lunedì 30 novembre 2009

[Science+Fiction 2009] Christopher Lee

christopher lee trieste 2009Emozionante.
Ascoltare la voce di Sir Christopher Frank Carandini Lee, roca, profonda, che riempie la sala per due ore di racconti, ricordi e risposte al pubblico, è un'esperienza che poche parole possono definire.

Quando entra nell'auditorium del Museo Revoltella, dove la maggior parte di noi è arrivata con almeno 40 minuti di anticipo, lo scroscio di applausi è inevitabile. Lo speaker ci ha spiegato che i problemi fisici, evidenti durante la premiazione della sera precedente, sono dovuti a un incidente occorso sul set, che però quest'uomo di 87 anni ha ritenuto non fossero sufficienti per fermarlo dal viaggiare fino a Trieste ed essere lì con noi.

Se c'è una cosa che ricorderò di questa master class è sicuramente il modo di parlare di Christopher Lee, e il fatto che attraverso le sue storie riesce a farci conoscere molti altri personaggi.
Lo rivediamo nell'unico suo incontro, in stato di totale venerazione, con J.R.R.Tolkien. Ci porta a conoscere suo cugino Ian Fleming, attraverso i loro rapporti lavorativi sui libri di quest'ultimo.

Lee è posato, sceglie con cura le parole, le gusta e le prepara, prima di lasciarle al suo pubblico. È alla continua ricerca del modo migliore per trasmettere ogni parte delle sue risposte; a volte si ferma, cerca un sinonimo, sorride, scaccia il pensiero con un gesto e continua.
Un'ora di dialogo e poi domande dal pubblico. Fosse stato dieci volte tanto, non sarebbe comunque bastato.
Ogni risposta si dipana su tanti livelli e il tempo scorre molto più veloce del normale. L'inevitabile analisi del personaggio di Saruman porta a una piccola (risaputa) critica al taglio della scena in cui il malvagio stregone muore cadendo dalla torre, aggiunta solamente alla versione estesa del film, su DVD.
E la conoscenza dei testi di Tolkien emerge prepotente; Lee cita con noncuranza nomi e luoghi della sua narrativa, ricorda particolari degni di un vero studioso, elogia le qualità di Tolkien, ci spiega che lui da giovane avrebbe voluto essere Gandalf, ma è andata diversamente...

La parte migliore dell'incontro sta tutta nella fine quando, spinto da una domanda del pubblico, l'attore si getta nella spiegazione del cosa significhi recitare, dei modi in cui lui ha studiato e vissuto i personaggi che lo hanno reso celebre. Lee si scalda, si appassiona. Un artista, ci dice, qualsiasi sia la sua arte, nasce con qualcosa in più, qualcosa di diverso dagli altri. La tecnica si può imparare, ma essere un grande artista, essere un grande attore, è una cosa che si ha o non si ha, non ci sono vie di mezzo. E lui, sicuramente, questo dono lo possiede.

Il film che vorrebbe fare? Don Chisciotte, ma sicuramente non con Terry Gilliam, suggerisce lo speaker, non sopravvivrebbe.

Qual'è il vero orrore (riferendosi a un'intervista rilasciata il giorno prima)? La guerra, quella che ha vissuto e che ricorda in poche frasi, quando gli dicevano che sarebbe stata la guerra che poneva fine a tutte le guerre. Il resto sono solo storie.

E cosa avrebbe fatto nella vita, se non recitare? Ma cantare, ovviamente, lui che ha un dono speciale, una voce particolare che è condivisa da altre sue cugine, che fanno parte dell'opera australiana. E se per caso avessimo dei dubbi lui, come i grandi personaggi che ha interpretato, non si tira indietro e davanti a un pubblico ammirato ed esterrefatto, inizia a cantare.

La master class si chiude così, lasciando andare Christopher Lee seguito da un applauso interminabile. Il giorno dopo è tornato in sala per una decina di minuti, a presentare la prima visione cinematografica italiana di un piccolo cult, The Wicker Man, del 1973. Dopo una battuta al quotidiano locale ("parlerò in inglese oggi", ci dice, "perché ho letto sul vostro giornale che parlo solo un italiano quasi perfetto") ci racconta alcuni retroscena del film e lo presenta a un pubblico che lo conosce, ma sicuramente non lo ha mai visto sul grande schermo.

Poi, ancora applaudito da un pubblico entusiasta, svanisce nelle ombre, lasciandosi dietro una delle sue pellicole più famose, e l'eco di una voce che non si può dimenticare.

7 commenti:

elgraeco ha detto...

Senza contare che è stato anche un Jedi oscuro! ;D
Non sapevo fosse così esperto di Tolkien!

mcnab75 ha detto...

Un grandissimo del cinema.
In accoppiata col compianto Peter Cushing mi insegnò moltissimo sul cinema dell'orrore dei bei tempi.
Mi sarebbe piaciuto sentirlo dal vivo :)

CyberLuke ha detto...

Lo vidi ad un Fantafestival di parecchi anni fa a Roma... un signore, con la "esse" maiuscola.
Spero che resti in circolazione (e al lavoro) ancora a lungo.

simone corà ha detto...

Lui è l'horror.

Munzic ha detto...

Madò, ho i brividi!
Mi fai rimpiangere di non essere stato Lee... ehm, volevo dire Lì! ^_^

Matteo Poropat ha detto...

@El:
Sai che della parte in Star Wars non ha fatto praticamente cenno? L'impressione è che ovviamente gli sia piaciuta però... non so come dire, è su un "livello più basso" rispetto agli altri personaggi che ha interpretato e di cui è orgoglioso di parlare. Effettivamente essere stato Rasputin, Dracula, Holmes e via dicendo, ha un peso diverso, per quanto uno possa essere appassionato di Star Wars.

@Alex:
Se torna in Italia il consiglio personale è non perdersi assolutamente l'occasione. Ti lascia qualcosa di veramente speciale.

@CyberLuke:
Appunto, sono d'accordissimo. Spero anch'io che resista agli attacchi del tempo!

@Simone:
Povero!

@Munzic:
Felice di averti trasmesso qualcosa di quell'evento! Poi per un attore come te, sarebbe stata un'esperienza speciale ;)
Anche se alla fine ho preferito essere lì, che essere Lee... ehehe 87 anni, famoso eh... ma 35 mi bastano :P

Cybsix ha detto...

Mamma mia! *_*