mercoledì 30 settembre 2009

Gli strumenti dello scrittore: penna e block notes o tastiera e mouse?

Entrambi, ovviamente.

Questo per rispondere subito alla domanda del titolo.

Ma eseguiamo un carpiato all'indietro e atterriamo all'inizio, cioè al post di Luisa Carrada e al post di Glauco (ho letto prima quello di Glauco ma si sa, precedenza alle signore).

Due post diversi dedicati al medesimo interrogativo. Più generico quello di Luisa, che parla della scrittura come atto fisico del quale stiamo perdendo ormai la conoscenza, più specifico quello di Glauco, che descrive un software per la narrativa (Writer's Café), capace di gestire capitoli, personaggi, timeline, note e altro ancora.

Una notizia è un caso, due uguali sono uno stimolo. E queste mi hanno stimolato a esaminare il mio rapporto, consolidato in anni di tentativi in vari campi dello scrivere, con gli strumenti più adatti a tale forma di creatività (hobby, arte, usate la parola che preferite).

Personalmente i miei tentativi con i programmi di scrittura li ho fatti. Se qualcuno tra quelli essenziali (come il Q10 di cui parlavo) li ho trovati almeno in parte utili, sopratutto per buttare giù le primissime bozze, non sono mai riuscito a creare qualcosa con quelli più complessi.
Perché?
Perché il processo creativo richiede almeno in una certa misura di poter cedere all'entropia, al caos e qualsiasi automatismo che eviti questo processo non riuscirà mai a sostituire il plico di fogli disegnati e scritti, sottolineati e cancellati che sorge spontaneamente mentre si costruisce una storia.
La creazione in ogni sua forma, ritengo, è raramente lineare, come invece è il software, sia nell'accesso alle funzionalità (clicca qua, clicca là, seleziona, clicca) che nell'approccio alla scrittura.
Un foglio di carta è invece un mondo tridimensionale, che si offre in tutto se stesso a venir scritto e usato, in ogni direzione, da ogni lato, con strumenti diversi sempre disponibili.
Inoltre qualsiasi strumento informatico non è mai immediato, presuppone tempi di accesso a risorse che non sono pronti al nostro volere e la loro attivazione comporta dei processi mentali che invece la penna e il foglio non richiedono.

Non posso dire se chi è nato in questi anni e ha imbracciato un Nintendo DS o la tastiera di un PC prima di un evidenziatore, creerà da grande in modo diverso, rifuggendo dal contatto con penne e pennarelli. So che molti genitori che conoscono raccontano del rapporto della loro progenie con i bottoni. Bambini che non camminano ma cambiano canale e sono golosi di quelle rientranze morbide che generano effetti incomprensibili dall'altra parte della stanza. Magari è un segno dell'evoluzione.

Personalmente, ora che dopo tanta narrativa breve sto cercando di creare qualcosa di più complesso, mi sono trovato a fare un passo indietro rispetto queste tecnologie.
Niente tastiera, niente schermo.
Block notes per le idee veloci, fogli A4 come piovesse per gli schemi, le note, i link tra elementi diversi della storia, siano essi personaggi o ambientazioni. Un quaderno A4 per raccogliere tutto.

Luisa su Mestiere di Scrivere propone alcune attività legate a questo modo di creare, mettendole in relazione con quello che può essere lo strumento più appropriato.

Faccio mia quella lista e ve la ripropongo secondo i miei gusti personali:

pensare - penna a punta morbida e blocchetto con copertina rigida, per poter scrivere con facilità ovunque ci si trovi, che sia sulla scrivania al lavoro o coricato come un paguro sul divano di casa.

scrivere - dipende. Il primo libro game, Fuga dall'Altrove, l'ho creato su una panchina vicino a piazza Unità, godendomi il rumore di fondo della gente e il caldo della primavera. Ribattere tutto è stato doloroso ma molto utile, mi ha costretto a una revisione forzata del testo e della struttura del libro.
Da allora solo alcuni racconti sono stati scritti durante viaggi in treno o quando proprio non avevo un pc sotto mano e da quando ho preso il netbook ritengo sia difficile che tale caso si ripeta.

documentarsi - il pc/mac è inevitabilmente la fonte primaria, non fosse perché qualsiasi libro specialistico sull'argomento che interessa ha un costo superiore al guadagno che porterà ciò che si sta creando; ovviamente per passare dalle informazioni superficiali e addentrarsi in argomenti più complessi è talvolta necessario scendere in libreria a spendere gli euri. O far partire qualche programma di file sharing e cercare i PDF dei manuali che servono. A scelta.

farsi venire altre idee - avendo una micro scrivania il foglio A3 che propone l'autrice finirebbe per essere più d'ostacolo che altro, motivo per cui mi rivolgo a quaderni A4 e fogli da stampante per tracciare bozze di schemi e prime idee senza una forma precisa.

rileggere e correggere - rigorosamente carta. Non sopporto la lettura a schermo, non concepisco leggere qualcosa che non sia inclinato in modo variabile secondo il mio sguardo e la mia posizione e detesto il riverbero dei monitor. Per correggere mi serve la penna e che sia anche colorata. Posso provare a video e qualche volta, su cose brevi, l'ho fatto. Ma con molta difficoltà.

mettere in ordine - dipende da cosa si tratta, ma ricostruire e modificare dati effettivamente riesce meglio sullo schermo che con la penna.

Eccoci, l'elenco è concluso, ma l'argomento credo sia interessante, sopratutto per chi fa della creatività il proprio lavoro o una aspirazione per il futuro.
E voi, scrittori emergenti, autori di romanzi horror con mosssstri e di fantascienza catastrofica, come la vedete l'eterna lotta tra la penna e la spada tastiera?

lunedì 28 settembre 2009

Levity a Lucca Comics & Blood

lucca comics blood levity
Lucca Comics & Blood
Da Venerdì 30 Ottobre
a Domenica 1 Novembre
Coordinate dell'evento:
Music & Comics
Baluardo S.Paolino
Stand MC7
Ormai manca un mese all'inizio della più grande manifestazione italiana dedicata al gioco e ai fumetti, ambientata nella bellissima città di Lucca. In quattro anni di felice presenza ho conosciuto numerosi dei loschi figuri che passano quei giorni negli stand, a proporre le loro creazioni e con qualcuno di questi ho avuto la fortuna e il piacere di collaborare. Non ultimo il buon Roberto Grassi con la nuova edizione della Guida del Narratore per il gioco di ruolo Levity.

Da qui a inizio novembre è probabile che segnalazioni e post come questo si prendano un po' lo spazio su libri e film. Nel caso non vi piacciano giochi di ruolo, narrativi o classici, giochi da tavolo e miniature, siete avvisati.

Dopo aver segnalato la presenza del grande Kovalic, non posso non fare altrettanto con questa truculenta iniziativa di Roberto, che farà toccare gli attributi a tutti i cosplayer in procinto di partire per Lucca (ma la maggior parte sono femmine quindi fatevi trovare pronti...).

Qualcuno sta uccidendo i cosplayers durante la manifestazione più famosa dell'anno. Qualcuno che sembra avere un motivo e che colpisce in pieno giorno, tra migliaia di persone, lasciando un inconfondibile biglietto da visita.
Chi uccide i cosplayers a Lucca Comics & Games?
Un vecchio antiquario che tra i Tex e i Capitan Miki custodisce segreti innominabili? Forse quel ragazzo che si confonde tra la folla, in jeans e maglietta? O magari qualche psicotico giocatore di ruolo che da Lucca Games sale fino al palco per mettere in atto i suoi diabolici piani.
Avrete quattro giorni di tempo per fermare la furia omicida. E magari avrete qualche sorpresa. Qualche spiacevole sorpresa. L'assassino potrebbe essere uno di voi.
E forse lo scoprirete troppo tardi per dirlo...

Lucca Comics & Blood è il gioco di ruolo ambientato durante il festival di Lucca. Non è necessario saper giocare di ruolo, né tantomeno conoscere qualche regolamento particolare. Sedetevi al tavolo e lasciate lavorare la vostra fantasia. La storia viene creata dai giocatori al tavolo e può prendere improvvisamente strade inaspettate, grazie all'uso di Levity il sistema per il gioco di ruolo e la narrazione interattiva.

- La news ufficiale sul sito di Lucca Comics & Games
- Il sito di Levity
- Il sito di Ars Ludika

domenica 27 settembre 2009

Dagon Press presenta Studi Lovecraftiani 11

studi lovecraftiani dagon press numero 11
Studi Lovecraftiani n.11
Dagon Press
126 pag, 12€ + ss
E' disponibile il nuovo numero della rivista Studi Lovecraftiani per la Dagon Press di Pietro Guarriello.

È disponibile il nuovo numero in formato “book” di STUDI LOVECRAFTIANI, la rivista tutta dedicata al Sognatore di Providence. Questa ricca uscita si presenta con ben 126 pagine di articoli e saggi sullo scrittore e la sua opera.
Si parte con un saggio sul tema della maschera in Lovecraft, simbolo enigmatico dietro cui l’uomo recita compiutamente il proprio ruolo nel cosmo, che in Lovecraft offre una chiave di lettura decisamente inquietante: la maschera nella narrativa lovecraftiana diventa un mezzo per fantastiche ed orrorifiche rivelazioni, una teofania di realtà insospettabili che oltrepassano le apparenze del quotidiano.

A seguire una lunga indagine che finalmente, per la prima volta, rivela – con tanto di documenti di supporto – qual è lo stato attuale dei diritti d’autore sull’opera di Lovecraft, ovvero se la sua opera sia ancora protetta da copyright o se invece il suo patrimonio letterario sia finito di dominio pubblico. Un tema, questo, a lungo dibattuto e controverso, a cui qui si offre una chiara risposta. Si passa poi ad un saggio comparativo in cui si analizzano, con citazioni e utili riferimenti, le influenze lovecraftiane sull’opera dello scrittore fantasy Terry Pratchett, la cui saga di “Discworld” costituisce, al pari di quella di Lovecraft, una delle creazioni letterarie più folli e immaginifiche dell’intero universo fantastico.

Ma le novità di questo numero sono ancora tante: troviamo quindi un pezzo sui numerosi saggi scritti da Lovecraft, in cui ci fa da guida S. T. Joshi (una vera autorità in materia di cose lovecraftiane) che suddivide la saggistica di HPL in sei ampie catagorie, analizzate una per una; poi un articolo che ci presenta un’altra diramazione delle invenzioni di Lovecraft nella cultura popolare, in questo caso un nuovo e, a quanto ci risulta, mai prima indagato nesso “occulto” con l’opera dell’esoterista Kenneth Grant, discusso personaggio che – nel bene o nel male – ha ormai finito per accostare le sue ricerche e il suo nome con quello del Maestro di Providence.

Per la serie degli inediti lovecraftiani sono stati invece tradotti, in esclusiva, due pezzi che appartengono alla nutrita serie di articoli e saggi di astronomia scritti da Lovecraft in gioventù, dove lo scrittore ci dice la sua su Venere e su Marte, naturalmente visti nell’ottica del suo “cosmicismo”. Questo, ed altro ancora, troverere in questo numero di STUDI LOVECRAFTIANI, di cui vi forniamo qui di seguito il sommario completo:
- “Il simbolismo della maschera in Lovecraft”, di Renzo Giorgetti
- “Gli oscuri oceani dei copyright: Un’indagine sullo stato dei diritti d’autore dell’opera di H.P.L.”, di Chris J. Karr
- “Dimensioni sotterranee: Lovecraft e il Mondo Disco”, di Umberto Sisia
- “Lovecraft saggista”, di S. T. Joshi
- “Chi è David Curwen? Un altro nesso occulto tra Lovecraft e Kenneth Grant”, di Giulio Dello Buono
- “H. P. Lovecraft, il visionario del Chaos”, di Roberto Negrini
- “Venere e l’opinione pubblica”, di H. P. Lovecraft
- “La verità su Marte!”, di H. P. Lovecraft
- “Lovecraft, Eliade, e gli archetipi lovecraftiani”, di Leonardo Ambasciano

Studi Lovecraftiani è una pubblicazione aperiodica ed autofinanziata a diffusione controllata, stampata in tiratura limitata per appassionati e collezionisti. Questo numero ha un costo di 12 euro più spese di spedizione (2,50 euro per posta ordinaria, 4 euro per la raccomandata). Le richieste (così come informazioni e domande) possono essere inoltrate all’indirizzo e-mail della redazione:
studilovecraft@yahoo.it

Writer's Health, un trapano a percussione e un quiz sui font

Uno di quei post sapete, quelli cosa sto facendo e perché. Quelli che interessano meno forse, ma che uno vomita nel blog per condividere.

Io ero qua, tranquillo, che stavo scrivendo un tentativo di recensione di Basta che funzioni, l'ultimo film di Allen, quando il signore che abita nella casa di fronte ha iniziato a usare un trapano a percussione probabilmente per forare la tempia della moglie eccessivamente sarcastica sulle sue prestazioni sessuali del sabato sera.

A quanto pare la signora dev'essere parecchio robusta perché a parte qualche grido iniziale lui è ancora alacremente al lavoro. E io la recensione, con un trapano praticamente puntato al cervello, non la riesco a scrivere.

Ogni tanto, tra l'altro, deve trovare un osso più duro, perché il trapano stride come farebbero i suoi denti se glieli sbattessi su una lavagna per poi disegnare con la saliva e il sangue che gli gocciola dalle gengive "la domenica mattina è sacra".

Quindi niente recensione per il momento e siccome a correre c'ero già e a questo punto andrò a fare la spesa, che magari lo becco che si riposa al super mercato qua sotto e lo picchio a sangue usando uno di quei cetrioli OGM importati dalle fabbriche della Polonia, insomma mi resta poco tempo e vi passo questo quiz adatto a voi scrittori in erba o aspiranti o emergenti.

Resti tra noi... ma alla tanto citata frase in Italia ci sono più scrittori che lettori aggiungerei una terza categoria, quelli che scrivono i blogghe sulla scrittura, che danno i consigli, che spiegano cosa si fa e come lo si fa.
Ma quanti cazzo sono?
Sono forse la nuova frontiera dopo i consigli sul sesso?
Tra qualche anno ci sarà una rivista Writer's Health con articoli come "dialoghi perfetti in 7 giorni" o "come conquistare l'editore in poche semplici mosse".
Pensandoci questa rivista c'è già...

Comunque, il quiz What font are you? è questo.

Nel caso ve lo chiedeste, e so per certo che lo fate, il mio risultato è stato il seguente.

sabato 26 settembre 2009

Campi di Morte di Stephen Gun (Stefano Di Marino)

il professionista campi di morte stephen gunn
Campi di morte.
di Stephen Gunn (Stefano Di Marino)
Segretissimo Mondadori, 2009
333 pag., 4,20€
Diciamo subito che di questo libro ne ha già parlato (bene) l'emerito collega Silente. Ed essendo io praticamente d'accordo con lui non è che aggiungerei molto.
Però mi sa che lui non usa i tags giusti per le immagini e ste altre cose SEO, io invece sì e allora scrivo una rece che gli rubo i click.

Antefatto personale che potete saltare.
Entri in edicola per anni e compri in genere fumetti (una volta pure Marvel, che tempi, poi Bonelli, che tempi e ora chiedi roba che tipicamente in edicola non arriva più) o giornali (quotidiani mai, qualche rivista strana, tipo Hera, per vedere cosa combina l'amico Giacobbo o leggere gli inserti pirateschi di un certo Bonfanti) ma più spesso solo un biglietto del bus grazie, arrivederci.
E insomma questi libretti Mondadori tutti neri con tizi armati e tizie seminude non fanno per te, violenza e sesso vanno bene nei film ma i libri sono un'altra cosa e mento alto e petto in fuori esci magari con la nuova edizione di 100 colpi di ferro da stiro prima di andare a dormire, che quello ti gusta.

Finché per una serie di collegamenti che non sto ad annoiarvi ulteriormente ti convincono che invece qualcuno di quei libri contiene storie niente male, che non sarà un testo che ti apre la mente e ci infila la chiave per la porta del Nirvana però ci si diverte.

E tu scopri che avevano pure ragione...

Questo Campi di morte è il mio primo Segretissimo Mondadori, primo tuffo nelle ormai celebri gesta del Professionista, nome in codice di Chance Renard, arrivate con questa alla ventisettesima storia, dalla quale non sapevo sinceramente cosa aspettarmi; centinaia di pagine con mercenari in guerra mi sembravano veramente un piatto indigesto.

Invece bastano poche pagine per capire che ciò che fa la differenza è l'evidente mestiere dell'autore, dal nome evocativo di Stephen Gunn o realistico di Stefano Di Marino, capace di alternare con ritmo le parti davvero frenetiche alle pause, durante le quali si riprende fiato e si conoscono meglio i personaggi.
E lo fa riuscendo a mantenere costante il livello di interesse, in modo che anche durante i brevi "stacchi" dall'azione dura e pura ci sia la sensazione che c'è poco da riposare e bisogna subito essere pronti a ributtarsi nella mischia narrativa.

Non sarà un'intricata psicologia dei personaggi a portare avanti la vicenda, e l'unico vero "mistero" rimane l'identità dei vari traditori, doppio giochisti, assassini pagati da associazioni mistico belliche come la truce 666. Però nel sguazzare tra schemi psicologici basilari, l'eroe, l'avversario senza paura, la donna tutta azione sopra e sotto le lenzuola, il legame masculo di amicizia tra comilitoni e così via, la storia riesce a soddisfare e a strappare anche qualche sorriso ironico, lì dove il mondo viene filtrato dal disincantato modo di vivere del soldato che le ha viste tutte.

Un elemento che personalmente trovo molto gradevole (che mi ha ricordato per qualche contatto sinaptico l'uso che ne fa Danilo Arona nel suo Pazuzu) è l'utilizzo della componente mistica, presente fin dalle prime pagine con la storia di Cobra Verde, ma anche nelle percezioni di Raven, nella città degli spettri del conflitto finale.
Tutto è reale, tutto è tangibile e distruttibile, ci dice Gunn/Di Marino. Gli uomini con le loro tute potenziate, i fucili di precisione, le giberne sempre pronte, il sangue e il terribile virus creato dall'uomo che sta falcidiando la popolazione.
Eppure, sembra aggiungere, se si ascolta con attenzione tra i fischi dei proiettili e le esplosioni delle granate incendiarie, si può sentire qualcosa che non ci si aspettava.
È il sibilo del vento, probabilmente. O la voce degli spiriti che abitano da molto prima di noi quest'Africa violenta e violentata, spietata e antichissima, che nessuno di noi veramente conosce.

Chiudo con la quarta di copertina, se vi interessa.

Roghi nel deserto, un letale virus in espansione esponenziale, jihadisti fanatici in feroce guerriglia, bambini-soldato drogati e impregnati di demenza vudù. Welcome to Nigeria: nono cerchio dell’inferno. Per Chance Renard, il Professionista, un’ennesima missione, forse terminale. Al suo fianco, un commando anch’esso uscito da una bolgia: Antonia Lake, la superkiller della famigerata organizzazione 666; Raven, l’uomo che conosce la morte; Boris Spalko, guerriero-profeta di un misterioso ordine nordeuropeo. Ognuno di loro con una subdola “hidden agenda”. Dalle nevi opache di Tallin alle strade viscide di Bangkok, passando per i vicoli infidi di Caserta, troppe tracce di sangue convergono verso la meta finale: la città perduta del leggendario predone Cobra Verde, il luogo senza ritorno.

In realtà chiudo ora che ho scoperto il book trailer di Campi di morte e ci sono azione e donne seminude e tostissime.



Chiudo.

venerdì 25 settembre 2009

Ip Man


Ip Man
(叶问)
Diretto da Wilson Yip
Cast: Donnie Yen, Simon Yam,
Lynn Hung, Hiroyuki Ikeuchi,
Lam Ka-Tung
2008
Qualche anno fa praticavo il Wing Chun, lo sapevate? Percorrevo due volte alla settimana circa 150km per andare al dojo del giovane maestro (nonché stimato ex collega) dove si apprendevano i rudimenti di questa fantastica arte marziale.
Quando ho saputo che si sarebbe prodotto un film che raccontava parte della vita del grande maestro Ip Man, ho provato in ogni modo a procurarmelo, finendo per guardare un divx in cinese sottotitolato dalla resa visiva non eccezionale, ma accettabile.

Chi è Ip Man?
In soldoni, come si usa dire, è l'uomo che ha sdoganato (altro cliché terrificante) una forma particolare di kung fu, insegnandola nel secondo dopoguerra in quel di Honk Kong, perfino a un giovane Bruce Lee.
Ip Man (o Yip Man, 葉問) fu il primo maestro (sifu, non sensei, mi raccomando, siamo in Cina) a divulgare le arti del Wing Chun (o Wing Tsun), uscendo dai metodi chiusi della tradizione cinese, che voleva tenere tali conoscenze (ritenute letali per i possibili avversari e quindi troppo importanti perché chiunque ne venisse a conoscenza) all'interno di un certo ambiente.

Cos'è il Wing Chun?
Il Wing Chun (詠春), come tutto ciò che deriva da una tradizione prettamente orale, è circondato da un alone di fitta leggenda, che non permette di arrivare con sicurezza alle sue origini reali.
Si racconta che sia stato concepito da una monaca buddhista, Ng Mui (o Wu Mei) fuggita alla distruzione di un monastero Shaolin. Il nome deriverebbe dalla sua allieva Yim Wing Chun che organizzò e riunì tutto ciò che sapeva dello stile, presso il tempio di Kwantung.
Da ricerche basate su alcuni scritti, ritrovati nei monasteri, sembra che l'arte possa essere stata creata come fusione delle arti marziali degli Shaolin, e degli ordini che ad essi si appoggiavano, come arma contro la dinastia Qing, alla quale si attribuisce la distruzione degli Shaolin stessi.
Qualsiasi sia la storia, il Wing Chun è arrivato fino a noi, probabilmente modificato da decenni di adattamento alle mentalità dei singoli maestri e alle esigenze commerciali che lo hanno reso noto anche in occidente.
Come le altre arti il Wing Chun non è riassumibile in poche righe, in quanto incorpora molti concetti estesi sui vari livelli di approccio alla lotta, dall'interiore al filosofico, dal mentale al fisico, e maestri diversi valorizzeranno (purtroppo, spesso) aspetti diversi. Un combattimento in quest'arte è riconoscibile dalla compattezza dei movimenti, niente calci volanti e mosse "a effetto", dall'uso delle gambe per difesa prima che per attacco e dai tipici pugni a catena: una gragnuola di colpi inferti in rapida successione durante i quali le due mani ruotano alternandosi sul corpo dell'avversario.
Il Wing Chun incorpora molti dei principi basilari del taiji (cedere alla forza, assorbire l'energia dell'avversario per usarla contro di lui,...) e nelle sue diverse forme presenta quella affascinante (riproposta anche all'inizio del film) dell'uomo di legno (che non è un avversario davvero rigido ma questo).


Ip Man che si allena con Bruce Lee
E il film?
Vero vero... me ne stavo scordando...
Ip Man è il primo film realizzato, dopo un tentativo abbandonato, che parli del maestro del Wing Chun anche se è lontano dall'essere un biopic vero e proprio, in quanto romanza parecchio la figura del sifu, sfruttandola per creare la figura di un uomo simbolo della seconda guerra sino giapponese.

Nei primi anni '30 nella provincia di Flosham sorgono numerose scuole di arti marziali, che si contendono decine di allievi, pronti a seguire ciecamente i loro sifu. Tra questi fa eccezione Yip Man, che vive isolato con la moglie e il figlio, e si rifiuta di insegnare la propria arte. Il suo stile è il migliore tra i maestri del paese e lo dimostra ogni volta che, seppur riluttante, accetta le sfide che gli vengono proposte.
L'arrivo dei giapponesi metterà fine al tranquillo stato di cose e costringerà Ip Man ad agire diversamente, per se stesso, la sua famiglia e, alla fine, il mondo di cui fa parte.

Donnie Yen regala al maestro Ip Man una serie di sfumature che se all'inizio lo rendono decisamente antipatico (isolato dagli altri, non si dedica alla famiglia, non insegna quello che sa, batte tutti senza fatica) con l'arrivo della guerra e il bisogno di compiere determinate scelte, lascia emergere l'uomo che si celava dietro al maestro.
La struttura del film è lineare e simile a molti altri prodotto del genere, una successione di sfide sempre più difficili, fino a quella con il colonnello giapponese che cercava chi insegnasse il kung fu ai suoi uomini, dopo averne testato la potenza contro il karate delle truppe.
Ho trovato molto interessante la storia, proprio nel momento in cui a Ip Man viene tolto tutto, e con la famiglia decide di impegnare i beni rimasti per poter mangiare invece di andare a lavorare. Nonostante le difficoltà quel pizzico di arroganza e distacco dagli altri lo permea e lo circonda ancora. Ma finiti i beni da utilizzare anche lui è costretto a scendere in strada e sporcarsi, confrontandosi, per scoprire i motivi della scomparsa di un amico, nella lotta con i giapponesi.

Le sequenze dei combattimenti, in un film di arti marziali, sono ovviamente il cuore e il senso della visione stessa e in questa Leggenda di Ip Man decisamente non deludono. Pochi rallentamenti ed eccessi visivi, molto spazio alle mosse caratteristiche del Wing Tsun con un Donnie Yen abbastanza fluido e convincente, centro di un montaggio molto meno compulsivo che in altre pellicole del genere e che trova modo di regalare scene fantastiche come la lotta col piumino o col bastone lungo.

Indimenticabile il momento in cui Ip Man decide di rovesciare la sua furia nell'arte marziale e affrontare dieci karateki assieme, per vendicare la morte di un maestro che lo aveva sfidato.



Il film è visibile, sottotitolato in italiano e spezzato in dieci parti, su YouTube.

John Kovalic a Lucca Comics and Games 2009

munchkin cthulhu
Alcune carte di Munchkin Cthulhu!
Mattina presto, nottata difficile, segnalazione fumettosa per gli appassionati di giochi di ruolo, geek, nerd e i prodotti di Steve Jackson.
In realtà non è nemmeno una news, la presenza di Kovalic a Lucca 2009 era nota da tempo e su facebook lo stesso autore ne aveva parlato. Quindi? Quindi niente, il fatto è che a me John e i suoi fumetti piacciono un sacco proprio e mi faceva piacere rubare un occasione per parlarne. Insomma non un post culturale, elevato, colto, interessante, intelligente... di quelli che scrivono gli altri blogghers...

Kovalic è noto nel "giro" per le serie di giochi di carte di Munchkin, Chez Geek e, sopratutto, per le strisce di Dork Tower, che da anni ironizzano sul mondo dei giocatori (di ogni genere e tipo). Ammetto che l'ultimo volume, tradotto in italiano dalla Nexus Editrice, Vai Imbelle Vai (Dork Tower VIII Go Go Dork) non mi ha convinto come i precedenti. Kovalic, preso da altri lavori, dalla vita coniugale e l'arrivo della figlia, ha perso un po' di punti scegliendo strisce scollegate e dedicate sopratutto a fenomeni americani (football e tv su tutti).

Insomma magari voi Munchkin non lo conoscete, o leggendo ste cose da nerd avete vomitato perché ce ne sono troppe, tutto uguale, si stava meglio quando i giochi da tavolo avevano pedine in quadricromia invece di tutti sti colori accesi etc etc...
Inveeeeece il sottoscritto ci ha speso ore e ore a perdere a Munchkin, in ogni sua possibile declinazione e tutt'ora, quando capita, lo trovo un passatempo davvero simpatico, così come le saghe di Matt e compagni o la versione del gioco di ruolo del Signore degli Anelli, dove Gandalf viene ucciso...

La cosa importante (comunque) è che l'illustratore di Munchkin Cthulhu, estimatore da sempre di Schulz (e della sua "linea", intesa proprio come il tratto unico e perfetto che racchiudeva i personaggi dei Peanuts) al quale ha dedicato il personaggio di Carson il topo muschiato sarà presente alla fiera del gioco e del fumetto!
Quest'anno (ammesso che io vada a Lucca ma questa è un'altra storia...) mi porterò una Bastard Sword +5 per riuscire a mettermi in fila davanti allo stand dove John autografa e disegna le carte personalizzate di Munchkin.

Sì, sì... proprio una di quelle cose che fanno i nerd a queste fiere...


John Kovalic a Lucca 2005.

mercoledì 23 settembre 2009

I mille volti di... Matteo

nyarlathotep
Lui si che ne ha mille, di volti...
Non sono mille, lo ammetto, giusto qualcuna di meno. Ma la tentazione del titolo cthuloide era troppo forte e ho ceduto, chiedo venia a tutti gli adepti della Saggezza Stellare.
Insomma, succede che è autunno e mi son trovato a fare la conta dei miei siti. Perché sono solo vagamente ossessivo compulsivo e quando mi viene un'idea mi ci metto la faccio e poi magari rimane lì a putrefarsi lentamente nella palude del web.

Fatto il censimento mi son preparato questo post auto celebrativo per elencare ciò che è rimasto a galla, i siti e i blog "viventi" o che lentamente stanno morendo, ma pulsano ancora di vita propria.

Shamanic Journey
Il mio blog, se siete qui sapete cos'è, ed è attualmente il sito più attivo, che sta crescendo con materiale che spero interessante. È e rimane la mia palestra, dove provo a scrivere cose diverse e a raccontare le mie storie.

Memorie dal buio aka MatteoPoropatDotCom
Il mio primo sito sulla roba che scrivo, con una storia (fallita) di community horror alle spalle e ora sito personale. Nel futuro MdB verrà eliminato del tutto e rimarrà solo MP.com.

Libro Game Creator
Per la serie se qualcosa non c'è, me la faccio solo. Programmi per scrivere libri game, almeno non risalenti agli anni '80, non ne ho trovati quando ho iniziato il progetto di Fuga dall'Altrove prima e Obscura Genesi poi.

Giringiro Creek
È l'ultimo nato, dalla voglia di condividere i giri in mountain bike e sopratutto informazioni su quel mondo, almeno per quanto mi interessa, ovviamente. Ad esempio i programmini per usare il GPS andando in giro.

Wild Developing
Lavoro come sviluppatore software, lo sapevate? Ora lo sapete. E tutto il sapere che raccolgo e che dimentico rapidamente visto che ho la memoria di un cercopiteco australe, che fine fa? Ecco, ogni tanto, finisce qui.

Narramorfosi
Dal momento che scrivo un po' di tutto e molte cose mi spiace buttarle anche se forse se lo meriterebbero, le metto lì. Un bosco di storielle brevi, idee, spunti, poesie.
Parole.

Crazy Totems
Ci ho passato tante ore. Spesso a divertirmi, ogni tanto a rompermi o addirittura a incazzarmi. Ma Azeroth e dintorni, così come il mio personaggio, il tauren sciamanico Crawlinchaos, mi son rimasti davvero dentro. Vuoi per le idee della Blizzard, la grafica non accurata ma ironicamente epica, i raid notturni o le istance matutine.
È in disuso da quando sono uscito (temporaneamente?) dal tunnel.

martedì 22 settembre 2009

È autunno, torna il Concorso Minuti Contati!


Il logo di Minuti Contati... lo
sentite il ticchettio inesorabile?
Ebbene sì, per quanto fingiamo di non accorgercene (una di quelle parole da far impapinare la penna) e qua le temperature non aiutino, da ieri, 21 settembre (San Matteo... non dico altro!) siamo in autunno.

E cosa ci porta questa nuova stagione?

La prima tornata del concorso Minuti Contati, gestito da quei buontemponi narrativi del forum di Edizioni XII, aguzzini e co-aguzzini in testa a tutti. Dopo aver partecipato alle scorse tre edizioni (e aver raggiunto il buon terzo posto in una delle tre) ovviamente farò di tutto per esserci e divertirmi a scrivere con ogni limite possibile: tempo poco, caratteri ancora di meno.

Il ritrovo è fissato per giovedì 24 alle 22 in punto sul forum, dove verrà svelato il nuovo tema portante dell'edizione e i limiti, che variano di volta in volta.

Il regolamento lo trovate a questo link.

lunedì 21 settembre 2009

Il mestiere di scrivere di Raymond Carver

il mestiere di scrivere raymond carver
Il mestiere di scrivere
Raymond Carver
Einaudi, 2008
172 pp., 9,80€
ISBN 9788806193751
Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l'ultimo paio di righe di un racconto e ce ne staremo seduti un momento o due in silenzio. Idealmente, ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari il nostro cuore e la nostra mente avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove eravamo prima. La temperatura del nostro corpo sarà salita, o scesa, di un grado. Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente, ci ricomporremo, non importa se scrittori o lettori, ci alzeremo e, come dice un personaggio di Cechov, passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita. Sempre la vita.
Raymond Carver

Potendo copiare pezzi di questo libro, per citarne le parti importanti, probabilmente riporterei gran parte delle 170 pagine. Escluderei alcune ripetizioni, pensavo all'inizio, ma il martellare di certi concetti ha un suo effetto benefico, meglio tenerle. E anche quegli esercizi alla fine, mi chiedo, se mai qualcuno ha provato a farne, e già leggerli fa schiudere la porticina intarsiata della nostra creatività. Utili, teniamoli.
Arrivato alla fine di un libro così, che si può fare? Soltanto tornare all'inizio a rileggere le parti sottolineate (io lo faccio, in matita, ma lo faccio) e tenere il libro aperto con una mano mentre si guarda fuori dalla finestra accorgendosi che la temperatura del nostro corpo sarà salita, o scesa, di un grado, proprio come diceva lui, Raymond Carver.

Ritorno con la mente a discorsi fatti ultimamente in altre sedi, sulla necessità dei famosi (famigerati) corsi di scrittura creativa. Rileggo la penultima parte del libro, la trascrizione di alcune cassette registrate durante i corsi che Carver teneva all'università.
In quei discorsi, nell'approccio di un ritroso Carver-insegnante, che viene ripreso e raccontato nella successiva "memoria" del suo allievo Jay McInerney, si trova a mio parere la risposta al quesito. Si può essere o meno d'accordo con la sua idea che chiunque vada spronato a continuare e insistere anche quando quello che crea è mediocre, ma leggere il modo in cui affronta l'analisi dei racconti prodotti dai suoi allievi è illuminante, vi risiede l'utilità del confronto con persone che sanno di cosa parlano e vogliono trasmetterlo.

Le prime parti del libro, formate dai suoi testi introduttivi ad altri volumi e brevi saggi sullo scrivere, sono una preparazione a quella parte che attraverso la sua voce permette di dare vita alla forma del Carver-scrittore che si è formata pagina dopo pagina.
Nell'analizzare spesso a ritroso quanto ha fatto, la sua vita non facile, tra i pochi soldi, l'approccio a una paternità arrivata troppo presto che accetta ma in gran parte anche subisce, la rottura del matrimonio e il scivolare nell'abbraccio dell'alcol, riesce sempre a insinuare il suo rapporto con la parola scritta, mostrando come questo abbia influenzato la sua vita e dalla sua vita ne sia stato influenzato.
Sono scorci di realtà che fanno pensare, che fanno rileggere le pagine e che in quell'ottimismo e spinta alla creazione che cercava di trasmettere ai suoi studenti trova forse una conclusione di una vita passata a lottare per arrivare dov'era.
I tempi di cui parla Carver, i tempi di scrittura, i tempi di approccio all'editoria, sono misurati in anni e decenni, riempiti da cumuli di una realtà difficile nella quale la persona che voleva diventare uno scrittore fa ogni lavoro possibile. Lui stesso scrive, ditemi un lavoro e quasi sicuramente io l'avrò fatto in passato.

Il mestiere di scrivere è una bella mistura di vita reale e di lezioni sullo scrivere, ed è un bel libro per merito, ovviamente, di chi e cosa era Raymond Carver ma anche di William L. Stull che ha fuso il materiale in un tutto omogeneo, denso di emozioni e consigli, fondamentali per chiunque voglia ritagliare alla scrittura un angolo consistente della propria vita.

giovedì 17 settembre 2009

Obscura Genesi - dov'è finito?


Niente di meglio che mapparsi un LG in terrazza
Qualche giorno fa un amico mi ha chiesto informazioni a proposito del mio libro game fanta/horror, completato quasi due anni fa. Dopo avergli risposto a voce ho rivisto il vecchio blog, che avevo creato a suo tempo per raccogliere le idee e i passi della creazione del libro, e ho deciso che, visto come sono andate le cose, valeva la pena mettere i post dentro Shamanic Journey come integrazione del mio lavoro di scrittore.

Che fine ha fatto il progetto di pubblicare il libro game?
Dopo la scrittura e i test del libro ho contattato un certo numero di case editrici (sotto la ventina) che potevano essere interessate a questo tipo di prodotti.

La maggior parte delle case editrici che pubblicano solo narrativa non era (anche ovviamente direte voi) interessata al progetto. Solo una aveva in analisi una collana di libri interattivi, ma con un regolamento diverso e a oggi non è comunque ancora partita.

Delle dieci case editrici che pubblicano anche giochi & C (tra le quali la casa editrice triestina che pubblica i libri game di Lupo Solitario) sette hanno risposto che non erano interessate ai libri game, una non ha mai risposto, due erano interessate.
Con queste due ci sono stati vari contatti, che hanno portato quasi alla firma del contratto. Il tutto però si è bloccato per motivi prettamente economici, legati alla crisi del settore dei giochi.

A oggi quindi il progetto è fermo.
Il libro è stato corretto e ricorretto (grazie sopratutto al lavoro del mitico Alberto e alle indicazioni ricevute con la lettera di rifiuto dei responsabili di una delle case editrici contattate, l'unica che abbia dato un qualsiasi feedback utile, anche se negativo). Avrebbe dovuto uscire a Lucca 2009 (come da una certa intervista) ma per i motivi di cui sopra così non sarà.

Dal momento che l'interesse per questo tipo di narrativa è basso nullo, ho anche fermato (per ora) la stesura del secondo volume, Il marchio del sangue, che doveva ambientarsi sulla Terra distrutta dalla guerra e non su uno degli avamposti spaziali, come il primo volume. Il nuovo libro game trattava dello sviluppo delle abilità mentali, dovute all'interazione con gli organismi alieni. Meno armi, meno codici e nessuna struttura a mappa (il delirio di Obscura Genesi, lo so).

Fiducioso nel sistema ho deciso di aspettare, affidando il PDF a qualche collega interessato, per avere altri giudizi. Ho creato una bozza su Lulu per vedere come potrebbe venire una volta stampato, e ho raccolto qualche informazione per un eventuale auto pubblicazione presso uno degli editori di giochi contattati. Pagherei un centinaio di copie di tasca mia per poi farlo distribuire a Lucca Comics e alle altre fiere.

Nel frattempo ho iniziato a parlare di un possibile progetto collaterale: la creazione di una raccolta (ebook, cartacea, si vedrà) di racconti ambientati nel mondo di Obscura Genesi.
Un autore (sempre l'Alberto di cui sopra) è già al lavoro sul primo testo, spero di trovare altri scrittori interessati a partecipare nei prossimi mesi.

Intanto riparto con l'elenco dei passi fatti per arrivare fino a qui, tra creazione di mostri, regole, abilità e tanti test.

La prima mappa completa di Obscura Genesi
ovviamente realizzata con Libro Game Creator!

Grado Giallo - 2° festival letterario del thriller, poliziesco, noir, spy story, horror,...

grado giallo 2009Già dal titolo ho capito che si tratta di una manifestazione a cui non si può rinunciare.

Primo perché è a Grado, provincia di Gorizia, a meno di 50km da dove vivo, e di cose del genere a questa distanza da casa mia non se ne vedono molte.

Secondo perché nel titolo c'è praticamente ogni genere, dal poliziesco all'horror, quindi è praticamente impossibile non trovare qualcosa che interessa.

Terzo perché ci sarà una cena con delitto, dove ci si prenota, si mangia e si cerca di risolvere un omicidio.

Se questi punti non bastassero ci si mette l'elenco degli invitati tra i quali, io che sono un po' iniorante nel genere conosco solo Elena Vesnaver e Alan D. Altieri. Ah, pure Francesco Guccini so più o meno chi sia.

Ma so che volete l'elenco completo, quindi eccovelo: Sergio D.Alan Altieri, Barbara Baraldi, Elisabetta Bucciarelli, Leonardo Buonomo, Norberto Cacciaglia, Fabio Canciani, Danila Comastri Montanari, Stefano Covri, Renzo Stefano Crivelli, Alberto Custerlina, Antonio Della Rocca, Francesco De Nicola, Marco Giovanetti, Elvio Guagnini, Francesco Guccini, Veit Heinichen, Loriano Macchiavelli, Helmut Meter, Alessandro Mezzena Lona, Salvatore S.Nigro, Ermanno Paccagnini, Viviana Pace, Roberto Pirani, Fabio Piuzzi, Sergio Pent, Maurizio Pistelli, Paolo Quazzolo, Loris Rambelli, Giancarlo Re, Andrea Ribezzi, Mauro Smocovich, Valerio Varesi, Elena Vesnaver

Sfogliando il fornitissimo programma della manifestazione, che inizia venerdì 2 ottobre nel pomeriggio e si conclude la sera di domenica 4 ottobre, ho letto di molti eventi dal titolo interessante.

Edgar Allan Poe a 200 anni dalla nascita. Che ho giusto comprato la raccoltona di tutti i racconti.

Studiare il giallo. Personalmente è un genere al quale mi sto avvicinando forse da qualche mese, e sentirne parlare in modo scientifico mi incuriosisce.

Piovono libri... e si leggono ombrelli. Laboratori per piccoli detective. Parte dedicata alle classi delle scuole di Grado. Il rapporto bambini narrativa è vasto e complesso e ogni iniziativa in tal senso penso sia meritevole. E assistere alle loro cacce all'indizio potrebbe essere davvero divertente.

Aperitivo con Alan D. Altieri. Be' ho parlato male del suo racconto in Bad Prisma, mi sembra giusto andare a chiedergli che ne pensa.

Scrivere al confine: gli autori incontrano i lettori. È alle 11 di domenica mattina il che potrebbe rappresentare un problema con la sveglia... e conosco solo Elena e nessuno dei libri presentati... ma un incontro con gli autori è sempre affascinante, sopratutto se si è uno scrittore aspirante.

Dal momento che non ho trovato su nessun sito il programma completo, a parte quello linkato da Elena su facebook, lo propongo intero qua sotto.

Ecco il programma completo della manifestazione.


Preview Grado Giallo
25 settembre Trieste Circolo Fincantieri Galleria Fenice
Incontro con Stefano di Marino, Alberto Custerlina, Marco Giovanetti con Fabio Novel e Elvio Guagnini

Anteprima festival
29 e 30 settembre Book spot per le classi della scuola primaria a cura di Damatrà nella sala biblioteca della Scuola Dante Alighieri di Grado.

VENERDÌ 2 OTTOBRE

Ore 17.00 Spazio noir Diga Nazario Sauro
Apertura del 2° Festival letterario “Grado Giallo”
Interventi delle Autorità

Ore 17.30 I generi del mistero e i giornali: cronaca, racconto, informazione, critica
Tavola rotonda con Alessandro Mezzena Lona, Ermanno Paccagnini, Sergio Pent e Valerio Varesi.

Edgar Allan Poe a 200 anni dalla nascita
Intervento di Leonardo Buonomo

Ore 21.00 Gialli a quattro mani
Incontro con Loriano Macchiavelli e Francesco Guccini

SABATO 3 OTTOBRE

0re 9.00 Hotel Astoria – Sala Lido
“Studiare il giallo”
Tavola rotonda: coordina Helmut Meter (Università di Klagenfurt)
Intervengono: Norberto Cacciaglia, Francesco De Nicola, Ermanno Paccagnini, Viviana Pace, Roberto Pirani, Maurizio Pistelli, Loris Rambelli, con la partecipazione dei dottorandi in Italianistica dell’Università di Trieste e di Genova

Ore 10.00 Centro storico
Ottobre piovono libri …e si leggono ombrelli! Laboratori per piccoli detective per le classi della scuola primaria di Grado
A cura di Damatrà

Ore 11.15 Aula Magna della Scuola Media M. Polo
I ragazzi incontrano i giallisti
Elvio Guagnini presenta Danila Comastri Montanari

Ore 12.30 Spazio noir Diga Nazario Sauro
“Vetrine in giallo” Consegna riconoscimenti ed aperitivo con l’Autore Sergio Alan D.Altieri

Ore 15.30 Centro storico - Ritrovo in piazza Biagio Marin
Laboratori per piccoli detective a cura di Damatrà - utenza libera (in caso di pioggia rinvio a domenica 4 ottobre)

Ore 16.30 Spazio noir Diga Nazario Sauro
Il futuro del Giallo è donna
Incontro con Sergio Alan D.Altieri, Barbara Baraldi ed Elisabetta Bucciarelli
In occasione degli 80 anni dei gialli Mondadori in Italia

Ore 17.30 La spy story dopo la caduta del muro
Incontro con Alberto Custerlina, Antonio Della Rocca e Mauro Smocovich

Ore 20.00 Ristorante Laguna Palace – Riva Brioni,17
Cena con il delitto con la Compagnia Quelli del Delitto.
I commensali, a tavola per la cena, assistono ad un delitto e vengono invitati a risolvere il caso, interrogando direttamente i sospettati, esaminando gli indizi e formulando un atto d’accusa. Il menù si ispira al genere. Con prenotazione obbligatoria al n.0431.85612 (posti limitati)

Ore 21.00 Spazio noir Diga Nazario Sauro
Delitti in palcoscenico: il giallo a teatro
Teatro a leggio con Associazione Amici della Contrada
Introduce Paolo Quazzolo

DOMENICA 4 OTTOBRE

Spazio noir Diga Nazario Sauro
ore 10.30 Gialli in pillole
“Delitti e Canzoni. Una jam session letteraria” con Fabrizio Canciani e Stefano Covri

ore 11.00 Scrivere al confine: gli autori incontrano i lettori
Coordina Marinella Chirico ed interviene Elvio Guagnini
Presentano i libri: Stefano Renzo Crivelli (Delitti in provincia) Marco Giovanetti (Il varco), Fabio Piuzzi (Shanetz, gli strumenti del martirio) Giancarlo Re (La vendetta di Eracle), Andrea Ribezzi (Sette fine. La prima indagine dell'ispettore Ravera) Elena Vesnaver (Le ragioni dell’inverno)

ore 12.30 Ristorante La Darsena – Testata Mosconi
Aperitivo noir con …Delitti e Canzoni
Prenotazione al n.0431.85795 (posti limitati)

ore 16.30 Spazio noir Diga Nazario Sauro
Montalbano
Incontro con Salvatore S. Nigro

Misteri in lista d’attesa
Con Veit Heinichen

Ore 18.00 Delitti&Canzoni – Cabaret musicale a tinte gialle Con Fabrizio Canciani e Stefano Covri

Dungeons & Dragons Spellcasting Soda

dungeons and dragons spellcasting myJones sodaPost anomalo del giovedì mattina strictly per giocatori assetati.

Durante le serate del venerdì sera, tra dadi, schede piggì e mappe tassellate che si distribuiscono randomicamente per tutto il tavolo, mentre il Master elenca i mostri che si parano tra il party e il tesoro, cosa c'è di meglio di una buona dissetante bottiglia di soda? Probabilmente quasi qualsiasi cosa, a parte le cancerogene versioni della Coca Cola che non contengono zucchero ma additivi impronunciabili.

Però l'idea è di quelle che strappa un sorriso a qualsiasi giocatore di ruolo; qualcuno dirà di averci già pensato, sicuramente sarà esistito qualcosa del genere, ma al mio chierico di (infimo) livello un paio di bottiglie di myJones Soda versione Potion of Healing farebbero spesso comodo.
E anche la cthulesca Illithid Brain Juice deve avere un sapore tutto particolare, roba da far sbavare un Mi-Go (i granchi volanti di Yuggoth sbavano?).

La myJones è specializzata nel produrre bottiglie di soda con un'etichetta customizzabile dal cliente, con un disegno a colori su una base fissa e sul sito mostrano tutti i possibili colori della loro bevanda.

Il sito dove trovare il pacco Limited Edition di D&D Spellcasting Soda è questo.

mercoledì 16 settembre 2009

The lost symbol, lettura veloce e le bookguards

the lost symbol dan brown
Ecco il libro che ci rivelerà
tutti i segreti dei Massoni
Cioè io nemmeno lo sapevo che Dan Brown stava scrivendo un nuovo libro. Magari era pure scontato, è il suo lavoro fare i soldi così.
Comunque io non lo sapevo.

E invece da ieri è uscito The lost symbol, che mette a nudo tutti i segreti della Massoneria, dopo che col Codice Da Vinci aveva rivelato verità nascoste sull'Opus Dei e la Chiesa.

Ho anche scoperto che (secondo l'agenzia Adnkronos) "per scortare il sequel del Codice Da Vinci nelle librerie americane saranno impiegati decine di vigilantes, così come gruppi di vigilantes sono stati messi a guardia dei magazzini dove sono custoditi i milioni di esemplari già stampati di The lost symbol".
Qualcuno dice per proteggere i librai dall'assalto degli acquirenti, altri perché si temono ritorsioni delle frange estremiste della Massoneria, che daranno fuoco alle librerie, uccideranno chi legge il libro e andranno a cercare Dan Brown per fare quello che il clero non è riuscito a fare.

Decine di vigilantes.

Questo ieri.
Oggi una signora (celebre perché più veloce lettrice di mondo) dichiara di averlo finito, 506 pagine in 41 minuti e 55 secondi.
E solo nel primo giorno di vendita sono andate via decine di migliaia di copie dei milioni già stampate e pronte per i voraci lettori, tenuti a bada dai vigilantes.

Da scrittore esordiente ho capito cosa voglio fare da grande.
Pubblicare un libro che abbia bisogno di bookguard per arrivare nelle librerie. Scatenare scene che nemmeno Sutter Kane potrebbe immaginare.
Mi manca solo l'idea, ma sto già arruolando amici per fare da vigilantes (ho giusto un posto per un certo Punisher McNab...).

Ah e ho scoperto che è uscito in contemporanea in formato ebook.
Questa è l'unica parte interessante del post, direi.
Ma magari succede già da tempo e non sapevo nemmeno questo.


Dove si rifugerà Brown per sfuggire ai Massoni?


Ah, come i veri, la fonte è booksblog.

lunedì 14 settembre 2009

Bruce Sterling e Roger Corman a Trieste

john landis science plus fiction
John Landis al Festival della
Fantascienza 2004

Lo so lo so, state già crepando di invidia. E come posso darvi torto, con un titolo del genere? E non è mica messo lì per attirare visite, è tutto vero! Ogni tanto, grazie al lavoro di associazioni locali che lottano col mitico no se pol, motto tutto triestino capace di bloccare anche il più volenteroso, si riesce a combinare qualcosa di interessante.
Anche nella città dove c'è un giovane ogni due anziani e mezzo (circa, non so quale sia la metà, comunque la fonte è il Sole 24 Ore) e sono più i locali che chiudono di quelli che aprono.

Per chi non lo sapesse la cosa non è assolutamente una novità per la mia città. Il Festival Internazionale del Film di Fantascienza portò dal 1963 al 1982 personaggi come Arthur C. Clarke, Roger Corman e Forrest J. Ackerman. Il Festival è rinato nel 2000 come Science+Fiction e da qualche anno ha assunto valenza internazionale, ospitando personaggi di spicco nel panorama della fantascienza.

Poco da dire, insomma, uno di quegli eventi che non si può perdere, dove qualche anno fa ci ho conosciuto il Landis, proprio quello del lupo mannaro americano e dei blues brothers. E ho visto il Dante, quello dei Gremlins, e anche il Rambaldi, quello che da piccolo non capivo come aveva fatto tutto da solo a fare King Kong gigante.
E ho assistito alla presentazione del film di Bruce Dickinson da parte del regista americano, un tipo assurdo che poi è scappato a mangiare in un ristorantino giù in città. Nella stessa zona dove un anno mi è capitato di incontrare Luis Sepulveda, con compagnia allegra.
Quelle cose che qua non ti aspetti, tra vecchi che si lamentano per il volume troppo alto dei locali e petizioni a getto per chiudere ogni genere di attività, qualcuno porta nei vicoli di città vecchia personaggi da ogni parte del mondo.
Gente che scrive cose fantastiche.

Che poi il bello non è tanto il film in sé, almeno per me, ma il sentir parlare queste persone, le interviste, le conferenze stampa, la storia dietro la storia, e la caciara di fan, nerd, geek, gente con magliette improponibili e domande pronte da una vita, da fare al proprio regista/attore/scrittore preferito.

E quest'anno lo Sterling e ancora il Corman. E ancora i corti, che certi sono inguardabili ma poi scopri delle chicche che ti fanno capire perché sei andato in ferie per poter prendere i biglietti in tempo. E la roba giappo, la roba brit, la roba horror,... insomma, roba per tutti i gusti.

Se volete saperne di più (e magari poi ci si trova in giro!) il sito è questo.

Se non conoscete la gente di cui parlo, be' probabilmente avete sbagliato blog...

And travellers, now, within that valley,
Through the red-litten windows see
Vast forms, that move fantastically
To a discordant melody,
While, like a ghastly rapid river,
Through the pale door
A hideous throng rush out forever
And laugh-but smile no more.

Segnali dal futuro

segnali dal futuro recensione
Segnali dal futuro (Knowing)
di Alex Proyas
con Nicolas Cage, Rose Byrne,
Chandler Canterbury, Lara Robinson,
Ben Mendelsohn
USA, Gran Bretagna 2009

Tornato dalla spiaggia in tempo per lo scatenarsi del nubifragio che flagella (fantastica questa parola) tutto il nord, compresa l'autunnale Trieste, sono andato a spendere spiccioli e serata al cinema, a vedere il catastrofico futuro di Segnali dal futuro.

Premetto una cosa. Qualsiasi film farà Nicholas Cage, andrò a vederlo. È per quella sua espressione, tra il sofferto e il sornione, che ti dice che lui sa perché è lì, che dietro tutto questo c'è un motivo. E io gli credo e continuo a seguirlo, che cavalchi una moto col teschio in fiamme o si aggiri tra numeri e disastri di ogni genere. Se Nicholas c'è, io ci sono.

E ora torniamo al film, la cui trama ormai la conoscono anche i sassi.

Dopo cinquant'anni viene riaperta una "capsula del tempo", contenente disegni fatti dagli alunni di una scuola elementare. Al figlio con problemi uditivi di Cage viene consegnata la busta di una ragazzina problematica, che da piccola sosteneva di sentire dei bisbigli nella testa. Al posto di un disegno, nella busta, c'è un foglio con dei numeri misteriosi, che il nostro scoprirà, in un terrificante colpo di genio, essere date e coordinate di disastri avvenuti nei passati quindici anni e che devono ancora scatenarsi.

Tralasciamo la parte del dramma familiare, senza il quale non sembra esserci possibilità di trama. La mamma è morta, e per di più proprio in uno degli incidenti segnalati dal foglio della bambina.
Tralasciamo le capacità recitative di Cage, se siete al cinema o non lo conoscete, e imparerete a farlo, o siete lì perché vi sta simpatico come al sottoscritto. E quindi riuscite a passare sopra a ogni cosa.
Tralasciamo la rapidità con cui viene svelato il segreto del foglio numerico, due colpi di google un'occhiata al navigatore e via.
Tralasciamo Rose Byrne, che sembra doversi strizzare le palle che non ha per riuscire a versare due lacrime, e risulta brava solo nel breve stacco in vestitino da notte.

Cosa rimane?
Un primo tempo interessante e divertente. Alcune scene di disastri davvero efficaci sopratutto perché cattive al punto giusto. La gente esce dall'aereo per essere salvata e le cose esplodono e le persone si trasformano in torce umane e Cage, con l'espressione di cui sopra, vaga cercando di salvare chi può tra rovine fumanti e odore di carne alla griglia. Anche la distruzione nella metropolitana non è niente male, con corpi che esplodono colpiti dalla massa di metallo in corsa, schizzi di sangue sulla telecamera, urla a non finire e una nebbia da post 11 settembre che accompagna l'uscita dei superstiti dal sottosuolo.
Un secondo tempo che scivola verso il delirante finale mistico religioso, che blocca la digestione e fa rimpiangere tutto quanto lo ha preceduto.

Qua inizia lo spoiler.
Insomma ho capito che erano pseudo angeli. Insomma dai sono biondi, abbastanza emo da essere assessuati, sputano luce bianca, non fanno male a nessuno.
E mi hai mostrato il disegno di Dio che consegna il foglio a Ezechiele che si capisco non c'erano i numeri sul foglio ma poco ci mancava.
E c'era perfino la statuetta dell'angelo che la figlia della pazza aveva fatto per la madre che sentiva i bisbigli in testa.
Arrivati alla fine c'è davvero bisogno di farli le alette in CGI?
E che il Signore ci perdoni tutti, ma la corsa nel grano sul pianeta lontano lontano (uno dei 4.000.000 di mondi abitabili citati dal figlio Discovery Channel dipendente all'inizio) con i novelli Adami ed Eve che corrono con gli animaletti e l'albero finale! Mancava solo mostrassero le mele!

In conclusione, un film accettabile, un film con Nicholas Cage, di un (artisticamente) compianto Alex Proyas che aveva dalla sua idee e possibilità e spunti cattiveriosi (vedere l'umanità venir spazzata via dalle fiamme è sempre piacevole) e li sfalda in un guazzabuglio alieno-religioso che fa rimpiangere di non essere usciti dal cinema cinque minuti prima della fine.

giovedì 10 settembre 2009

Scegliere il prossimo libro / 3

il professionista campi di morte stephen gunn
Sarà la lettura giusta per le vacanze?

Domani mattina presto parto per Jesolo.

E già questa frase trasforma un blog finto serio in una sorta di diario personale del quale insomma non credo vi interessi tanto, ma è per avvisare. Se non mi vedete fino a lunedì è perché sono in spiaggia a crogiolarmi al sole, alternativamente in piscina a sorbirmi un cocktail fruttato dietro dei coolissimi occhiali da sole, alternativamente a cercare un punto in cui l'acqua sia abbastanza alta per definirla mare e non palude, abbronzandomi mentre voi impallidite lentamente davanti ai led dei vostri monitor.

Però.
La vita del lettore vorace non è semplice, tra complesse ossessive compulsività, e il dubbio su quanto cazzo riuscirai a leggere in ferie. È tardi, in valigia hai messo mutande e calzini, costume e telo mare colorato, ora arriva il momento veramente difficile.
Devi decidere quali e quanti libri portare con te.
Perché non capita mai di partire quando si è all'inizio del libro. Lo sapete anche voi, giusto?
Perché se ero all'inizio di Dexter il Devoto e non a cento pagine dalla fine, magari portavo poco altro. E non posso nemmeno lasciare Dexter e il suo Oscuro Passeggero a casa da soli ad ammazzare il tempo, capite vero? Allora ci infilo vicino Caravan #3 (lo so lo so, non dite nulla, è una malattia nemmeno tanto rara) e La grammatica della fantasia, che è pure in procinto di terminare. Con sommo dispiacere, vista la qualità del testo e la quantità di cose che mi hanno fatto pensare, mentre leggevo le parole di Rodari.

Ho all'incirca una ventina di libri nella pila dei "to read".
Nessuno, a prima vista, sembra essere quello giusto per Jesolo.

Ma usando la pala e un po' di buon senso mi ritrovo indeciso tra il libro di Carver sulla scrittura (il titolo lo sapete, non fatemi alzare che la libreria è a quasi due metri da qua) e Il contrario di uno, di Erri de Luca.
E come sempre accade ai margini della coscienza trovo la scelta migliore per l'accaldata spiaggia veneta, acquistato dopo alcune sagaci citazioni di Alex: Il Professionista: Campi di morte, di Stepehn Gunn, aka Stefano Di Marino, nella scurissima collana Segretissimo! Il solo pronunciare il nome all'edicolante mi ha provocato un brivido di segreto piacere, che nemmeno a chiedere i porno ho mai provato.

(...e se vi chiedete perché c'è il 3 dopo il titolo, qua ci sono il due e l'uno...)

Riepilogando, Dexter, Il professionista e, in una tasca separata, Rodari, che non vorrei me lo ammazzassero.
Direi che sono in ottima compagnia.

Ci si vede lunedì, se Dexter o il Professionista non decideranno diversamente...

mercoledì 9 settembre 2009

Mi sono rotto i feed...

feed me

Un rapido comunicato per gli eventuali affezionati in ascolto, che seguono il blog attraverso i cosiddetti feed.

Parentesi tecnica
Io ridirigo i feed generati da blogspot sulla piattaforma feedburner, per averne un maggiore controllo, sono ossessivo, compulsivo e pure appassionato di statistiche e numeri, che ci posso fare. Mi ero accorto che i valori indicati dal contatore dei feed su Shamanic Journey non combaciavano con quelli dell'account così ho furbamente deciso di ricreare il collegamento tra i due siti.

Da oggi chi si è registrato ai feed del blog, con Google o altro aggregatore, potrebbe, ripeto potrebbe, perché non ne sono nemmeno sicuro, aver perso l'aggancio e quindi non ricevere gli aggiornamenti sui miei bellissimi e fondamentali post, che nessuno di voi vorrà sicuramente perdersi.
Vero?

Quindi se vi accorgete che così è vi basta cliccare di nuovo sulla fettona di pane tostato in alto a destra e registrarvi come fatto in precedenza.
E io sarò di nuovo con voi, sempre.

Fine del comunicato.

- checcosèunfeed?

lunedì 7 settembre 2009

I serial (killer) che arrivano col freddo

dexter stagione quattro locandina
Il figlio di Dexter Morgan

È autunno, cadono le foglie, arrivano i telefilm, recita un antico adagio egizio. E dopo tanti secoli è ancora vero (e se non credete che gli antichi egizi guardassero i telefilm, non avete visto abbastanza puntate di Mistero e Vojager).
A qualche settimana dalla celebrazione di Mabon da parte delle streghe di tutto il mondo, dove si terrà anche il festival della condivisione dell'amore Zoroastriano, a noi drogati di serial televisivi tocca il duro compito di ricominciare a scaricare le puntate sottotitolate.

So che esistono ancora persone che guardano i telefilm alla televisione, sulla radiotelevisioneitaliana o sulle reti private, intervallati nei loro pochissimi minuti di durata da innumerevoli inserti di donne che fanno plin plin, transporter volkswagen pieni di voglia di vivere e persone felici di aver sconfitto diarrea, emorroidi e calvizie.
Io ho smesso da un bel po' di guardare la tivù e con il mio fido muletto, sulla vasta fastweb highway, vado diretto lì dove mi serve, ringraziando quei matti dai nomi improbabili che si mettono di gran lena a tradurre gli script dei serial e a montare i sottotitoli e a condividere il tutto. Siete grandi ragazzi!

Cosa ci aspetta nei prossimi mesi?

DEXTER
Il ritorno del serial killer più simpatico che ci sia, Dexter Morgan (del quale tra l'altro sto leggendo le gesta su Dexter il devoto di Jaeff Lindsay) ormai preso tra moglie, figliastri e primo figlio suo. Quali difficoltà si troverà ad affrontare, armato di teli di plastica e bisturi?
Dexter quarta serie inizia il 27 settembre con Living the Dream dove torna l'agente in pensione Lundy, ex amore della sorella di Dexter, Deb, e arriva il Trinity Killer.

FRINGE
C'è un limite oltre il quale la scienza sta cercando di spingersi, e oltre questo bordo di natura metafisica l'abisso che si spalanca porta con sé orribili scoperte, mutazioni e, forse, una prossima guerra, per la quale vengono già scelti i migliori da schierare, da ambo le parti.
E in tutto questo che parte avranno l'agente Olivia Dunham (che sappiamo essere già un passo avanti nella scala delle mutazioni), lo scienziato pazzo Walter Bishop (che sappiamo essere coinvolto più di quanto lui stesso sapesse nel conflitto), il suo figlio Peter Bishop (che sappiamo non essere proprio, di queste parti), e i loro misteriosi e presunti alleati, la bionica Nina Sharp, il suo misterioso datore di lavoro William Bell, l'Osservatore,...?
Lo scopriremo dal 17 settembre, quando in A New Day in the Old Town si festeggerà il compleanno di Peter.

DOLLHOUSE
Gliela hanno concessa, al buon vecchio Joss Whedon, una seconda chance per questa serie, dopo i passati fallimenti (la bella Firefly) e speriamo riesca a risollevarne le sorti, non proprio rosee, dopo gli ascolti non fantastici dell'anno scorso.
Gli attivi sono ancora al servizio della misteriosa associazione nota come Dollhouse, che li affitta per i motivi più disparati, dai piaceri sessuali all'antiterrorismo. Abbiamo scoperto che in questa realtà che tanto deve ai timori del grande P. K. Dick ognuno può essere un burattino, un androide, un costrutto nel quale viene impiantata una coscienza creata ad hoc. Nessuno può ormai essere considerato una persona reale e lo stesso significato di questa parola verrà messa in discussione.
Le missioni di Echo e compagni ricominciano con Vows il 25 settembre in un altro inizio di stagione completamente firmato da Whedon.

LOST
Chi lo ama, chi lo odia. Chi non ci capisce nulla, chi si studia le inquadrature e i dialoghi di ogni puntata.
Chi mi ha detto che se si riascoltano i sussurri della giungla delle prime serie si sentono le voci dei protagonisti, prese dai dialoghi di altre puntate.
Il bianco e il nero, il vivo e il morto, in una serie che, per quanto possa non piacere, nei suoi voli mentali e meta fisici, ha scritto la storia dei serial televisivi e che va a trovare la sua giusta conclusione in questa sesta e ultima serie.
Io sono tra quelli che non vede l'ora che arrivi gennaio per scoprire cosa c'è, dopo quell'intensa luce bianca che ha chiuso la quinta serie.

CALIFORNICATION
Lo ammetto, aggiunto in una modifica tardiva, me n'ero completamente scordato! E invece il 27 settembre torna l'ex X Filer David Duchovny nei panni dello scrittore sessuomane e romantico Hank Moody, alle prese con la figlia rocker, Becca, l'amore per la moglie trasferitasi a New York (l'affascinante Natascha McElhone, la vera donna da amare dello show) e sicuramente la terribile sua ex conquista minorenne, Mia (Madeline Zima).
Una serie a cui non avrei dato un centesimo e invece, forse per l'equilibrio tra estremismi e romanticismo, è diventata una tra le mie preferite. I primi episodi sono fantastici (i vari rapporti sessuali di ogni genere che Moody sperimenta, il legame mai reciso con la ex moglie, l'amicizia col suo editore, la segretaria suicide girls,...) ma anche la seconda serie si è fatta ben guardare.
Speriamo bene per la terza!

La musica giusta per scrivere

rob zombie jack
Rob Zombie incontra uno scrittore che ascolta il suo death
metal per creare

Qualche giorno fa leggo un'intervista a uno scrittore emergente. Mi capita sempre più spesso da quando ho ricominciato a scrivere, un po' per curiosità sui miei "colleghi", un po' perché compaiono in quasi tutti i blog che seguo.
Come spesso accade si finisce nella domanda come/quando/dove scrivi al che, oltre alle coordinate crono geografiche dell'attività narrativa, mi colpisce il riferimento alla musica ascoltata. Mentre scrivo ascolto Black (o Death ora non ricordo e non sindaco sulla differenza) Metal.

Mi fermo a ripensare ad altre interviste del genere e ad altre risposte simili, ascolto musica, mi ispira questo cantante, ascolto il metal. Il Metal? Stephen King diceva di ascoltare gli AC/DC a basso volume, mentre creava (e probabilmente dopo i primi successi ha smesso), ma da prove fatte per me la voce e un certo tipo di ritmo, sopratutto, porta troppo lontano dal foglio.

Io quando scrivo ho bisogno di concentrarmi, di lasciar andare la testa, e ogni suono (umano) esterno è fastidioso, mi allontana da quello che sto facendo. I rumori del mondo, la pioggia, il vento, anche il sordo tintinnare del mio scaccia spiriti di legno appeso in terrazza, mi regalano un accompagnamento piacevole e talvolta anche utile. Ma persone che parlano o, peggio, cantano, mi portano con la testa altrove, e tipicamente o le stermino o smetto di scrivere.

Nel tempo però ho scoperto che un genere di suoni piacevoli, per me, da abbinare al processo creativo, c'è. È un insieme di musiche che ora vanno sotto il nome di suoni da meditazione, musica new age, musica cinese e via dicendo, e che sinceramente non saprei catalogare. Ho qualche decina di mp3 di queste musiche estremamente rilassanti, ma in un senso attivo, che mantengono la mente a un continuo stato creativo, riempiendo comunque il silenzio che mi circonda mentre scrivo. Ho imparato a conoscerle praticando Tai Chi e da allora sono diventate l'unica colonna sonora (a parte un po' di musica classica, ma raramente) dei miei tempi narrativi.

Vi embeddo un esempio.



Un altro insieme di musiche che trovo perfette in questi casi sono le colonne sonore, che variano a seconda di cosa sto scrivendo. Silent Hill 2, il videogioco, ne ha una perfetta per atmosfere pesanti e cupe, mentre la colonna sonora di The Fountain (film mistico che ho molto apprezzato) è piena di musiche calme e morbide.

E Voi, Fedeli lettori, che musica ascoltate, se lo fate, mentre scrivete?

venerdì 4 settembre 2009

Gears of War 2

gears of war 2
Gears of War 2
Epic Games, 2008
Xbox 360

Ultimo post prima del weekend, che secondo i miei piani dovrei passare a scrivere un racconto che mi ronza in testa da tempo ambientato sul Carso triestino e senza ombra del solito aspetto fanta/horror. Quindi vi lascio alle accoglienti braccia del sabato e alla suadente morbidezza della domenica con un argomento che più ludico non si può, anche se si tratta di prodotto uscito praticamente un anno fa.

Per quanto il gioco in sé sia una cosa che so di non poter abbandonare del tutto (tra GdR, board game, video game,...), da quasi un anno ormai non pratico più molto l'attività video giocosa.
Venduta la PS2 - per acquistare la bianchissima Xbox 360 - ho completato solamente Dead Space (con vero godimento, finalmente un survival horror come si deve) e questo Gears of War 2.
Ho provato altro, Devil May Cry 4, Dead or Alive,... ma senza troppa convinzione.
Tornare a combattere le locuste invece, rivedere Jacinto e il grande Marcus Fenix, è stato un piacere inaspettato. Perché quelli della Epic si sono fatti, come si suol dire, un mazzo tanto, per prendere il buono del primo capitolo e migliorarlo, confezionando un altro "sparatutto" fantascientifico in terza persona dal grande impatto visivo e dalla notevole giocabilità.

Siamo sempre su Sera, il pianeta che ospita quanto resta della specie umana, che deve vedersela con i parassiti emersi dal sottosuolo, le antropomorfe e letali Locuste. Dopo aver consumato il resto della superficie nella guerra contro queste creature che si muovono anche attraverso la roccia, solamente Jacinto è rimasta in piedi, costruita su un basamento di giacinto che non riescono a forare.
Utilizzando una bomba solare, alla fine del primo capitolo della saga, eravamo convinti di aver sterminato le Locuste, ma la loro regina, sopravvissuta, annunciava una nuova guerra, che dovremo affrontare in Gears of War 2, attaccando la roccaforte aliena, il Nexus e poi addirittura...

L'elenco delle novità presenti in GoW 2 è abbastanza lungo, armi, nemici, mezzi, ma l'attrattiva nasce anche da quel senso di confidenza dato dal ritrovare i personaggi con le loro mosse di copertura e la lotta all'ultimo proiettile, con quella dannata ricarica attiva e il suo potere distruttivo.
E anche scoprire che questa volta cavalcheremo praticamente qualsiasi cosa (a parte la signorina bionda che Marcus occhieggia da vero duro, pazienza) e percorreremo panorami ctoni e di superficie, aggrappati a mezzi terrestri, ascensori sospesi nel vuoto, piovre volanti e perfino un gigantesco Brumak!

Molti dei nemici che nel capitolo precedente fungevano da meri "boss di fine livello" qua si moltiplicano, ponendoci davanti schiere di Corpser, Seeder e Brumak che daranno filo da torcere, almeno dal livello difficile in su. Giocando in modalità facile la sfida sarà davvero irrisoria e talvolta capiterà di pensare che i nemici si siano uccisi da soli pur di farci passare.
Per il sottoscritto, che ha poco tempo e voglia di ripetere decine di volte uno schema, la modalità facile è una vera manna dal cielo. Ma so che voi hard core player odiate tutto quello che non sia in modalità folle (o nightmare) che si sblocca completando il gioco per poterlo rivivere tutto in quello stile suicida.

Tra gli aspetti che meno mi hanno convinto arriva netto al primo posto il sonoro, che pur essendo potente ed efficace nelle battaglie è invece debole e indistinto nel parlato, che si confonde e spesso impedisce di capire intere parti di dialogo. Pensavo fosse un problema del sinto-amplificatore ma anche con la sola TV a fare da output a me ha dato uguali problemi.

La grafica invece presenta gli stessi effetti di HDR del capitolo precedente, migliorati e ripuliti, con gli scenari ai quali la serie ci ha abituato. Enormi città in rovina, gallerie gocciolanti e finalmente vedremo anche le strutture delle città delle locuste, e faremo anche un terribile viaggio allucinante, non vi dico dentro cosa. Completa questa parte la presenza di creature realizzate allo stato dell'arte, dalle più semplici pedine da prima linea fino ai leader delle locuste, personalizzati e dotati di particolari anche cool (la capigliatura rasta di Skorge non può non omaggiare gli indimenticabili Predator) e in certi casi sono enormi e sempre ben animati. Un plauso anche ai numerosi filmati che intercalano l'azione, alcuni davvero d'effetto, che alternano e fondono scenari mozzafiato, piccole parentesi intimistiche (che per dei marines sterminatori insomma, si fa quel che si può ecco) e mostruosità aliene che si ergono grandi come grattacieli.

Mi rimane da provare il multi player, anche se ho giocato molti capitoli in co-op(erativa) e devo ammettere che il fascino del gioco in quella forma si moltiplica. Avere l'amico vicino o connesso via web, e coordinare le proprie azioni di attacco, difesa, le ritirate e gli assalti, è divertente e coinvolgente.

Ora non rimane che attendere i libri e il film, dopo che i fumetti sono già in edicola in Italia da mesi.

PS - un consiglio: anche se è tedioso e lunghissimo, attendete la fine dei titoli di coda, per un inserto audio only molto particolare...




Link Veramente Utili:
- Ma la vera storia di Gears of War?
- I fumetti di Gears of War? Ma dici sul serio?
- E se volessi l'action figures di Marcus?
- Cosa è 'sto HDR?

giovedì 3 settembre 2009

Chi è morto alzi la mano di Fred Vargas

fred vargas chi e morto alzi la mano
Chi è morto alzi la mano
Fred Vargas
Einaudi Stile libero Noir
2006, pp. 254
ISBN 8806182668

E siamo di nuovo qua. Potrebbe sembrare, a uno che non mi conosce bene, che io sia un ossessivo compulsivo e non riesca a non divorare tutto quello che mi piace. Come, per fare un esempio a caso, i libri di una certa scrittrice francese.
Uno che mi conosce non avrebbe dubbi, avrebbe solo la certezza che tutto ciò è vero.

Quindi io sono di nuovo qua, con Fred Vargas, alias Frédérique Audouin-Rouzeau, parigina classe 57, ricercatrice di archeozoologia ed esperta in medievistica. Che già a dirlo così a uno si impressiona. Vorrei rispondere io qualcosa di simile quando mi chiedono cosa faccio nella vita.

Questa terza recensione, del libro che in realtà si pone all'inizio di una ipotetica "saga", riguarda Chi è morto alzi la mano, dove si racconta di come tre individui "nella merda", come amano definirsi, un medievalista, uno studioso della preistoria e uno della Grande Guerra, si ritrovano a far fronte comune contro le avverse condizioni economiche. I tre si stratificano in una casa, la topaia, e si ritrovano dopo poco avvinghiati letteralmente da una storia, che si spande dal fronte orientale a quello occidentale, tra le figure della cantante d'opera Sophia Siméonidis e della sua amica Juliette.
E tutto parte da un albero, un giovane faggio, che compare senza preavviso nel giardino di Sophia, una mattina qualsiasi.

Inutile sottolineare ancora una volta quali sono i pregi di questi romanzi. I dialoghi vivaci, la presenza fisica dei personaggi, i tre storici, soprannominati "gli Evangelisti" (Matteo, Luca e Marco), il vecchio poliziotto Vandoosler, la cantante e suo marito, l'amica e l'osteria con i suoi cibi speciali e ovviamente l'albero, che fa da perno a davvero tutta la vicenda.
Ancora una volta le personalità scivolano letteralmente fuori dalle pagine e danno vita a individui reali, per quanto un attimo astrusi e leggermente maniacali (Mathias che gira sempre mezzo/tutto nudo, Lucien e il suo gergo da prima linea) che rappresentano il vero e unico punto di forza del libro.
La parte gialla è debole e, leggendo con attenzione, all'assassino ci si avvicina prima dei simpatici e incasinati protagonisti (forse troppo presi da pulsioni di ogni genere per ragionare davvero lucidamente).

Quello che invece stona è il comparto psicologico/introspettivo che risulta a tratti pesante ed eccessivo, rallentando troppo il ritmo della narrazione. Dovuto forse anche all'esigenza di presentare molti personaggi assieme e gestirne e spiegarne le vite, non inficia comunque la lettura di questo libro, godibilissima e divertente, le cui atmosfere si ripropongono al meglio nei libri che seguono.
Un altro affascinante esempio di come si costruiscono personaggi degni di questo nome e li si usa per trascinare il lettore nella storia.