Non è facile. Due ore abbondanti di cortometraggi sono un mondo denso di immagini, musica, parole, nel quale non è facile immergersi e dal quale è anche più dura riemergere.La mente, abituata al concetto di inizio e fine, sopratutto in un ambiente come il cinema, non è da subito pronta a questo susseguirsi di buio e luce, storie diverse, personaggi ai quali affezionarsi, da odiare, disgustosi e poetici, che scompaiono nel giro di qualche minuto per non tornare più.
La sala, infatti, si vuota progressivamente. Alcuni corti non sono facili da mandar giù, altri pura poesia, ma film dopo film restiamo forse la metà di quanti erano partiti a tentare la visione della seconda serata dei cortometraggi in concorso al S+F di quest'anno.
Difficile decidere quale sia "il migliore" di questo gruppo, troppo diversi i lavori, in quanto a stile, tema, lunghezza, impatto visivo, tecnologie utilizzate.
Embeddo per i miei affezionati lettori il trailer del cortometraggio che, se non è il migliore, sicuramente figura tra le visioni più affascinanti della serata, Danse Macabre.
Mauvasie Error
Sophie non ha più paura dei film horror, almeno fino a...
Trama inesistente, più uno scherzo che una vera storia, un aneddoto horror che ha introdotto la serata di proiezione dei corti, ma non lascia molto allo spettatore.
Danse Macabre
Per un lasso di tempo, anche se crediamo sia immobile, la carne senza vita reagisce, si muove e si contorce in un ultima danza macabre. Queste contrazioni sono soltanto dei movimenti imprevedibili oppure il riflesso delle numerose curve della vita passata?
Questo è sicuramente il lavoro che non dimenticherò facilmente. La morte, estesa nello spazio e nel tempo, resa affascinante nel suo momento peggiore, quando il disfacimento della carne ha avuto inizio. Eppure è proprio lì che l'anima si libera, e il Casta Diva della Callas riesce ad accompagnarci nella sua visione, rendendoci partecipi della liberazione dal corpo.
Regia, sceneggiatura, fotografia e montaggio, tutto quindi, a opera di un eccezionale Pedro Pires.
Else
A causa di un’assurda epidemia, la gente viene risucchiata nell’ambiente circostante, e una giovane coppia lotta per mantenere la loro identità mentre il mondo si mescola a loro.
Quando il cortometraggio inizia e una voce incorporea parla di una malattia che porta le persone a fondere la propria carne con cose inanimate, una voce in testa martella un nome solo "Cronenberg Cronenberg Cronenberg...". E tutta la messa in scena di questa storia d'amore è un intenso omaggio alle sue tematiche preferite. Un uomo e una donna, vittime di una misteriosa epidemia, destinati a diventare tutt'uno con gli oggetti, in un lento liquefacimento del proprio sé fisico. Il tutto sotto l'occhio mostruoso di un presunto vicino di casa, ormai già a uno stadio inoltrato della trasformazione, che li spia dagli spiragli tra le travi di legno dell'abitazione.
Regia e sceneggiatura di Thibault Emin con una fotografia dai toni perfetti a cura di Senda Bonnet.
Plague
Un solitario profugo di nome Vilhelmprova a sfuggire ad un oscuro passato di trafficante d’armi. La realtà che trova è un inferno, i morti sono risorti per consumare i vivi.
Unico lavoro inglese di questa serata, Plague ci mostra gli zombie e la lotta di un uomo al morbo, in un corto che a tratti sembra addirittura troppo lungo, per il messaggio che vuole trasmettere. Peccato perché alcuni dettagli, compreso il protagonista abbastanza convincente, potevano risaltare di più, operando alcuni tagli nella seconda parte.
In chambers
Vivono tutti in questo buio e malandato corridoio d’albergo. Uomini pallidi, donne e bambini vengono messi insieme, vivi o morti, dallo staff vestito di rosso e verde. Non c’è scampo per ciò che sta arrivando.
Una storia già sentita per una realizzazione convincente e spoglia da ogni eccesso. Nella sua semplicità riesce comunque a convincere la vicenda della donna che si risveglia in questo luogo d'incubo e non proferisce parola, ma subisce le storie del vicino di stanza, le richieste di una bambina e il suo tradimento, pur tentando, senza riuscirci, di ribellarsi al suo fato ultimo.
Ciclope
Un poliziotto soffre di orribili incubi e comincia a porsi dei dubbi sulla sua posizione nelle Forze di Polizia, il tutto a causa di uno sbaglio che rischia di perseguitarlo per il resto della sua vita.
Uno sprazzo fantascientifico dalla Spagna, di quelli che non ti aspetti, con un robot gigante (il Ciclope appunto) e una buona dose di scene adrenaliniche, per una trama però davvero esile e non chiarissima. Regia e sceneggiatura di Carlos Morett.
Konvex
Un operaio non ha nessun interesse per la ragazza dei suoi sogni, finché non sviluppa una curiosa ciste, una ciste che sembra riprodursi...
Opera svedese dai significati misteriosi, tra cisti viventi, operazioni chirurgiche e questa strana medicina, il Konvex-T, il tutto in un habitat sotterraneo e soffocante.
La Main des Maîtres
Nel pieno di una rivoluzione, due giovani operai cercano di reclamare le loro vite...
L'unico cortometraggio steampunk della serie, davvero troppo breve, per quanto intenso, per rappresentare un genere che all'estero sembra prendere sempre più piede. La vicenda dei due operai che cercano una strada per la libertà, combattendo una guerra della quale gli uomini sono ignari, riesce a comunicare appena qualcosa, che i pochi minuti di visione sono già terminati. E rimane negli occhi la macchina con le braccia che disegnano volantini, comandata dalla mente della ragazza.
Man Still Goes On The Moon
È il 2096 e la Guerra per la Luna è appena finita. Quando un Viaggiatorem della Luna torna a Sarajevo, i fantasmi dei suoi amici uccisi in guerra saranno lì ad incontrarlo.
Un cartone animato, nel senso antico del termine, con una bella colonna sonora, ma piuttosto difficile da digerire, sopratutto se immerso nelle visioni fluide dei corti cinematografici.
A Star Called Three
Un’antica profezia dice che nelle remote profondità dello spazio c’è una stella che ha portato sfortuna e disgrazie alla Serbia. Oggi, anno 2309, un’astronave serba è diretta verso questa stella maligna con la sacra missione di distruggerla.
Ogni anno c'è almeno un cortometraggio di ispirazione "spaziale", prodotto da paesi che ne rielaborano gli elementi in chiave ironica, politica o religiosa. Qui abbiamo un astronave serba, che però parla solo russo, il cui computer viene tradotto da un androide americano. I comandi manuali sono fatti come il timone di una nave, c'è un manuale di istruzioni in russo pesante un migliaio di pagine, un comandante che suona jazz davanti a un olovisore che mostra i prati e le capre del suo paese natio e una navetta nemica destinata a punire chi getta rifiuti nello spazio.
E questa è solo la prima puntata della serie...
Vespers
Un uomo è alla ricerca di sopravvissuti fra i resti dell’umanità.
Un'idea semplice con una realizzazione piuttosto sotto tono, che è difficile avvicinare ad altri cortometraggi evidentemente realizzati con materiale e capitali alle spalle.
Bella l'idea della voce narrante di lei, che accompagna la ricerca di superstiti da parte dell'uomo, la cui vicenda trova solo alla fine il suo senso.
Tutti i dati completi dei cortometraggi sono sul sito ufficiale della manifestazione Science + Fiction.
Terra, il futuro.















