Pagine

giovedì 18 agosto 2011

Passate le porte di Tannhäuser e poi sempre diritti, fino al nuovo blog



Come a dire, Shamanic Journey chiude i battenti.

Dopo 454 post e 4 anni di carriera, ereditata dal precedente viaggio sciamanico su splinder, ecco arrivata l'ora di questo nuovo ultimo post.
Non trattasi comunque di post triste di quelli "vorrei scrivere ma il sacro fuoco mi ha abbandonato", anche perché di fuochi sacri qua ne ho visti pochi, a parte quelli fuori dalle tende degli indiani quando studiavo, appunto, sciamanesimo.
SJ chiude perché tenere siti e blog sparsi ormai aveva davvero poco senso, quindi tutto sotto un unico tetto.

Mi ha fatto pensare una cosa.
Quando l'ho detto, più persone mi hanno risposto che gli dispiaceva perché qua, in questo angolo virtuale di un mondo tanto vasto quanto strettissimo, avevano conosciuto gente interessante, col quale erano diventati collaboratori o addirittura amici.
Mi ha fatto pensare perché è una cosa che ho sempre fatto anche fuori dall'angolo virtuale, riunendo amici di compagnie diverse, cosa che almeno qua "da noi", viene visto come un comportamento anomalo in quanto "eh ma no conosso nissun, cossa vegno a far là?", che tanto aiuta lo sgretolamento sociale (ma anche sportivo e artistico, tutte realtà che ho vissuto più e più volte).

Per cui ben venga il fatto che la mia casa sia stata e sia teatro di incontri piacevoli. Che poi leggiate o meno le cose che scrivo, è un po' come occhieggiare alle mie foto appese per i muri di casa.
L'importante, credo, è che siate arrivati fino a lì e vi troviate in buona compagnia.
Tanto il padrone di casa il pippozzo sui suoi progetti, quando siete satolli e non riuscite ad alzarvi dalla sedia, non ve lo risparmierà. Sappiatelo.

Anno nuovo, questo 2011, per tanti versi vita nuova.
Quindi anche sito nuovo. Ci sta, ci voleva.
Meno bloggoso, più fotografico, più visivo. Il processo di colorazione, dal vecchio black and white di Memorie dal buio e dal grigio topo morto da un bel po' dei primi miei blog, è iniziato proprio con la fine del 2010.
Rimarrà da decidere cosa fare di tutto questo. Di un sito che viene trovato da tantissime persone che cercano shamanic journey (è in testa ai risultati di google!) e se ne vanno perché qua di viaggi sciamanici non si parla.
Lo deciderò in là, con calma.

Spero che troverete la nuova sistemazione accogliente quanto e più di questa.
Il cielo, sopra, è quello nuovo, è il cielo sopra il nuovo blog.
Ci sono ancora pareti da abbattere, muri da ridipingere e tanti, tantissimi quadri da appendere.
E storie ovviamente, quelle ci saranno sempre.
Storie di altri, storie mie.
In fin dei conti lo diceva anche Lui, che ha tracciato un solco in tanti di noi con i suoi racconti.
È la storia, non chi la racconta.

venerdì 8 luglio 2011

Recensione: The Troll Hunter (Trolljegeren)


Eh lo so, due recensioni di cinema in "pochissimo" tempo. A Nick verrà un colpo apoplettico mi sa. Che vi posso dire, ultimamente la voglia di scrivere latita, mi devo sforzare perfino per rispondere alle mail. E quando mi capita di aver voglia di fare due chiacchiere preferisco metodi più "offline", che il buon vecchio blog.
Però ieri mi son visto 'sto film norvegese, che so lo conoscete già tutti o quasi, che se non lo avete proprio visto ne avete sentito parlare e quindi è utile che vi dico pure io che ne penso? Probabilmente no. E io invece ve lo dico lo stesso perché non riesco a dormire per la tosse e quindi per passare il tempo recensisco.

Troll Hunter, che ve lo racconto a fare, parla di cacciatori di troll. Anzi no, cacciatorE, uno, che il titolo è singolare e il cacciatore vero è uno solo nel film, interpretato da Otto Jespersen che ha proprio l'aria di quello che passa la vita nelle foreste a dare la caccia a giganti brutti e parecchio irascibili.
Però io ve lo dico così e voi pensate che questo è come una sorta di Rambo che parla norvegese, sgancia napalm sui troll, e ne esce col ghigno soddisfatto di un Bruce Willis.
Ecco no, Hans, professional troll hunter, è parecchio silenzioso e "comune". Un uomo qualsiasi pagato dallo stato per contenere e controllare il diffondersi di un animale.
Sa come fare il suo lavoro, lo fa bene e viene pagato troppo poco.
Insomma, una storia ordinaria.

Hans viene seguito a sua insaputa da un gruppo di studenti che vogliono scoprire di cosa si occupa nottetempo. Studenti norvegesi, quindi né nerd, né cover girl da urlo, né sfigati afro asiatici da far morire entro il primo tempo. Tre persone "comuni" il cui unico difetto (di sceneggiatura) è davvero essere poco caratterizzate. Sinceramente a me questo non è sembrato granché un difetto, tanto io volevo vedere i troll e vedere Hans che pietrifica i troll con la luce e sentire in una taverna del luogo le sue storie su "quelli con tre teste" e le altre specie di bestioni. Dei tre universitari e della cassetta ritrovata importava poco, era solo "il mezzo" per la storia vera.
I ragazzi infatti servono a poco più di questo, corrono con la videocamera sempre accesa e portano in giro noi spettatori, a conoscere foreste infestate e altopiani innevati, fino ad ammirare i giganti crollare su se stessi una volta uccisi.

Non è che vi racconto tutta la trama eh, anche perché di "trama", in questo finto documentario (mocumentary scrivono quelli che ne sanno) non ce n'è.
Quello che c'è e colpisce è l'uso del folklore locale, mai spiegato come troppo spesso ormai accade, che sia con la scienza o la religione.
I troll ci sono. E' un fatto.
Annusano dalla distanza i cristiani. E' così, fine, nessuno si pone la domanda sul come e sul perché, non ci sono lunghe dissertazioni su strane onde emesse dai Veri Credenti (anche perché poi bisognerebbe definire i credenti etc etc).
E' folklore che si materializza, e nel momento che lo fa diventa pericoloso come solo la vera leggenda sa fare (siano fate che rapiscono, orchi in cerca di bambini, Gigiàt malefici,...) e induce semplicemente a scappare o cercare di difendersi con i pochi mezzi messi a disposizione da quelle stesse leggende. In questo ancora il film segna un punto. Niente interventi di aerei che bombardano o uso sfrenato di potenti armi da fuoco (non ce ne sono proprio).
E la solida semplicità con cui Hans, una volta pietrificato il troll, lo fa crollare con la mazzetta per poi darci di martello pneumatico è quasi kafkiana. Di fronte a orrori alti decine di metri usciti dalle storie dei nonni, niente può sorprendere come la tranquillità di trasformarne la caccia in un lavoro ordinario.

Troll Hunter non è un capolavoro, a tratti anzi è piuttosto noiosetto e (in?)volontariamente comico (il tipo che "copre" gli incidenti dei troll, mi ricordava in piccolo il Tom Manning del BPRD, mentre il dialogo alla centrale elettrica sulla corrente che "non va da nessuna parte" è davvero surreale), e l'effetto camera a mano può infastidire (anche se qua l'ho trovato ben dosato, senza eccessivi ondeggiamenti da nausea). Il budget risicato non permette effetti speciali da Hollywood, il che non mi è apparso un male, onestamente.
E' un film curioso, che segue una direzione (quella del mocumentary appunto) già ben segnata, portandosi qualche punto per l'originalità (le varie specie dei troll, le note sul loro comportamento, in genere la mitologia di fondo sfruttata bene e mai urlata allo spettatore).

In giro sulle altre recensioni ho trovato il solito cappello introduttivo o nota dolente finale sul cinema italiano, su come "anche in Norvegia" facciano i film sui mostri e da noi invece si va avanti con i soliti film "impegnati" o commedie demenziali.
Insomma "il sistema culturale italiano" non funziona e cose così.
Io sono convinto che non funzioni (cinema, letteratura, altri campi li conosco poco) perché agli italiani di queste storie non gliene frega un benemerito.
Credo che nei cinema la scelta c'è sempre stata e gli italiani (come in altri campi ben più dannosi) hanno sempre fatto la loro, di scelta.
Credo che sono (siamo?) tutti più curiosi di vedere e sentire altre storie, più semplici, più "fracassone", più "realistiche" soprattutto.

Dei troll, delle leggende, della fantasia e della meraviglia in fin dei conti (e aggiungeteci quanti purtroppo volete) importa davvero poco, a troppo pochi.
Questo è un film per quei pochi.




PS - arrivato alla fine, per quanto malinconica, della rece, ho pensato che scrivere fa sempre bene... mi sa che devo tornare a farlo più spesso...

giovedì 20 gennaio 2011

Cthulhu Day & Night 2010: intervista a Andrea Giusto


Sabato 27 novembre 2010 si è tenuto a Milano l'evento Cthulhu Day and Night dedicato agli appassionati dello scrittore americano Howard Phillips Lovecraft e di tutte le novità ludiche sorte (strisciando) attorno ai suoi miti.
Dopo qualche mese e varie peripezie (tra le quali l'incontro a Lucca Comics and Games) sono riuscito a intervistare uno degli organizzatori della manifestazione, Andrea Giusto, e costringerlo a una amichevole chiacchierata.

Ciao Andrea e ben tornato su queste pagine. Dopo aver parlato ormai quattro mesi fa (in questa intervista per La Tela Nera) della tua casa editrice, Hypnos, ci ritroviamo dopo un evento particolare che ti ha visto tra gli organizzatori: il Cthulhu Day (and Night), tenutosi a Milano il 27 novembre.
Dal programma della manifestazione ho visto che le attività ludiche erano presenti con tutti i prodotti più noti, dai giochi di carte all’ormai mitico gioco di ruolo Call of Cthulhu della Chaosium. Cosa ti ha spinto a partecipare a un evento di questo tipo?


Ciao Matteo! Come nella maggior parte delle iniziative di questo tipo, la spinta principale è stata la passione, dettata da un’esperienza ultraventennale di giocatore (di ruolo, ma non solo) e di lettore delle opere Lovecraft. Inoltre, come tu ben sai, il mondo letterario creato da Lovecraft e il mondo ludico si sono incrociati più volte, e l’idea alla base della manifestazione è stata di cercare di far incontrare "lettori" e "giocatori". Durate la giornata era presente un banchetto con volumi dedicati al Lovecraft e in genere alla letteratura weird, così da fornire all’appassionato di giochi un punto di riferimento per un mercato che purtroppo è sempre più di nicchia. Allo stesso modo, c’è stato anche qualche appassionato di Lovecraft scrittore, che ha avuto l’opportunità di conoscere nuovi giochi. Questo incontro di mondi credo che possa far bene a tutti, anche perché, nel nostro caso, la gran parte dei giochi d’ispirazione lovecraftiana sono di ottimo livello, ben curati e prodotti da veri appassionati. Per fare un esempio, personalmente ho conosciuto per la prima volta lo scrittore Thomas Ligotti (che personalmente ritengo il più grande autore weird vivente) grazie all’avventura per il gioco di ruolo Il Richiamo di Cthulhu, "Orrore sull’Orient Express", all’interno della quale un intero capitolo è ispirato al racconto (in gran parte citato) "The Journal of J. P. Drapeau" [1]. Alcune opere letterarie, anche non lovecraftiane, come per esempio Il Re in Giallo di Chambers, sono note a molti ragazzi più per le continue citazioni all’interno dei vari giochi, di carte, da tavolo e soprattutto di ruolo, che per le opere in sé, che in Italia spesso faticano non solo a circolare, ma a volte anche a essere pubblicate. Credo che approfondire il rapporto tra mondo ludico e mondo letterario lovecraftiano, sia una strada molto interessante da percorrere [2].

In Italia il mercato dei giochi non è mai stato florido come in altri paesi e la nicchia lovecraftiana nella nicchia horror godeva di maggior salute qualche decennio fa. Anche la Stratelibri, che importa e traduce il materiale Chaosium, ha ridotto le uscite ormai a una all’anno, a fronte invece di una produzione d’oltre oceano decisamente superiore.
Come valuti la risposta del pubblico a una manifestazione così particolare, dedicata a un tipo esclusivo di ambientazione nei giochi?


Siamo di fronte a due nicchie che s’incontrano, il mondo dei giochi e quello della letteratura di genere. Il mondo del gioco in Italia ha sempre più problemi, anche perché il nostro paese non ha una vera e propria cultura del gioco, visto spesso come una "cosa da ragazzi". Pur tuttavia direi che c’è stata una buona risposta da parte del pubblico e la maggior parte dei partecipanti ha apprezzato questa amalgama dei due mondi, quello ludico e quello letterario. Sono convinto che ci siano comunque le potenzialità per far crescere eventi di questo tipo. Abbiamo avuto sia appassionati dei racconti di Lovecraft che si sono cimentati per la prima volta in giochi come Il Richiamo di Cthulhu o Lo stregone di Salem, e giocatori che hanno avuto la possibilità di conoscere e acquistare testi difficilmente reperibili altrove. Un’ambientazione può aiutare a sdoganare in parte il mercato del gioco, altrimenti sempre più chiuso in se stesso (soprattutto in Italia, se si esclude il fenomeno Magic, i pochi successi di giochi, per lo più di carte, sono legati ad ambientazioni note al grande pubblico grazie al cinema o alla televisione).

Tra i vari tipi di prodotti presenti, giochi di carte (c’era anche Mythos!), di ruolo, boardgame, quali hanno suscitato maggior interesse ai tavoli?

Grande interesse ha suscitato il gioco di ruolo Sulle tracce di Cthulhu (Trail of Cthulhu), della piccola casa editrice americana Pelgrame Press, e recentemente edito da Stratelibri. Tra i boardgame, Lo stregone di Salem, un divertente gioco collaborativo, sulla scia del ben più complesso Arkham Horror, in cui un gruppo di investigatori cercano di evitare che si apra il solito portale, e Stars Are Right, un gioco di posizionamento tessere, in cui bisogna ottenere il giusto allineamento delle stelle per poter evocare servitori e grandi antichi. Entrambi i giochi hanno la caratteristica di essere piuttosto semplici e veloci e quindi facilmente spiegabili a tutti, appassionati e non, oltre a essere decisamente divertenti. Purtroppo un gioco come Mythos non è facilmente spiegabile e giocabile per un neofita, ma mi è sembrato giusto almeno mostrarlo: chissà, in futuro forse riuscirò a convincere qualcuno anche a giocarci!

Tu hai partecipato direttamente a qualcuna delle sessioni di gioco? E quali sono i tuoi giochi preferiti, in questo ambito?

Essendo lì in qualità di dimostratore, ho avuto l’occasione di spiegare diversi giochi, tra cui, oltre a quelli citati, il gioco di parole Unspeakable Words, Munchkin Cthulhu e il gioco di carte Call of Cthulhu. The Card Game, di cui si è disputato anche un bel torneo, con giocatori provenienti da Milano, Novara e Genova. Personalmente gioco da diversi anni al gioco di ruolo Il Richiamo di Cthulhu, che trovo affascinante sotto molti aspetti, sia da un punto di vista narrativo (diversi moduli e ambientazioni hanno moltissimi riferimenti letterari, iconografici, e sono molto ricchi anche a livello narrativo), sia da un punto di vista dell’atmosfera che riesce a creare tra i giocatori. L’altro gioco che seguo con assiduità è Call of Cthulhu. The Card Game, il gioco di carte che ora sta trovando nuova linfa vitale con la formula del Living Card Game (LCG) [3], ottimo nella meccanica, ben illustrato (le stesse illustrazioni che fanno da base al ben più noto gioco da tavolo Arkham Horror) e con molteplici richiami e citazioni alle opere non solo di Lovecraft ma anche dei suoi predecessori e dei suoi epigoni.

Dopo questa prima occasione d’incontro e gioco la domanda che rimane è piuttosto scontata: pensi di organizzare altre manifestazioni del genere?

Mi piace pensare a questo Cthulhu Day (and Night) come a una sorta di prova generale. Credo che il pubblico abbia apprezzato e sono convinto che ci possa essere attorno a manifestazioni di questo tipo non solo curiosità, ma vivo interesse. Su questa base si possono aumentare gli sforzi e, speriamo, anche i risultati. Quindi non mi resta che ringraziarti e aspettare te e molti amici lettori alla Cthulhu Day (and Night) del 2011!


Bene, augurando ad Andrea di aver ancora più successo con la prossima edizione vi lascio con un attimo di marketing. Se volete approfondire i temi ludici di cui si parla nell'intervista e non sapete da dove iniziare, potete provare il saggio L'influenza di Howard Phillips Lovecraft sul mondo ludico scritto da... ma da me! Ed è pure in ebook gratuito!


[1] Racconto pubblicato anche in Italia col titolo “Il diario di J.P. Drapeau” in I canti di un sognatore morto, Elara, 2008, con la traduzione di Armando Corridore.

[2] Punto di partenza di tale discussione è l’unico volume pubblicato in Italia sull’argomento, L’influenza di H.P.Lovecraft sul mondo ludico, di Matteo Poropat.

[3] La formula del LCG, adottata recentemente dalla Fantasy Flight Games, mantiene l’essenza del gioco di carte collezionabile nella composizione del mazzo da gioco e nelle meccaniche correlate, eliminando però il fattore di “randomizzazione” del contenuto dei mazzi, ognuno dei quali, a mo’ di espansione di un normale gioco di carte o da tavolo, contiene una serie di carte fisse, che vanno a crescere il numero di carte impiegabili presente nel Set Base (Core Set) del gioco. Attualmente la Fantasy Flight Games produce tre LCG: Call of Cthulhu, A Game of Thrones (ispirato a “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” di George R.R.Martin) e Warhammer Invasion (quest’ultimo disponibile anche in lingua italiana). In uscita nel 2011 è The Lord of the Rings, ispirato alla trilogia di J.R.R. Tolkien.

giovedì 14 ottobre 2010

Intervista a Valerio Lonzi su La Tela Nera

matteo poropat intervista valerio lonzi liguria misteriosaTornano le interviste! Questa volta è il turno di Valerio Lonzi, autore del saggio Liguria Misteriosa edito da Castelvecchi Editore.

Ciao Valerio e benvenuto. Presentati brevemente ai nostri lettori.

Naturalmente, è doveroso presentarsi! Dunque, mi chiamo Valerio Lonzi, sono nato a Genova il 29 febbraio del 1968. Vivo a Genova, nel centro storico, dove conduco una taverna medioevale (chiamata Alabardieri NdR).
Tra i miei interessi mi permetto di evidenziare la scherma storica, il moto turismo, i giochi di ruolo e il mistero in tutte le sue sfaccettature.

Da giugno di quest'anno è in libreria il tuo Liguria Misteriosa, un volume che esplora la tua regione, fin nei meandri più sconosciuti e misteriosi. Raccontaci il percorso che ti ha condotto fino a questo libro.

Più che percorso è stata una proposta tanto improvvisa quanto gradita. Dovete sapere che ho conosciuto Carlo Martigli, uno scrittore molto famoso (il suo ultimo lavoro, 999 L'ultimo custode ha venduto centinaia di migliaia di copie) che si è entusiasmato del mio modo di scrivere in relazione ad un romanzo di fanstascienza che gli sottoposi ormai tre anni fa. In cuor mio, in quanto autore esordiente, avevo sperato di fare il mio debutto grazie alla narrativa di fantascienza ma il destino ha deciso diversamente.
Carlo decise di farmi da agente letterario e un bel giorno mi propose il progetto di Liguria Misteriosa.
L'idea mi piacque pur intimorendomi al tempo stesso: trovarmi ad aprire la collana Cento Città per conto della Castelvecchi Editore in mezzo a scrittori giù affermati mi faceva tremare ma, come si suol dire, "chi non risica non rosica". Così accettai la proposta considerandola intimamente come una specie di sfida, una sfida più che altro con me stesso.

Leggi l'intervista a Valerio Lonzi su La Tela Nera.

martedì 28 settembre 2010

Il quinto cilindro - Paolo Agaraff

il quinto cilindro paolo agaraff
Il quinto cilindro
Paolo Agaraff
Montag, 2010
ISBN: 9788896793206

Dopo Le rane di Ko Samui (recensito qui) e il prequel I ciccioni esplosivi, tornano, con l’inesauribile carica di energia che li contraddistingue, i tre anziani eroi creati dal molteplice Paolo Agaraff.

Archeologia. Civiltà perdute. Visitatori da un altro pianeta, capaci di influenzare la storia e gli eventi terrestri nel passato e nel presente. Con “Il quinto cilindro”, Paolo Agaraff affronta l’argomento con il suo solito stile dissacrante. Tre vecchi e terribili pensionati si trovano coinvolti in trame di respiro interplanetario, scaraventati in una realtà cristallizzata al tempo della nascita dell’impero romano.

I tre pensionati rischieranno la vita, l’amicizia e la sanità mentale, barcamenandosi tra alieni chitinosi, montagne impervie, cupe leggende, riti oscuri, rivoluzioni giacobine e sanguinose controrivoluzioni, scrutati dall’instancabile appendice visiva della remota Sentinella.

Come nell’avventura a Ko Samui mi sono trovato immerso in un’atmosfera che mescola generi diversi e riesce a rendere ironico il mito cosmico del buon H.P.Lovecraft, cosa sicuramente non facile (e non esente da rischi).

Questa volta Agaraff porta i tre protagonisti a contatto con una civiltà rimasta ferma nel tempo, comandata da un amico, re suo malgrado, asservita dalla paura di antichi déi, forse scomparsi, forse semplicemente in attesa.

L’intera vicenda è inoltre osservata da occhi disumani, esseri provenienti da Yuggoth e legati tra loro da una rigida e disciplinata struttura gerarchica.

Tutto, in questa storia, è un esperimento.

Gli insetti senzienti osservano gli umani, li studiano e ne catturano a volte le menti in grossi cilindri metallici. Il popolo rimasto intrappolato sotto terra è poco più che un formicaio da osservare, dove la differenza tra uomo e animale sta svanendo con lo scorrere del tempo.

Nella comunità romana, ferma a secoli prima, il re sperimenta cambiamenti sociali, ma è comandato dai desideri dei propri seguaci, e alla fine il suo esperimento di manometterne la struttura non riuscirà come sperava.

Il qvinto cilindro è un romanzo affascinante e complesso, come una chiacchierata a tavola mescola sapori e discorsi diversi, stemperando gli orrori lovecraftiani con l’ironia e pungendo con i riferimenti a modelli di vita non troppo riusciti.

Una tirata di orecchie (capelli, tentacoli) per la forma editoriale, non proprio perfetta. Dalla copertina, che avrebbe meritato un'immagine più incisiva (per quanto gli insettoni facciano parecchio effetto quando si tratta di prendere in mano il libro) alla presenza di qualche refuso eliminabile con una botta finale di editing.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...