
Archetipi
Danilo Arona, Daniele Bonfanti,
Ian Delacroix, David Riva,
Giuseppe Pastore, strumm,
Samuel Marolla, Biancamaria Massaro,
Alberto Priora, Elvezio Sciallis,
J. Romano, Luigi Acerbi
Edizioni XII
338 pag., 2009
ISBN: 9788895733135
Quindi meglio cominciare subito e cominciare bene, senza perder tempo a pettinare i cercopitechi australi.
Quindi primo post e prima recensione del 2010.
Quindi Archetipi, di Edizioni XII.
Di questa antologia mi sa che avrete già letto qualcosa in giro. Ne ha parlato lo zio Alex e nonno Silente ne è rimasto invischiato, esibendosi addirittura come speaker, per la presentazione del volume a Padova. Ma dal momento che l'ho appena finita e rispetto altre antologie lette l'anno passato mi è piaciuta assai, vi dico cosa ne penso. E voi zitti e ascoltate.
Una premessa va fatta - la mia prima premessa del 2010 - per questo volume archetipico e per altri che seguiranno, acquistati in blocco usufruendo del super sconto di Edizioni XII, i tipi che hanno architettato questi archetipi. Ora ve lo cerco...
...rieccomi, questo è il link per il super bundle, una sorta di paccone regalo che farà la gioia dei lettori, con Archetipi, La corsa selvatica, Diario Pulp e Ritorno a Bassavilla.
Torniamo alla premessa... cosa accomuna questi quattro libri e spicca in Archetipi?
La loro bellezza in quanto "oggetti".
Eh, lo so...
E stanno arrivando gli ebook.
E quello che conta è la storia.
E don't judge a book by its cover.
Tutte cose verissime.
Eppure non so voi, ma io di sensi ne ho almeno tre o quattro, forse cinque, e tutta questa multimedialità, alla fin fine, non lavora sempre sugli stessi, la vista talvolta l'udito. E del resto che ne vogliamo fare? S'atrofizza tutto? Probabile, ma è un discorso diverso che lasceremo fare a chi ne è capace.
A noi, amanti del libro anche in quanto oggetto quadri-dimensionale dotato di una sua fisicità in questo spazio tempo e dell'apertura per un altroquando più o meno pericoloso, una copertina dipinta, che si sente a occhi chiusi, sotto le dita, delle illustrazioni che anticipano le storie, simboli mistici tratteggiati quasi casualmente accanto ai titoli, una carta quel poco ingiallita che lo fa quasi già "vecchio libro trovato in soffitta", un editing curato e un'impaginazione precisa e un uso dei caratteri di stampa coerente, non possono che far venire l'acquolina in bocca.
Ecco allora la sorpresa nel ricevere il pacco di cui parlavo, con quattro volumi, ognuno bello in sé e affascinante come frammento di un evidente lavoro di ricerca della forma editoriale, oltre che nei contenuti.
Le illustrazioni, realizzate dagli artisti del gruppo Diramazioni, richiedono non poco tempo per essere comprese appieno, e dopo aver letto il racconto connesso capita di ritornarci per rivedere nel disegno gli elementi della storia che hanno deciso di evidenziare.
Utile e inaspettata (in questo tempo di libri che spesso non parlano nemmeno degli autori) la prima appendice, dove il rapporto tra parola e immagine viene spiegato nei particolari dagli stessi illustratori.
Dalla confezione passiamo al contenuto, dalla copertina alla storia.
E di storie questa volta ne abbiamo ben dodici, scritte da personaggi conosciuti, chi più affermato, chi meno (per il momento), che rispondono ai nomi di Danilo Arona, Daniele Bonfanti, Ian Delacroix, David Riva, Giuseppe Pastore, strumm, Samuel Marolla, Biancamaria Massaro, Alberto Priora, Elvezio Sciallis, J. Romano, Luigi Acerbi.
In Archetipi è innegabile il lavoro dei vari autori, che spesso richiudono le storie in precise cornici spazio-temporali. I dettagli storici del diluvio di Daniele Bonfanti, l'ambientazione siciliana delle sirene di Samuel Marolla, la coerenza del mondo alternativo di Alberto Priora, ne sono alcuni esempi.
Devo ammettere che non tutte le storie mi hanno coinvolto in egual misura, vuoi forse proprio per i troppi dettagli del contorno, vuoi per una certa freddezza stilistica di alcuni degli autori.
La qualità dei momenti di meraviglia e orrore però, la qualità delle storie, la qualità dello scritto, delle parole, che varia notevolmente, come è ovvio, da autore ad autore, è sempre alta.
La cruda atmosfera che è causa scatenante (e catartica per il lettore che attendeva da pagine un fuoco punitore e purificatore) per La fenice di David Riva.
La violenza carnale, sessuale e psicologica della Facile preda di Elvezio Sciallis.
L'incedere impietoso della guerra religiosa nel racconto che forse mi è piaciuto di più e chiude in bellezza il volume, Una cosa sola, di Luigi Acerbi.
Il devastante progredire del buio sotto la pelle di J. Romano, che nel descrivere le vicende di un clown, e del circo al quale appartiene, mi ha fatto ripensare a un certo Lansdale (e questa è sempre una cosa buona).
Tutti momenti che rimangono dentro, conficcati in punti diversi dell'organismo, una volta chiuso il volume.
Archetipi è, in conclusione, un libro da leggere. Anzi, da avere, da possedere. Perché è fatto bene, è scritto bene, e mostra come si possono realizzare antologie di scrittori italiani di genere.
Devo ammettere che non tutte le storie mi hanno coinvolto in egual misura, vuoi forse proprio per i troppi dettagli del contorno, vuoi per una certa freddezza stilistica di alcuni degli autori.
La qualità dei momenti di meraviglia e orrore però, la qualità delle storie, la qualità dello scritto, delle parole, che varia notevolmente, come è ovvio, da autore ad autore, è sempre alta.
La cruda atmosfera che è causa scatenante (e catartica per il lettore che attendeva da pagine un fuoco punitore e purificatore) per La fenice di David Riva.
La violenza carnale, sessuale e psicologica della Facile preda di Elvezio Sciallis.
L'incedere impietoso della guerra religiosa nel racconto che forse mi è piaciuto di più e chiude in bellezza il volume, Una cosa sola, di Luigi Acerbi.
Il devastante progredire del buio sotto la pelle di J. Romano, che nel descrivere le vicende di un clown, e del circo al quale appartiene, mi ha fatto ripensare a un certo Lansdale (e questa è sempre una cosa buona).
Tutti momenti che rimangono dentro, conficcati in punti diversi dell'organismo, una volta chiuso il volume.
Archetipi è, in conclusione, un libro da leggere. Anzi, da avere, da possedere. Perché è fatto bene, è scritto bene, e mostra come si possono realizzare antologie di scrittori italiani di genere.
3 commenti:
Io l'ho iniziata giusto qualche giorno fa, e per ora devo dire che mi soddisfa. Direi che apprezzo soprattutto lo stile dei diversi autori e le caratteristiche che distinguono l'uno dall'altro.
Un'opera interessante, sotto vari aspetti, da quello compositivo a quello grafico. Fa bello averlo in casa! :)
Okay... è l'anno nuovo... ma subito un commento serio della Cyb, mi ha spiazzato!!!
Ben tornata da queste parti e quando finisci il libro fammi sapere che ne pensi!
Vero vero, una buona antologia, con alcuni ottimi racconti e gli altri comunque su livello più che onesto.
E poi il "pacchetto", come dici tu, è confezionato davvero bene...
Per un anti-antologie come me è davvero piacere ricredermi, sebbene solo in casi come questo :)
Posta un commento