Damages, Patty Hewes / Glenn Close (The Shield) e Ellen Parson / Rose Byrne (Maria Antoniette, Sunshine, 28 settimane dopo) tornano con le loro intricate vicende fatte di complessi tradimenti e sanguinose vendette. In questa seconda serie i creatori di Damages, Todd A. Kessler, Glenn Kessler e Daniel Zelman hanno applicato la regola moltiplicativa dei sequel, sperando di riuscire a fare, se non meglio, almeno di più. Più intrighi, più morti, più tradimenti, tutto stratificato a più livelli.
Il secondo filone narrativo riprende esattamente da dove eravamo rimasti. Ellen, convinta che Patty abbia cercato di farla uccidere, è decisa a vendicarsi e per farlo decide di sfruttare l'FBI, che intende raccogliere prove su comportamenti fraudolenti della Hewes. Ellen diventa allora un informatore per l'agenzia governativa (ma nemmeno lì le cose non sono tutte come sembrano) e dovrà costringere Patty ad accettare un caso-trappola.
Ma se Ellen, tra il ruolo di informatrice vendicativa e le sessioni di terapia di gruppo, per curarsi dal trauma causato dall'omicidio del fidanzato, ha i suoi problemi, anche la sua nemica Patty ha una bella gatta da pelare, come si dice negli ambienti giuridici. L'amico, ex fiamma e tossicologo Daniel Purcell / William Hurt (L'incredibile Hulk, The Good Sheperd) ha subito una perdita dolorosissima, l'omicidio della moglie, che potrebbe però essere collegato a certi rapporti sulle produzioni chimiche dell'Ultima National Resources, per la quale Purcell lavorava.
E nel mezzo di questi nuovi complessi problemi agiscono figure nuove, come l'avvocato Marcia Gay Harden (The Mist, Into the Wild) e vecchie conoscenze, dal rinato Arthur Frobisher / Ted Danson all'immagine del defunto Ray Fiske / Zeljko Ivanek (True Blood).
Ecco quindi il poco della trama che si può raccontare senza dover mettere un grosso cartello SPOILER all'inizio del post. E dopo aver parlato del cosa, veniamo al come (il quando era all'inizio e il perché lo sapete voi che lo guardate).
Com'è questa seconda serie di Damages? Sicuramente non al livello della prima.
L'incastrarsi dei vari tradimenti, che ognuno in quel telefilm progetta, da Patty all'ultimo porta lettere dell'ufficio legale, rende ogni episodio complicato, tanto che sembra essere necessario prendere appunti per seguire le versioni che ognuno da dei fatti.
Perché tutti, in Damages, mentono. E quando tutti mentono, consapevolmente, per fini buoni, cattivi, per salvarsi le chiappe, per salvarle a qualcun altro, per vendicarsi, per paura della verità, la storia in pratica scompare. Gli eventi scompaiono. Le trame vengono diluite, e inframmezzate da flash forward e flash back, arricchiti sicuramente da una fotografia sopra la media, che però non riesce a togliere alla vicenda un non so ché di posticcio.
Gli stessi protagonisti sembrano molto meno reali che nella prima serie. Patty è sensibile a certi eventi mentre ad altri passa oltre senza batter ciglio, finché non sembra diventare utile allo svolgersi della sceneggiatura. Ellen è ormai una sorta di dark lady vendicativa, che però arretra quando deve soddisfare i propri bisogni, rimanendo alla fine la "buona", manipolata da tutto e da tutti, fino all'improbabile twist finale.
Molto della serie gira attorno agli scontri tra Patty ed Elen, composti però troppo spesso da lunghi silenzi e sguardi di sfida. Entrambe mentono, entrambe sanno che l'altra mente, si guardano per decine di secondi senza dirsi nulla. Poi la vicenda riprende.
Chi se la ride ed emerge, anche rispetto alla comunque buona prova di Glenn Close, sono Ted Danson e Zeljko Ivanek. Il primo ancora nei panni di Arthur Frobisher, vivo per miracolo, subisce una conversione letteralmente mistica, dandosi allo studio delle discipline orientali con tanto di maestro indiano e koan zen. Il secondo, che interpreta l'avvocato Ray Fiske ormai passato a miglior vita, tormenta Patty con le visioni della sua colpa, ammiccando viscidamente in un'altra sua buona interpretazione (Zeljko Ivanek è un ottimo caratterista visto recentemente in True Blood, ma anche in Heroes, Homicide, Dr. House, CSI e perfino Millennium e X-Files).
Davanti a tutto questo caos lo spettatore fa l'unica cosa che gli rimane. Si annoia, guarda, segue qualche bel dialogo, poi torna ad annoiarsi.
Le cose ovvie in Damages sono proprio come uno aveva capito che erano (ovvie) e non costituiranno colpi di scena.
Gli unici che colpiranno saranno talmente complicati da risultare ormai inutili.
Chi guardava starà già sonnecchiando.















