sabato 29 maggio 2010

Serial di stagione (I)

Circa otto mesi fa scrivevo un post dedicato alle serie tv delle quali attendevo speranzoso l'inizio. Erano Lost, Dollhouse, Dexter, Fringe e Californication. Dopo tutto questo tempo rieccomi qua, per dirvi cosa penso delle stagioni appena concluse.
Dall'anno scorso una cosa è sicuramente cambiata: il tempo che dedico ai serial è sceso di molto e di consegeuenza ho scartato un po' di roba "inutile". Tra le vittime, Chuck (simpatico ma non imperdibile), Warehouse 13 (lei, gnocca è gnocca, però basta con la roba alienofintomistico, dai...), Damages (buona la prima, carina la seconda, ma la terza...), Diario di una squillo (sì, okay la figa, ma l'ironia della prima serie? no eh...), Castle (parla di uno scrittore, un episodio DOVEVO guardarlo! e mi è bastato).
E dopo gli eliminati veniamo alle serie rimanenti, solamente nove! E in questa puntata della rubrica Serial di stagione andiamo a parlare delle prime tre: The Big Bang Theory, Lost e V.

The Big Bang TheoryTitolo: The Big Bang Theory
Serie conclusa: terza
Giudizio: iniziamo dalla migliore.
Nonostante un leggero calo di qualità in questa terza serie, TBBT rimane imperdibile. Sicuramente la corda si sta stringendo attorno a un insieme di argomenti ormai (ab)usati nelle precedenti due serie, delle quali alcuni momenti sono al di sopra di qualsiasi sit-com che ho visto. Sheldon Cooper rimane il mattatore assoluto e surclassa gli altri per incisività del personaggio. Le sue sfaccettature non smettono mai di riflettere gli altrui difetti nei modi più diabolici e odiosi, ma con un intero set di debolezze (psico fisiche) a disposizione (e il rapporto con la volubile Penny) riesce perfino a essere simpatico. In questa terza serie viene un po' a mancare il suo atteggiamento molto spockiano di analizzatore del genere umano, che aveva dato luogo in precedenza a dialoghi esilaranti (chi non ricorda il cartello con scritto "sarcasm" usato da Leonard per fargli capire quel lato così strano della mente umana?).
La love story tra Leonard e Penny trova un altro (vago e sinceramente poco ispirato) motivo per venir meno ma tutto si perdona davanti alla visione de The Staircase Implementation dove assistiamo alla firma dell'ormai mitico contratto tra coinquilini, che regge le sorti della convivenza tra Leonard e Sheldon.
Insomma, nonostante un calo rispetto le precedenti TBBT rimane la sit-com da guardare e riguardare.

lost Titolo: Lost
Serie conclusa: sesta e ultima
Giudizio: è finito, amen.
Non so nemmeno cosa aggiungere al mare di opinioni lette ovunque. Un progetto interessante, partito bene e schiantatosi sull'impossibilità di spiegare cosa realmente si volesse fare. Arrivati troppo lontano dall'idea di partenza gli sceneggiatori devono aver deciso che tanto valeva fare il balzo verso un oltre che non ha accontentato nessuno. I Teologici dell'Unica Isola. I fan di Jacob o fan del Locke oscuro. Gli spettatori che speravano di veder rivelata almeno una delle tante verità, perse in un mare troppo vasto di incongruenze (orsi bianchi, donne che non partoriscono, i poteri di Walt, tutti che vedono gli spiriti, la discendenza dei custodi,...) per non parlare di tappi per luce mistica (un must!), bottigliette di Acqua Candidates e sequenze di numeri da giocare al lotto.
Troppo poco, quasi nulla, per chi ha seguito assetato di sapere per sei anni le gesta dei losties.
Ammetto che leggendo in giro mi sta un po' sulle palle tutto quel correre ora a dire "ma io lo sapevo", "ho mollato perché si capiva". Si capiva una ceppa. Le prime due serie erano fatte da Dio J.J. Abrams. Che poi i suoi soci, colpevoli anche 1) defezioni dal cast; 2) eccessiva attenzione alle esigenze dei fan; 3) qualche canna di troppo; abbiano deragliato brutalmente, è vero.
Rimane il ricordo (amaro) di certe scene (i dialoghi no, okay, quelli han fatto schifo più o meno sempre, ma le puntate desmondcentriche per esempio erano delle perle) e di una cortina di mistero che nessuno ha voluto sciogliere.

morena baccarinTitolo: V
Serie conclusa: prima
Giudizio: delusione terrificante, che nemmeno il purgatorio lostiano è in grado di eguagliare.
Con l'originale che ai tempi mi diede i brividi, le uniformi pseudo naziste, i topi mangiati vivi, insomma, i lucertoloni invasori in tutto il loro splendore, non si poteva fare peggio di così.
Posticcia, finta, noiosa, lenta. Il tentativo di rendere melliflui e virali (in ogni senso) i Visitatori si scontra con la scelta di un cast decisamente poco azzeccato, nel quale spicca il capo-dei-ribelli ex terrorista palestrato e iper fico cool, e la figlia-del-capo-alieno direttamente da Krypton con una faccia spigolosa e inespressiva.
Morena Baccarin la preferivo come prostituta spaziale con astronave e qualche chilo in più su Firefly.
Elizabeth "Juliet" Mitchell stenta a reggere il peso della serie e ha una faccia troppo stanca e troppo triste per tutte le puntate. Si arriva al finale stremati sperando in qualche esplosione che faccia fuori umani, alieni o entrambi, ma la conferma della serie per l'anno prossimo ha permesso agli sceneggiatori di diluire le storyline per proiettarle verso il futuro. Astronavi realizzate con un rendering 3D degli anni '80, effetti "red sky" del finale davvero penosi, nessuno che si sia mangiato un topo in una decina di episodi. Non è Visitors.

giovedì 27 maggio 2010

Diario Pulp di strumm, gratis in ebook

strumm diario pulp ebook gratisÈ stata una lettura disturbante, ironica, a tratti irresistibile.
Ha tenuto incollato alle sue pagine dense di sangue me e amici che ho obbligato a leggerlo (usando un certo sturacessi come minaccia).
Se vi siete persi la mia recensione o non sapete di che libro parlo correte a leggerla prima che arrivi il Sellero a punirvi...

Diario Pulp è un ottimo libro che viene dalla rete (dove l'autore postava gli episodi), ha vissuto sulla carta stampata di Edizioni XII e ora alla rete torna, su un ebook gratuito distribuito da eBookGratis.net.

Diario Pulp è un condensato di azione e ironia, costruito a episodi, come fossero puntate di una serie televisiva ma con un fil rouge che ti porterà piano piano a svelare il mistero che avvolge l'Imperatore. Personaggi accattivanti, strampalati e originali a cui, pagina dopo pagina, ti affezionerai desideroso di scoprire cosa combineranno dopo.

Clicca oltre per scaricare l'ebook gratuito di Diario Pulp.

martedì 25 maggio 2010

Lost - The End (spoiler?)



È finita.
E ancora non so se ne sono contento.

Edit di qualche giorno dopo.
Sembra esistere una spiegazione o presunta tale proveniente da qualcuno che lavora con gli sceneggiatori. Tradotta qua.

lunedì 24 maggio 2010

Dr. Horrible e Dead Set

Come avrete forse notato 'sto blog non parla di cinema da tanto tempo.
Il cinema, con allarmante frequenza, mi stufa. Costa (sempre) e mi stufa (spesso).
Inutile dire che film interessanti escono ancora, ma sono sempre più quelli che 1) non passano nel circuito cinematografico italiano (o solo in salette poco più grandi del mio soggiorno dove comunque si sborsano troppi euri) 2) mi potrò guardare a casa in DVD spendendo molto meno. Gli altri film, quelli che vai al cinema perché ti serve quello schermo e quell'impianto audio per goderteli, non li trovo mai soddisfacenti (peggio che peggio quelli in 3D, pronto a dar fuoco agli occhialini e a chi dice che i filmintreddì ti danno "qualcosa di più").
Aggiungete a questo che l'ADSL non ce l'ho e quindi non posso usare le vie alternative per procurarmi "pellicole" interessanti.
Rimane la vasta (ma disomogenea in quanto a qualità con cali vistosi nelle serie popolari) distesa dei serial (che anche con la "chiavetta" Wind si riescono a vedere, via "flusso").
Altra via, scoperta ahimè tardi dal sottoscritto, le proiezioni all'associazione La Cappella Underground (quelli che organizzano il festival della fantascienza a Trieste).
Visione dei film (in una saletta meglio attrezzata di certi cinema del centro!), catalogo di circa 15.000 titoli. Tutto gratis.
Meglio tardi che mai, si dice.
Eccomi quindi a parlarvi (con spoiler!) di cosa ho visto alla mia prima discesa in un vicolo buio di Trieste, dove una scaletta fatiscente porta ai loro locali pieni di film dimenticati...


DEAD SET
Dead Set è una miniserie inglese in 5 parti, decisamente horror, che descrive cinque giorni dell'invasione degli zombie. Il tutto inizia durante una delle serate di "eliminazione" di un concorrente dalla Casa del Grande Fratello, col pubblico che attende la nomina assiepato davanti a un palco, all'esterno della Casa.
Su quel palco la presentatrice Davina McCall (nella parte di sé stessa) intrattiene i fan, parla con i concorrenti all'interno della Casa e, dopo lo spoglio delle votazioni, accoglie l'isterica Pippa (nome sfigatissimo). In quel momento giunge un auto con degli infetti e (com'è consuetudine in questi casi) the infection spreads! Non ci sono spiegazioni, non ci sono rimedi.
Dead Set è un bel pugno nello stomaco, di quelli che non ricevevo da tempo. Non c'è spazio per i dubbi sulla qualità del serial, che somma la buona tradizione zombesca alle migliori uscite degli ultimi anni (28 giorni dopo per dirne una).
Alla fine della prima puntata di Dead Set il senso di opprimente predestinazione è palpabile. Non c'è via di fuga, non c'è speranza. Anche perché se quella (la gente assiepata fuori dal palco del GF, i telespettatori, i protagonisti) è l'umanità che dovrebbe venir salvata, allora è meglio stare dalla parte dei goffi antropofagi mugugnanti.
Gore a livelli che in Italia non vedremo mai. Vivi e morti dilaniati da non morti, in una visione piacevole, se paragonata ai cadaveri ridotti a pezzi dal regista del GF, esca nel folle tentativo di fuga. Lui macella i corpi di alcuni concorrenti, morti, risorti e ri-morti. Estrae interiora, affetta, senza mai smettere di insultare i sopravvissuti, che lui disprezza e considera, al pari di quelli che ha tra le mani, solo carne utile a raggiungere un risultato.
Inutile credo citare i sottotesti, evidenziati nel parallelo tra l'occhio dello zombie e il simbolo del GF e nel doppio assedio che apre e chiude la mini serie. I fan accorsi a vedere i loro (dementi) idoli. I non morti affamati che assaltano la sede del Grande Fratello per mangiarsi quelli stessi umani che idolatravano.
Comparsate note agli inglesi: la già citata conduttrice del GF nella parte di sé stessa ed ex concorrenti della trasmissione nei panni degli zombie. Una recitazione che si mantiene a ottimi livelli e nessun momento di vera speranza.
Teso e sanguinante, Dead Set lascia senza fiato durante la visione e senza parole, una volta concluso.


DR. HORRIBLE'S SING ALONG BLOG
Il tragicomico musical di Joss Whedon, risalente al 2008, è ormai disponibile su youtube (sub ita) in cinque spezzoni (qua, qua, qui, quo e qua per i più pigri).
Per chi non conoscesse la storia della produzione di questo mediometraggio (42' in tre atti), realizzato durante lo sciopero della Writers Guild of America, la riassumo rapidamente. Gli sceneggiatori statunitensi incrociarono le braccia, creando un vuoto nelle produzioni televisive e cinematografiche. Whedon si mise al lavoro in quel periodo, coinvolgendo i fratelli Zack e Jed, rispettivamente sceneggiatore e compositore (con dei nomi da avventura grafica Lucasarts!). Tra gli attori reclutò alcune sue conoscenze: Felicia Day (Buffy, Dollhouse) e Nathan Fillion (il capitano Malcolm Reynolds in Firefly/Serenity) mentre per la parte del super villain Dr. Horrible venne scelto Neil Patrick Harris (Starship Troopers).
Il risultato, reso disponibile sul web e poi su DVD, ebbe un certo successo, riuscendo a ripagare i costi di produzione (tecnici e attori avevano lavorato gratis) e ottenendo alcuni premi (Best Dramatic Presentation, Short Form agli Hugo Awards, Best Internet Phenomenon Award agli People's Choice Awards e il Outstanding Special Class - Short-format Live-Action Entertainment Programs, probabilmente il premio dal nome più lungo della storia, nei Primetime Creative Arts Emmy Awards).
Già visto su internet e rivisto con piacere in questa occasione, DHSAB attizza il Whedon fan che c'è in me, nerd occhialuto che ha sbavato su Buffy, ha apprezzato Angel e ha bestemmiato quando hanno chiuso Firefly (pur godendo davanti alla fantascienza western di Serenity). Il lato musical ricorda quel Once more with feeling pluripremiato e considerato il miglior esempio di puntata musicale di un serial. Fillion è un Cap. Hammer muscoloso, borioso e stupendo nel suo egocentrismo. Harris rievoca i super cattivi dei fumetti, gli scienziati pazzi destinati a fallire senza speranza, nel confronto con le loro nemesi storiche.
Il finale è puro Wheadon. Muore chi non dovrebbe ed è difficile decidere a chi dare veramente la colpa per quel mutamento, da commedia a tragedia, per la vita innocente strappata al desiderio di entrambi.
Se poi non ci fosse il secondo finale, parodistico, con l'ingresso (a che prezzo?) di Dr. Horrible nella Evil League of Evil capeggiata da Bad Horse, che appesantisce ulteriormente quanto accaduto, sottolineando la folle scelta fatta dal (finalmente super) criminale.
Se poi non ci fosse quell'ultima immagine, che nega tutto quanto visto in precedenza.

giovedì 20 maggio 2010

Il peso della farfalla di Erri de Luca


Il peso della farfalla
Erri de Luca
2009, 70 pag.
Feltrinelli
ISBN: 9788807017933
Mentre leggevo Il contrario di uno, mi hanno detto che non potevo non leggere Il peso della farfalla, dello stesso autore, seducendomi con motivi tipo è bellissimo, costa pochissimo, è brevissimo... Magia del destino, qualche settimana fa vagando tra le tisane e le marmellate alla COOP, non te lo vedo, col 30% di sconto! Credendo nei segni l’ho afferrato dal bancone e me lo sono portato a casa.

Il peso della farfalla è un libro di 70 pagine, le prime 60 occupate dal racconto dal quale prende il titolo e le ultime 10 da Visita a un albero. Fin dalle prime righe salta agli occhi che la scrittura di Erri de Luca non è affatto semplice. A questo è dovuta la divisione di lettori e critica. C’è chi lo adora e chi lo rifiuta categoricamente. De Luca usa la lingua e la piega, sottraendo elementi fondamentali come soggetti e verbi. Costruisce mosaici di frasi monche. Al lettore rimane lo sforzo di assemblare i pezzi, riempire i vuoti, disegnare i bordi. Uno sforzo che ritengo ampiamente appagante.

La storia. Un camoscio unico nel suo genere, per forza e intelligenza, diventa il “re” di un grosso gruppo di suoi simili, abitanti del versante impervio di una montagna. Dalla valle sottostante un cacciatore solitario ha eletto quella zona a suo territorio e da anni ormai miete vittime tra i caprioli. Entrambi eletti a migliore dai propri simili, entrambi consumati dalla propria vita e consci che quel particolare giorno sarà l’ultimo.
Erri De Luca ci racconta quel giorno.

Quel giorno di novembre si alzò stanco nelle gambe, appena sveglio già pesava un affanno da fine giornata. Fu il sole a persuaderlo a prendere il sacco. L’arma era dalla sera prima accanto al letto, chi vive solo deve stare pronto. Uscì con il caffè che gli fumava in testa.

A me quel caffè che gli fumava in testa è rimasto impresso. Non è solo l’immagine, è il profumo, la sensazione. C’è. Rimane.
Con il caffè mi è rimasta la neve, il freddo, l’arrancare del cacciatore e della preda. Sicuramente la mia passione per la montagna, per l'incontro di colori e odori del mondo racchiuso tra rocce e corsi d'acqua, ha influito sul rapporto col libro, nel quale ho trovato uno specchio fedele delle mie sensazioni.

Nelle notti di luna il vento muove il bianco e manda le oche sulla neve, un vecchio modo per dire che fuori passeggiano i fantasmi. Li conosce, alla sua età gli assenti sono più numerosi dei rimasti. Alla finestra guarda passare il loro bianco di oca sulla neve notturna.

I colori sono distribuiti a pennellate secche, dure. Hanno una vita propria e una storia da raccontare.

È novembre, davanti a lui l’inverno da venire, immenso da ospitare. Ha avuto il pensiero di scendere a valle quest’anno, svernare in paese. È la prima volta che sbuca. Tra i passi in salita, il pensiero, l’uomo dà un calcio a una piccola pigna di mugo. Senza di lui la capanna crollerebbe di solitudine.

Il rapporto con un ambiente ostile, che l’uomo ha scelto come dimora, lontano da un mondo del quale non fa più parte. Come il re dei camosci.
Il peso della farfalla è un libro breve ma non veloce. Certi paragrafi richiedono tempo e calma per essere assaporati, ricomponendo le parti, riempiendo i vuoti, lasciando scorrere le immagini. Uno sforzo che vale davvero la pena fare, perché quelle vite sospese in bilico su crepacci e valli hanno tante storie da raccontare. E il peso della farfalla, apparentemente inconsistente, può fare la differenza, anche tra la vita e la morte.

Una farfalla sopra un fucile lo prende in giro. La sua mira è derisa dal volo spezzettato che dovunque cade, porta con sé il centro raggiunto. Dove si posa la farfalla, è il centro.

lunedì 10 maggio 2010

Finché non cala il buio di Charlaine Harris

finché non cala il buio charlaine harris
Finché non cala il buio
Charlaine Harris
Fazi Editore
340 pag., 12€
ISBN 9788876250583
Sono state la passione per la serie tv True Blood e l'insistenza di una grande fan dei romanzi, a spingermi all'acquisto di Finché non cala il buio, primo volume del ciclo di Sookie Stockhouse. Insomma non è stata colpa mia, io non volevo... e non volevo nemmeno fare la recensione, perché non so bene se il libro mi sia davvero piaciuto. Allora... io attacco a scrivere e vediamo cosa ne esce e voi mi seguite, okay?

La storia la sapete?
Vi dico subito che ci sono i vampiri.
Non quelli emotivi fino alle mutande, non brillano (okay Bill un po' è lucido), non sono in guerra coi licantropi (almeno non nel primo volume). E fanno sesso, molto sesso, sfruttano le perversioni di noi umani, ci succhiano, scopano e mangiano.
Ah, e vivono tra noi. Non nel senso carpenteriano, non servono occhiali da sole speciali. Li si trova ovunque, in strada, al bar. Soprattutto al bar, dove si ciucciano ettolitri di True Blood, sangue sintetico inventato dai giapponesi (e da chi sennò?) che li ha spinti a venire allo scoperto.

Un po' di novità c'è, quindi.
Aggiungeteci che se il nostro sangue fa loro da piacevole diversivo (quando capitano gli "incidenti"), il loro di sangue è per noi vivi un cocktail viagra-red bull, un siero dalle qualità così ricercate da spingere gli stessi umani a dissanguare i vampiri, per poi rivendere ad alto prezzo quanto hanno "munto".
Insomma in tante cose ci assomigliamo, noi e i succhiasangue. Loro quando si eccitano gli si allunga...no i canini, ad esempio. E hanno una gerarchia interna che fa sembrare la richiesta di un appuntamento all'azienda sanitaria locale una gita di piacere. Però se dici agli altri vampiri che una donna "è tua" loro non la toccheranno, il che è anche comodo mentre da noi di solito non funziona. E tra loro più uno è vecchio più è potente e rispettato. Non un rincoglionito, puzzoso e inutile che nessuno ascolta.

Direi che a 'sto punto è meglio se vi incollo la trama.

Sookie Stockhouse fa la cameriera in una piccola cittadina della Louisiana. È una persona tranquilla e riservata, che se ne sta per i fatti suoi e non ha amici con cui uscire, non perché non sia graziosa, no, anzi. Il problema è solo che Sookie soffre di quella che considera una sorta di "infermità": è in grado di leggere nella mente della gente, e questo non la rende un soggetto facile con cui avere una relazione. E poi arriva Bill. È alto, bruno, avvenente, e Sookie non riesce a sentire una sola parola di quello che lui sta pensando. Esattamente il genere di uomo che ha aspettato per tutta la vita. Però anche Bill ha un problema: è un vampiro che gode di una cattiva reputazione e frequenta tipi strani, perfino sospettati di efferati delitti. E quando uno dei colleghi di lavoro di Sookie viene ucciso, lei comincia a temere di poter essere la prossima vittima.

Se avete visto il telefilm, vi avverto che troverete molte cose di meno. Meno personaggi e comunque meno sviluppati. Come mai nel serial tivù hanno dovuto tirar fuori novità rispetto al libro? Ma perché molta della storia scritta è riempita da luuuuunghi elenchi di cose, luuuuunghe descrizioni degli ambienti, luuuunghe... avete capito. Ogni qual volta Sookie (ma che nome è?!) si veste, ad esempio, ci viene raccontato ogni singolo capo di abbigliamento che indossa, dagli orecchini alle scarpe. Ogni gesto è descritto nel dettaglio, anche se apparentemente inutile.
E questo è il peggior difetto del libro, che nel complesso inizia male (davvero troppo lenti i primi capitoli) ma migliora con l'andar delle pagine. Inizia a carburare, diventa divertente e sfoggia qualche trovata simpatica, seppur non sempre originale (Elvis/Bubba immortale perché vampiro?).
Pure i protagonisti non sono troppo scontati (Sookie la piccola bigotta del Mississipi, che nutre passioni per metà della popolazione maschile locale e non esita a dimostrarlo; Bill il vampiro, che cerca di capire gli umani ma deve sottostare alle leggi del suo "popolo" e alle pulsioni del suo essere non morto; Sam e il suo frequente cambio di pelo...), però è un po' poco, per un thriller a sfondo horror che non è riuscito mai davvero a catturarmi, forse perché sapevo già chi era l'assassino, forse perché ero più interessato alle figure sovrannaturali che girano per Bon Temps.

Mi sorge il dubbio.
Non so quanta parte del piacere sia derivata dalla scrittura non perfetta della Harris (screziata anche da qualche refuso di traduzione) e quanta dalle immagini e dalle voci rimaste impresse dalla visione del serial tv.
Penso che in futuro mi limiterò a quest'ultimo, per conoscere le vicende dello strano popolo meta-umano di Bon Temps, Louisiana.

Ora è tardi.
Vado a farmi un bicchierone di True Blood tiepido.

sabato 8 maggio 2010

Il booktrailer di Squilibrio 3 - Las Vegas

All'inizio dei tempi c'era il Libro. E al Libro venne dato il nome dell'Eroe.
El Cucador.

Poi i Signori dello Squilibrio videro che era stata fatta cosa buona e giusta. Decisero allora di forgiare col fuoco un nuovo Libro.
Love Boat.

E quando le genti si alzarono dalle loro tane per reclamare una degna fine alle epiche gesta dell'Eroe i Signori, riuniti sui bianchi troni di ceramica, unirono i loro sforzi in un terzo, devastante grimorio.
Las Vegas.

Il vostro eroe sta per tornare, voi siete pronti?


venerdì 7 maggio 2010

L'esercito dei demoni di Terry Brooks

terry brooks l'esercito dei demoni
L'esercito dei demoni
La genesi di Shannara, vol. 3
Terry Brooks
Oscar Mondandori
405 pag., 9.50€
ISBN 978880459707
E anche questa è finita.
Sarà perché è (era, al tempo della rece) venerdì notte e le ultime cento pagine me le son pressate nel gargarozzo tutte in un colpo, ma sento la stanchezza nel dirlo.
È finita.
Perché un po', lo ammetto, ci spero sempre. So che il vero fantasy, quello che (forse) ha ancora qualcosa da dire, non è firmato Brooks. Ed è inutile venirmi a sbandierare steamqualcosa e amici vari. Non ci posso fare molto, quando vedo uno dei suoi libri mi sale il bisogno di prenderlo dallo scaffale e comprarlo come l'Holden per un sociopatico. Con quel misto di vergogna ed eccitazione, pari al misto di vergogna e delusione quando arrivo alla fine. Un coito interrotto condito di magia e storie noiose.

Ho resistito a eredi, navi volanti con propulsione a cristalli (di enterprisiana memoria!), druidi supremi e cose landoveriane (lo ammetto, dopo le prime due). Ma la genesi di Shannara, (primo) ciclo che ha connesso quello (interessante) del Verbo e del Vuoto con il primo della famiglia Ohmsford, non potevo lasciarlo stare.

Ed è finita, per fortuna.
Perché anche stavolta il caro Terry mi ha fregato.
E lo ha fatto con la consumata abilità di chi ha imparato a raccontare una storia e da quella non intende o non sa allontanarsi, ripercorrendo schemi e ricostruendo psicologie, imbastendo paralleli tra interno ed esterno che porta avanti ormai dal lontano 1977, uscita de La spada di Shannara.

La cosa peggiore è che i presupposti per scrivere qualcosa di diverso, stavolta, c'erano tutti. Partiva dal nostro presente con l'idea di demolirlo sotto la spinta delle forze demoniache, trarne un futuro apocalittico e ricostruirlo come un mondo fantastico.
Dalla fantascienza al fantasy.
Un percorso non facile ma con tanta di quella potenzialità che anche uno come Terry Brooks avrebbe potuto cavarne qualcosa di interessante.
E invece non ce l'ha fatta.
È caduto sotto il fuoco tentatore dell'auto citazione, non intesa però come il riproporre personaggi e ambientazioni amati dai lettori, citazioni sibilline che titillino la fantasia dei fans accaniti, rimandi incrociati e nascosti al resto della saga. Macché. Cita se stesso nell'ennesima manovra per spezzare in sottogruppi la Compagnia e alternarne i racconti delle gesta; nel creare il fronte interno, psicologico, famigliare e contrapporlo a quello della solita, inutile, noiosa, già letta, scolorita, triste battaglia "campale".
Abbiamo avuto Stee Jans, il Libero Battaglione, Garet Jax, i Demoni, l'Eterea.
Serviva davvero un altro scontro tra umani e mostri? Soprattutto se così mal raccontato da dare l'idea che l'autore fosse stanco di descriverlo. Nella seconda parte in cui è diviso lo fa finire in una maniera talmente rapida (e con l'ennesimo coniglio dal cilindro che sbuca ammazza un intero esercito e svanisce) che si sente alle spalle lo sbuffo di noia dello stesso Brooks.

Tornando a quanto dicevo all'inizio: l'altra nota a dir poco dolente è il confluire della fantascienza apocalittica nel fantasy. E di questo già mi ero lamentato ai tempi del primo volume della serie, I figli di Armageddon, parlando degli Elfi. L'idea che il mondo fatato sia sempre esistito e con lui elfi, il re argento e compagnia magica, mi spiace, ma è terribile. Cavolo mi viene l'orticaria solo a ripensarci.
La magia, gli elfi e il resto non poteva derivare dall'interazione del verbo e del vuoto con il mondo, così come demoni, ex uomini e mutazioni varie? Non sarebbe stata una più sensata e interessante ipotesi di scienza mitopoietica, di tecnologia che diviene superstizione?
A mio avviso sì, lo sarebbe stato.

Tralascio di citare il finale, anch'esso figlio di un deus ex machina dalle proporzioni bibliche, buttato lì tanto per giustificare la prossima triduologia ambientata 500 anni dopo questa (si chiamerà Legend of Shannara) così come il ripensamento (o spinta dell'editore) che ha avuto nelle ultime 3 righe del romanzo, tanto per non farlo davvero identico a una sua precedente opera.

Ripetizioni e altri piccoli refusi editoriali, la solita struttura narrativa (a qualsiasi livello si legga), la presenza di uno stacco troppo netto tra la parte catastrofica e quella fantastica, il trovarsi le spiegazioni barcollanti di come gli elfi siano sempre esistiti... è un composto che non si amalgama, una storia che non dà quasi nulla, ma infastidisce e fa capire che anche da questa lettura si può uscire solo con il metodo classico dei fans:
facendo spallucce e dicendo "beh ma dai, tanto... è un fantasy!".

mercoledì 5 maggio 2010

Visioni di Morte "Soviet"


Un'illustrazione di Elisa Ferrotto da
Sine Requie IV° Reich
Come ogni anno in primavera torna il sole, il caldo... okay, diciamo che su certe cose non possiamo davvero più contare ma altre invece non cambiano!
Torna anche nel 2010 il concorso dedicato alle visioni zombesche per il gioco di ruolo Sine Requie, scritto dalla coppia di pazzi meglio nota come Leonard Zombie e Il Curte.
La nuova edizione ruoterà attorno al manuale in uscita a Lucca 2010, dedicata al terribile Soviet, tra macchine tecno organiche, nebbie malsane e una marea di zombie affamati, lì dove domina Z.A.R., la terribile intelligenza artificiale.

Ogni partecipante potrà inviare un Personaggio per l’ambientazione SOVIET. Il Personaggio potrà essere di qualsiasi tipo, purché sia coerente con l’ambientazionedi Sine Requie Anno XIII (i manuali di riferimento sono "Sine Requie Anno XIII", "Sanctum Imperium Anno XIII", "IV Reich Anno XIII", "Olocausto di Terrore").
Il Personaggio dovrà essere presentato secondo le modalità standard presenti in Sanctum Imperium Anno XIII e IV Reich Anno XIII (Aspetto, Carattere, Storia, eventuali Note, Tarocco Dominante) oppure potrà essere spedito un racconto incentrato su un Personaggio di propria invenzione.
Il Personaggio presentato NON dovrà avere alcun riferimento al sistema di regole (quindi niente statistiche). Non si accettano disegni o elaborati grafici allegati al Personaggio.
Ogni partecipante potrà concorrere con, al massimo, 2 Personaggi. Il file .doc per ogni Personaggio dovrà essere in Times New Roman a 12 e non deve superare le due pagine.

Per il vincitore:
1) Pubblicazione del Personaggio (con citazione dell'autore nei credits) all’interno del manuale “SOVIET” edito da Asterion Press.
2) Una copia del manuale “SOVIET” per banfarsi con gli amici!

Per i partecipanti:
I Personaggi non vincitori verranno pubblicati sul forum ufficiale di Sine Requie www.asterionpress.com/forum (ricordiamo che i proprietari dei Personaggi partecipanti possono richiedere via mail che il loro lavoro non venga pubblicato su forum)

Modalità di invio del materiale: il file (rigorosamente in formato .doc) contenente il Personaggio dovrà essere inviato via e-mail all’indirizzo info(at)serpentariumgames(dot)com entro la data di scadenza del concorso.
Sia nella mail che nel file .doc dovranno essere specificati nome e cognome del partecipante.
Con la partecipazione al concorso, ovvero l'invio di uno o due personaggi, si accetta implicitamente, nel caso di vittoria, la possibilità di pubblicazione del proprio lavoro sulle pubblicazioni Asterion. Il vicinitore concede la pubblicazione del proprio personaggio previa menzione del suo nome nei credits del manuale, accettando come compenso la copia del manuale stesso.
Nel caso non vi siano lavori meritevoli di pubblicazione tra quelli inviati, il premio può non essere conferito.

Link utili:
- Sine Requie
- Asterion Press
- Forum ufficiale