giovedì 30 luglio 2009

L'uomo a rovescio di Fred Vargas

fred vargas uomo a rovescio
L'uomo a rovescio
Fred Vargas
Einaudi - Stile libero big, 2006
330 pag., brossura, 15.50€
ISBN 9788806156879

Nel giallo le angolature permesse al lettore sono sempre molteplici: si può stare alle spalle dell'assassino o nella mente dell'uomo o della donna che lo inseguono, sporcarsi nel sangue delle sue vittime oppure rimanere indifferenti sul ciglio della strada, osservando le conseguenze delle azioni di chi uccide e di chi insegue.
Fred Vargas mantiene un personale punto di vista, stretto come una coperta ai personaggi che dipinge, meticolosamente, su uno sfondo di montagne fredde, ovili lerci e leggende contadine. E per compiere questa disamina chirurgica, riuscendo a esporre le viscere emotive di protagonisti e comprimari, usa principalmente l'arma, affilata dall'esperienza, del dialogo.
Attraverso le lunghe chiacchierate, spesso confronti uno a uno, nei quali s'insinuano terze e quarte voci solo per porre freno a uno dei contendenti o calcare la mano su certi concetti, la scrittrice francese ci conduce nella loro anima, ci mostra le paure e le consunzioni, ma anche le capacità nascoste, la forza, e, spesso, l'innata simpatia di persone che sono semplicemente ciò che sono. Perché alla fine noi li conosciamo, sappiamo che il Guarda è di guardia e se noi possiamo dimenticarcene, perché la storia punta il suo sguardo altrove, lo facciamo con la sicurezza di chi sa di avere le spalle coperte. Come Soliman davanti ai giovinastri che lo vorrebbero picchiare, o come il commissario Adamsberg, che gliene deve una, al contadino silenzioso che gli salva la vita.

"Martedì ci furono quattro pecore sgozzate a Ventebrune, nelle Alpi. E giovedì nove a Pierrefort. I lupi, - disse un vecchio. - Scendono a valle."
Ma è davvero un lupo che uccide tra le montagne del Mercantour? Mentre le superstizioni e le leggende cominciano a girare, un sospetto si diffonde: non è una bestia, potrebbe essere un lupo mannaro. Quando Suzanne viene ritrovata sgozzata, il dubbio diviene certezza. Una nuova inchiesta per lo stralunato Adamsberg e il suo vice, il coltissimo e iperrazionalista Danglard.

Nella trama del romanzo c'è già un accenno della divisione che l'autrice fa della vicenda, evidenziando quello che è uno dei pochi difetti del libro. C'è un lungo, lento incipit, che mostra Camille e Lawrence, che presenta i lupi e il villaggio, le montagne e i suoi abitanti.
Poi, nel giro di poche pagine, la vicenda cambia registro, con lo strappo da quella realtà, l'ascendere alla cima della montagna. Diventa quindi chiaro che tutto il resto è rimasto inutile alle spalle, mentre il cuore della vicenda è il viaggio, la convivenza nel furgone per le pecore di Camille, il Guarda e Soliman.
Infine la comparsa sulla scena del commissario Adamsberg, protagonista ritardatario, che occhieggia la vicenda da lontano, finché non ne viene chiamato dentro e si rivela risolutorio, nell'ultima e conclusiva sezione del libro.

Il giallo della Vargas non è il percorso di chi colleziona indizi per svelare l'identità del colpevole, è una strana caccia all'uomo, dove i protagonisti rivelano se stessi più di quanto vorrebbero, trovandosi a dover convivere in spazi ristretti, che sono allo stesso tempo limite e rifugio. Soliman che vive nella montagna e s'inventa un'Africa tutta sua, e deve tornare presto (letteralmente) all'ovile, per ritrovare i paletti della propria vita. O Camille, che viaggia per bisogno, con il suo mestiere di compositrice e idraulico, con gli spartiti e il catalogo di materiale da ferramente, Camille che di fronte agli spazi aperti della pianura soffre.
Sono i personaggi il punto di forza del libro, dai protagonisti principali fino al cane Interlock, da quelli che durano per tutta la storia a quelli ai quali viene concessa solo qualche riga, che attraverso il linguaggio studiato con precisione, le interazioni realistiche e le peculiarità caratteriali, rimangono nella mente del lettore, che non li dimenticherà facilmente.

La parte invece più legata al giallo sembra esser stata inserita a forza, per ovviare alla banale alternativa di dar ragione ai sospetti di chi inseguiva il presunto licantropo, che ha i peli dentro ed è glabro esternamente, che bisogna squartare dalla gola alle palle, l'uomo a rovescio.
Per dare corpo alla ragioni dell'assassiono la Vargas intreccia un complesso velo di identità nascoste, che si spiega nell'affastellamento di indizi raccolti nel rapporto finale al commissario Adamsberg, caotico e fastidioso, in quanto interrompe la ormai familiare vita quotidiana di guardie e assassini, di commissari e contadini, di lupi e pecore, del viaggio al quale l'ultima pagina non pone una conclusione, ma solo un rinvio.

2 commenti:

gelostellato ha detto...

effettivamente
questo è un giallo fra virgolette
l'aver indovinato subito il "lupo" non mi ha tolto il piacere della lettura
leggere dei personaggi appaga
Adamsberg su tutti, ovviamente,
ma qui hai ragione che anche Camille, in altri libri figura a parte, si lascia conoscere molto bene.
Non dei migliori, certo, ma almeno la Vargas ti lascia sempre il piacere della lettura, anche quando non ti dà quello dello "scoprire".

Matteo Poropat ha detto...

Non essendo mai stato lettore di gialli e thriller e noir per me è un mondo tutto nuovo.

Figurati che con questo ho preso 10 piccoli indiani della zia Agatha, che è una di quelle storie che tutti conoscono, ma che non so quanti hanno letto e io sicuramente non sono tra questi.

La Vargas punta tutto su personaggi e ambientazione, mentre il giallo è quasi marginale, almeno in questo uomo a rovescio. Ora ho Io sono il tenebroso, da leggere quando finisco Aleph e Bad Prisma.