lunedì 29 giugno 2009

Sulle "recensioni preventive"

Grazie ai commenti di tale "Anonimo" sul mio post ironico sul prossimo libro fantasy di Chiara Strazzulla, La strada che scende nell'Ombra, ho scoperto che la scrittrice si è mossa sul suo blog di MySpace, additando le recensioni preventive trovate sul web, che io, a parte ovviamente il mio stesso post, non sono riuscito a trovare.

Non so quindi dove sia stata fatta una recensione del suo libro, a priori. Sicuramente non nel mio post che ironizzava sulla trama. Diciamocelo: in fin dei conti, tu Lettore, quando vai in libreria, cos'hai del libro? Copertina, trama. Fine.
Se quella trama ti pare già di per se brutta o banale, il libro lo comperi?
No, non credo.
Se, come nel caso del libro precedente dell'autrice, Gli Eroi del Crepuscolo, il libro fantasy ha già nel titolo assonanze con altri più famosi e, nella trama, ci sono elementi che trovi banalizzanti come un nemico chiamato Il Signore delle Tenebre, ci spenderesti 20€?
Se sì, perché?

L'amico Anonimo, nel suo commento dove difende l'autrice, dice che secondo lui lei è piena di belle idee e di talento.
Quello che non mi è chiaro è: come fa a saperlo? È stato leggendo il primo libro?
Io non sono stato in grado di farlo, magari mi sbaglierò ma, da lettore, 20€ per capire che lei è potenzialmente brava mi sembrano, sinceramente, troppi.
Forse, se l'editore facesse un certo lavoro, vedere in un romanzo delle potenzialità inespresse dovrebbe generare un rapporto del tipo "scrivi ancora, scrivi meglio, e lo pubblicheremo".
Non sarebbe più logico?
Tralasciamo ovviamente risposte del tipo "ha solo 17 anni, migliorerà". Allora non potremmo aspettare che migliori prima di pubblicare? Così lei non riceverebbe le critiche pesanti e avrebbe il tempo di imparare a sviluppare le sue potenzialità.

Credo sia chiaro dai contenuti opinabili di questo blog che non sono un Critico Letterario, non ho alcun titolo di cui fregiarmi, nessuna esperienza nell'editoria. Sono semplicemente un Lettore, quello che a lei, come alla Troisi, come a Terry Brooks (che scrive lo stesso libro fantasy da 20 anni) fornisco indirettamente del denaro.
Io non ce l'ho con questa autrice, né con la Troisi, della quale ho comprato e letto l'intera prima trilogia (purtroppo) come non ce l'ho con nessun altro. Tranne forse con quelli che dicono nelle interviste che i vampiri ora piacciono più di una volta perché una volta erano cattivi, come Dracula, mentre ora sono buoni e belli. E ora piacciono e vendono.
Ma quello è un altro discorso.

A suo tempo ho lavorato come barista. Quando le prime volte facevo dei caffé terrificanti (a volte due con la stessa passata) i clienti cazziavano e ne volevano un altro. E il capo cazziava e me ne faceva fare un altro. Il caffé costa 1€.
Mettiamo che Chiara o Licia vadano dal meccanico che, invece di sistemare loro l'auto fa, per motivi che non indagheremo, danni. Quando in autostrada a 120 km/h si stacca la marmitta, o il sabato sera in piena brughiera milanese restano in panne, tornano indietro e con calma e pacatezza spiegano al meccanico cosa credono abbia sbagliato?
Perché, quando un autore scrive un brutto libro o un editore lo stampa senza la cura che comunque meriterebbe, bisogna passarci sopra o incoraggiarlo spendendo soldi per quel prodotto?

Spero di aver spiegato chiaramente il mio punto di vista, ma sono ovviamente qua per discuterne, magari con chi ha letto il libro, con chi sa dirmi perché lo ha letto e con chi sa spiegare, se gli è piaciuto, cosa e perché, gli è piaciuto.
Se questo nuovo libro di Chiara Strazzulla sarà un buon o addirittura ottimo esempio di narrativa fantastica, sarò felicissimo di saperlo e recensirlo positivamente.

Ma nella vita è l'esperienza che conta, quindi dopo il suo primo libro e dopo aver letto la trama di quello nuovo, attenderò altre recensioni, quelle serie, che mi dicano quanto effettivamente vale.
Almeno 22€, a quanto sembra.

Transformers 2: il nuovo spot della TIM!

Sullo sfondo di una guerra apocalittica lo sfigato batterista di un gruppo, lasciato da tale Fiammetta per le sue scarse doti, riesce a conquistare una gnocca incredibile, che però è in un costante stato di coma neuro vegetativo.

La gnocca vince la sua guerra con la mancanza di onde cerebrali, per parlare con il suo nuovo boyfriend e farsi dire quanto lui la ami. Lo sfigato, usando una dialettica fuori dal comune, fa ricadere la colpa su di lei, per poi partire per il college, dove riesce a limonare con un'altra gnocca, più assatanata della precedente, che si rivela la nuova TerminatriXXX. Quindi fugge in Egitto aiutato da un robot gigante ma vecchio e col bastone.
All'ombra delle piramidi il ragazzo usa la nuova tariffa TIM, con la quale chiama a costo zero tutti gli amici nel mondo, anche gli Autobot.

Alla fine la prima gnocca lo perdona e lo ama e un gigante robot dice quanto siamo fortunati ad avere loro che ci difendono dopo aver causato crolli, incidenti e migliaia di morti nel mondo.

Tutti siamo felici.
E Fiammetta è ormai storia...

Sopra la vera locandina del nuovo spot della TIM

Concorso racconti erotici Delizie

Il blog Zolfo & Mercurio ha pubblicato i risultati del concorso Delizie, dedicato alla narrativa erotica breve e sponsorizzato da Edizioni XII.
Piccole delizie per tutti i palati, che hanno visto, a parte i tre sul podio che non conosco, la presenza di una folta schiera di XIIiani nei racconti selezionati, che andranno a comporre un'antologia da pubblicare su Lulu come ebook sul web.

Tra i racconti gongola soddisfatto anche il mio La storia e la carne, partorito dopo altri tentativi dei generi più disparati, tra parassiti alieni che si accoppiano con piante terrestri, invasioni sessuali e stupri intergalattici. Eliminati tutti i contesti horror-fantastici-alieni-etc etc sono riuscito a scrivere qualcosa di quasi realistico e, spero, piacevole alla lettura.

Ora non rimane che attendere fiduciosi il volume, pubblicato appunto su Lulu!

sabato 27 giugno 2009

Mi hanno splatterassunto!

Me lo diceva sempre il papà che per un ignegnere (l'errore è voluto) come il sottoscritto, con anni e anni di esperienza alle spalle, lo spettro della cassa integrazione è cosa da far volare via alla maniera dei ghostbusters! Si paventa il problema all'orizzonte e già mi assumono altrove!
Questa volta, dopo aver fatto la guida turistica, il barista, il commesso in gioielleria, sono addetto all'invio di notizie sul mondo ludico, sezione horror, per l'unico sito italiano che vi fornisce direttamente a casa i Telegrammi Splatter, (pillole istantanee, dedicata a tutti gli aspetti dell'arte horror), gestito dall'immarcescibile Elvezio (non so bene se immarcescibili sia davvero un complimento, ma voleva esserlo ecco...).

Nella fattispecie, quando vi arriverà uno splattergramma che parla di giochini horror, di roba che occupa intere tavolate, riempiendo il soggiorno di "soldatini" colorati, mostri terrificanti e dadi non euclidei, ecco, le avrò spedite io!
Vi avevo detto che avevo diverse collaborazioni interessanti in ballo, no? Ecco, questa è la prima che si realizza, e darà un senso a tutti il tempo che passo a leggere siti di arte ludica.

Fateci un giro sul sito, leggetelo, nutritevi dei suoi feed!

È semplice, immediato, utile ed è gratis! (e se vi scappa un click sulla pubblicità di google adsense, nessuno vi mangia... credo...)

mercoledì 24 giugno 2009

Infection 2 - Unstable Mutation

L'introduzione
Prima mutazione (instabile) per il gioco di carte Infection, tentativo semi riuscito del sottoscritto di creare nuove ambientazioni per il solito Licantropi, convertito commercialmente in Italia in Lupus in Tabula (e successive versioni).
A Infection (sia la versione originale che la successiva Zombie Plague Unleashed) sono state mosse le critiche che tengono lontane le persone solitamente dai "party game": ci vogliono troppi giocatori e sopratutto la divisione in due fasi, giorno e notte, di cui una con gli occhi chiusi e narratore che parla, non sembra proprio piacere.
Per ovviare a tali limiti, ma mantenere intatto il discorso del contagio segreto e l'ambientazione horror, ho iniziato a scrivere Infection2, che ha trovato una prima release ed è ora in test. Dal momento che le mie occasioni di gioco sono diventate praticamente inesistenti ho messo online i PDF delle regole e delle carte per provarlo.
Ovviamente per giocare bisogna stampare e ritagliare le 80 carte, almeno un'oretta di lavoro ben fatto. Le carte sono esclusivamente testuali, niente fronzoli, solo il gioco. Se la cosa avrà un minimo di seguito e ne uscirà qualcosa di giocabile, mi dedicherò al suo sviluppo come merita.

Descrizione del gioco
Infection2 è completamente generico, se non per la personale affezione per l'orrore. Ci sono personaggi ed elementi chiamati in certi modi, ma dei quali conta le capacità e gli effetti, e che alla fine siano infetti biologici, cultisti che venerano Shub Niggurath o politici disposti a tutto, non conta.
In Infection2 un gruppo di uomini (umani), rimasto isolato per ragioni misteriose, nasconde al suo interno una persona (il primo infetto) che è stato contaminato (ha abbracciato il culto di un dio innominabile).

Scopo del gioco
L’infetto ora ha solo un obbiettivo, diffondere il contagio (il Credo) attraverso l’uso delle proprie capacità oscure e infettare (convertire) quante altre persone riesce.
Purtroppo (per tutti) alcuni del gruppo non sono pronti a raccogliere tale fardello biologico (mistico), e la potenza della mutazione (Rivelazione Oscura) li potrebbe tramutare in folli assetati di sangue (demoni), spinti dall’unico desiderio di sterminare l’intero gruppo, credenti o meno.
Scopo degli umani è scoprire ed eliminare infetti e demoni, sopravvivendo all'invasione.

Materiale per giocare
Il materiale necessario per giocare è costituito da 80 carte:
- 32 carte Azione
- 16 carte Personaggio
- 24 carte Stato
- 8 carte Turno

Nel caso in cui approfittiate del download gratuito e riusciate a giocare, farebbe cosa davvero gradita un commentino sul blog, una mail, un post su un forum, come preferite.

Il link alla pagina del gioco con tutti i download:
http://www.memoriedalbuio.com/infection2.html

martedì 23 giugno 2009

Caravan #1

caravan bonelli
Caravan #1
Sergio Bonelli Editore
98 pp., 2,70€
Brossurato, bianco e nero
Testi: Michele Medda
Disegni: Roberto De Angelis
Copertina: Emiliano Mammucari

Ammetto che il titolo di questa serie mi ha fatto pensare alle riviste che compera e sfoglia, come fossero numeri di Penthouse, il Bitta di Camera Caffé. In realtà lui compera Camper, mi sembra, però Caravan ci somiglia, no? E una serie a fumetti su Bitta mica sarebbe così folle, con le schifezze che si leggono in giro. Magari gliela propongo... Vabbe', riprendiamoci dal terrificante effetto del caffé e saccottino matuttino e andiamo avanti.

Caravan è la nuova miniserie della Bonelli e come spesso accade il numero uno me lo compero, per vedere com'è. Nonostante abbandoni a serie divenute (o rimaste) deludenti (una su tutte Dylan Dog, ormai illeggibile) continuo imperterrito a seguire alcune uscite di questa casa editrice, che se non sforna capolavori ogni tanto fa un degno lavoro di "intrattenimento fumettistico".
L'anno scorso Brad Brandon mi era piaciuta, e le serie di Luca Enoch (Gea e ora Lilith) hanno un qualcosa di stranamente attraente (saranno le donzelle seminude? i sottotesti storico - mistici? gli animali che parlano?). Inoltre, sempre nonostante certi cali di pressione narrativa, anche Nathan Never vale la pena di essere letto. Non è mai tornato ai livelli delle storie sui tecnodroidi, ma qualche bella storia si legge sempre volentieri.
Ma mi sono perso di brutto... sarà il freddo che mi blocca il cervello... comunque... Caravan, primo numero, ideata e scritta dal Michele Medda (qui parla della sua nuova serie) di Nathan Never e Legs Weaver, è un bell'inizio anche se... non succede praticamente un cazzo! In una novantina di pagine si tracciano le personalità di alcuni abitanti di Nest Point, i loro desideri, le loro vite, mentre sullo sfondo degli strani fenomeni atmosferici interferiscono con gli impianti elettrici e le comunicazioni.

La trama obbligatoria, che in corsivo dona quel pizzico di fashion al post. Colpita da una tempesta magnetica, la piccola cittadina di Nest Point rimane tagliata fuori dal mondo. Telefoni e collegamenti Internet sono inattivi. Non si sa cosa stia succedendo, ma una cosa è certa: è qualcosa di grave, perché all’alba una colonna dell’esercito entra in città con l’ordine di evacuarla. Tutta la popolazione dovrà allontanarsi con i propri mezzi. E quale sia la minaccia non viene detto. Le autorità militari pronunciano solo due parole: “sicurezza nazionale”. Ventiquattr’ore dopo, un fiume di auto si riversa fuori dalla città. Guidata dai mezzi dell’esercito, la carovana di Nest Point va incontro all’ignoto.

Niente di nuovo insomma, ma saranno le tavole di Roberto de Angelis che ho sempre apprezzato, i dialoghi semplici e funzionali, la mancanza di un qualsiasi vero protagonista (e pure per ora di un antagonista) o la sensazione di aspettativa, ma it works. I personaggi sono realistici (ok la bimba bionda fa un po' troppo Dakota "fastidio" Fanning, ma si sopporta), i dialoghi pure, a ogni pagina ci si aspetta che la situazione precipiti e questo non accade mai, almeno fino alla fine. Mi ha ricordato, in parte, uno dei vecchi albi giganti di Nathan Never (forse il #5, Nemo), con la descrizione della quieta vita di città, prima dell'arrivo dei tecnodroidi e della guerra totale.
Bella anche la copertina di Emiliano Mammucari, se pur descrive una scena che nella storia proprio non c'è.

Ah, in giro tutti la paragonano a Jericho. Qualcuno a Lost. Secondo me sono paragoni che non c'entrano un cazzo, non so voi.
Ah, questo è il post credo con più elevato tasso di cazzi del blog, sarà il tempo che fa schifo, saranno i casini al lavoro o altri ultimi avvenimenti, ma visto che ne ho una carrettata di miei, ho pensato di scaricarne qualcuno sul blog, per alleggerire.
Tanto questo non lo legge un cazzo di nessuno...

lunedì 22 giugno 2009

Concorso Circo Massimo: i risultati!

Stanno già ripulendo l'Arena. Togliere tutto quel sangue e le frattaglie non è impresa facile. Peggio ancora tocca far spostare Leo che si è ben che nutrito e ora, appesantito dal pasto, sonnecchia. Bestiale ed enorme, il cucciolo delle Edizioni XII non si muove dal centro della zona di battaglia.
Dopo che i gladiatori si sono scontrati a più riprese, eleggendo con la loro sofferenza i migliori nelle sezioni Fantastico e Fantascienza, ieri sera è stato il turno della lotta finale, tra i vincitori dei due gruppi.

Dopo una partenza che li vedeva appaiati è stato Paolo Di Pierdomenico a volare in fuga, lasciando il povero Massimiliano Bardotti nelle grinfie del truce e affamato Leo.

La classifica finale ha visto questi gladiatori ergersi vincitori degli ambiti trofei del Circo Massimo di XII.
Ma questo è stata la finalissima, degna conclusione di una serie di scontri prottratti per settimane e che hanno portato a due classifiche separate, per le due sezioni del concorso.
Per il fantastico la quaterna dei mitici è composta nell'ordine da Massimiliano Bardotti, Raffaele Serafini, Marica Petrolati e Alfredo Mogavero.
Nella fantascienza sono: Paolo Di Pierdomenico, Samuel Marolla, Stefano Andrea Noventa e ancora Alfredo Mogavero.

Due podi meritati (andate a leggere i racconti disponibili online) per un concorso fantastico e divertente, che ci ha tenuti incollati agli schermi a ogni serata di girone o play off, per non parlare delle sudatissime finali.
Già qualcuno chiede, con insistenza, quando si terranno le prossime sanguinose edizioni... e Leo, in un angolo dell'Arena, inizia a leccarsi i baffi...

Coraline (e la porta magica)

Ogni tanto, lassù dove operano i filmmaker, qualcuno si ricorda che le favole fanno (facevano?) paura. E quindi prendono un libro affascinante come Coraline (che mica per nulla ha vinto premi come l'Hugo, il Nebula e il Bram Stoker) di Neil Gaiman (Sandman, Stardust, American Gods) e lo trasportano dall'inchiostro alla celluloide (digitale) rispettandone le caratteristiche salienti. Il risultato è un attimo di straniamento, passando dai trailer dei prossimi blockbuster coccolosi come L'Era Glaciale 3 e Up alle atmosfere scure e opprimenti delle residenze Pink, ci si chiede dove sono finiti i simpatici animaletti sfigati o i personaggi tondi e morbidosi.
Nella casa dove si trasferisce la famiglia di Coraline (guai a sbagliarne il nome con il più comune Caroline) tutto questo manca, anzi. Le entità che la abitano, nel mondo reale come nel mondo "oltre la porta", sono tutt'altro che rassicuranti e potrebbero benissimo essere soggetti per storie a parte. L'artista del circo russo che alleva topi salterini, le anzine (ancestrali?) ballerine che si contendono un palcoscenico decrepito, l'amichetto dalla fisicità di un giovane Igor, che si trascina col suo sputacchiante motorino indossando maschere paurose.

Merito di questa trasposizione va sicuramente a quell Henry Selic che ha diretto, più di quindici anni fa, il Nightmare Before Christmas di Tim Burton. In Coraline, assieme a Gaiman, riesce nell'impresa di portare sullo schermo una storia capace di affascinare e impressionare, attraverso personaggi distorti e ambigui, musiche dissonanti da circo (e nel film i clown ci sono, non si vedono subito, ma ci sono, e hanno pure la dentatura spessa e sanguinante di un certo IT che abita a Derry).

Coraline, una bambina alle prese con genitori troppo impegnati per curarsene, si darà all'esplorazione della nuova dimora, scoprendo una porticina che non ci dovrebbe essere e che di notte conduce in un mondo tale e quale al nostro, dove una madre e un padre amorevoli l'attendono per rimpinzarla di cenette favolose e riempirla di regali. Non fosse che questi Altri genitori hanno bottoni neri al posto degli occhi, tutto sarebbe perfetto, la realizzazione del suo desiderio di essere considerata e coinvolta dalla sua famiglia. Coraline dovrà scegliere da che parte del muro preferisce stare, scoprendo le conseguenze del fare la scelta sbagliata.

Il film scivola attraverso quasi due ore di paesaggi cupi e personaggi il cui doppio incarna le migliori aspettative dell'originale, in un piccolo colorato Luna Park dove tutti sembrano aver venduto una parte di sé. Ma Coraline dimostrerà di avere le capacità di fare ciò che è giusto, con l'aiuto di un gatto spocchioso e di qualche spintarella dagli altri protagonisti, che sono persi nel loro mondo ma non per questo incapaci di aiutarla.

Non all'altezza delle aspettative invece la scelta del 3D. Con questo film la terza dimensione non era davvero necessaria, ci pensava la storia, con la sua scelta di porte magiche, mondi costruiti da volontà maligne e scenari fastidiosamente affascinanti a tracciare la profondità della storia. Gli occhialini, pesanti e inutili, non aggiungono nulla, ma riescono a togliere almeno in parte colore all'immagine, dal momento che la ripolarizzazione scurisce un film già abbastanza cupo.

Coraline è un film da vedere e rivedere (attendo già il DVD!) per godere del fresco del giardino di fiori incantati, dell'opprimente circo di folli topi ballerini, assaggiando le caramelle invecchiate, tenute da parte solo per noi dalle sorelle danzatrici.

Il trailer italiano di Coraline e la porta magica:

mercoledì 17 giugno 2009

Cronache dal Sottosuolo - Cap. 3 - Il Golem

E ci risiamo. A distanza di settimane dall'ultima partita, ecco una nuova porzione delle avventure del gruppo di Dungeons & Dragons del venerdì (ultimamente spostato al giovedì, per esigenze interne).
Un capitolo particolare, intenso, che introduce nuovi personaggi e sopratutto dove il narratore si è fatto prendere la mano. Ho romanzato molto più del solito insomma.
Prima di arrivare alla botola maledetta, fulcro del prossimo capitolo, volevo scrivere qualcosa che avesse del pathos, che mettesse l'accento sui personaggi, che facesse vedere insomma quanto cazzo sono bravo a scrivere!!!
Sarà contento il Master...
Esaltazioni matutine a parte, eccolo qua, un altro capitoletto, che spero troverete divertente, se non anche bello, con i nostri prodi, messi sempre peggio, nonostante le loro magie, i loro punteggi incredibili e le armi comprate da Furfantius.

Per chi si fosse perso l'inizio di questa epopea fantasy, ecco i link alle puntate precedenti:
- Capitolo 1 - Chi non-muore si rivede
- Capitolo 2 - Corridoi & Dubbi

Questo capitolo è come sempre disponibile in PDF, per gli usi che preferite, a questo link.

E ora dai che si va, dai che si va...


"L’elfo aprì gli occhi e allungò la mano senza esitazioni, attraversando una delle rune alla sua sinistra, che s’increspò come acqua disturbata dal vento.
Dietro di lui nessuno sembrava respirare.
Muscoril afferrò il libro che stava dietro e tirò. Il volume si mosse di qualche centimetro.
Fu allora che tutto iniziò a tremare."
Così si concludeva il capitolo precedente. Lo avete letto? Lo ricordate? Bene, è ora di scoprire cosa nascondevano le rune, cosa celavano i libri, cosa sta facendo Garret Matteo con la testa schiantata sul tavolo tra i dadi e il cartone della pizza.
Sarà un capitolo intenso.
Non mollate.


Muscoril era in piedi davanti alla libreria, la pelle illuminata dalle rune vibranti. Garret lo fissava preoccupato, mentre l’elfo allungava le dita verso il libro. La magia dei glifi poteva essere abbastanza potente da sterminarli tutti. Sentiva gli altri che trattenevano il respiro e si rese conto di stare facendo lo stesso. Appoggiato alla parete attendeva, sperando che questa volta Muscoril non si sbagliasse.
– Io esco da… – iniziò Tafazius, ma era troppo tardi. Il terreno sotto di loro iniziò a tremare violentemente, dalla libreria sulla destra caddero alcuni volumi, appoggiati in cima alle mensole di legno incrinato. Il ladro venne sbalzato di qualche metro, finendo a sbattere violentemente contro i mobili antichi. Gli altri, più lontani dall’epicentro, riuscirono a rimanere in piedi, afferrandosi a qualsiasi cosa trovavano a portata di mano.
Per qualche secondo tutto sembrò tornare tranquillo. Muscoril aveva ritratto rapidamente la mano ma continuava a osservare la parete ricoperta di sigilli luminosi. Una trappola, pensava, eppure era strano si trattasse di una magia fatta al solo scopo di scuotere la stanza.
Come se qualcosa avesse captato i suoi pensieri, il tremore ricominciò, diffondendosi a ondate dal centro della biblioteca. In pochi secondi il pavimento sembrò ritirarsi verso quel punto. Una marea di pietre si alzò da sotto i piedi degli avventurieri, che cercavano di uscire rapidamente, e andava formando qualcosa, in un cumulo informe davanti a loro.
– Un altro golem – urlò Muscoril, che si era girato verso gli altri – è un golem di pietra!
L’elfo avrebbe voluto continuare, ma le rune alle sue spalle si allungarono, in filamenti di luce, avvolgendolo in uno stretto bozzolo e riportandolo di peso contro la parete di libri. Muscoril si dibatteva, ma a ogni sforzo la presa della magia si faceva più forte finché la vista gli si annebbiò e tutto scivolò nel buio.
Tafazius, che si stava rialzando da terra quando il golem aveva iniziato a formarsi, era già in piedi, pronto a raggiungere la porta in pochi passi. Ma la vista dell’elfo catturato lo bloccò sul posto. Per uscire da lì avevano bisogno di quel poco di magia che il compagno sapeva scatenare ogni tanto. Guardando verso il centro della stanza si rese conto della difficoltà di quel compito. La creatura che ora li dominava, alta il doppio del ladro, stava già ingaggiando Radlo, menando colpi micidiali con le braccia di pietra. Il guerriero si difendeva, schivando gli assalti, poderosi ma lenti, e cercando di fare breccia con la lama nel golem.
– C’è il comando – iniziò Muscoril, risvegliato dai suoni della battaglia, ma il dolore che le rune magiche provocavano gli tolse il fiato. Da ognuna di quelle delicate figure, intrise di potere, sembrava fuoriuscire un costante flusso di veleno, che intorpidiva le membra dell’elfo. Qualsiasi fosse l’incantesimo che esse stavano diffondendo nel suo corpo il tempo che gli restava non era molto. – Una delle rune è un comando che blocca questa trappola! – Urlò con le forze che gli rimanevano.
Garret faceva roteare il martello da guerra, cercando uno schema nei movimenti dell’avversario. Il golem si muoveva goffamente, ma era tozzo e poderoso e le braccia, in costante movimento, sembravano costituire una difesa formidabile, anche per il War Hammer modello Furfantius, magico (+2), che il chierico ostentava con stile e grazia da vero combattente. Alle sue spalle udì appena l’appello dell’elfo, sommerso dai suoni metallici dello scontro e dai grugniti innaturali del golem. Una runa è la chiave, pensò, ma quale? Con una mano fece un gesto a Rubik, che continuava a tentare degli affondi, venendo sbattuto indietro dal golem, indicandogli di venire a coprirlo. Voleva arretrare fino al muro di glifi magici per tentare di sbloccare la trappola.
– Devi fare veloce – gli urlava l’elfo, ormai per metà coperto da un magico velo luminoso, composto dal fondersi dei simboli, che lo sfioravano attraverso decine di sottili peduncoli.
– Uno dei glifi che non si è mosso, deve essere quello che la disattiva. Sbrigati, non resisterò ancora per molto!
Sembra ricoperto dalle meduse vampiro di Krarth, pensò Garret guardandolo.
Il chierico arretrò di un passo, trovandosi con la schiena che quasi sfiorava quella di Rubik. Sentiva il nano grugnire e bestemmiare; se Muscoril aveva poco tempo il resto del gruppo, impegnato da un avversario magico e potente, forse ne aveva ancora meno. Garret scosse la testa, non aveva tempo per questi pensieri. Si concentrò invece sulla parete: la maggior parte dei simboli magici stava fluttuando lentamente verso l’elfo e alcuni scivolavano a terra, forse per raggiungere gli altri. Solo due glifi non vibravano, ma erano fissi e scuri, di una variante di blu che sfuggiva alla definizione dei colori normali. Entrambi potevano essere la chiave. Entrambi potevano far scattare altri meccanismi mortali.
Mentre rifletteva sul da farsi Garret udì un terribile schianto provenire da dietro. Dall’urlo che lo seguì comprese che Radlo doveva aver sfondato una delle librerie sul muro vicino all’ingresso. Il golem li stava rapidamente riducendo alla propria mercé.
Il chierico stava per spostarsi verso i libri, per controllare le rune, quando Kharudar gli finì addosso, con tutti i suoi duecento chili di nano, corazza e bottino.
– Ma porc… – Il chierico si sentì spinto verso il muro ed ebbe una chiara e terrificante visione. Stava andando a crollare diritto contro le rune blu, che in quel momento gli sembrarono gli occhi minacciosi di un mostro in attesa. Cercò di girare su se stesso, avvitandosi con l’agilità di una delle tigri di Zul Aman, roteando come uno dei mistici equilibristi di Pathath, dondolando sul cavo sottile che lo separa dalla morte, danzando col dio–demonio G’thuhn al ritmo della terrificante musica della morte incombente.
Fallì arrivato a “girare”, e si trovò ad affondare con le mani proprio nelle rune dinanzi a se, mentre la faccia si spalmava dolorosamente sui libri che attendevano dietro, finendo poi per ruzzolare a terra, ai piedi dell’elfo che si dimenava.
Muscoril sentì venir meno la presa dei glifi. Aveva le membra insensibili ed era ormai quasi privo di sensi ma scivolò con sollievo, sapendo che la trappola magica era stata bloccata, crollando al suolo, una volta che le rune erano scivolate rapidamente al loro posto originale.
Al centro della stanza il golem iniziò lentamente a rompersi. Prima una polvere sottile fuoriuscì dalle spaccature, poi piccoli sassi si staccarono dal corpo enorme, fermo in piedi, con lo sguardo cieco fisso dinanzi a sé. In pochi istanti l’enorme avversario si sgretolò, lasciando come ricordo un mucchio di sassi e sabbia e nell’aria un vago sentore di terra.
Tafazius, ansimante e ricoperto di ferite sanguinanti, lasciò che lo sguardo spaziasse per l’intera libreria. L’elfo e il chierico giacevano a terra contro il muro luminoso, di nuovo ricoperto dai glifi magici. Radlo stava cercando di rialzarsi da un cumulo di pezzi di legno. Gli altri, seppure ancora in piedi, non erano in condizioni molto migliori.

Per un attimo il Tempo stesso sembrò sospirare e fermarsi. Stanco degli ultimi concitati avvenimenti, il Tempo si prese una pausa, sedendo sconsolato su uno scranno crepato accanto al trono del Signore delle Storie, discutendo con lui su com’era più probabile che finisse quell’impresa.
Il Signore delle Storie lo osservò, dal fondo del suo spesso cappuccio di stoffa marrone. Pur da sempre magnanimo nel concedere a tutti una possibilità, scosse il capo con diniego.
Il Tempo, dal viso liscio e privo di lineamenti, tornò allora ad alzarsi. Nulla dava a vedere se quella rivelazione lo avesse davvero colpito. Affondò le mani nel flusso denso dell’esistenza, riavviando lo scorrere degli eventi.

– Non possiamo continuare così – esordì Tafazius, osservando ciò che restava del gruppo. Nonostante Garret, una volta rianimato, avesse usato le sue doti di curatore, non era riuscito a porre rimedio a diverse delle ferite più profonde, di Radlo e Rubik. – Abbiamo bisogno di riposare, e di cure adeguate. – Guardò il chierico che non gli restituì lo sguardo.
– Sarebbe assurdo – rispose Muscoril. Tutti si girarono verso di lui, sorpresi. Erano ore che l’elfo giaceva senza conoscenza, da quando era scivolato via dalla presa dei glifi. Nel suo sangue scorreva un veleno che lo stava spegnendo, pezzo dopo pezzo. Le braccia e le gambe erano insensibili e senza forze, ridotte a inutili appendici. Una volta raggiunto il muscolo del cuore, Muscoril sarebbe morto. Solo l’intervento del chierico, che aveva espulso la tossina magica con un incantesimo sacro, aveva salvato la vita all’elfo, che però non si era mai risvegliato, fino a quel momento.
– Dobbiamo continuare, abbiamo visto cosa c’è qui sotto e sappiamo che quello che cerchiamo è oramai vicino. Inoltre, ora, abbiamo i libri.
– Sei pazzo o che cosa? – Radlo non sembrava tener conto delle condizioni dell’elfo, e gli si avvicinò tenendo una mano sul costato ferito, come per proteggersi. – Abbiamo tutti rischiato la vita per quegli assurdi libri magici, e ora ci vuoi riprovare? Scordatelo, se ti avvicini alla libreria giuro che ti stacco la mano.
La minaccia non sembrò sortire alcun effetto. Muscoril si era alzato e zoppicante si stava avvicinando ai volumi, una mano tesa verso di essi. – Voi non capite. Questi libri sono preziosi, qui dentro ci sono segreti magici che potrebbero renderci tutti ricchi e potenti. – Si girò verso gli altri, lo sguardo sconvolto dalla stanchezza e da qualcosa di più profondo, un desiderio bruciante, inestinguibile.
– Questi libri devono essere miei! – gridò, lanciandosi verso la libreria, facendo scattare una mano verso uno dei volumi più vicini e afferrandolo, nonostante Radlo e Kharudar si fossero gettati verso di lui, troppo tardi, per bloccarlo.
In quell’istante tutti smisero di respirare. L’elfo sfilò lentamente il libro dalla mensola. La polvere cadde dal pesante volume, poggiandosi sul pavimento e sugli altri libri. Tutto rimase tranquillo.
Muscoril si girò, verso il guerriero e il nano che lo osservavano inferociti.
– Avete visto? Volevate togliermi il mio tesoro! – L’elfo osservò gli altri componenti del gruppo, a uno a uno, con uguale intenso disprezzo, soffermandosi alla fine su Tafazius.
– Un giorno ti farò pentire di tutte le tue battute, ladro, sappilo – sibilò, cacciando a forza il libro in una delle sacche, per poi dirigersi all’improvvisato giaciglio dove lo avevano sistemato dopo lo scontro.
L’elfo grugnì ancora qualcosa d’incomprensibile, mentre si avvolgeva in una coperta e in un silenzio che non ammetteva repliche.

martedì 16 giugno 2009

La Dama Bianca di Luca Digialleonardo

la dama bianca luca digialleonardo
La Dama Bianca
di Luca Digialleonardo
Delos Books
108 pag., 5.90€
ISBN 9788895724522

Al giovane Patrix viene predetto un futuro da eroe: con il potere della spada di Hort potrà salvare il mondo sconfiggendo la temibile Dama bianca. La profezia sembra però celare un inganno e Patrix non riuscirà a prtare a termine la sua missione. Sarà compito del fratello minore, Galan, fare luce sulla sua morte, facendosi largo tra esseri misteriosi e, soprattutto, scavando nel passato del fratello.

La Dama Bianca è il decimo volume della collana Storie di draghi, maghi e guerrieri, della Delos Books, di Luca Digialleonardo ed è il primo (e visto il target credo ultimo) libro di tale serie che ho avuto modo di leggere.

Brevissima parentesi sull'editing: ci sono alcuni errori di digitazione e un paio di facciate di flashback che dovrebbero essere in corsivo sono riportate normali. Saranno sviste dovute alla rapidità con cui esce questa serie di libri, forse. Magari dilatarli e curarli di più non avrebbe fatto male a nessuno.
Relativamente ai flashback c'è invece una scelta che non mi è chiara: se quelli di Galan sono in corsivo, perché quelli della Dama Bianca no?

Le cose in particolare che non mi hanno convinto.
Il voler inserire la storia della possessione della bambina da parte della Dama Bianca. Prima i flashback erano i ricordi del protagonista, occhio attraverso il quale vediamo l'intera storia. Poi arriva quel pezzo di natura completamente diversa. Da dove? Non era meglio raccontarla in altro modo o almeno inserirlo in un punto diverso? Ad esempio: la Dama Bianca viene distrutta e in quel momento ripercorre l'attimo della sua "creazione". Sinceramente lo avrei trovato molto più in sintonia col resto dello scritto.
La fine. Quel raccontare della sua progenie, sbandierandola con l'eroe vittorioso, mi è parso forzato. Credo che la stessa cosa potesse essere suggerita o addirittura eliminata del tutto e, se di un secondo volume si sta già parlando, rivelarla solo nel seguito.

Il libro, vuoi per il target (che ho scoperto solo su internet essere "per ragazzi"), vuoi per il poco spazio disponibile, è consigliato a chi non cerca intrecci complessi o ambientazioni particolari (forse la lacuna maggiore del libro, che dice poco o niente sul mondo in cui si muovono i protagonisti). In questo, scrivendo con un linguaggio semplice e azzeccato, con un'interessante struttura di flashback, e introducendo diverse scene simpatiche, che restano nella mente molto più a lungo della storia in sé (per citarne alcune: il modo di fare di Bun, Galan che piagnucola a ogni occasione, sempre Galan che crede a ogni bislacco racconto del fratello, pur rivelandosi, con le sue domande, più furbo di Patrix), coglie nel segno e regala qualche ora di avventure leggere e divertenti.
Speriamo che nelle prossime opere, magari con un maggior numero di pagine a propria disposizione, Luca riesca a sviluppare meglio le proprie, valide, idee.

sabato 13 giugno 2009

Arrivano i Ciccioni Esplosivi!!!

Sono tre, sono anziani e terribili. E hanno affrontato il mistero delle Rane di Ko Samui. Ora è arrivato il momento di sapere cosa è successo. Prima.

È finalmente in stampa l'atteso prequel de Le rane di Ko Samui: si tratta del romanzo I ciccioni esplosivi del mitologico Pelagio D'Afro (www.pelagiodafro.com), autore composto a metà dai 2/3 di Paolo Agaraff.
La storia, ambientata tra la ridente landa marchigiana e la lontana America, vede coinvolti tre vecchiacci alle prese con terroristi, Digos, fitness, tecnologie fantascientifiche, intrecci internazionali ed esplosioni misteriose.
La prefazione è a cura di Paolo Agaraff... ovviamente.

A breve (entro metà giugno) il romanzo sarà disponibile in libreria, ma intanto la casa editrice Montag ha intrapreso una promozione: per tutto il mese di giugno è possibile ordinare dal sito della Montag con un 30% di sconto sul prezzo di copertina e zero spese di spedizione (tranne nel caso di spedizione in contrassegno) su tutti i titoli, senza alcun limite.

Qui la pagina ciccionica sul sito pelagico: http://www.pelagiodafro.com/romanzi.html

Tutte le novità sono sempre disponibili su http://www.agaraff.com

venerdì 12 giugno 2009

I wanna do bad things with you

È venerdì, il consuntivo dei sei mesi piove addosso, assieme a varia altra merda lavorativa alla quale è meglio non pensare. Si ok, speravo meglio, ma ho ricominciato da poco e se non si lavora mica si può fare progressi. E quindi l'unica è continuare, che tanto è divertente e mica ne puoi fare a meno, se la notte invece di andare a dormire ti ritrovi a leggere e sopratutto a scrivere, quando fuori vedi le finestre colorate dalle storie dei programmi notturni, e tu sei che lavori con un portatile grande come il libro che hai appoggiato lì vicino. Le vite scorrono quiete, viste da qua, sembrano tutti tranquilli che si appisolano davanti ai Bellissimi di Rete 4. Che poi qualche sera fa c'era Strange Days e quello si, quello si che è bellissimo e che lì non so chi fa più sesso, se il tossico innamorato di Fiennes o la tossica stronza della Lewis.
Invece dalla cucina che fa anticamera alla terrazza buia che anche se non vedo, dopo la pioggia di ieri, è ridotta a un Mê Kông con le zanzare appostate tra i vasi, piccole, infide e col pungiglione spianato. Non fa così caldo e non è così umido da non riuscire a starci, gli avambracci non si appiccicano ancora alla tavola e non gocciolo sulla tastiera. È quel caldo piacevole, l'anteprima dell'estate umida da lenzuola mummificanti e giri in scooter alle 2 di mattina per uscire dall'incubo.
È un caldo piacevole, suggerisce storie di ventilatori a soffitto che ruotano placidamente spostando l'aria tiepida, luce che s'insinua a lame tra finestre chiuse a tenere fuori il giorno. Il caldo che ispira desideri da non raccontare, cose cattive di cui è meglio scrivere, in attesa dell'alba...

mercoledì 10 giugno 2009

Tenga signore, uno splattergramma per lei... ZOC!

Titolo onomatopeico per la nuova iniziativa del tentacolare Elvezio Sciallis, che non so quante ne pensi ma sicuramente tante ma tante ne fa. Mentre il suo blog è in uno stato di continua evoluzione, ampliandosi in quanto a quantità e qualità dei contenuti (cinema, criptozoologia, libri, serial killer, arte,...) è arrivata l'ora per tutti gli appassionati di horror di ricevere il loro SPLATTERGRAMMA.

Di cosa si tratta? Molto semplicemente di un nuovo blog destinato a contenere brevi aggiornamenti su tematiche orrorifiche. Aggiornamenti continui, argomenti di ogni genere che informano ad ampio spettro sull'arte della paura.

Insomma, poco da fare, c'è solo da iscriversi ai feed del blog e attendere il vostro prossimo splatter-telegramma, sperando che non sia fatale...

Il sito degli SPLATTERGRAMMI

La strada che scende nell'ombra (del fantasy)

Molto tempo fa, in un post lontano lontano, l'abitante di un piccolo blog sconosciuto
si lamentava di come l'impero del male fosse divenuto potente,
e il malefico Signore delle tenebre arruolasse tanti sudditi,
ipnotizzandoli attraverso la lettura di libri diabolici.
La sua Bibbia erano le cronache di Licia Troisi.
Il suo vangelo narrava di creature diaboliche,
sberluccicanti e terribilmente fighe.
Ed ora la sua
Sacerdotessa Profetessa era stata finalmente scelta.

Quel povero abitante sapeva che non poteva fare nulla contro tale Impero.
Allora iniziò a strappare le pagine della Bibbia del male, acquistata per un terribile sbaglio,
e a scaldarsi con quel povero fuoco.

In attesa che giungessero le forze dei Ribelli

e ora inclinate il monitor e allontanatelo da voi... (Grazie Leo!)

A quei tempi mi ero stupito di come riuscissero a pubblicare libri fantasy terrificanti fin dalla quarta di copertina. Si trattava de Gli Eroi del Crepuscolo della Strazzulla, che fonti più attendibili (per quanto non condivise da tutti a quanto pare) hanno recensito e criticato.

Oggi, cercando news interessanti, mi imbatto nella trama del prossimo libro della suddetta autrice e di nuovo, come molto tempo fa, in quel post lontano lontano, non riesco a non chiedermi come cazzo sia possibile scrivere una trama del genere, e avere il coraggio di metterla a rappresentazione del proprio libro. Magari poi questa volta la storia è un miracolo di affascinante fantasia, ma veramente leggendo questa trama voi lo comprereste?

Nell'antichità le Otto Terre, abitate dalle Otto Genti, furono attaccate dai Gremlins, sconfitti grazie al sacrificio di otto maghi che riuscirono a intrappolare la magia nera all'interno di una pietra, la Gemma Bianca, che viene nascosta in un luogo segreto. Quando i Gremlins sembrano aver riacquistato la loro forza, il solo modo di sconfiggerli è entrare nell'Impenetrabile e distruggere la Gemma. Ma l'oracolo della Profetessa dice che dovranno farlo gli esponenti più meschini e sleali di ogni Gente. Cooptato più con le cattive che con le buone, e guidato dal Magus, partirà per la missione un gruppo di veri e propri malviventi, animati dalla reciproca diffidenza e dal desiderio di fuga e libertà.

Seicento pagine, VENTIDUE euro, per leggere di:

Gremlins? Dico... Gremlins?
Entrare nell'Impenetrabile? È un sottinteso sessuale, ora che l'autrice è finalmente maggiorenne?
La Profetessa?
Un gruppo di malviventi (ooooh!) che viene cooptato?

Il nuovo libro della Strazzulla non ha ancora una copertina. Questa potrebbe andare bene...

E io sto di nuovo correndo verso la libreria con i soldi in mano...

domenica 7 giugno 2009

How to Host a Dungeon - The Demon Civilization


Un'antica stampa di quanto è rimasto dopo le Guerre del Dungeon Master

Sarà la primavera, ma il fantasy scorre potente da queste parti. Ho appp ena finito di leggere La Dama Bianca di Luca di Gialleonardo che spero di recensire tra qualche giorno, e dopo aver finito l'incredibile Cavie di Chuck Palahniuk mi sto vedendo con La strega di Ilse di Terry Brooks, del quale ho letto ieri la discreta graphic novel L'oscuro spirito di Shannara (Dark Wraith of Shannara).

In questa marea di "high fantasy", in un pomeriggio di pioggia estiva (uno di quelli in cui sniffi l'odore dell'asfalto bagnato come un tossico all'ultimo stadio) mi sono rimesso all'opera con il gioco di Tony Drowler (e solo oggi mi accorgo che questo Drow-ler mi sa che potrebbe nascondere qualche oscuro segreto...) che avevo usato qualche settimana fa per creare un mondo partito da una civilizzazione di elfi scuri.
Questa volta ho portato la partita fino alla sua naturale conclusione, avendo a disposizione il materiale necessario: fogli A3, segnalini per creature e "loot" e tanto tempo. Però non ho tenuto traccia storica degli eventi... pigrizia... ma cercherò di riassumere quanto è successo, romanzandolo un po' per divertirmi...


Nei tempi che seguirono la creazione del mondo senza nome tutto era quiete e tenebra. Nel silenzioso vorticare di cieli stellati solo poche semplici creature volgevano gli occhi al firmamento, e solo per urlare nei loro linguaggi insensati, prima di procedere a uccidere e nutrirsi.
In questo mondo, senza nome e senza scopo, giunse dal cielo Athumathis, il Primo Demone, signore di un mondo talmente lontano che la luce della sua esplosione lo avrebbe raggiunto soltanto qualche secolo più tardi.

Athumathis si insidiò nelle profondità umide e calde della terra, gemendo di solitudine. Per placare la sua sofferenza si aprì allora il ventre con uno degli artigli e fece piovere sangue scuro sulle pietre infuocate che portavano al cuore del mondo. E dalla sfrigolante unione nacquero gli Astanti, che lui avrebbe chiamato Hur-Hes, la seconda legione, larve gocciolanti e perennemente affamate, riunite nel Pozzo dei Demoni.
Desiderando ingrandire il suo dominio, Athumathis evocò un verme-ombra, una creatura siderale capace di scavare nel sottosuolo.
Per millenni la genia di demoni crebbe, nutrendosi delle altre creature che vagavano per i gocciolanti anfratti che chiamavano città. Sulla superficie le scimmie biancastre che saltavano di albero in albero si erano spesso accoppiate con alcuni degli abomini del sottosuolo, che ogni tanto filtravano come maleodorante. Avevano così dato origine alla specie degli uomini, che camminavano eretti, costruivano città di pietra e rinnegavano le loro origini, cacciando tutto ciò che era diverso da loro.

Fu allora che il mondo senza nome, stanco di fungere da nutrimento ai disgustosi parassiti alieni, eruppe in tutta la sua rabbia. La terra si frantumò e Katharkhis, la città dei demoni, venne invasa dalla lava incandescente, il sangue del pianeta.
Il Grande Disastro cancellò la stirpe di Athumathis ma non il signore dei demoni, che si era rifugiato, da buon vigliacco, in un buio castello nelle profondità del foglio della terra, dove rimase fino alla fine dei tempi.
Dopo il truce dominio del popolo demoniaco fu il turno delle creature più mostruose di albergare nelle stanze e nei corridoi di pietra ormai deserti. Tribù di gnomi lottarono cercando di espandersi, ma l'arrivo di un grande Drago Nero e di un leader dei Rakshasa mise fine alle loro speranze, trucidando e divorando.

Ma le sorti del mondo, in equilibrio tra i brulicanti abitanti del sottosuolo e i cavalieri che sciamavano dalle città di superficie, venne deciso dall'arrivo di un elemento esterno. Un essere la cui natura trascendeva le dimensioni conosciute, la cui armata inarrestabile avrebbe posto fine all'esistenza di chi si opponeva, accettando tra le proprie fila chi appoggiava il credo dell'unico, supremo, Dungeon Master.
Egli decimò i mostri, distrusse le loro tane, facendo del sotterraneo fondato da un vecchio mago dimenticato la propria sala del trono.
E una volta che tutto ciò che lo circondava era ridotto al silenzio del suo dominio, egli volse lo sguardo all'alto, gridando il suo nome segreto, facendo tremare le colonne della terra stessa.
Fu così che Egli radunò i propri soldati in un'unica grande armata e dichiarò guerra ai re che dominavano la superficie. La guerra durò anni e cosparse di vittime i campi difesi dai cavalieri, come i cunicoli in cui abitava il signore del sottosuolo, ma alla fine Egli si erse come un albero contorto in un pianoro deserto, baluardo dei propri sanguigni voleri, unico signore di ciò che rimaneva.
E solo il mondo senza nome, osservando l'insediarsi di questo nuovo sovrano del sopra e del sotto, pianse per ciò che aveva visto. Nel silenzio immoto di ciò che rimaneva.



Qualche foto della partita:

giovedì 4 giugno 2009

Cronache dal Sottosuolo - Cap. 2 - Corridoi & Dubbi

Siamo al secondo capitolo. Incredibile come quando uno si mette a scrivere stronzate le cose gli vengano molto più facilmente. Magari pure meglio. Magari leggete e me lo dite. O magari no. Come volete.
Intanto noi si continua a giocare. Tafazius, Muscoril, Rubik, Garret e gli altri continuano a esplorare questo sotterraneo denso di misteri e trappole. E forse non tutto, tra loro, è quello che sembra.
Ma finché il Master non me lo dice io mica lo so... quindi invento... e scrivo.

Per chi si fosse perso l'inizio di questa epopea fantasy, ecco i link alle puntate precedenti:
- Capitolo 1 - Chi non-muore si rivede

Questo secondo capitolo è come sempre disponibile in PDF, per gli usi che preferite, a questo link.

E ora dai che si va, dai che si va...


Dopo essersi riposati delle fatiche del combattimento con gli zombie, i nostri avventurieri iniziano a discutere su come proseguire l’esplorazione…

– Allora, a che punto stiamo Mus? – chiese sornione Tafazius, sapendo di infastidire l’elfo con quell’abbreviazione del suo nome. – Che cosa pensi di aver scoperto?
– A parte che mi chiamo Muscoril – precisò il compagno digrignando i denti – comunque sei tu il ladro che dovrebbe andare in cerca di indizi e trappole, non capisco perché tocchi a me.
– Perché tu hai lo scudo di luce con il quale ci mostri la via!
– E attiri i mostri, la maggior parte delle volte – precisò il chierico. Per quanto Garret non fosse felice degli attriti tra l’elfo e il ladro, conveniva che la scelta di Muscoril di andarsene in giro con lo scudo luminoso era stata davvero assurda. Un ottimo esempio di cosa si vendeva nella bottega dove Tafazius li aveva portati a far compere prima di partire.
“L’antro di Furfantius, specialità magiche” odorava come una stalla abbandonata e ospitava un proprietario altrettanto disgustoso. Furfantius, nome alquanto improbabile, era un omuncolo scivoloso e dai modi untuosi, pronto a elogiare prodotti di dubbio gusto, a cavallo tra il magico e il maledetto; scudi protettivi ma capaci di attirare i mostri, artefatti che funzionavano solo quando lo volevano loro, pozioni dagli effetti collaterali sconosciuti.
Il chierico sbuffò, sapendo di non poter dire nulla: alla fine anche lui si era fatto tentare da anelli e ciondoli, i cui benefici duravano troppe poche ore al giorno, e da altri oggetti di dubbia utilità.
– Non fosse stato per questo scudo… – iniziò Muscoril.
– Lo sappiamo tutti! Non saremmo vivi, non avremmo mai superato le bestie feroci della foresta e chissà quante altre cose ancora. Ci vuoi dire, per favore, se hai trovato qualcosa di utile?
Muscoril guardò i compagni, indeciso tra il continuare a elogiare il proprio strumento di difesa e descrivere cosa aveva visto nel sopralluogo. Guardandosi attorno vide che i compagni non lo degnavano di molta attenzione: Garret, usati i propri incantesimi per curarsi, era immerso come spesso accadeva nei suoi pensieri sonnolenti, che lo portavano ad assopirsi nel bel mezzo delle discussioni; Tafazius sfiorava lubrico le proprie sacche di pelle, che contenevano refurtiva e denaro accumulati durante il viaggio; Radlo attendeva le informazioni, lo sguardo attento e gli occhi fissi sull’elfo, sembrava sempre sapere più di quanto diceva, anche quando stava in silenzio; infine i nani, Rubik e Kharodar, se ne stavano immobili contro il muro, esattamente come durante l’ultima battaglia. Sul motivo di così poca partecipazione nanica si potevano fare molte congetture, ma solo una potenza superiore avrebbe saputo rispondere. Kharodar inoltre era il più motivato del gruppo: prima dei desideri di ricchezza del ladro, delle ambizioni del nano o del bisogno del chierico di un letto dove dormire, veniva la ricerca della sacra tomba di un antico eroe della sua razza, dalla quale trarre potere e ricchezze.
– Mi sono spinto poco oltre il limitare delle torce – attaccò svogliato l’elfo, indicando una delle due direzioni avvolta nell’ombra – c’è una grata da una parte, che non sono riuscito a muovere. Dall’altra – l’elfo spostò il braccio come la lancetta di un orologio l’impronta di una meridiana – ho trovato una porta, dalla quale filtra della luce bluastra. Ovviamente non sono andato a controllare, so che Tafazius vuole questo onore.
Il ladro gli lanciò un’occhiata in tralice, trattenendosi dal rispondere a tono.
Disturbato dal ronfare del chierico Radlo si mise in piedi, stiracchiandosi, la muscolatura provata dal combattimento, e guardò gli altri.
– Direi che è ora di proseguire, se vogliamo trovare la tomba.
– Ora che siamo tutti pronti e svegli – annunciò Tafazius tirando un calcio nel fianco di Garret – direi di procedere con la porta, se siete d’accordo.
– Sicuro, Taf. Vai pure a controllare – disse Muscoril.
Il ladro ghignò e si diresse nel corridoio, seguito dai passi degli altri e dal mugolio di Garret che si rialzava lentamente.
– La porta è sicura – annunciò il ladro dopo aver eseguito i controlli di rito.
Radlo si avvicinò, insinuandosi tra lui e la parete.
– Meglio se proseguo io – disse, mentre iniziava a muovere il pesante portone di legno. Gli altri si fecero indietro di un passo, accatastandosi sulla sinistra per osservare il contenuto della stanza.
Muscoril fu il primo a notare lo strano bagliore che dipingeva le pareti.
– C'è qualcosa lì dentro! – gridò l'elfo, imbracciando finalmente la sua balestra. Gli altri, con la vista ora sgombra dalla porta completamente aperta, avevano i volti attoniti, illuminati dalla stessa luce azzurra.
Nel centro della stanza c'era
– UN BEHOLDER!
No.
– UN DRAGO NERO!
No.
– UN OCCHIO GIGANTESCO FATTO DI FIAMMA CHE DOVUNQUE GUARDA VEDE ANCHE SE DISTA CHILOMETRI E SE TI SCORGE SEI MORTO MA BASTA BUTTARSI DIETRO UN MASSO PER EVITARE LO SGUARDO!
Figuriamoci! Siamo ancora al primo livello del sotterraneo! Zitti!
Dicevo... nel centro della stanza era incastonata una sfera di luce, che pulsava debolmente. Sembrava il cuore di un animale mistico, una sorgente di potere la cui superficie era continuamente percorsa da venature elettriche, che comparivano e svanivano dopo pochi secondi. Un fascio di nervature biancastre si protendeva fino alla parete, ruotando lentamente attorno al centro rigonfio. Sembrava un braccio che bloccato a un’estremità, accarezzasse con dita di fulmine le mura annerite.
– Di qua non si passa – annunciò sbadigliando il chierico.
– Perché no? Fammi almeno provare qualcosa. Magari un quadrello magico potrebbe funzionare.
Lo sguardo di Tafazius si posò sulla balestra dell'elfo.
– Certo. Spari un quadrello incantato in una semisfera magica e risolvi tutto. Vai Muscoril. Facci vedere a cosa servono quelle munizioni che hai comprato!
Muscoril sostituì le munizioni economiche che usava di solito. Tolse il quadrello normale, ficcandolo in una delle sacche, dalla quale estrasse uno verde, lucido, che irradiava una vaga luminescenza, inserendolo poi nell'arma.
L'elfo prese la mira, puntando direttamente nel cuore della sfera luminosa. Attese qualche secondo che quello strano tentacolo di luce fosse dal lato opposto, poi sparò. Il quadrello piombò silenzioso sul suo obiettivo, penetrando la superficie elettrica e scomparendo senza provocare alcuna reazione.
– Sprecato! Un quadrello magico buttato via! – gridò Muscoril, rimettendosi a tracolla l'arma e allontanandosi di qualche metro dal gruppo, mentre il braccio di energia completava un altro giro della stanza.
– Direi che il chierico aveva ragione, di qua non si passa – Tafazius guardò gli altri ignorando l’elfo. – Che cosa intendiamo fare?
Radlo, inginocchiato, guardava la sua spada, percorrendone con un dito l'incisione nel metallo.
– Ci sarà un meccanismo che attiva questa magia, dobbiamo solo trovarlo.
– Io sono d'accordo con lui – annunciò Garret, avvicinandosi al guerriero– torniamo indietro ed esaminiamo le altre stanze, qualcosa troveremo.

Mentre ripercorrevano i corridoi già visitati Tafazius fece in modo di essere l'ultimo del gruppo, accanto a Garret.
– Secondo te che cosa cerca davvero il nano? – esordì, la voce ridotta a un sussurro.
Il chierico lo guardò, cercando di penetrare lo sguardo senza espressione del ladro. Poteva non fidarsi di Kharodar, ma non era sicuro di volerlo confessare proprio a Tafazius.
– L’ha spiegato, vuole trovare la tomba del loro eroe. Se ha dei segreti a tal proposito non li ha di certo confessati a me, non credi?
– Siete tutti dei testoni – grugnì l’altro – lui e il capo carovana si sono uniti troppo facilmente al nostro gruppo. Radlo sta perdendo tempo con noi invece di gestire i suoi affari. Kharodar invece potrebbe starsene con gli altri sul confine nord a risolvere i problemi con i troll e raccogliere gloria e onore, da bravo soldato quale è.
Garret annuì in silenzio. Era consapevole di tutto ciò, ma non era riuscito a trovare alcuna possibile alternativa alle motivazioni dei due.
– Non andare per le lunghe, ladro, dimmi cosa pensi, se vuoi veramente farlo.
Tafazius osservò il volto del chierico, delineato dalla luce delle torce alle pareti.
– Per ora non sono sicuro di nulla, e quel poco che sospetto preferisco tenerlo per me – rispose l’altro. Quindi si ritirò qualche passo indietro, avvolgendosi nel suo mantello e in un silenzio che non ammetteva repliche.

Bastarono poche svolte per ritornare al punto iniziale del sotterraneo, e da lì imboccare una direzione diversa. Intenti ad ascoltare il buio, nessuno osava parlare. L’oscurità era diradata dalle luci alle pareti, ridotte in alcuni punti a poco più che mozziconi fumanti. La scarsa luce non infastidiva il nano e l’elfo, che procedevano davanti agli altri usando la vista acuta di cui erano dotati per scrutare nella profondità della tenebra.
– Fermi. – Il sussurro dell’elfo raggelò gli altri. Ognuno portò la mano alla propria arma, preparandosi a un nuovo scontro.
– Qualcosa si muove dietro questa porta – continuò, per poi indicare Radlo con una mano, facendo cenno al guerriero di accostarsi – c’è una vibrazione… qualcosa di magico…
– Tu non riconosci la differenza tra una palla di fuoco e un falò da campo e vuoi sentire le vibrazioni – sogghignò il ladro avanzando – per favore, fammi entrare.
Tafazius allontanò l’elfo e si mise a percorrere la porta con le dita, saggiandone la superficie. Poi controllò la serratura. Infine annuì. – Niente di cui preoccuparsi, proseguiamo.
Il ladro afferrò la maniglia e aprì la pesante porta di legno, che ruotò sui cardini cigolando sonoramente. Incurante del rumore Tafazius si gettò con un passo all’interno.
La stanza era ricoperta di volumi di ogni genere. Tomi antichi come tutta Mystara si alternavano a libri più recenti, protetti da involucri di pelle liscia. L’odore di polvere e carta era quasi asfissiante e qualsiasi torcia nella stanza era ancora spenta. Ma non era buio: decine di simboli magici fluttuavano come uccelli minacciosi ad altezze diverse, liberando sui volumi e sulle persone la loro luce colorata.
– Glifi magici di potere – disse Tafazius abbassando le braccia – Chi di voi voleva prendere i libri?
Nessuno rispose alla domanda. Tutti fissavano le rune, che vibravano leggermente, producendo un suono simile a quello di un grosso sciame di vespe. Garret, Rubik, Radlo e Kharudar erano sulla soglia della grande biblioteca, mentre Muscoril aveva raggiunto Tafazius e scrutava con attenzione ogni simbolo.
– Penso di poter distinguere le rune pericolose dalle altre – esordì l’elfo – ma non garantisco sul risultato.
Gli altri si girarono verso di lui.
– Non garantisci, elfo? – chiese Rubik.
– Una volta distinte quelle pericolose dalle altre cercherò di prendere i libri che stanno dietro, ma non so se collegate a questi ci sono altre trappole.
Il nano annuì, pensieroso, poi lentamente si portò di un passo fuori dalla stanza.
Muscoril si girò verso la parete ricoperta di volumi. Estrasse dallo zaino il pesante libro che conteneva i suoi incantesimi e iniziò a scorrere le pagine borbottando. Quando sembrò avesse trovato cosa cercava ripose il libro nella sacca. Quindi alzò le mani, i palmi rivolti verso i libri, salmodiando lentamente. Le parole della magia iniziarono ad avvolgerlo, irradiando il potere nella stanza, finché la sua voce non si fuse alle vibrazioni dei glifi, in un unico suono disturbante.
L’elfo aprì gli occhi e allungò la mano senza esitazioni, attraversando una delle rune alla sua sinistra, che s’increspò come acqua disturbata dal vento.
Dietro di lui nessuno sembrava respirare.
Muscoril afferrò il libro che stava dietro e tirò. Il volume si mosse di qualche centimetro.
Fu allora che tutto iniziò a tremare.


lunedì 1 giugno 2009

How to Host a Dungeon - The Dark Elf Civilization

Ieri diluviava. Anche oggi piove e il cielo è plumbeo. È così plumbeo che ti vien voglia di andare a sfogliare il dizionario per capire che cazzo voglia davvero dire. Plumbeo intendo.
E in una serata così plumbea quando i lampi lampeggiano e i tuoni tuoneggiano e la pioggia minaccia di scendere in damigiane da 10 litri, cosa c'è di meglio che estrarre il manuale di un bel gioco nuovo e provarlo?
Nulla.
O poco altro ecco.
Quindi addobbo il tavolo della cucina come una colorata via di mezzo tra la zona di lavoro di un architetto e quella di un nerd pazzo per D&D. Righelli, matite, pennarelli, gomme, tutto rigorosamente plurale, e poi miniature, dadi di ogni genere e il manuale, How To Host a Dungeon.
E come un dio in maglietta e pantaloncini, do vita a un nuovo mondo...

Premessa rapida: questa sessione di HtHaD non è andata a buon fine, causa la mancanza di un elemento fondamentale, i "beads", i segnalini, a un certo punto i post-it, che usavo per tenere il conto degli elementi, han dimostrato i loro limiti. E ho dovuto desistere dal continuare.
Però siccome già la prima parte del gioco si è rivelata divertente, pensavo di scriverne due righe, sharing the fun, presumo.

Il minimo per giocare a HtHaD: mappa, matite, pennarelli e dadi... tanti dadi...

All'inizio il mondo è costituito da un foglio bianco, con una riga in alto che lo percorre per tutta la sua lunghezza, e sei righe di livello per l'underground, il sottosuolo.

Fase 1 - The Primordial Age
Questa prima parte del gioco si risolve abbastanza semplicemente, tirando un dado (1D8) per tre volte. Ogni valore ottenuto ha un particolare risultato sulla tabella degli eventi che a loro volta possono essere semplici (una cava vuota) o più complessi (un sistema di grotte unito da cunicoli con delle bestie immonde che ci vivono). In generale il meccanismo è, tiro il dado sul foglio, lì dove cade disegno quello che ho trovato.
Io ho ottenuto una cava vuota, un sistema di tre cave abitato da animali e una gold vein, rappresentata da una linea che taglia inclinata il foglio di gioco.

Fase 2 - The Civilization Age
Come già dicevo nella recensione di HtHaD ci sono tre possibili civilizzazioni, Nani, Dark Elf e Demoni. A me è toccato il compito di tirar su una genia di elfi scuri, creature maligne che abitano il sottosuolo e costruiscono cose come torture pits o dark chambers. Gli elfi scuri sono divisi tra nobili e schiavi e, cosa simpatica, se a un certo punto del gioco i secondi sono il doppio dei primi, in una qualsiasi delle città o colonie, giustamente insorgono e fanno piazza pulita dell'aristocrazia.
Il punto di partenza dei Dark Elf è un cunicolo situato a fondo mappa, nel quale si costruisce la prima città. Da questa gli elfi prosperano e si muovono, alternando, nelle quattro stagioni, lo sfruttamento (mining) di giacimenti (oro, gemme,...), la costruzione di nuove colonie, l'acquisto di schiavi e l'avanzamento dei loro tunnel.
Zul'Handra, capitale del regno, assieme a Zul'Hul e Zul'Haman (nomi originali eh!), hanno prosperato per tre anni. Alla fine di questo periodo purtroppo uno dei tunnel ha raggiunto la superficie e, come da regolamento, nel conflitto con le "genti di sopra", tutti i poveri elfi scuri sono stati sterminati. Hanno lasciato a imperitura memoria la grande città, due colonie, diverse tombe sacre, un pozzo delle torture e un'arena, dove i migliori combattenti della razza si scontravano.

Fase 3 - The Great Disaster
A questo punto, come se non bastasse il conflitto che ha sterminato la mia povera civilizzazione di schavisti torturatori dalle orecchie a punta, è giunto il grande disastro. Anche questo viene scelto a caso da una fantastica tabella di catastrofi, che mi ha fornito di una Meteora Gigante, che ha colpito la superficie scavando un cratere. Da questo si dipartivano tre tunnel nel sottosuolo.

Fase 4 - The Monster Age
Quando tutto sembra tranquillo arrivano i mostri. In HtHaD però per mostri si intendono una gran varietà di cose, che han dimostrato i limiti dei miei post-it tagliuzzati in giro per il povero foglio A4.
La prima parte della Monster Age è la costruzione del soprassuolo, insomma la civiltà di superficie, che è per regolamento lawful good. Un bel castello medievale, la torre del mago e altri elementi (tra l'altro divertentissimi da disegnare), fanno da mobilio per la zona "buona" della mappa.
E poi arriva il caos... no, no, non avete capito, non CHAOS, non le armate del dio Khorne o i tentacoluti servi di Nurgle e nemmeno la forza militare terrestre del dopo invasione. C'è il caos vero, tra mostri erranti, predatori alfa, la superficie,... senza dei segnalini fatti bene e magari un foglio GRANDE (A3 direi come minimo) ci si perde in un mare di appunti e indicazioni.

La civiltà dei Dark Elf è stata spazzata via...

In questo caso quindi le forze del bene per me hanno trionfato, distruggendo i sotterranei elfi scuri e raccogliendo tutti i loot delle tre città di pietra.
Oggi però prevedeo di munirmi del necessario per riprendere i progetti e portare a buon fine il mio compito di somma divinità... l'epopea dei demoni mi sembra interessante...