Entrambi, ovviamente.Questo per rispondere subito alla domanda del titolo.
Ma eseguiamo un carpiato all'indietro e atterriamo all'inizio, cioè al post di Luisa Carrada e al post di Glauco (ho letto prima quello di Glauco ma si sa, precedenza alle signore).
Due post diversi dedicati al medesimo interrogativo. Più generico quello di Luisa, che parla della scrittura come atto fisico del quale stiamo perdendo ormai la conoscenza, più specifico quello di Glauco, che descrive un software per la narrativa (Writer's Café), capace di gestire capitoli, personaggi, timeline, note e altro ancora.
Una notizia è un caso, due uguali sono uno stimolo. E queste mi hanno stimolato a esaminare il mio rapporto, consolidato in anni di tentativi in vari campi dello scrivere, con gli strumenti più adatti a tale forma di creatività (hobby, arte, usate la parola che preferite).
Personalmente i miei tentativi con i programmi di scrittura li ho fatti. Se qualcuno tra quelli essenziali (come il Q10 di cui parlavo) li ho trovati almeno in parte utili, sopratutto per buttare giù le primissime bozze, non sono mai riuscito a creare qualcosa con quelli più complessi.
Perché?
Perché il processo creativo richiede almeno in una certa misura di poter cedere all'entropia, al caos e qualsiasi automatismo che eviti questo processo non riuscirà mai a sostituire il plico di fogli disegnati e scritti, sottolineati e cancellati che sorge spontaneamente mentre si costruisce una storia.
La creazione in ogni sua forma, ritengo, è raramente lineare, come invece è il software, sia nell'accesso alle funzionalità (clicca qua, clicca là, seleziona, clicca) che nell'approccio alla scrittura.
Un foglio di carta è invece un mondo tridimensionale, che si offre in tutto se stesso a venir scritto e usato, in ogni direzione, da ogni lato, con strumenti diversi sempre disponibili.
Inoltre qualsiasi strumento informatico non è mai immediato, presuppone tempi di accesso a risorse che non sono pronti al nostro volere e la loro attivazione comporta dei processi mentali che invece la penna e il foglio non richiedono.
Non posso dire se chi è nato in questi anni e ha imbracciato un Nintendo DS o la tastiera di un PC prima di un evidenziatore, creerà da grande in modo diverso, rifuggendo dal contatto con penne e pennarelli. So che molti genitori che conoscono raccontano del rapporto della loro progenie con i bottoni. Bambini che non camminano ma cambiano canale e sono golosi di quelle rientranze morbide che generano effetti incomprensibili dall'altra parte della stanza. Magari è un segno dell'evoluzione.
Personalmente, ora che dopo tanta narrativa breve sto cercando di creare qualcosa di più complesso, mi sono trovato a fare un passo indietro rispetto queste tecnologie.
Niente tastiera, niente schermo.
Block notes per le idee veloci, fogli A4 come piovesse per gli schemi, le note, i link tra elementi diversi della storia, siano essi personaggi o ambientazioni. Un quaderno A4 per raccogliere tutto.
Luisa su Mestiere di Scrivere propone alcune attività legate a questo modo di creare, mettendole in relazione con quello che può essere lo strumento più appropriato.
Faccio mia quella lista e ve la ripropongo secondo i miei gusti personali:
pensare - penna a punta morbida e blocchetto con copertina rigida, per poter scrivere con facilità ovunque ci si trovi, che sia sulla scrivania al lavoro o coricato come un paguro sul divano di casa.
scrivere - dipende. Il primo libro game, Fuga dall'Altrove, l'ho creato su una panchina vicino a piazza Unità, godendomi il rumore di fondo della gente e il caldo della primavera. Ribattere tutto è stato doloroso ma molto utile, mi ha costretto a una revisione forzata del testo e della struttura del libro.
Da allora solo alcuni racconti sono stati scritti durante viaggi in treno o quando proprio non avevo un pc sotto mano e da quando ho preso il netbook ritengo sia difficile che tale caso si ripeta.
documentarsi - il pc/mac è inevitabilmente la fonte primaria, non fosse perché qualsiasi libro specialistico sull'argomento che interessa ha un costo superiore al guadagno che porterà ciò che si sta creando; ovviamente per passare dalle informazioni superficiali e addentrarsi in argomenti più complessi è talvolta necessario scendere in libreria a spendere gli euri. O far partire qualche programma di file sharing e cercare i PDF dei manuali che servono. A scelta.
farsi venire altre idee - avendo una micro scrivania il foglio A3 che propone l'autrice finirebbe per essere più d'ostacolo che altro, motivo per cui mi rivolgo a quaderni A4 e fogli da stampante per tracciare bozze di schemi e prime idee senza una forma precisa.
rileggere e correggere - rigorosamente carta. Non sopporto la lettura a schermo, non concepisco leggere qualcosa che non sia inclinato in modo variabile secondo il mio sguardo e la mia posizione e detesto il riverbero dei monitor. Per correggere mi serve la penna e che sia anche colorata. Posso provare a video e qualche volta, su cose brevi, l'ho fatto. Ma con molta difficoltà.
mettere in ordine - dipende da cosa si tratta, ma ricostruire e modificare dati effettivamente riesce meglio sullo schermo che con la penna.
Eccoci, l'elenco è concluso, ma l'argomento credo sia interessante, sopratutto per chi fa della creatività il proprio lavoro o una aspirazione per il futuro.
E voi, scrittori emergenti, autori di romanzi horror con mosssstri e di fantascienza catastrofica, come la vedete l'eterna lotta tra la penna e la























