martedì 28 settembre 2010

Il quinto cilindro - Paolo Agaraff

il quinto cilindro paolo agaraff
Il quinto cilindro
Paolo Agaraff
Montag, 2010
ISBN: 9788896793206

Dopo Le rane di Ko Samui (recensito qui) e il prequel I ciccioni esplosivi, tornano, con l’inesauribile carica di energia che li contraddistingue, i tre anziani eroi creati dal molteplice Paolo Agaraff.

Archeologia. Civiltà perdute. Visitatori da un altro pianeta, capaci di influenzare la storia e gli eventi terrestri nel passato e nel presente. Con “Il quinto cilindro”, Paolo Agaraff affronta l’argomento con il suo solito stile dissacrante. Tre vecchi e terribili pensionati si trovano coinvolti in trame di respiro interplanetario, scaraventati in una realtà cristallizzata al tempo della nascita dell’impero romano.

I tre pensionati rischieranno la vita, l’amicizia e la sanità mentale, barcamenandosi tra alieni chitinosi, montagne impervie, cupe leggende, riti oscuri, rivoluzioni giacobine e sanguinose controrivoluzioni, scrutati dall’instancabile appendice visiva della remota Sentinella.

Come nell’avventura a Ko Samui mi sono trovato immerso in un’atmosfera che mescola generi diversi e riesce a rendere ironico il mito cosmico del buon H.P.Lovecraft, cosa sicuramente non facile (e non esente da rischi).

Questa volta Agaraff porta i tre protagonisti a contatto con una civiltà rimasta ferma nel tempo, comandata da un amico, re suo malgrado, asservita dalla paura di antichi déi, forse scomparsi, forse semplicemente in attesa.

L’intera vicenda è inoltre osservata da occhi disumani, esseri provenienti da Yuggoth e legati tra loro da una rigida e disciplinata struttura gerarchica.

Tutto, in questa storia, è un esperimento.

Gli insetti senzienti osservano gli umani, li studiano e ne catturano a volte le menti in grossi cilindri metallici. Il popolo rimasto intrappolato sotto terra è poco più che un formicaio da osservare, dove la differenza tra uomo e animale sta svanendo con lo scorrere del tempo.

Nella comunità romana, ferma a secoli prima, il re sperimenta cambiamenti sociali, ma è comandato dai desideri dei propri seguaci, e alla fine il suo esperimento di manometterne la struttura non riuscirà come sperava.

Il qvinto cilindro è un romanzo affascinante e complesso, come una chiacchierata a tavola mescola sapori e discorsi diversi, stemperando gli orrori lovecraftiani con l’ironia e pungendo con i riferimenti a modelli di vita non troppo riusciti.

Una tirata di orecchie (capelli, tentacoli) per la forma editoriale, non proprio perfetta. Dalla copertina, che avrebbe meritato un'immagine più incisiva (per quanto gli insettoni facciano parecchio effetto quando si tratta di prendere in mano il libro) alla presenza di qualche refuso eliminabile con una botta finale di editing.

6 commenti:

Alex McNab ha detto...

Ma come si sposano ironia e temi lovecraftiani? Mi sembrano concetti antitetici.
Non è una critica, bensì una vera e propria domanda...

Matteo Poropat ha detto...

Direi in molti modi. C'è il Gaiman di "A Study in Emerald" (Fragile Things) o del simpatico "I, Cthulhu" (http://www.neilgaiman.com/p/Cool_Stuff/Short_Stories/I_Cthulhu) ad esempio. E ci sono i vecchietti agaraffiani di Ko Samui e del quinto cilindro.

A tratti si mantiene il sense of wonder che permea le visioni "alla Lovecraft" (ad esempio nel gran parte del finale del quinto cilindro, ambientato nelle caverne-laboratorio degli antichi) opponendogli non personaggi annichiliti dalla concezione di Orrore Cosmico, ma combattivi e sanguigni umani. I quali, forse perché hanno ormai poco da perdere, giunti all'autunno della loro vita, non si fanno spaventare da concetti che invece annichilivano le menti dei giovani e fantasiosi (e spesso destinati alla follia) protagonisti delle storie di Lovecraft.

Non è impresa facile, infatti la ritengo più riuscita nel precedente "Le rane di Ko Samui", ma più per un intento quasi dichiarato, dove invece il quinto cilindro ruotava attorno a concetti sociali più complessi, relegando divinità e orrori sullo sfondo.

Come dimostra un certo filone orrorifico in ogni storia c'è un lato ironico, comico, irriverente, che siano zombie o vampiri o, anche mostruosità insettiformi provenienti da Plutone.

Alex McNab ha detto...

Ottimo riassunto del "sottogenere", grazie mille! :)
Sarà che io fatico a mischiare le due cose, horror e comicità, quindi sono molto pretenzioso quanto m'imbatto in un articolo, film o libro che sia, di questo filone.
Devo ammettere che mi hai incuriosito e vorrei provare a leggere qualcuno dei titoli che mi hai suggerito.

Perché prima o poi non dedichi un bell'articolo a questa "contaminazione" di generi?

;)

Simone Corà ha detto...

M'ispira molto, sempre sentito parlare bene del progetto Agaraff, primo o poi lo proverò.

Matteo Poropat ha detto...

@Alex: d'accordo con te che non sia impresa facile "ironizzare" con gusto e abilità sull'horror. A me per esempio i vari film di zombie "comici" non sono piaciuti.
Del sottogenere io so solo quello che ho scritto nel commento precedente, per cui lascio gli articoli a chi ne sa di più :-)
In generale se al pubblico italiano già l'horror interessa poco le contaminazioni se le filano davvero una manciata di persone. Altrove invece la cosa come sappiamo è tenuta d'altro conto, ma in quei posti l'ironia è considerata superiore alla comicità becera, per cui mentre noi ora abbiamo i calciatori analfabeti Loro hanno o hanno avuto, per dire eh, fantascienza (Douglas Adams), fantasy (Terry Pratchett), horror (ora mi vien in mente solo Pride and Prejudice and Zombies) e via elencando.
Ecco su questo si potrebbe fare un bell'articolo, sulla scomparsa dell'ironia nel mondo moderno :-)

@Simone: non parlare, smettila di leggere quelle cose inglesi lì e leggi queste italianiche!

gelostellato ha detto...

questo me interessare.
libro molto interstino