
Da molti mesi, più di quanti possa ricordare con l'età che avanza, gioco con altri giuovani appassionati al GdR più vecchio del mondo, esclusa la vita di coppia, Dungeons & Dragons. Il gruppo l'ho trovato grazie a Dees, amministratrice del sito Il 5° Clone, mentre ero preda di una crisi da mancanza di giochi con carta e penna, bevande economiche e avventure folli.
Per esigenze legate all'andirivieni di giocatori siamo passati dalla versione 3.5 del suddetto gioco alla più rude e maschia 1.0 o giù di lì (io faccio il chierico, non me ne intendo), insomma, scatole colorate oppure Rules Cyclopedia.
Questa nuova campagna, o cronaca, con un nuovo Dungeon Master, è partita già da un bel po' e ci ha portati a visitare molti luoghi di Mystara. Ma solo venerdì scorso mi sono calato, dopo tanto tempo, in un Buon vecchio Dungeon. L'esperienza deve aver scatenato qualcosa dentro di me (niente di gastrico, non vi preoccupate) e mi sono ritrovato a "romanzare" l'avvenimento, iniziando quindi a vergare queste "Cronache del sottosuolo".
Una nota per chi avesse le palle di provare a leggere questa accozzaglia di luoghi comuni trash fantasy e scarsa conoscenza della grammatica e della sintassi: io ho già difficoltà a scrivere storie con UN personaggio. Figuratevi il delirio che ho combinato avendone sottomano almeno quattro...
Se siete davvero dei prodi e volete leggervelo con calma o stamparlo per poterlo bruciare, questo è il file PDF del primo capitolo.
Quindi siete stati avvertiti. La cronaca è qua e i commenti, come sempre, sono comunque i benvenuti.
E ora sellate i cavalli, lucidate le spade e salutate con la mano la cozza di ostessa che avete scoperto una mattina essere vostra moglie... si dia inizio all'avventuraaaaaa!
Dopo mesi di peregrinazioni sulle tracce di artefatti misteriosi i nostri si calano in un sotterraneo buio e fetido, quando un urlo squarcia l'oscurità...
– Zombie! – urlò in lontananza Rubik. La sua voce ruppe il silenzio con la violenza di una spada bastarda che trancia la candida carne di una vergine sacrificale.
Il nano se n’era rimasto in disparte tutto il giorno, con la testa a penzoloni come un burattino senza fili (cfr. il saggio "Sergio se non torni a giocare usiamo il tuo personaggio come esca per il drago", AA.VV.). Solo ora, per lo strano volere del fato (cfr, "Il Dungeon Master e le sue mansioni", Gary Gygax), si era risvegliato, avvertendo gli amici del pericolo in arrivo.
– MaCheCazzoDiceIlNano? – gridò Muscoril nel suo delicato idioma elfico. L'irritazione che provava era pari solo al desiderio di scatenare sugli avversari uno dei pochi incantesimi che conosceva. Il potere magico scorreva nelle sue vene con la foga di una talpa epilettica, ma la poca esperienza era compensata da un’innata foga da combattente. Al suo paese natale, Inculhaven, un minuscolo villaggio nelle vicinanze di Celsius, era conosciuto come il barbelfo. Non per una qualche peluria corporea della quale, vantando un nonno umano, potesse vergognarsi, ma per i modi da barbaro sanguinario che ostentava a ogni occasione, soprattutto se c’erano a vista d’occhio le procaci elfe della valle.
– Zombie, cazzo, zombie! Ci sono dei dannati non morti dietro di noi! – rispose con foga Garret, facendo scivolare la mano al simbolo sacro che gli pendeva dal collo. Chiudendo gli occhi iniziò a concentrarsi, allontanando i suoni che lo circondavano, cercando la forza che il suo dio Ixion gli conferiva. Sperava che almeno la sua divinità fosse tollerante al fiume di bestemmie che fuoriusciva dalla bocca di Muscoril.
Nell'incrocio dei corridoi, alle spalle dell'elfo e del chierico, una mezza dozzina di figure ciondolanti emersero dalle tenebre. Il loro basso mugugnare e digrignare strideva nel silenzio del luogo come la punta di una spada sul metallo.
Garret si girò, alzando il medaglione nella loro direzione e urlando – Fuggite dinanzi al potere di Ixion, figli delle tenebre! – Alcune delle creature si bloccarono; le orbite vuote fissavano senza espressione la mano tesa e la vivida luce che emanava dal chierico.
Uno zombie iniziò a tremare e si girò, cercando di muoversi verso il corridoio dal quale erano arrivati. Un altro, colto dagli stessi sintomi, andò a sbattere prima contro il muro, poi, rimbalzando senza controllo, colpì uno dei compagni.
– Bel lavoro chierico, ora vediamo di abbrustolire quei pochi sacchi di ossa che rimangono in piedi! – Tafazius, in piedi accanto a lui, tolse una fiala piena d'olio da una sacca che portava al fianco. Il ladro del gruppo era sempre pronto a lanciare qualcosa, rimanendo prudentemente a distanza di sicurezza. Aveva una passione sfrenata per le cose acuminate e velenose, ma in certe occasioni anche una bella ampolla di olio incendiabile poteva andargli bene.
Garret intuì cosa intendeva fare il ladro e accompagnò il suo gesto con l’inizio di una bassa cantilena. Le mani si fecero luminose come braci ardenti. Il chierico aprì gli occhi, attendendo la mossa del compagno.
Mentre i non morti continuavano a intralciarsi, alcuni cercando di avanzare verso il gruppo e altri in fuga nel corridoio, Tafazius lanciò la boccetta nella congerie antistante. Il contenitore di vetro andò in frantumi, colpendo la testa di uno zombie, e il liquido si sparse in ogni direzione.
Garret, continuando a cantilenare, mosse il braccio destro come a indicare il corridoio, e dalla mano si staccò una sfera di fiamma, diretta verso i non morti. L'olio che rendeva lucida la pelle grigiastra degli zombie si accese all'istante al contatto col fuoco magico, e la carne putrescente prese a bruciare, spandendo nel sotterraneo un acre odore di putrefazione e cenere.
– Non posso lanciare un cazzo di quadrello se non vi togliete! – gridava Muscoril ai compagni, sperando di farli spostare, ma il ladro e il chierico, insensibili alle richieste dell’elfo, erano ormai pronti a completare con le armi il lavoro iniziato del fuoco.
Garret spense con una preghiera di ringraziamento il bagliore che ancora accendeva le sue mani, e afferrò il grosso martello da guerra che portava agganciato all'armatura, sulla schiena. Il freddo metallo sembrava animarsi, illuminato dalle ultime fiamme. Il chierico si avvicinò alla prima creatura, schivando il braccio marcescente e lento che cercava di ghermirlo, e affondò il martello nel cranio, riducendolo in poltiglia. Il corpo si stava accasciando di lato, privo dell'innaturale vita magica che lo animava, che Garret si era già spostato, affiancandosi a Tafazius.
Il ladro stava trattenendo suo malgrado un’altra creatura, giocando di affondi con la spada corta, mentre il chierico faceva roteare il pesante martello, fracassando le ossa esposte e deformando i corpi macilenti. Accompagnati dagli insulti di Muscoril, che non riusciva a usare le armi a distanza con loro due a bloccargli la linea di tiro, non ci volle molto perché ponessero fine a quella battaglia.
– Ben fatto – si lamentò Muscoril con una smorfia – almeno ho risparmiato munizioni
Garret sorrise, abituato al fare infastidito e brontolone dell'elfo. Osservava i cadaveri scomposti che ricoprivano il tratto di corridoio, quando un urlo soffocato lo risvegliò dai suoi pensieri.
– È Radlo! – gridò Tafazius, mentre con l'elfo si apprestava a percorrere il corridoio alle loro spalle in direzione del suono, allontanandosi dal chierico. Solo allora Garret si rese conto di aver percepito, durante il breve combattimento con gli zombie, la mancanza del capo carovana, che li aveva fino ad allora sempre affiancati. Era un eccellente combattente e affiancava al suo fiuto per gli affari una buona tecnica con le armi, che tornava spesso utile. Ma qualcosa lo doveva aver trattenuto distante da loro per tutto quel tempo. E qualsiasi cosa fosse ora stava avendo la meglio su di lui.
Giunto a pochi metri da una nuova biforcazione Tafazius arretrò, inorridito. Muscoril, vedendo l'amico bloccarsi in quel modo, si arrestò a pochi passi da lui, con la balestra pronta a colpire.
– Cosa vedi, che cosa sta succedendo?
– Merda... Radlo sta combattendo contro… cazzo gente, un golem d'ossa! – Tafazius si bloccò contro la parete di pietra.
Garret, arrivato in quel momento sul luogo, colse solo la fine della frase, abbastanza da comprendere la gravità della situazione. Spinse di lato Muscoril e si avvicino al ladro, il suono dei suoi passi sovrastato dal clangore metallico della battaglia in corso.
E allora lo vide.
Radlo era alla loro sinistra, forse a una decina di metri. Sudato, ferito, colpiva e parava con maestria i colpi che gli piovevano dall'alto. Su di lui troneggiava una figura d'incubo, di cui si sentiva raramente narrare dagli avventurieri che le sopravvivevano. Era una creatura alta almeno due metri, composta interamente di ossa, che si muoveva lenta e inesorabile, menando fendenti con le quattro braccia sbiancate dai vermi. Quattro mani ossute stringevano altrettante spade corte, antiche come la più vecchia di quelle carcasse tenute assieme dalla magia. Il golem d'ossa non aveva un volto, non emetteva suoni, semplicemente combatteva, come gli era stato ordinato.
– Dobbiamo aiutare Radlo! – gridò Garret
– Contro quello? – chiese sarcastico Tafazius – Accomodati pure. Se pesta la metà di quanto raccontano le storie, di voi due non rimarrà niente da cui riconoscervi
Il chierico ignorò il commento sarcastico e si gettò davanti Tafazius, affiancando Radlo, mentre imbracciava il pesante martello. Il colosso era protetto dalla scorza d’ossa, e solo smembrandolo poteva sperare di mettere fine al combattimento.
Garret approfittò dell’attenzione speciale che il golem riservava al nano per affondare il martello sul fianco della creatura, senza però riuscire a danneggiare davvero la sua corazza. Il chierico colpiva e colpiva, avvertendo le forze venirgli meno. Stava per tentare un colpo alla testa quando il mostro si girò lateralmente e, mentre con due spade teneva occupato Radlo, affondò le altre nel corpo di Garret.
Tafazius proruppe in un urlo inarticolato vedendo il compagno colpito da quelle lame arrugginite, ma non sapeva come provare a opporsi a quell’avversario così potente. Radlo riusciva a sopperire con la tecnica alla mancanza di potenza, dovuta al prolungarsi eccessivo del combattimento, ma i colpi del chierico erano ormai ridotti a inutili pacche, mentre il sangue gocciolava dall’armatura, a sottolineare le ferite che ne costellavano il corpo.
All’improvviso il capo carovana lanciò un urlo avventandosi sul mostro. La scure tracciò un arco invisibile, che colse a metà strada il collo d’ossa, tranciandolo di netto. Radlo atterrò mentre la testa del colosso si staccava, accompagnando la caduta a terra della creatura. Il gigantesco corpo caracollò per qualche istante per poi crollare a terra, sfasciandosi in centinaia di pezzi. Le singole ossa che lo avevano costituito si sbriciolarono, divenendo cenere.
Nel giro di pochi secondi, nel sotterraneo di pietre umide, solo il respiro affannato degli avventurieri e il gocciolare del sangue rimasero a disturbare il silenzio minaccioso del luogo.










