Continuano le analisi delle serie televisive concluse recentemente. In questa seconda puntata della rubrica vediamo
True Blood (con la seconda finita l'anno scorso in realtà e la terza in partenza a breve),
Dollhouse (chiusa definitivamente a gennaio) e
Fringe (conclusa due settimane fa, rinnovata per una terza serie dopo un calo di ascolti).
Titolo: True BloodSerie conclusa: seconda
Giudizio: il meglio dei vampiri televisivi.
La scoperta del primo romanzo di Charlaine Harris, dal quale è tratta la serie tv, è stata tutto sommato una delusione (quasi come il declino del
Dexter narrativo rispetto quello seriale). La seconda serie di
True Blood mette in pratica la classica
legge del sequel: più sangue, più sesso, più violenza. E lo fa in maniera intelligente, allontanando la telecamera dai protagonisti principali (Sookie e Bill il vampiro, noiosetti e abbastanza scontati) e puntandola su quanto di più oscuro accade nei boschi di Bon Temps. Orge e sacrifici, possessioni demoniache e pasti a base di cuori sanguinanti sono solo alcuni degli eventi che s'intrecciano alle più fredde vicende dei vampiri, presentati con la loro società, antica, annoiata e sovrastrutturata. Divertente (con maggior spazio rispetto alla prima serie) il ruolo di Ryan "Jason Stackhouse" Kwanten, sia nella parte del fervente seguace della chiesa anti vampiro che in quello del vendicatore tornato a ripulire Bon Temps dal male dilagante.
Quanto c'è di meglio, vampiricamente parlando, in televisione (e anche al cinema) di questi tempi, e il 13 giugno comincia la terza serie!
Nota: se non sapete dove passare le vacanze potete informarvi su quanto ha da offrirvi la quieta cittadina della Louisiana, nel sito
Welcome to Bon Temps.
Titolo: FringeSerie conclusa: seconda
Giudizio: basta evitare le prime 15 puntate e poi è una bomba.
Incredibile cosa può fare il panico da "mi vogliono chiudere il serial". Riesce a trasformare un noioso telefilm pieno di puntate
stand alone poco ispirate (e troppo simili ai vecchi x-files) in uno show con mondi paralleli in guerra, varchi dimensionali instabili capaci di alterare o fondere oggetti e persone, realtà alternative,
Anna Torv con lunghi capelli rossi.
Dopo una prima puntata che fa ben sperare, con il ritorno dell'agente Dunham (dall'altro universo e dal colloquio con
Spock William Bell), il ritorno alla "quotidianità" dei casi estranei alla mitologia di base, spesso anche noiosi, è stato davvero fastidioso. Non basta inserire uno degli osservatori nella solita inquadratura impossibile e fischiettare l'ennesima battuta sugli studi di Walter Bishop che fungono da
deus ex machina per l'intera serie.
Il crollo degli ascolti e le critiche da parte dei fan hanno avuto però un effetto positivo sugli sceneggiatori, che ripresisi dal letargo creativo hanno deciso di raccontare della guerra e del ruolo di Peter Bishop nella distruzione dell'universo.
Dalla quindicesima puntata il rush finale si è fatto inarrestabile (a parte la puntata musical/noir,
White Tulip, retta come (troppo) spesso accade in
Fringe sulle doti di
John Noble) e la conclusione in due parti (con gita nel mondo oltre lo specchio, il confronto a distanza tra Walter e Walternate, e le due
Fringe division) è spettacolare (così come la cura nel dipingere le piccole ma sostanziali differenze tra gli universi).
Nota 1: per chi avesse ancora remore vi dico che nel
season finale ci sono le due
Anna Torv che si confrontano.
Double feature!Nota 2: se si atterrà a quanto raccontato alla stampa,
questa sarà l'ultima apparizione televisiva di
Leonard Nimoy, e direi che è un ruolo e un addio alle scene di tutto rispetto.
Titolo: DollhouseSerie conclusa: seconda e ultima
Giudizio: un altro, stupendo, epitaffio.
Bisognerebbe guardare due episodi due di
Dollhouse, per capire cosa poteva e doveva essere. E lo sapete già quali. Gli unici
fuori serie, lasciati interamente nelle mani di
Joss Whedon senza ingerenze dell'antipatica FOX.
Come
Fringe, anche
Dollhouse ha visto diminuire gli ascolti (complice l'inserimento nel palinsesto nella peggior serata per i serial negli USA) e con la chiusura sempre più probabile ha bruciato ogni remora e accelerato verso il finale (quello
regolare,
The Hollow Man, trascurabile) per poi concedersi questo secondo epitaffio, ambientato dieci anni dopo il primo. Non so che effetto abbia avuto sul povero J.W. il ripetersi della storia di
Firefly (anche se lì, a dirla tutta, la serie viaggiava su tutt'altro livello) ma ancora una volta nell'uccidere una propria creatura ha dimostrato di cosa sia veramente capace (si pensi al film
Serenity, al catastrofico finale di
Buffy, o alla battaglia con cui ha concluso
Angel).
In
Epitaph Two, tra morti inaspettate e sacrifici in puro
whedon style, c'è ancora tempo per osservare un'umanità schiavizzata, dove i corpi sono posseduti dalle menti di chi detiene la tecnologia (il potere), divenuti virtualmente immortali. I pochi sopravvissuti che si schierano contro il caos imperante sono ancora gli
actuals, gli unici immuni al transfer, molti dei quali sono divenuti più che umani per combattere la guerra in corso.
Tutti riescono a trovare il loro posto in questo passaggio verso una nuova evoluzione e la fine del conflitto. Alpha, Adelle e Topher, Victor e Sierra e perfino Echo e Paul. Anche chi è stato separato dalla morte riuscirà a ricongiungersi diventando, come si usa dire in questi casi, una cosa sola.