sabato 29 agosto 2009

L'Aleph di Jorge Luis Borges

aleph borges feltrinelli
L'Aleph
Jorge Luis Borges
Feltrinelli, Universale Economica
2003, 184 pag.
ISBN: 9788807803345

Mi chiedevo se fossi in grado di recensire davvero un libro di Borges.
No, proprio no.
Non ho le conoscenze, il background (dietro di me c'è il nulla o quasi, scrivo in terrazza) e le capacità per tener testa ai collegamenti con il mito classico, ai riferimenti reali e a quelli inventati (tale Borges è conosciuto anche come autore di pseudobiblia, libri che non esistono, dei quali parlava e scriveva anche recensioni).

Quindi non vi parlerò di Borges, non dirò nulla del signor Jorge Luis Borges. Vi racconterò cosa penso di alcune storie fantastiche, di come mi abbiano trascinato in mondi lontani e siano anche riuscite a farmi pensare all'amato H.P.Lovecraft (del quale l'autore di questi racconti non era esattamente un estimatore). Non il Lovecraft di Cthulhu e cugini Antichi, assolutamente. Quello di Celephaïs e Kuranes, prima ancora che di qualsiasi gita onirica di Carteriana memoria, quello delle colonne oltre le quali il mondo finisce, dei sogni di città di pietra e mari solcati da antiche navi bianche, quello di fari incustoditi e leggende immortali.

Magari parliamo un attimo anche del nome del libro, in quanto i nomi sono fondamentali, e Aleph, da solo, basterebbe a farlo sfogliare da chiunque.
A me, per qualche strana connessione sinaptica, l'aleph spinge per far emergere met ed emet, מת e אמת, morte e verità ebraiche, le parole scritte sulla fronte del golem dal rabbino, avete presente? Io le ho imparate leggendo Dylan Dog e a Praga non ho visto rabbini né giganti di fango ma ho pagato 15€ anche per andare al bagno. Ma questa è un'altra storia.
Aleph, fenicia o ebraica che la si intenda, è A, è alfa, è l'inizio di ogni cosa, l'Adamo di ogni credo. Insomma un bel peso per un libro, chiamarsi così.

Cosa si trova in un libro che ha per nome il principio di ogni cosa? Racconti, quasi una ventina, di genere "fantastico".
Anche su questo termine ci si può soffermare un attimo: io non so cosa intendiate voi per fantastico. Qui non ci sono draghi, ma qualche mago c'è, mancano navi spaziali, ma tra le pagine si celano singolarità spazio temporali capaci di riprodurre in un punto ogni angolo del pianeta Terra (gli Aleph del titolo). C'è la ricerca dell'immortalità e della sua fine, il tentativo di decifrare la parola divina, la lotta col doppio che è in ognuno di noi. Un intenso lavoro di collegamento con la mitologia classica (della quale sono purtroppo completamente digiuno) e un forte interesse per il potere del simbolo. L'Aleph è una singolarità in cui c'è ogni cosa, lo Zahir è la concretizzazione del velo che forse ricopre lo stesso volto di Dio, la pelle di un animale è forse l'alfabeto che cela il potere ultimo, il labirinto è presente in molte sue forme (prigione o fortezza o condizione della mente).
Questo è fantastico, in ogni accezione della parola.
Intendiamoci, posso immaginare che questo Borges, chiunque egli sia, piaccia o risulti totalmente indigesto, difficilmente credo ci siano vie di mezzo. Però questo libro ha dalla sua che sono racconti brevi, che scivolano via facilmente, e se uno proprio non piace ci si guarda attorno per controllare che nessuno sbirci e lo si salta a pie' pari fischiettando.

Pur non sapendo chi sia questo Borges di cui tutti parlano e tutti dicono che tutti devono leggerlo, a me il suo libro è piaciuto molto. Vi ho trovato quel gusto per la creazione e l'analisi della stessa che raramente si trova nel fantastico, la capacità di inventare cose che non esistono e infilarle nella realtà di ogni giorno. Una moneta può nascondere Dio come in una cantina ci può essere il mondo.
Sicuramente ci sono strati più profondi dell'ammasso di carta targato Feltrinelli, che non ho ancora gli strumenti per esplorare. Immagino che tornerò tra qualche anno da questo signor Borges per vedere se lo capirò meglio, o di più, e magari se certi racconti che ho saltato fischiettando mi sapranno dire cose che per ora mi tengono nascoste.

Nel frattempo mi metterò a cercare in che libro abbiano incluso il racconto There are more things, parodia del lavoro di Lovecraft...

venerdì 28 agosto 2009

L'autunno che arriva

sommacco carso
Sommaco selvatico, simbolo dell'autunno carsico
(foto di Davidaola)

È autunno.
Quasi, ok, è quasi autunno.
Fa ancora un caldo assurdo e l'umidità ti attacca alla sedia come una viscida dose di Uhu organica (che poi non parliamo della colla Uhu, a parte il nome che è ispirato a una sinistra divinità sumero babilonese, quante cose abbiamo fatto da giovini con quei tubetti colorati di colla biancastra?).

Andiamo avanti. È quasi autunno, e non mi dispiacerebbe parlare un attimo di cosa mi aspetta, come quando si fa l'elenco delle cose da fare e si cerca di seguirlo. Spesso non ci si riesce, ma è l'attenzione che conta, in quanto l'attenzione sposta l'energia, come insegna il mio maestro di Tai Chi.
Da qualche mese a questa parte il piccolo blog che avete tra le mani virtuali è cresciuto come visite, gli affezionati lettori si sono moltiplicati, persino Silente commenta i miei post (roso dall'invidia che ancora non ha trovato Bad Prisma eheh) e mi sento quindi più responsabilizzato a scrivere cose interessanti e che soddisfino i miei lettori. Ecco quindi post enogastronarrativi e tette tecnologiche.
Basterà?
Non credo.

Quindi veniamo a cose più intellettuali, per dare un senso anche all'altra fettina di appassionati, quelli che cercano qualcosa di... qualcosa... ma che cosa cercate su questo blog? A parte capitarci a caso cercando titoli di telefilm o componimenti poetici come "heather graham una notte da leoni capezzoli", il sempre interessante "moglie cinquantenne calda trio" o trovare una risposta a interrogativi filosofici come "qualcuno conosce la razza del cane di mike tyson nel film una notte da leoni?".
Ma della statistica parleremo più avanti, dopo la fine del mese quando potrò applicare il mio nuovo analizzatore/aggregatore statistico SKA ai dati del blog.
Tendo a perdermi eh?

E cosa arriva con l'autunno, a parte la riapertura di molte osmize, le gite a fotografare stabilimenti abbandonati e pericolanti e il fresco?
Vi faccio un elenco da spuntare...

- la prima nota (e soddisfazione) viene dal sempre fervido mondo dei cultisti lovecraftiani. Dopo un lungo lavoro di correzione e integrazione (aiutato lo ammetto da quel Necronomicon vivente di Andrea Bonazzi) tornerà sulle pagine della rivista di Pietro Guarriello il mio saggio sui giochi cthuloidi, visto in versione ridotta sulle pagine dell'estinta Necro del buon Alessio Valsecchi.
Di quale rivista starò parlando?
MISTERO...
Vi tocca guardare le tags per scoprirlo.
L'arrivo nelle case degli appassionati dei Miti di Cthulhu e dintorni sarà probabilmente sincronizzato con l'arrossire del sommacco selvatico.

- la seconda nota riguarda le recensioni in sospeso. Ho alcuni libri di cui mi piacerebbe parlare e farlo anche con un minimo di calma, tra i quali L'Aleph (letto grazie al consiglio di Gelo), La grammatica della fantasia (che si è rivelata una lettura unica, di quelle che ti obbligano a guardare le cose con in mano strumenti diversi per capirle o comunque apprezzarne lati che prima non affrontavi) e Chi è morto alzi la mano (lo so, sono diventato un drogato della Vargas, speriamo viva a lungo e scriva ancora tanti libri).

- la terza considerazione è che sto scrivendo post sempre più lunghi, che non se li leggerà nessuno. Il tempo medio sul blog è di tre minuti scarsi.
Forse siete arrivati fin qui.
Ciao, alla prossima.

- alla quarta spunta scopriamo (con soddisfazione) che se venite a Lucca Comics and Games 2009 potreste trovare una mia piccola pubblicazione legata al gioco censored ma di questo potrò parlare solo quando mi diranno che al 1000% la cosa si farà.

Da qui in poi entriamo nel regno delle supposte supposizioni e delle credenze, quindi meglio non avventurarcivicisi troppo, che si rischia di farsi male.
Ci sono alcuni argomenti "narrativi" di cui vorrei provare a parlare, l'idea di scrivere qualcosa di più lungo di un racconto, che si va sempre più concretizzando, i dubbi atroci sulle capacità di farlo, che ridacchiano come corvi dagli alberi attorno a casa e di un progetto sempre da completare, che spero vedrà prima o poi la luce, anzi, la carta.

Magari ora vado a lavorare per la pagnotta...

Now I am become Death, the destroyer of worlds aka The Blue Screen of Death II (XP Version)

boobs and blue screen of death

Titolo eccessivo, ma mi piaceva troppo e siccome non credo che scriverò mai un post che gli si addica davvero, volevo usarlo e così eccovelo. E il contatto tra le parole del trentaduesimo verso dell'undicesimo capitolo della Bhagavad Gita e l'ennesima devastante comparsa del famigerato blue screen of death mi sembrava un motivo più che sufficiente.

Non so bene quanto interessi a chi passa per di qua, anche perché soluzioni non ce ne sono, chiunque lo ha visto sul proprio monitor lo sa. Qualcosa viene fatto da qualcuno in un punto della memoria, sputtanando Windows che non ha altri modi di reagire che gettare fuori la schermata blue e riavviarsi.
La cosa simpatica è che spesso quella schermata rimane a video per meno di un secondo, rendendola completamente inutile.
Windows Vista, lo so per esperienza, non ha risolto il problema, staremo a vedere il nuovo Windows 7, che di peggio sicuramente non può fare.

A proposito di Windows 7. Ieri il pc mi è crashato tre volte e dalla terza non è più tornato, perso com'era nel suo loop esistenziale fatto di avvio, caricamento di XP, BSOD, avvio, caricamento, etc etc. Ho portato il disco di sistema al lavoro per recuperare i dati che non riesco a mettere sul secondario, quindi praticamente solo la posta di Thunderbird. Attacco l'HD, avvio. Schermo Blu.
Cazzo.
Mi affido all'ufficio giusto, mi procurano simpaticamente (grande Luca) un cavo di connessione SATA, un alimentatore esterno convertito in alimentatore per HD, un bridge SATA/USB, collego il tutto, avvio un PC, collego l'HD via USB e nemmeno a dirlo, Schermo Blu.
Cazzo.
Mai visto un hard disk capace di crashare Windows. Da segnare nell'elenco delle cose "che non credevi fossero possibile con un computer".
Alla fine chi mi salva? Windows 7, che resiste alla connessione, non crolla e mi fa ricopiare tutti i dati che mi servivano. Troppo presto per dire che la Microsoft ne ha combinata una giusta, però sembra un buon passo avanti.

A installare almeno la base mi vanno via un paio d'ore. XP mi tocca reinstallarlo due volte. Per qualche oscuro motivo la prima volta avevo praticamente tutti gli eseguibili che non partivano, con le icone degli 'exe' in stile DOS. Poi ovviamente la giungla dei driver. Non sono mai dove li avevo messi e i nomi che gli ho dato sembrano i versi di un pechinese incazzato. Installo, clicco, doppioclicco, apro, chiudo, riavvio, mi ritrovo a risoluzioni talmente ridicole che la scritta START esce dalla porta di casa mia. Buona vecchia VGA 640x480.
Alla fine ho anche internet.
Sospiro di sollievo.

Ora sembra ci sia tutto, il disco dati è integro e c'è qualsiasi cosa, pure i documenti e i racconti e le altre produzioni.
Bene.

Qualcuno mi ha detto sogghignando "e ora vai di Ubuntu eh!".
Hanno ragione. Sia chiaro, non è che non andrei felicemente di Ubuntu, anzi! Sul netbook ce l'ho e gira benissimo, l'ho usato in questi due giorni per scaricare i driver che mi mancavano e leggere la posta alla sera.
Ma.
Se devo fare l'editing di un documento (qua uso quark xpress), se devo ritoccare un'immagine (qua uso photoshop), se devo farmi una partitina veloce (qua uso qualsiasi videogame che giri sulle mie GF8600GS in SLI) so cosa e come farla. Ma su Linux proprio no, ci lavoro ai testi, posso navigare e magari aprire GIMP. Oltre non ci vado.

Per cui rieccomi qui, a distanza di un anno e mezzo dall'ultimo schermo della morte, a sperare di non rivederlo per molto molto tempo.
Ah, la tipa in foto sopra è una mia amica tecnico di computer, e serve a far contatti, visto che un paio di tette blu tira più che un carro di libri fantasy (Mystica docet).

Ma si sa, la speranza è l'ult

giovedì 27 agosto 2009

Pane, salame e parole

naturalmente lavariano salami
Gli ottimi salami di Naturalmente Lavariano
Anche un artista può affettare un salame.
- Andy Warhol

Il vino è un essere vivente. E amo immaginare l'anno in cui sono cresciute le uve di un vino. Se c'era un bel sole, se pioveva. E amo immaginare le persone che hanno curato e vendemmiato quelle uve. E se è un vino d'annata, penso a quante di loro sono morte. Mi piace che il vino continua a evolversi. Che se apro una bottiglia oggi avrà un gusto diverso da quello che avrebbe se l'aprissi un altro giorno. Perché una bottiglia di vino è un qualcosa che ha vita. Ed è in costante evoluzione e acquista complessità, finché non raggiunge l'apice. Come il tuo Cheval Blanc. E poi comincia il suo lento, inesorabile declino. E che sapore... cazzo, quant'è buono!
- Sideways

Quando dette un morso al bavarese allo zenzero, Harold ebbe finalmente l'impressione che tutto sarebbe finito per il meglio. Qualche volta, quando ci ritroviamo persi fra paura e sconforto, tra routine e perseveranza, disperazione e tragedia, dobbiamo ringraziare Dio per l'invenzione del bavarese allo zenzero.
- Vero come la finzione

Conchiglie di cioccolato, così piccole, così semplici, così "innocenti". Pensai, oh, solo un piccolo assaggio, non può fare niente di male. Ma poi scoprii che erano ripiene di ricco, peccaminoso... burro cremoso che si "scioglie", Dio mi perdoni, si scioglie così lentamente sulla lingua, e ti riempie di piacere.
- Chocolat

Non so bene se questo post può essere l'apripista di una nuova rubrica del blog. Dopo Libri, Cinema e amici vari un bel Enogastronarrativa ci potrebbe stare, che dite? Avevo scritto qualcosa su una fagiolata, mesi or sono, ma è finita nella narra-morfosi. Magari riprendo da qui...
Comunque... partendo dai complimenti di un simpatico utente di Flickr, che ha riutilizzato nel suo blog la mia foto dei salami, mi son ricordato che tra poco ricomincia la fiera Naturalmente Lavariano, dove lo scatto è stato, ovviamente, scattato.
Il blog (linkato in fondo) affronta brevemente un argomento interessante, che potrebbe essere molto attuale, vista la crisi economica, cioè lo scambio tra una prestazione lavorativa e del cibo, nel ricorso alla più antica forma di pagamento: il baratto.

Perché inserire un post del genere in un blog che parla di narrativa e cinema, recensisce libri e racconta delle mie vicissitudini in questi mondi affascinanti dell'arte? Non è chiaro nemmeno a me, forse perché, come recita il titolo, non si vive di soli libri, anzi. Per quanto l'imperativo per uno scrittore sia e rimanga leggere sempre e comunque, tra un libro e l'altro, tra una pagina e la successiva, una fettina di salame morbido è l'ideale (ma non come segnalibro eh!), così come una gita nella sede di queste piccole manifestazioni.

Ho sempre ammirato la capacità di trasmissione sensoriale di alcuni libri e film, dove si riesce a esaltare i sensi del lettore/spettatore, attraverso immagini e parole, silenzi e musiche, lasciando in bocca il sapore di pietanze quanto mai lontane in quel preciso momento.
Ricordo ancora i biscotti della nonna in In fondo alla palude, di Lansdale, ricordo che quando lo leggevo mi sentivo in quella cucina, povera, grezza, profumata di vita e di gallette al forno, che avevano un sapore unico, il sapore di cibo fatto in casa, cucinato dai nonni e mangiato quando si è bambini.

Come si può dimenticare il Martini - agitato, non mescolato - di James Bond, i fagioli immersi nel sugo che sostengono il giovane Terence Hill, il vino gustato dai protagonisti di Sideways? La cioccolata del film omonimo, scolpita in ogni sua forma (non lega molto con pane e salame ma sono goloso, che ci posso fare?). Nabokov diceva che Lolita si pronunciava come lecca lecca (ma qua si arriva al terzo vertice del triangolo storie, cibo e sesso e la cosa si farebbe troppo estesa e complessa...).

Un libro, per chi li centellina o li divora, è spesso anche un oggetto visivamente affascinante.
La copertina, le pagine, le parole che si susseguono, viste come simboli a sé, senza il significato al quale l'appartenenza alla lingua le obbliga. Il libro illuminato dalla luce di una candela, il grimorio maledetto nella teca di vetro.
Il volume pesante abbandonato sul tavolo, accanto a un bicchiere di vino bianco illuminato dai raggi che filtrano tra le foglie di un enorme albero, che si china sul lettore come a proteggerlo.
È questione di gusti, si dice, se un libro o un film piacciono meno. Il gusto, alla fine, è ovunque.
Quindi che occasione migliore di mettere alla prova il proprio senso del gusto (afflitto dai cibi confezionati, iper congelati, fuori stagione, modificati che ci propinano nella COOP sotto casa) di una bella fiera eno gastronomica che si ripete ogni secondo weekend del mese?
Magari trasformandola in una occasione di ritrovo tra scrittori che, tra un bicchiere di rosso e una fetta di salame distesa comoda su del pane fatto in casa che amoreggia con del formaggio locale (il Mangione, gustoso e fresco) si scambiano aneddoti, storie e consigli.

E se questo connubbio eno-gastronomico-letterario (gastroletterario mi sapeva di libri che fanno acidità) vi solletica la fantasia c'è il concorso narrativo sul vino (il Santa Margherita di cui ho parlato qualche post fa), ad esempio, per provare a legare le varie passioni.

Concludo tornando ai salami iniziali.

Ecco il testo che presenta la manifestazione per il 2009:

Ritorna ìl mercato agroalimentare "Naturalmente Lavariano", a partire dal prossimo 13 settembre sulla piazza di Lavariano; la manifestazione continuerà, ogni secondo sabato, anche nei mesi di ottobre, novembre e dicembre. L'evento riscontra notevole interesse sia da parte delle aziende, sia da parte del pubblico partecipante, richiamato da un mercato che conserva i sapori e gli odori di un tempo, con la piazza addobbata da multiformi prodotti negli stand degli espositori, all'ombra dell'antica torre medioevale.

Il paniere agroalimentare, con le nuove edizioni, si arricchisce grazie alla consistente partecipazione di produttori aderenti al metodo della agricoltura biologica. Come di consueto, saranno presenti le produzioni lattiero casearie - le farine di mais, farro, orzo e frumento - il pane - l'ortofrutta fresca e trasformata - i vini delle varie zone D.O.C. regionali - i salumi - il miele - i prodotti dell'itticoltura , le produzioni orto-floricole ecc..Saranno presenti stand per la degustazione di piatti preparati con le materie prime fornite dalle stesse aziende.


La mappa per il luogo incriminato.


Visualizzazione ingrandita della mappa

- Il mio photostream su Flickr
- Il sito di nanello con i miei salami
- Il post sull'enoconcorso

lunedì 24 agosto 2009

1602 di Neil Gaiman e Andy Kubert

1602 angelus
1602
Scritto da Neil Gaiman
Illustrato da Andy Hubert
Colori di Richard Isanove
Marvel 2003 - 2004

1602 fa parte dei volumi della collana Super Eroi, Le Grandi Saghe, usciti in allegato al Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport negli ultimi mesi. È il secondo titolo ad avere Neil Gaiman tra gli autori, dopo la sua rivisitazione de Gli Eterni del grande Jack Kirby.
Questo fumetto è la prima storia che l'autore di American Gods ha realizzato per la Casa delle Idee, grazie al lavoro di ricostruzione affidato a Joe Quesada, per risolvere i problemi che assillavano allora la Marvel.
L'intera opera (che per quanto concerne la parte sviluppata da Gaiman consta di otto numeri, ai quali ne seguirono altri dalla mano di autori diversi) è in pratica un what if cronologico, la risposta alla domanda "cosa sarebbe successo se i super eroi si fossero manifestati nell'Inghilterra del 1600?".

In 1602 vengono quindi narrate le gesta di personaggi solo all'apparenza sconosciuti, che mantengono i poteri delle loro controparti "attuali" e anche spesso una somiglianza nei nomi, stabilendo una nuova dimensione parallela a quella solita che, usando la nomenclatura standard, ambientano le loro storie nella dimensione conosciuta come Terra-616.
In questo volume ci sarà invece Sir Nicholas Fury, prima guardia della regina Elisabetta, il cui medico è niente meno che il dottor "Doc" Stephen Strange assistito dalla giovane Clea. Accanto a loro troviamo Peter Parquagh, che per tutta la storia "rischierà" di venir morso da ragni magici, strani e pericolosi, e il gruppo di studenti del professore spagnolo Carlos Javier, tra i quali Scotius Sumerisle, Hal Mccoy, John Grey, nomi che è inutile rapportare ai personaggi del notissimo gruppo mutante degli X-Men. Non mancano i cattivi di turno, sui quali troneggia l'immancabile signore del magnetismo, qui conosciuto come Enrico il Gran Inquisitore, aiutato da Sorella Wanda, Petros (loro ho avuto più difficoltà a scoprire chi fossero nell'altra dimensione) e il Fratello Andreas dalle attitudini viscide e anfibie ai quali farà ulteriore ostacolo il Conte Otto il Bello del piccolo regno di Latveria.

La storia presenta questo passato alternativo, dove terribili tempeste di origine sconosciuta flaggellano il continente, mentre una bambina, Virginia Dare, la prima nata nel nuovo mondo, viaggia verso l'Inghilterra per parlare con la regina Elisabetta I.
Proprio nelle americhe Virginia è entrata in contatto con una sorta di nodo dimensionale, che ha condotto in questa epoca i personaggi dotati di poteri non umani, che si scontrano per il possesso di una misteriosa arma appartenuta all'ordine monastico dei Templari.

1602 ha dalla sua la capacità narrativa di Gaiman, qui lontano dai deliri morfeici del suo Sandman, ma comunque in grado di creare stimolanti trame fatte di intrighi e persecuzione, amicizia e religione, intrecciandole in un continuo di rimandi agli alter ego attuali dei super eroi, per il divertimento di tutti i fan.
Le tavole di Andy Kubert e i colori di Richard Isanove rendono bene sia nei paesaggi realistici della vecchia Inghilterra sia nelle scene di lotta tra le fazioni di super eroi e mutanti.

Dei vari What if...? presentati dall'immancabile testone dell'osservatore Uatu, questo è probabilmente il più coerente e interessante, nonostante i piccoli difetti di scrittura che lo affliggono in parte. Personalmente non ho gradito la conclusione di 1602, seppure con l'interessante rimando (e omaggio) a un grande super eroe delle saghe marvelliane. Avrei preferito che l'alone di mistero e scienza nascosta non venisse interrotto da quel surplus di speranze patriottiche e agganci pendenti per i successivi volumi della saga.

- Link dove si racconta chi è Uatu, per tutti quelli che non conoscono il guardone universale del nostro pianeta.

giovedì 20 agosto 2009

Search Keywords Analyzer - un programmino per l'estate

histats grafico statistiche
Un grafico generato da Histats

(post originariamente scritto per Wild Developing, il mio blog sulla programmazione)

Stufo di leggermi il papiro generato da Histats per sapere cosa cerca la gente quando arriva sui miei siti (e con una certa quantità di tempo libero e voglia di scrivere un po' di codice C#), ho buttato giù un piccolo programmino che:

- analizza il file CSV che Histats permette di esportare

- elabora il file correlando le key phrase (per esempio "la strada nell'ombra" e "recensione della strada nell'ombra strazzulla" sono lo stesso argomento)

- genera un elenco interminabile a video

- genera un report in HTML scarno ma funzionale, ordinato per numero di hit e, per ogni key phrase le altre correlate

Il motore di correlazione è molto semplice e si basa su un punteggio numerico attribuito alle varie coppie di frasi, calcolato sulla base della percentuale di parole (più lunghe di 3 caratteri) in matching tra i due insiemi di keyword.
Non è perfetto (lo si vede anche nell'esempio dove costruisce due insiemi separati relativi al topic di cui sopra) ma migliora di molto il semplice risultato dell'elenco fornito dal sito.

Sicuramente ne esistono di migliori, più grandi, che vi dicono anche il numero di scarpe dei visitatori del sito. A me questo serviva e questo in un paio d'ore di prove mi sono fatto, in 20KB (che necessitano del supporto .NET installato).
Se può esservi utile, sotto c'è il link all'eseguibile (del quale, come sempre, non mi prendo resposnsabilità, dovrebbe essere Virus Free e non formattare gli Hard Disk, dovrebbe...).

Il programma dovrebbe (sempre dovrebbe) analizzare anche file di provenienza diversa, basta che siano in formato CSV (con il ; a separare i campi) e che specifichiate all'avvio (avvio a linea di comando! niente doppio click!) i parametri corretti.

Esempio.

Riga del file generato da Histats (che con molta fantasia ho chiamato log.csv):

5;"Google";"licantropi";"http://www.google.it/search?q=licantropi";14;12;3;18'' ;0

Linea di comando per avviare SKA su quel file:

SKA log.csv 2 4

(ho colorato i campi utili e le relative colonne da specificare all'avvio di SKA)



Link utili:
- Il file eseguibile SKA.exe
- Un esempio di report
- Il sito di web stats, Histats
- Il post originale su Wild Developing

mercoledì 19 agosto 2009

Io sono il tenebroso di Fred Vargas

io sono il tenebroso fred vargas
Io sono il tenebroso
Fred Vargas
Einaudi Stile Libero. Noir
2006, 254 pag.
ISBN 8806182641

In certi casi è inutile opporre resistenza. Uno si arrende e si lascia andare. Ma è una parte della bellezza di ogni cosa, credo, come nello scoprire un nuovo autore (o autrice) che ti appassiona e del quale sei ansioso di conoscere l'intera bibliografia.

Se il giallo non mi è mai interessato particolarmente, come genere, devo a questi libri un primo (e già un secondo, a questo punto) passo verso il mondo degli assassini e di chi li insegue, per svelarne l'identità e le varie motivazioni.
In questo mondo così vasto c'è chi si sofferma su ogni più piccolo indizio e chi invece si guarda attorno a descrivere chi vive e si muove attorno al duplice ruolo di vittima e carnefice.

Anche in questo libro dal titolo che si rifà a una poesia, El Desdichado di Gérard de Nerval, Fred Vargas ripropone la sua ricetta: semplicità e profondità, nei moventi, nei personaggi, nelle ambientazioni.

Da subito si fa conoscenza con l'idiota di turno, Clèment, abile suonatore di fisarmonica, che con le sue scarse capacità dialettiche darà forma a scoppiettanti dialoghi con gli altri personaggi, che in quanto a personalità non gli saranno da meno. Ludwig Kehlweiler, ex-dipendente del ministero, detto "Il Tedesco", con il suo rospo Bufo sempre nel taschino. Marc, Lucien, Matthias, gli "evangelisti", studiosi di storia, stratificati nella loro topaia secondo le epoche a cui sono devoti.

Le caratterizzazioni così particolari inseguono, assillano a tratti, ma non annoiano né eccedono mai, rendendo vivo il rapporto con i luoghi della Francia dove la Vargas ambienta le sue storie, portando chi legge proprio lì, come fossimo tutti ansiosi di origliare le discussioni animate, cercando di scavare tra le frasi per portare alla luce i pochi indizi che permetteranno di giungere al colpevole, magari prima dello stesso scalcinato gruppo che lo cerca.

Persone avvezze a intrighi di tutt'altra intricata complessità potrebbero storcere il naso davanti a vicende e moventi tutto sommato così "semplici", eppure il fascino dei libri della Vargas risiede in questa sua atipicità, che li rende divertenti e avvincenti, di quelli che ti rimangono in testa e durante il giorno, al lavoro, ti capita di pensare che appena tornerai a casa finirai quelle dannate ultime pagine, prima di scendere in libreria a comprare il successivo.

martedì 18 agosto 2009

The Guild (e un video musicale per Felicia Day)

felicia day
Felicia Day, protagonista di The Guild

Fa troppo caldo per scrivere cose davvero intelligenti, cosa che non so nemmeno se mi riesca bene a 10 sotto lo zero, quindi dedico un post a questo piccolo fenomeno geek-nerd che imperversa da un po', tra facebook, twitter (#theguild, #datemyavatar) e compagnia bella.

Felica Day, trentenne rossa e palliduccia, se ne esce dallo schermo pochi anni or sono e viene ricordata tra i fan di Buffy l'Ammazzavampiri per il piccolo ruolo dell'aspirante Slayer Vi, nel finale dell'ultima stagione. Dopo quello Wikipedia mi dice che ha fatto anche altro, ma sinceramente non la ricordavo in Buffy e invece l'ho notata nel lavoro musicale di Joss Whedon, Dr. Horrible's Sing-Along Blog (che ha vinto recentemente un Hugo Awards come Best Short Form Dramatic Presentation).

Dal 2007 la rossa si è dedicata a scrivere, produrre e interpretare una web sitcom, The Guild, dedicata ai giochi di ruolo online. Da buon ex giocatore di World of Warcraft e appassionato dei lavori (tele)filmici legati ai giochi di ruolo (come gli inossidabili The Gamers I e II) mi sono visto la prima serie di dieci episodi e, recentemente, la seconda di dodici, finalmente sottotitolata in italiano (solo sul sito ufficiale, per ora questi episodi non sono reperibili su youtube). Inoltre ha recitato nella nuova serie di Joss Whedon, Dollhouse, in un episodio mai trasmesso (Epitaph One), ma il suo personaggio sembra destinato a ritornare nei nuovi episodi, sperando che questa volta (glie)li mandino in onda.

Per divertirsi con The Guild è fondamentale avere da qualche parte in casa almeno un DVD di installazione di un MMORPG, meglio se Warcraft, e conoscere il vero significato di termini come grinding, farming, taunt, loot, pwnd, own, afk, lfg e altri ancora che non riesco a ricordare e che spesso nella sottotitolatura vengono storpiati di brutto.

Nella serie vediamo scorrere l'anomala vita dei sei protagonisti, prevalentemente attraverso il riflesso delle loro azioni online, e le ripercussioni del rapporto tra gli avatar sulla vita di ogni giorno. The Guild ha avuto un notevole successo, distribuito sul sito ufficiale, su You Tube, su Xbox Live, grazie al passaparola sul web, ai vari siti di riferimento e alla onnipresente figura di Felicia, che chatta, spamma e twittera a più non posso, arrivando a realizzare con gli amici di gilda un video musicale, Do You Wanna Date My Avatar.


Felicia Day in Date My Avatar

Il party va in istance con la seguente formazione (che costituisce anche la crew della serie e l'intero roster della guild):

Codex (Cyd Sherman, interpretata da Felicia Day) - Addetta alle cure (Priest); ex violinista prodigio, con il padre e l'ex ragazzo entrambi rivelatisi omosessuali. Praticamente non esce mai di casa, vive attraverso l'accesso al web ed è in cura da una psico analista della quale non segue i consigli.

Zaboo - (Sujan Balakrishnan Goldberg, interpretatato dallo scrittore, regista, attore e produttore Sandeep Parikh). Una delle basi del DPS (ovvio, è un Warlock) è perdutamente infoiato di Codex e cerca in ogni modo di conquistarla. Nella prima serie combatte un'ardua lotta contro il Boss epico rappresentato dalla sua madre, fervente Indù e opprimente genitrice.

Bladezz - (Simon, interpretato da Vincent Caso). È l'altro DPS (nella classe più odiata di WoW, i Rogue), definito da Clara il "cugino ritardato della gilda". va ancora a scuola, terrorizzato dall'idea di essere mandato all'Accademia Militare dai suoi genitori, e lavora in segreto come modello (ma verrà scoperto dai suoi guildmates nella prima serie).

Vork - (Herman Holden interpretato da Jeff Lewis). Il leader inflessibile della gilda e guerriero (Warrior) del gruppo, perennemente connesso, con soluzioni terrificanti per nutrirsi durante le lunghe sessioni di gioco e completamente avverso alla vita sociale "offline". Vive sfruttando la pensione del nonno morto recentemente e ruba la connessione wifi all'anziano vicino di casa.

Clara - (Clara, interpretata da Robin Thorsen). È la maga di gilda, mamma a tempo perso di tre figli, che confina in spazi angusti e si dimentica di nutrire, pur di condurre attivamente la sua vita nel gioco di ruolo online.

Tinkerballa - (Tinkerballa, interpretata da Amy Okuda). La terribile Ranger di gilda, perennemente in chat o in gioco sul suo NDS, fa di tutto per mantenere il segreto sulla sua vita reale, arrivando a raccontare il plot di Ugly Betty quando le si chiede cosa fa per vivere.

In conclusione, se giocate o avete giocato a giochi di ruolo (online o meno), una visione gratuita di questa web serie è d'obbligo. Altrimenti vedere sei pazzi bruttarelli che stanno perennemente davanti al pc e parlano un gergo intraducibile, è davvero inutile.

Intanto io vi lascio con il video di Do You Wanna Date My Avatar...




Edit: ho visto che molta gente cerca il (difficilissimo) testo di questo video, quindi aggiungo le parole di Would you date my avatar e il link al video con i sottotitoli. Più di così...

Do you wanna date my avatar
Do you wanna date my avatar

Hang with me in my MMO
So many places we can go
You'll never see my actual face
Our love, our love will be in virtual space

I'm craving to emote with you
So many animations I can do
Be anything you want me to be
C'mon, c'mon, share a potion with me

Do you wanna date my avatar
She's a star
And she's hotter than reality by far
Wanna date my avatar?

You can type commands
I've got slots for what I hold in my hands
Don't care what's in your character bank
How 'bout, how 'bout a little tank and spank

Grab your mouse and stroke the keys
Here in cyberspace there's no disease
Pick a time, send a tell to me
Just pay, just pay a small subscription fee

Do you wanna date my avatar
She's a star
And she's hotter than reality by far
Wanna date my avatar

Human
Looking for group
My stats so high
You'll be out of the loop
Got an uber leet staff
That you can equip
Close your mouth up
Ladies this is pure nerd

I'm a fiction based fantasy
A man so stoic
I hack and slash
Who the heck's more heroic

Check me out, cloth armor
Fits me like a glove
Just twitter a time
I'm ready for love

Hang with me in my MMO
So many places we can go
I'm better than a real world quest
You'll touch my plus five to dexterity vest

What role to you wanna play
I'm just a click away night or day
And if you think I'm not the one
Log off, log off and we'll be done

Do you wanna date my avatar
She's a star
And she's hotter than reality by far
Wanna date my avatar

Do you wanna date my avatar
- Il video di Would you Date my Avatar con sottotitoli

- Il sito ufficiale di The Guild

- La canzone in mp3 in vendita su Amazon

- Link al significato di pwnd, so che tutti si stavano chiedendo cazzo volesse dire

lunedì 17 agosto 2009

Franklyn

franklyn 2008 film
Franklyn
Di Gerald McMorrow.
Con Eva Green, Ryan Phillippe,
Sam Riley, Bernard Hill, Jay Fuller.
Drammatico, 98 min.
Francia, Gran Bretagna 2008.

Ho sempre avuto un debole per i film con un'elevata componente psicologica, dove la mente umana viene usata o analizzata e dove le conseguenze di processi mentali deviati portano a vicende al limite della nostra normale realtà. Se poi queste capacità creano il dubbio in chi guarda su cosa sia davvero reale o meno, senza dover per forza introdurre elementi sovrannaturali, raggiungo l'apice del godimento cinematografico.
Franklyn l'ho visto per caso, in realtà cercavo Willard, ma la F arriva prima e ho ben pensato di dargli un'occasione.

Il lungometraggio di Gerald McMorrow porta sulla scena quattro personaggi: Preest (Ryan Phillippe) una sorta di investigatore/ricercato, che si oppone al dominio della fede nell'oscura Città di Mezzo; Esser (Bernard Hill), padre afflitto alla ricerca di un figlio scomparso, che potrebbe essersi nascosto tra i senzatetto di londra; Milo (Sam Riley), abbandonato sull'altare dalla promessa sposa e alla ricerca del suo primo amore; Emilia (Eva Green), affascinante studentessa invaghita della morte e del suicidio, con pericolosi progetti estetici da portare avanti.

La bellezza del film sta nell'usare i quattro punti di vista, facendoli lentamente convergere in modo (apparentemente) impossibile verso un'unica svolta finale, che spiegherà parte del mondo di ciascuno e aprirà le porte di possibili nuovi futuri in un happy end che lascia un po' con l'amaro in bocca per la sbrigatività con la quale conclude la vicenda.

I problemi principali del film sono due: ha poche cose da dire, interessanti, ma troppo poche per la sua durata, e quindi le diluisce e ha poco coraggio nel dirle, e non osa dove veramente potrebbe. La Città di Mezzo, un luogo già visto (fumo, freak e Brazilianerie tecnologiche varie) nelle mani di un regista più visionario, avrebbe fatto più figura e sarebbe rimasta più impressa e magari avrebbe indicato meno debiti con altre opere (V - Vendetta, Brazil, la schizofrenia di Identità).

La vicenda dell'innamorato cronico è l'anello debole delle quattro anche se, alla fine, funge da utile connessione per il lieto fine. Le figure più interessanti invece, quelle che il film non spiega come mai stanno sul confine, tra il mondo di Preest e quello degli altri tre, sono appena abbozzate (il lava pavimenti per esempio).

Insomma il film come accompagnamento di serata agostana è piacevole, Eva Green la si guarda sempre (ma proprio sempre) volentieri e qualche visione emo-cyber-steam-punk fa sempre piacere, ma Franklyn avrebbe potuto essere raccolto in un ottimo corto metraggio e nessuno avrebbe pianto i minuti tagliati.

sabato 15 agosto 2009

Libro Game Creator ferragostano - Patch Back To The Future

libro game creator
L'ultima versione dell'interfaccia

È ferragosto, ci sono 36° nella cucina e poco meno in camera da letto dove lavoro al PC, la terrazza è un inferno dove ho cercato di leggere ottenendo solo visioni scomposte e quindi torno a preferire la compagnia dell'amico ventilatore.

In occasione del secondo compleanno del mio piccolo programma per scrivere libri interattivi, libri game o game books che dir si voglia, ho deciso di rimetterci mano per sistemare alcune cose, investendoci qualche oretta di sudato lavoro.

Purtroppo c'è stato un casino di dimensioni bibliche tra i PC sui quali lavoro e compila qua e compila la ho scoperto di aver perso le modifiche che avevo fatto (dalla 1.2.0 b5 alla 1.2.0 b19) il che ha richiesto di ripartire dalla vecchia b5 e ricominciare a svilupparci su.

Rilascio questa 1.2.1 b13 ora, che integra parte delle vecchie modifiche, ma che per certe cose funziona meglio della 1.2.0 b19 (ad esempio è tornato a funzionare il CTRL-Z come undo della scrittura).

Ho reintegrato l'esportazione in TXT ed eliminato quella in PDF che era carente sotto ogni punto di vista rispetto qualsiasi programmino esterno freeware per creare PDF da RTF (quello che uso io è PDFCreator).

Inoltre ho aggiunto una... sorpresa... copiata spudoratamente da un semplicissimo programmino per scrivere testi (Q10) che uso ogni tanto e che potrebbe piacere agli appassionati del "vecchio sistema".

Dal momento che, con la versione 2.24 del programma per generare i grafi, sembra siano sorti problemi di compatibilità con i vecchi formati, ho messo su Memorie dal Buio alcune versioni funzionanti con LGC. Non sono da installare, basta scompattarle e far puntare LGC al dot.exe contenuto nelle cartelle di Graphviz.


Come sempre attendo i vostri feedback!

Changelog della versione:

Versione 1.2.1 build 13 - 15/08/2009
Patch name - Back to the Future
- [BUG] Era possibile usare 'inserisci primo libero' con un libro vuoto
- [BUG] Basta cambiare paragrafo per far diventare "modificato" il libro
- Aggiunta esportazione in TXT
- Aggiunti comandi copia/incolla da menu contestuale
- Aggiunto il backup progressivo fino ad un massimo di 5 revisioni
- Migliorata la gestione del titolo della maschera principale
- Nomenclatura di versione standard: x.y.z (build n)


- Link a Graphviz2.16.zip
- Link a Graphviz2.23.zip
- Link al sito ufficiale di Libro Game Creator
- Link al forum ufficiale di LGC
- Link al sito di PDF Creator

giovedì 6 agosto 2009

Le ferie e la montagna (di libri)

alta pusteria webcam croda rosa
Una visuale dei monti. Così sapete in che condizioni mi trovo...

Cinque giorni, weekend compreso, e fino a ottobre niente più ferie. Si parte domani, direzione Alta Pusteria. Montagne dolomiticheggianti, fiumi scroscianti, strudel golosi e il profumo dei boschi prima e dei gnocchi alla tirolese col formaggio poi.

L'acqua che accarezza da brava amante la pietra, il muschio che avvinghia, le malghe. E il traffico e i migliaia di turisti agostani, e la gente che non ha idea che in montagna si sta come in chiesa, riverente silenzio e contemplazione dei doni di Dio e grida, sbraita, sporca che nemmeno a casa propria oserebbe fare cose del genere.
E le previsioni del diluvio universale, da sabato a lunedì, che potrebbero riportarmi a valle fino a Tolmezzo, se la fortuna tira dalla parte giusta.

Quindi attrezzatura per ogni tipo di terreno, scarpe All Terrain T/A, zaini, reflex tutta la vita e libri, montagne di libri per ogni evenienza.

Quest'anno la scelta non c'è, poiché sto leggendo contemporaneamente tanti di quei libri che l'unica è continuare imperterrito, e portarmeli dietro tutti, in una biblioteca semovente composta da:

Bad Prisma (AA.VV.) - sono a metà e ho molte speranze nel futuro di Melissa

Lupo Solitario #5 - Ombre sulla sabbia (Joe Dever) - avendo letto i primi quattro volumi EXPanded, intanto proseguo col quinto degli anni '80 che odora di muffa

L'Aleph (Borges) - potrei perdere anche due ore per ogni racconto, tra letture, riletture e analisi dei contenuti

È ora di partire.
Godetevi il weekend e ci si rivede mercoledì prossimo!

Marketing ludico #3 - La pandemia da spiaggia

rose mcgowan"Avete due possibilità: giocare a Infection o morire..."

Il titolo è allarmante, lo so. Ma i vari Master del SEO (se non sapete cos'è, meglio) dicono che certe parole attizzano gugle e i suoi fratelli. E pensavo che pandemia, di questi tempi, fa paura ma attrae. Influenza dei maiali estivi era anche adatta, ma rende meno il concetto di infezione, contagio, sterminio e fa pensare di più a orde di maschi sbavanti. Che poi ci sono. E magari ci farò un gioco. Ma per ora torniamo alla pandemia, al contagio. Che è allegramente alla base dei giochi di carte della serie Infection.

La situazione è questa: avete giocato i libri game e la mente vi si è aperta alle rivelazioni contenute nel Cucador. Intere serate se ne sono andate nei meandri di oscure cittadine, maledette da ogni genere di divinità ctonia o esterna, soffocate dalla nebbia, affollate di incubi, dipinte dal terrore... insomma poco meglio della località di mare dove dovete soggiornare per troppi giorni.

Cosa vi resta da fare nel tempo che vi separa dal ritorno all'amata realtà quotidiana? Ma una bella partita a carte, ovviamente! E niente supera una serata passata a infettarsi tra amici con uno dei giochi della serie Infection!

Infection, il capostipite.
In una base sperduta nell’Antartide una persona è stata contagiata dal contatto con un virus alieno e rischia di portare ogni altro membro della spedizione a fare la stessa fine. Unico obiettivo della specie aliena è il controllo dell’intera base per poi dirigersi verso il prossimo centro abitato.
Obiettivo degli essere umani è quello di scovare gli infetti e sterminarli fino all’ultimo filamento di DNA alieno.


Infection è un gioco per 6-10 giocatori e non richiede altri strumenti che le carte allegate che servono a ricordare ad ognuno il proprio ruolo.
Le carte Infetto e Sano che definiscono la fazione di appartenenza dei giocatori (alieni e umani) verranno distribuite man mano che il contagio si diffonderà nella base.

Nel gioco ci sarà inoltre un Narratore che conduce la partita di Infection coordinando i giocatori che rappresentano il personale della base antartica.

Questo gioco deriva dal più noto Licantropi del quale ha ereditato la struttura a turni, alcune voci del regolamento e alcune “funzioni” dei personaggi, seppur tradotte nell’ambientazione specifica di Infection.

L’ispirazione per il setting di gioco è ovviamente il film La Cosa (The Thing) di John Carpenter.


Infection: Zombie Plague Unleashed, l'orrore che sorge dal sottosuolo.
Un villaggio turistico sorge poco distante una spiaggia di incantevole bellezza. Nulla turba la quiete di tale paradisiaco luogo di riposo, destinato a pochi eletti.Nemmeno le voci che alcuni avventori troppo ubriachi mettono in giro su una presunta base militare nascosta nel vulcano ormai sopito, che sorge come un’occhio nerastro al centro dell’isola. Purtroppo, in una terrificante notte di tempesta, mentre le raffiche di un vento tropicale si abbattono sulle fragili costruzioni del villaggio, il Kho-thor, silenzioso per tanti secoli, si risveglia con un sordo boato. Bastano alcune scosse del terremoto per minare le strutture del villaggio, mentre le onde altissime raggiungono le case, sradicano gli alberi e sventrano le poche imbarcazioni ancorate al molo. Uomini e donne cercano allora riparo nella giungla, battuta dalle raffiche impietose di una gelida pioggia. Al risveglio da quella interminabile notte il paesaggio è desolante, poco o nulla è rimasto in piedi e molti sono i dispersi. Dopo molte ore alcuni di questi riemergono dalla vegetazione, sporchi e feriti, impauriti e con i vestiti che fumano, spargendo ovunque un odore pestilenziale. Lavati e medicati i superstiti stanno per iniziare il loro racconto quando dalla selva di palme e felci si fanno strada alcuni soldati, armati fino ai denti, esigendo che siano loro consegnati gli uomini del gruppo. Le armi sono pronte e puntate. Qualcuno dice che quei villeggianti si siano riparati nelle grotte che costellano il monte. Lì sono stati infettati da un virus, liberato dai laboratori costruiti dentro la montagna ora infuriata. Nessuno sa se è vero e chi sarebbe il portatore dell’infezione all’interno del gruppo. Ma le possibilità sembrano poche, consegnare i possibili infetti, o rischiare di finire contagiati… voi, da che parte state?


Infection 2: Unstable Mutation, nuove regole, nuovi avversari. Un regolamento generico e bisognoso di feroci giocatori da sottomettere.
Un gruppo di uomini, rimasto isolato per ragioni misteriose, nasconde al suo interno una persona, che ha abbracciato il culto di un dio innominabile, rimanendo infetta da un morbo mistico.

L’infetto ha quindi un solo obbiettivo: diffondere il contagio attraverso l’uso delle proprie capacità oscure e convertire quante altre persone riesce.
Purtroppo (per tutti) alcuni del gruppo non sono pronti a raccogliere tale fardello biologico/mistico, e la potenza della mutazione (la Rivelazione Oscura) li potrebbe tramutare in folli assetati di sangue (demoni), spinti dall’unico desiderio di sterminare l’intero gruppo, credenti o meno. Scopo degli umani è scoprire ed eliminare infetti e demoni, sopravvivendo all'invasione.

martedì 4 agosto 2009

Concorsi: enoracconti, lame, trame, splatter-twittering,...

horror twitter scheletriEd ecco un altro concorso per chi non sa cosa vuol dire logorrea. Dimenticatevi i 1800, 900 o 200 caratteri dei Corti, o la frase solitaria del FunCool, arriva la micro-letteratura horror dei Twitter - Scheletri che fissa il nuovo limite a 140 battute, firma compresa! (Se vi chiamate Don Alejandro Diego Luis Jorge Francisco De la Vega, siete fottuti.)
In palio il libro Racconti sepolti. Per leggere i racconti in gara cliccate sull'uccellino zombie!

E nel mese di agosto cosa c'è di meglio che dedicarsi ai concorsi horror settembrini come il Lama e Trama che quest'anno introduce anche i premi per i monologhi teatrali e i cortometraggi cinematografici che si alterneranno, alle sezioni dedicate al radiodramma e alla tesi di laurea e di dottorato.

concorso vino santa margheritaSiete al fresco sotto le fronde e sulla tavola imbandita troneggia una bottiglia di bianco ancora fresco, che sembra un monolite giallastro tra le rovine di qualche pranzo estivo? Magari osservandolo meglio potrebbe venirvi un'ottima idea per un racconto, da inviare all'enoconcorso Santa Margerita, per opere brevi imperniate - come un cavatappi - nel vino e nelle sue storie.

Marketing ludico #2 - Che ruolo avete sotto l'ombrellone?


Megan si dirige verso la spiaggia
solo dopo aver fatto il pieno
di libri e giochi MdB!

Guardando indietro ai post di questi giorni mi sono accorto che ho scritto cinque recensioni di fila, cinque in cinque giorni! Preso dal panico ho deciso che era ora di buttar qualche minchiata, per scongiurare il pericolo di sembrare uno con un blog serio (come dite? non c'era pericolo?).

Dopo aver visto assieme i libri che aumentano l'interattività, ingrossano le doti intellettuali e lubrificano le possibilità di cuccare, in questa torrida estate, passiamo a qualcosa di ancora più affascinante. I giochi di ruolo.
Però non quelli che fate il venerdì sera con la morosa, niente costumini in latex da cameriera vogliosa, fruste e maschere da killer seriale.
Mi spiace.
Ci stiamo lavorando però. Il titolo del prossimo modulo che pubblicheremo è (rullo di tamburi dalla foresta...)

Deadly Cultist Zombie Nurse And The Ancient Wet Creature With A Thousand Tentacles

al quale seguiranno The Day Azathoth Stood Still e Gone With The Wendigo!.
Giuro.

Dicevo. Giochi di ruolo.
Voi, gli amici, qualche dado e la fantasia. E naturalmente la spiaggia, il profumo della sabbia rovente e di crema agli estratti di cocco indonesiano e lo sguardo delle timide bionde dell'ombrellone accanto. Non aspettano altro che sentirvi giocare al Richiamo di Cthulhu per avvicinarsi e offrirsi per raccogliere i dadi che cadono, ungervi di olio abbronzante e stare ore ad ascoltarvi raccontare di quella volta in cui il vostro investigatore combinò uno Shotgun caricandolo con la polvere di Ibn Ghazi e lo usò per sparare un po' di pietrisco di Mnar direttamente nel cranio gocciolante di un Ghast.
Giuro.

Ecco che alla Memorie dal Buio - Edizioni & Perdizioni abbiamo già pensato a tutto. Nel caso vi mancasse la fantasia e una bella avventura fosse tutto ciò di cui avete bisogno, eccovene addirittura tre, una più terrificante dell'altra! Tre storie, tre avventure, tre tappe di un lungo viaggio, tra paesi dimenticati e case infestate, creature che vengono dalle dimensioni dell'incubo e divinità dimenticate che si agitano nel loro sonno, pronte a risvegliarsi e divorare il mondo degli uomini.


call of cthulhu il quadro della folliaLa prima offerta è legata all'ignoto mondo dell'arte e alla sinistra figura di un pittore pazzo.

Nell'inquietante paese di Hobb's End la notte è macchiata dal viscido muoversi di strane creature. Sono reali, o solamente i soggetti di un nuovo quadro del pittore folle, Sutter Quail? Questo e altri inquietanti misteri vi attendono nell'avventura ispirata al celebre lungometraggio di John Carpenter Il seme della follia.

Fatevi trascinare nelle strade pavimentate di follia di questa cittadina maledetta, per scoprirne i terribili segreti.

Autore: Gianluca Santini
Editing: Matteo Poropat


call of cthulhu i sigilli del incuboDalla multidimensionale Hobb's End torniamo nel vecchio e pericoloso New England, patria di scrittori e terreno fertile per i semi dell'orrore. Andiamo fino al bivio, che da Arkham porta a Greyhill.

Un gruppo di prodi investigatori dell'ignoto è chiamato a risolvere il mistero di Villa Wellington nell'apparentemente tranquilla cittadina di Greyhill. Una volta all'interno però scopriranno di essere le prede di un meccanismo mortale dal quale solo affrontando i loro peggiori incubi potranno sperare di sottrarsi.

I Sigilli dell'Incubo presenta l'ambientazione originale di Greyhill con la storia della cittadina e presenta nuove terribili creature che arricchiscono il pantheon dei Miti di Cthulhu, prima tra tutte il temuto Dio Verme, T'yoght.

Autore: Matteo Poropat
Editing: Matteo Poropat


call of cthulhu welcome to silent hillE come ultima tappa di questa lunga gita nei terreni della paura, il nostro autobus si fermerà tossendo e sputacchiando sulla nebbiosa strada che porta alla vecchia e maledetta Silent Hill.

In una città dove la nebbia regna sovrana accessi insospettati conducono ad inferni del corpo e della mente. A Silent Hill nulla viene perdonato, i mostri della mente acquistano forma tangibile per perseguitare senza sosta l'incauto visitatore. E se tra quelle brume senza fine si nascondesse un accesso allo sconosciuto Kadath? E se quelle creature fossero deviazioni psichiche indotte dalle musiche prodotte da inquietanti flauti, suonati da indescrivibili creature? E se Cthulhu si celasse, dormiente, tra le fatiscenti e metalliche costruzioni di una moderna e riemersa R'lyeh?

Autore: Gianluca Santini
Editing: Matteo Poropat



Tutto il materiale è scaricabile dal sito Memorie dal Buio gratuitamente!

Basta cliccare... QUI!

Giuro.

lunedì 3 agosto 2009

Fragile Things di Neil Gaiman

neil gaiman fragile things
Fragile Things
Neil Gaiman
448 pag., brossura
Headline Review, 2007
ISBN 9780755334155

Fragile Things è la seconda raccolta di racconti di Gaiman in lingua originale che leggo ed è la seconda volta che rimango estremamente soddisfatto della scelta. I racconti presentati in questa antologia sono tutti comparsi altrove e la versione dell'Harper Collins che ho preso alla Feltrinelli è quella inglese, che rispetto all'americana ha alcuni racconti in più, già apparsi in Smoke and Mirrors.

Il pregio principale di Gaiman (che esalta il difetto in molta letteratura di genere che si trova in giro) è la capacità di gestire quel senso di meraviglia, senza il quale tutto si riduce a una cronologia di eventi insipidi. C'è chi ce l'ha, c'è chi non ce l'ha. La seconda categoria dovrebbe scrivere manuali tecnici, saggi storici, ma sicuramente non narrativa fantastica.
Il racconto A Study in Emerald, che riunisce Sherlock Holmes e i Miti di Cthulhu ne è un ottimo esempio. Lì dove autori come il disturbante e poco tradotto Thomas Ligotti riescono a veicolare la paura e il senso di inconcepibile "esterno", attraverso storie viscide che avvinghiano il lettore, Gaiman fa ricorso a dialoghi sottili e un vocabolario perfetto, utilizzando l'idea di Lovecraft, di un mondo dominato dai Grandi Antichi, ma rivedendola in una chiave inaspettata. Quando Holmes e il suo compagno arrivano davanti alla Regina, tutto diventa chiaro e diabolicamente interessante.
Gaiman non perde tempo a spiegare perché il mondo è così o come lo sia diventato: quella è la realtà e descriverla, dal punto di vista di chi ci vive e la considera "reale", deve essere più che sufficiente, spiegarla non servirebbe. Anzi, proprio questa dicotomia tra ciò che noi riteniamo dovrebbe essere e ciò che i protagonisti si ostinano a chiamare "realtà" diventa leva per smuovere ulteriormente la curiosità del lettore.

Un altro interessante racconto, che capovolge la definizione stessa di narrativa fantastica (e potrebbe essere un capitolo a parte del racconto A Study in Emerald) è Forbidden Brides of the Faceless Slaves in the Secret House of the Night of Dread.
Anche in questo caso assistiamo alla comparazione dei due mondi, attraverso i racconti di uno scrittore che insiste nell'essere realistico, finché non gli verrà spiegato, da un corvo saggio (proprio quel corvo, Nevermore), che anche scrivere "fantasy" può essere appagante.

In altri racconti assistiamo a riusciti omaggi alla letteratura amata da Gaiman, come October in the Chair, incluso nell'antologia italiana Il cimitero senza lapidi, dove Gaiman costruisce un nuovo gruppo di personaggi metafisici (dopo Sogno/Sandman e i suoi fratelli, qui troviamo le incarnazioni dei dodici mesi). In quelle pagine riesce a donare a ognuno di loro una frazione dell'anima, sufficiente a mantenere interessanti i battibecchi tra i fratelli, a fronte di una storia nella storia che sicuramente omaggia Bradbury (e il suo Popolo dell'Autunno) ma che è abbastanza sotto tono, rispettoal contesto in cui è inserita.

Il difetto principale di questa antologia, se proprio bisogna trovarne uno, è l'aver voluto inserire davvero di tutto, da poesie di due facciate a racconti lunghi, con un livello di qualità non costante. Se Instructions è bella quanto leggera visione dei concetti di favola, le altre parti poetiche non sono all'altezza. Ma sono difetti minimi, sui quali si sorvola e vengono presto dimenticati, affrontando gli altri racconti che presentano un quadro del fantastico che molto deve alle storie de Ai confini della realtà, e agli autori del classico americano, come lo stesso Bradbury.
Rimangono affascinanti i pezzi già visti nella precedente antologia, come How to Talk to Girls at Parties e Sunbird, così come alcune chicche fantascientifiche, come il Goliath ricavato dall'universo cinematografico di Matrix. Per ultimo viene lasciato un piatto succulento per chi ha amato American Gods: un racconto lungo che racconta dov'è finito Shadow, anni dopo la guerra degli dei.

Una raccolta da avere quindi, in inglese, oppure aspettando che qualcuno si decida a tradurne almeno una parte. Sperando non ci sia da attendere anni per poter avere accesso al mondo fantastico di Gaiman. Quel luogo dove gli riesce al meglio di giocare con le nostre emozioni, presentandoci storie solo all'apparenza fragili, personaggi reali e fiabeschi allo stesso tempo. Come se davvero, di questo mondo speciale, lui ne avesse letto un misterioso manuale di istruzioni che, in un modo o nell'altro, cerca di condividere con noi.

I racconti contenuti nell'antologia sono:
- The Mapmaker
- A Study in Emerald
- The Fairy Reel
- October in the Chair
- The Hidden Chamber
- Forbidden Brides of the Faceless Slaves in the Secret House of the Night of Dread
- Desire
- The Flints of Memory Lane
- Closing Time
- Going Wodwo
- Bitter Grounds
- Other People
- Keepsakes and Treasures
- Good Boys Deserve Favors
- The Facts in the Case of the Departure of Miss Finch
- Strange Little Girls
- Harlequin Valentine
- Locks
- The Problem of Susan
- Instructions
- How Do You Think It Feels?
- My Life
- Fifteen Painted Cards from a Vampire Tarot
- Feeders and Eaters
- Diseasemaker's Croup
- In the End
- Goliath
- Pages from a Journal Found in a Shoebox Left in a Greyhound Bus Somewhere Between Tulsa, Oklahoma, and Louisville, Kentucky
- How to Talk to Girls at Parties
- The Day the Saucers Came
- Sunbird
- Inventing Aladdin
- The Monarch of the Glen

domenica 2 agosto 2009

Una notte da leoni

una notte da leoni
Una notte da leoni (The Hangover)
Regia: Todd Phillips
Sceneggiatura: Jon Lucas, Scott Moore
Attori: Bradley Cooper, Heather Graham,
Justin Bartha, Zach Galifianakis
Fotografia: Lawrence Sher
Uscita: 2009
Genere: Commedia

Recensione estiva, genere diverso dal solito, rinfrescante. Vado al cinema raramente da qualche mese, le offerte di film validi sono pochissime.
Ma ho 38° in casa e dopo un'insolazione da bistecca l'unica cosa da fare era chiudersi in un bel posto con aria condizionata, almeno per qualche ora. Odiando localini chic e figate on the beach mi faccio consigliare e invece del sesto Potter vado a vedere Una notte da leoni.
Ammetto che arrivo incuriosito, il titolo mi ricorda troppo quel Mercoledì da leoni che è sempre stato tra i miei film preferiti.
Questa commedia non è legata in alcun modo al film sul surf, è, a mio avviso, un altro esempio di come si facciano male i film, incollando idee vecchie, che riescono a rovinare anche le idee migliori.

La trama comica. Due giorni prima del suo matrimonio Doug si reca in macchina a Las Vegas con i suoi due migliori amici Phil e Stu, insieme al suo futuro cognato Alan, per un sensazionale addio al celibato che giurano di non dimenticare mai. Ma quando i tre testimoni dello sposo si svegliano l'indomani mattina con un mal di testa atroce, non ricordano più niente. La loro suite di lusso è completamente distrutta e lo sposo è sparito. Senza avere la più pallida idea di cosa sia successo la notte prima e senza tempo da perdere, il trio deve in qualche modo cercare di capire gli sbagli fatti durante la notte e cosa sia mai accaduto, per ritrovare Doug e riportarlo a Los Angeles in tempo per il suo matrimonio.

Capita mai di essere al cinema e la gente ride e voi no? Ecco, questo è stato uno di quei casi. A parte un altro signore, la cui donna se la faceva addosso dal ridere, che è rimasto tutte le due ore con la stessa espressione basita facendo commenti come "boh...", "mah...", "e va be'...". Gli altri ridevano.

Veniamo alla storia. Tre uomini vanno a Las Vegas a festeggiare l'addio al celibato del loro grande amico Doug. Non originale ma ci può stare dai, è estate.
I quattro sono quanto di più banale si trovi. Il dentista succube con moglie dominatrice che è sempre buono e calmo. Il figo del gruppo, che ruba i soldi agli studenti per permettersi il viaggio, ma che alla fine è figo e ladro ma fedele e ama moglie e figlio. Il fratello della futura moglie dello sposo, barbone con difficoltà sociali. Lo sposo, che per fortuna ha poca parte nella storia, che arriva a scusarsi come un cagnolino bastonato per il ritardo alle nozze, dimostrando di essere già pronto a prendere la strada del dentista frustrato.
Un gruppetto del genere, oltre a non essere nulla di nuovo, riesce a offrire molto meno di quanto facevano ad esempio Billy Crystal e compagnia in Scappo dalla città, che senza dubbio ho preferito a questa e molte altre commedie del genere.

La cosa migliore è forse la sceneggiatura, la struttura a incastro che rivela a poco a poco quello che è successo durante la notte di cui i tre non hanno memoria. Per recuperare l'amico scomparso in tempo per le nozze dovranno affrontare tigri, cinesi gay, Mike Tyson e poliziotti folli. E tutto questo lo faranno senza alcuna capacità di uscire dal ruolo bravo borghese di turno.
Anche Heather Graham, nel ruolo della spogliarellista (dolce, figa e con un figlio dolce dolce che riesce per ore a venir portato in giro in auto, per Las Vegas, senza mai lamentarsi né piangere) non fa nulla più di quanto non faccia di solito. Ride, dice frasi sconclusionate e ci regala un picosecondo di visione di una sua grossa morbida tetta con tanto di capezzolo (very very politically incorrect, come il nero spacciatore e il cinese gay).

Tralasciamo per favore cinesi gay, inguardabili sia vestiti che nudi, e tutta la "famosa" parte della tigre, completamente insensata che è il più grosso tra i buchi nella sceneggiatura (i quattro entrano non visti nella villa di Mike Tyson, rubano una tigre viva e se la portano a spasso fino all'albergo, ubriachi e fatti di droga).


heather graham hangover
Heather Graham in tutto il suo abbondante splendore.

Scontato happy ending con sposo zerbino, figo che abbraccia moglie e figlio, dentista che si ribella alla donna e barbone che si crogiola nelle scoperte virtù da contacarte autistico.
Hanno guardato ma non hanno toccato.
Hanno toccato ma non hanno gustato.
Hanno inghiottito, ma non era colpa loro: sono stati drogati dall'elemento debole, single e autistico del gruppo, Alan. E tutto quello che hanno fatto, l'hanno rinnegato, in quanto cose che succedono da Las Vegas. Ipocriti, borghesi, inutili protagonisti di una commedia senza il coraggio di andare oltre qualsiasi limite.

Ma la Graham è gnocca, il bambino con gli occhialoni dai, troppo figo per non ridere e poi c'è Mike Tyson, cioè Mike Tyson e il cinese nudo, quanto volevo vedere un cinese nudo!

E per due ore mi sono goduto l'aria condizionata.

sabato 1 agosto 2009

Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson

uomini che odiano le donne larsson
Uomini che odiano le donne
Larsson Stieg
Marsilio collana Farfalle
2007, 676 p., brossura
€ 21,50
ISBN 9788831793322

Ci sono dei libri, i cosiddetti casi editoriali, che molti non leggono per partito preso, in quanto non sopportano di seguire le masse e le loro letture pilotate.
Poi tornano a casa e guardano CSI e leggono l'ultimi di Stephen King, magari. Ma è un altro discorso.
Io ho letto il libro dopo aver visto la locandina del film. Perché non è un genere che mi attirava molto (ma i miei gusti sono notevolmente mutati durante l'ultimo anno) e ho dovuto vedere la tizia dark col collare di punte e leggere la frase cool sotto il titolo per farmi venire la voglia di sorbirmi 700 pagine di indagine svedese.
Ecco perché questa recensione arriva così in ritardo. In ritardo sul libro, pubblicato da noi nel 2007, tardi sul film, uscito nel 2009. Tardi perché Uomini che odiano le donne è stato recensito, la gente ne ha parlato, il caso della Trilogia Millennium ha avuto il suo successo e quindi è rimasto davvero poco o nulla da aggiungere.
Ma siccome l'ho letto e mi è piaciuto, ne parlo comunque. Poco, ma ne parlo.

Sono passati molti anni da quando Harriet, nipote prediletta del potente industriale Henrik Vanger, è scomparsa senza lasciare traccia. Da allora, ogni anno l'invio di un dono anonimo riapre la vicenda, un rito che si ripete puntuale e risveglia l'inquietudine di un enigma mai risolto. Ormai molto vecchio, Henrik Vanger decide di tentare per l'ultima volta di fare luce sul mistero che ha segnato tutta la sua vita. L'incarico di cercare la verità è affidato a Mikael Blomkvist: quarantenne di gran fascino, Blomkvist è il giornalista di successo che guida la rivista Millennium, specializzata in reportage di denuncia sulla corruzione e gli affari loschi del mondo imprenditoriale. Sulle coste del Mar Baltico, con l'aiuto di Lisbeth Salander, giovane e abilissima hacker, indimenticabile protagonista femminile al suo fianco ribelle e inquieta, Blomkvist indaga a fondo la storia della famiglia Vanger. E più scava, più le scoperte sono spaventose.

Il libro si apre con una lunga e lenta introduzione, destinata a presentare il personaggio del giornalista Mikael Blomkvist, attraverso la sua relazione con il caso che lo ha portato in tribunale, che lo porta ad affrontare le sue accuse al mondo di cui lui stesso fa parte, quello del giornalismo d'indagine economica.
Inoltre, con un gioco di punti di vista alternati, Larsson introduce poco per volta l'altro personaggio chiave del romanzo, Lisbeth Salander.
Nell'affrontare una storia che si basa sui rapporti malati tra uomini e donne, e sul significato del potere, che i primi esercitano sulle seconde, entrambi i protagonisti rappresentano un aspetto peculiare di questi legami tra i sessi. Da una parte Mikael, cinquantenne al quale le donne saltano letteralmente addosso, che passa senza preoccuparsi da una alla prossima, accettando di condividerle con altri uomini. Dall'altra Lisbeth, giovane ragazza difficile, con un passato e un presente dove la violenza giocano un ruolo determinante.

Se l'inizio del romanzo è la sua parte più lenta, l'incedere dell'indagine condotta all'interno della famiglia della scomparsa Harriet possiede il giusto ritmo, e riesce a far digerire senza troppi problemi le quasi 700 pagine, complici le sbirciate nel privato di Lisbeth e nell'approfondimento della sua contorta psicologia, e i temi che si intrecciano: violenza, imperi industriali, famiglie dai molti segreti nascosti e nazismo (argomento non facile in Svezia, con il quale lo stesso Larssen aveva un rapporto pessimo, sfociato nelle minacce ricevute da gruppi di neonazisti).
Nell'indagare sulle vicende della famiglia Vanger, in una lunga analisi a ritroso nel tempo, è il carattere dei due protagonisti ad avvincere e costringere a continuare. Chi non vorrebbe essere nei panni del seduttore inconsapevole, che combatte dalla parte del bene? Chi, leggendo la prima parte che presenta col contagocce la strana Lisbeth, non desidera saperne ancora, finendo per godere della sua vendetta nei confronti di uno di loro, uno degli uomini che odiano le donne.

Il tutto non avviene senza altri piccoli rallentamenti, infarciture di particolari che non lasciano nulla al lettore, pagine dedicate a personaggi che durano troppo poco per avere quello spazio, paragrafi che vomitano informazioni bloccando il ritmo della narrazione (i dannati infodump, per chi se ne intende).

Questi difetti non minano la qualità dell'intrattenimento, pur in una storia che tratta di argomenti attuali e particolarmente forti, regalando al lettore un lungo viaggio nei segreti della Svezia e dei suoi abitanti.