mercoledì 30 settembre 2009

Gli strumenti dello scrittore: penna e block notes o tastiera e mouse?

Entrambi, ovviamente.

Questo per rispondere subito alla domanda del titolo.

Ma eseguiamo un carpiato all'indietro e atterriamo all'inizio, cioè al post di Luisa Carrada e al post di Glauco (ho letto prima quello di Glauco ma si sa, precedenza alle signore).

Due post diversi dedicati al medesimo interrogativo. Più generico quello di Luisa, che parla della scrittura come atto fisico del quale stiamo perdendo ormai la conoscenza, più specifico quello di Glauco, che descrive un software per la narrativa (Writer's Café), capace di gestire capitoli, personaggi, timeline, note e altro ancora.

Una notizia è un caso, due uguali sono uno stimolo. E queste mi hanno stimolato a esaminare il mio rapporto, consolidato in anni di tentativi in vari campi dello scrivere, con gli strumenti più adatti a tale forma di creatività (hobby, arte, usate la parola che preferite).

Personalmente i miei tentativi con i programmi di scrittura li ho fatti. Se qualcuno tra quelli essenziali (come il Q10 di cui parlavo) li ho trovati almeno in parte utili, sopratutto per buttare giù le primissime bozze, non sono mai riuscito a creare qualcosa con quelli più complessi.
Perché?
Perché il processo creativo richiede almeno in una certa misura di poter cedere all'entropia, al caos e qualsiasi automatismo che eviti questo processo non riuscirà mai a sostituire il plico di fogli disegnati e scritti, sottolineati e cancellati che sorge spontaneamente mentre si costruisce una storia.
La creazione in ogni sua forma, ritengo, è raramente lineare, come invece è il software, sia nell'accesso alle funzionalità (clicca qua, clicca là, seleziona, clicca) che nell'approccio alla scrittura.
Un foglio di carta è invece un mondo tridimensionale, che si offre in tutto se stesso a venir scritto e usato, in ogni direzione, da ogni lato, con strumenti diversi sempre disponibili.
Inoltre qualsiasi strumento informatico non è mai immediato, presuppone tempi di accesso a risorse che non sono pronti al nostro volere e la loro attivazione comporta dei processi mentali che invece la penna e il foglio non richiedono.

Non posso dire se chi è nato in questi anni e ha imbracciato un Nintendo DS o la tastiera di un PC prima di un evidenziatore, creerà da grande in modo diverso, rifuggendo dal contatto con penne e pennarelli. So che molti genitori che conoscono raccontano del rapporto della loro progenie con i bottoni. Bambini che non camminano ma cambiano canale e sono golosi di quelle rientranze morbide che generano effetti incomprensibili dall'altra parte della stanza. Magari è un segno dell'evoluzione.

Personalmente, ora che dopo tanta narrativa breve sto cercando di creare qualcosa di più complesso, mi sono trovato a fare un passo indietro rispetto queste tecnologie.
Niente tastiera, niente schermo.
Block notes per le idee veloci, fogli A4 come piovesse per gli schemi, le note, i link tra elementi diversi della storia, siano essi personaggi o ambientazioni. Un quaderno A4 per raccogliere tutto.

Luisa su Mestiere di Scrivere propone alcune attività legate a questo modo di creare, mettendole in relazione con quello che può essere lo strumento più appropriato.

Faccio mia quella lista e ve la ripropongo secondo i miei gusti personali:

pensare - penna a punta morbida e blocchetto con copertina rigida, per poter scrivere con facilità ovunque ci si trovi, che sia sulla scrivania al lavoro o coricato come un paguro sul divano di casa.

scrivere - dipende. Il primo libro game, Fuga dall'Altrove, l'ho creato su una panchina vicino a piazza Unità, godendomi il rumore di fondo della gente e il caldo della primavera. Ribattere tutto è stato doloroso ma molto utile, mi ha costretto a una revisione forzata del testo e della struttura del libro.
Da allora solo alcuni racconti sono stati scritti durante viaggi in treno o quando proprio non avevo un pc sotto mano e da quando ho preso il netbook ritengo sia difficile che tale caso si ripeta.

documentarsi - il pc/mac è inevitabilmente la fonte primaria, non fosse perché qualsiasi libro specialistico sull'argomento che interessa ha un costo superiore al guadagno che porterà ciò che si sta creando; ovviamente per passare dalle informazioni superficiali e addentrarsi in argomenti più complessi è talvolta necessario scendere in libreria a spendere gli euri. O far partire qualche programma di file sharing e cercare i PDF dei manuali che servono. A scelta.

farsi venire altre idee - avendo una micro scrivania il foglio A3 che propone l'autrice finirebbe per essere più d'ostacolo che altro, motivo per cui mi rivolgo a quaderni A4 e fogli da stampante per tracciare bozze di schemi e prime idee senza una forma precisa.

rileggere e correggere - rigorosamente carta. Non sopporto la lettura a schermo, non concepisco leggere qualcosa che non sia inclinato in modo variabile secondo il mio sguardo e la mia posizione e detesto il riverbero dei monitor. Per correggere mi serve la penna e che sia anche colorata. Posso provare a video e qualche volta, su cose brevi, l'ho fatto. Ma con molta difficoltà.

mettere in ordine - dipende da cosa si tratta, ma ricostruire e modificare dati effettivamente riesce meglio sullo schermo che con la penna.

Eccoci, l'elenco è concluso, ma l'argomento credo sia interessante, sopratutto per chi fa della creatività il proprio lavoro o una aspirazione per il futuro.
E voi, scrittori emergenti, autori di romanzi horror con mosssstri e di fantascienza catastrofica, come la vedete l'eterna lotta tra la penna e la spada tastiera?

7 commenti:

Gloutchov ha detto...

Il "lavoro manuale" non potrà mai essere tagliato nella fase creativa. I software che propongo, solitamente, tentano di sopperire alla disorganizzazione tipica dei creativi, raccogliendo nella loro pancia tutte le informazioni (tra cui pagine internet, pdf, filmati, immagini, note, disegni...) e renderle accessibili in ogni momento.

Tu raccogli tutto su un quaderno. Io raccolgo tutto nella pancia del mio Mac. Poi scrivo attraverso lo stesso software... perché me lo permette, ma ciò non toglie che io abbia delle illuminazioni mentre sono in giro, al lavoro, ovunque... lì mi viene in aiuto l'ipod touch (che per me è un bloc notes senza fine...). Dal touch, quando sono a casa, scarico tutto su pc, lo raccolgo dentro scrivener, ed ecco che non perdo neppure una riga di quanto mi salta per la testa.
Scrivener, poi, mi permette di scrivere le varie scene di un romanzo tenendole separate tra loro e non in modo sequenziale (come affermi nel tuo post). Alla fine decido come ricostruire la struttura, ricomponendole e suddividendole in capitoli. Così posso, con pochi gesti, vedere composizioni differenti di uno stesso romanzo e, alla fine scegliere la struttura che mi appare più bella.
Insomma, è una sorta di scrivania virtuale...

Ad ogni modo, io son sempre stato un tipo "tecnologico"... lavoro con i computer sin dai 10 anni di età (il mio primo programmino è stata la replica del vecchio gioco del serpentone!) e, di conseguenza, trovo più comodo avere tutto a portata di mouse.

Comprendo bene però, che c'è chi ha bisogno di toccare la carta, impugnare una penna, annusare l'odore dell'inchiostro.
Io stesso ho cominciato così e conservo gelosamente i quaderni dove sono tracciate le mie prime storie! ^_^

Alex McNab ha detto...

Nel periodo pre-computer avrò scritto qualcosa come trenta moduli per AD&D a mano.
Ho ancora qui i quaderni ad anelli in cui catalogavo il materiale.
Ora uso raramente la Moleskine per buttare giù qualche appunto, specialmente in fase di documentazione.
Per il resto utilizzo solo i due portatili e le chiavette USB per raccogliere idee, bozze, spunti.
Anch'io uso l'ipod touch come bloc notes, quando sono in giro. Poi, appena trovo una wi-fi non protetta, mi auto-invio tutto via mail (oppuro lo faccio a casa).
Diciamo che oramai la penna la uso pochissimo. Quando mi capita, mi accorgo che ho disimparato a scrivere a lungo (mi fanno male subito le dita!).

simone corà ha detto...

Scrivere a mano? Ma come fate? Io, davvero, non credo di esserne più capace...

Matteo Poropat ha detto...

Riposte interessanti dei miei affezionati lettori.

Intanto due su tre parlate dell'iPod Touch. Io non conosco sto aggeggio, ho visto l'iPhone e immagino che a livello di software siano identici.

Cosa si usa per scrivere, una tastiera virtuale touch?

Sul rapporto tecnologia scrittura a me è andata diversamente.
Ho sempre adorato la tecnologia e i gadget e ho iniziato a programmare su un C=64 a sette anni, un corso di Basic tenuto dal maestro di matematica e da allora non ho mai smesso.

Eppure con la scrittura il rapporto è diverso. Sicuramente quando scrivo testi lunghi e lavoro su racconti o altri pezzi sto al computer.
Però la carta e la penna, il tratto sugoso di un pennino sottile, addirittura a volte la stilografica, sono il lato fisico di questa passione che non riuscirei ad abbandonare. Quando ho un'idea non posso pensare di scriverla su una tastiera, mi serve la penna per lasciarla scorrere sul foglio.

Scrivener mi piacerebbe provarlo, avevo anche iniziato l'installazione del sistema operativo MAC sul netbook (che so per certo funzionare niente male) ma poi tra una cosa e l'altra ho mollato il colpo.

Gloutchov ha detto...

@Matteo:
Arg! OSX su un netbook... dovrei toglierti la parola eh..eh.. dire una cosa del genere ad un "quasi" Mac Maniaco quale sono io!!! ^_^

Ma ovviamente scherzo. Pure io son partito a computerare dal C=64... per questo ti perdono e ti riconcedo la parola!! ^_^

Si. Il touch ha una tastiera virtuale divisa in tre parti (lettere, numeri, simboli). E' sufficientemente comoda per scrivere tenendo l'apparecchio ruotato di 90° e usando due dita... mentre le mani lo stringono. Come accade con certi telefoni Nokia che hanno la tastiera estesa che scorre dal fianco del telefono stesso.
La possibilità di navigare su internet (dagli hotspot wi-fi gratuiti), copiare e incollare, etc etc lo trasforma in un apparecchietto niente male: direi una Moleskine elettronica!

Matteo Poropat ha detto...

eheh... belli i Mac non posso darti torto e sicuramente stabili e potenti e fantastici per lavorare. Purtroppo non ho mai affrontato la spesa necessaria per un Mac ma magari in futuro, sfruttando le royalties sul mio primo romanzo, uno così me lo compro...

http://www.theapplemuseum.com/images/content/history/mac.jpg

Roberto ha detto...

interessante, molto interessante.
non ho mai usato software specifici per scrivere, uso una tecnica mista. qualcuno dirà che i risultati si vedono..,
io scrivo al lavoro e a casa, per cui la penna usb è indispensabile. ma mi succede quello che mi accadeva 30anni fa con i fogli a3, a4, a5.... sparsi ovunque, in raccoglitori, in cartelline,etc etc...
ma se scrivo a mano dopo la cosa peggiore è ricopiare, anche se è vero che si è già quasi costretti a lavoro di editing.
sento spesso il bisogno di stampare su carta e posizionare i vari pezzi, magari del futuro romanzo che rimane sempre futuro, sulla scrivania o sul letto. è credo una questione fisica, di toccare il proprio lavoro. in un certo senso mi rimane la differenza che c'è tra libro di carta e e-book.