova piattaforma elettronica.
L'interfaccia di Warlock of Firetop Mountain, per quanto ci abbia ancora giocato poco, è meno evoluta, e il programma è più che altro una semplice versione elettronica del libro game, senza quei piccoli accorgimenti che rispecchiano il tentativo di evolvere questo genere di contenuti.

Mi riservo di giocare (è un lavoro duro ma qualcuno lo deve pur fare) anche queste nuove uscite e recensirle, sperando si muovano sulla scia delle creazioni Tin Man Games, con scelte di usabilità come la modifica di tipo e dimensione dei font, i colori, possibilità di eliminare animazioni grafiche "belle, ma basta!" come dadi che rotolano e pagine che sfogliano, sistemi di achievements e storicizzazione dei risultati ottenuti, mappe e testi delle zone esplorate, e avanti così.

martedì 1 giugno 2010

Serial di stagione (II)

Continuano le analisi delle serie televisive concluse recentemente. In questa seconda puntata della rubrica vediamo True Blood (con la seconda finita l'anno scorso in realtà e la terza in partenza a breve), Dollhouse (chiusa definitivamente a gennaio) e Fringe (conclusa due settimane fa, rinnovata per una terza serie dopo un calo di ascolti).

true bloodTitolo: True Blood
Serie conclusa: seconda
Giudizio: il meglio dei vampiri televisivi.
La scoperta del primo romanzo di Charlaine Harris, dal quale è tratta la serie tv, è stata tutto sommato una delusione (quasi come il declino del Dexter narrativo rispetto quello seriale). La seconda serie di True Blood mette in pratica la classica legge del sequel: più sangue, più sesso, più violenza. E lo fa in maniera intelligente, allontanando la telecamera dai protagonisti principali (Sookie e Bill il vampiro, noiosetti e abbastanza scontati) e puntandola su quanto di più oscuro accade nei boschi di Bon Temps. Orge e sacrifici, possessioni demoniache e pasti a base di cuori sanguinanti sono solo alcuni degli eventi che s'intrecciano alle più fredde vicende dei vampiri, presentati con la loro società, antica, annoiata e sovrastrutturata. Divertente (con maggior spazio rispetto alla prima serie) il ruolo di Ryan "Jason Stackhouse" Kwanten, sia nella parte del fervente seguace della chiesa anti vampiro che in quello del vendicatore tornato a ripulire Bon Temps dal male dilagante.
Quanto c'è di meglio, vampiricamente parlando, in televisione (e anche al cinema) di questi tempi, e il 13 giugno comincia la terza serie!
Nota: se non sapete dove passare le vacanze potete informarvi su quanto ha da offrirvi la quieta cittadina della Louisiana, nel sito Welcome to Bon Temps.

fringe seconda serieTitolo: Fringe
Serie conclusa: seconda
Giudizio: basta evitare le prime 15 puntate e poi è una bomba.
Incredibile cosa può fare il panico da "mi vogliono chiudere il serial". Riesce a trasformare un noioso telefilm pieno di puntate stand alone poco ispirate (e troppo simili ai vecchi x-files) in uno show con mondi paralleli in guerra, varchi dimensionali instabili capaci di alterare o fondere oggetti e persone, realtà alternative, Anna Torv con lunghi capelli rossi.
Dopo una prima puntata che fa ben sperare, con il ritorno dell'agente Dunham (dall'altro universo e dal colloquio con Spock William Bell), il ritorno alla "quotidianità" dei casi estranei alla mitologia di base, spesso anche noiosi, è stato davvero fastidioso. Non basta inserire uno degli osservatori nella solita inquadratura impossibile e fischiettare l'ennesima battuta sugli studi di Walter Bishop che fungono da deus ex machina per l'intera serie.
Il crollo degli ascolti e le critiche da parte dei fan hanno avuto però un effetto positivo sugli sceneggiatori, che ripresisi dal letargo creativo hanno deciso di raccontare della guerra e del ruolo di Peter Bishop nella distruzione dell'universo.
Dalla quindicesima puntata il rush finale si è fatto inarrestabile (a parte la puntata musical/noir, White Tulip, retta come (troppo) spesso accade in Fringe sulle doti di John Noble) e la conclusione in due parti (con gita nel mondo oltre lo specchio, il confronto a distanza tra Walter e Walternate, e le due Fringe division) è spettacolare (così come la cura nel dipingere le piccole ma sostanziali differenze tra gli universi).
Nota 1: per chi avesse ancora remore vi dico che nel season finale ci sono le due Anna Torv che si confrontano. Double feature!
Nota 2: se si atterrà a quanto raccontato alla stampa, questa sarà l'ultima apparizione televisiva di Leonard Nimoy, e direi che è un ruolo e un addio alle scene di tutto rispetto.

dollhouseTitolo: Dollhouse
Serie conclusa: seconda e ultima
Giudizio: un altro, stupendo, epitaffio.
Bisognerebbe guardare due episodi due di Dollhouse, per capire cosa poteva e doveva essere. E lo sapete già quali. Gli unici fuori serie, lasciati interamente nelle mani di Joss Whedon senza ingerenze dell'antipatica FOX.
Come Fringe, anche Dollhouse ha visto diminuire gli ascolti (complice l'inserimento nel palinsesto nella peggior serata per i serial negli USA) e con la chiusura sempre più probabile ha bruciato ogni remora e accelerato verso il finale (quello regolare, The Hollow Man, trascurabile) per poi concedersi questo secondo epitaffio, ambientato dieci anni dopo il primo. Non so che effetto abbia avuto sul povero J.W. il ripetersi della storia di Firefly (anche se lì, a dirla tutta, la serie viaggiava su tutt'altro livello) ma ancora una volta nell'uccidere una propria creatura ha dimostrato di cosa sia veramente capace (si pensi al film Serenity, al catastrofico finale di Buffy, o alla battaglia con cui ha concluso Angel).
In Epitaph Two, tra morti inaspettate e sacrifici in puro whedon style, c'è ancora tempo per osservare un'umanità schiavizzata, dove i corpi sono posseduti dalle menti di chi detiene la tecnologia (il potere), divenuti virtualmente immortali. I pochi sopravvissuti che si schierano contro il caos imperante sono ancora gli actuals, gli unici immuni al transfer, molti dei quali sono divenuti più che umani per combattere la guerra in corso.
Tutti riescono a trovare il loro posto in questo passaggio verso una nuova evoluzione e la fine del conflitto. Alpha, Adelle e Topher, Victor e Sierra e perfino Echo e Paul. Anche chi è stato separato dalla morte riuscirà a ricongiungersi diventando, come si usa dire in questi casi, una cosa sola.